MOLA CHE LAVORA: “COOPERATIVA AGRICOLA MOLESE”, DA 60 ANNI AL SERVIZIO DELL’AGRICOLTURA

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Una realtà produttiva che, pur tra mille difficoltà, è riuscita a mantenere alta la bandiera del cooperativismo in un difficile settore economico, nell’era del cambiamento climatico, dell’invecchiamento degli addetti all’agricoltura e della concorrenza globale. Ecco il nostro reportage.

L’agricoltura italiana non se la passa bene, e quella molese non si sente meglio.

L’età media degli addetti al nostro sistema agricolo è preoccupante e sicuramente non giova all’ammodernamento e al suo rilancio.

Tuttavia, da ben 60 anni, Mola ha un solido ancoraggio alla realtà della nostra terra.

E’ la CAM, Cooperativa Agricola Molese, che quest’anno ha festeggiato i 60 anni di vita, fondata il 28 marzo 1962 da sedici agricoltori: un tempo così lontano da essere quasi dimenticato nella nostra storia collettiva che, ormai, vive solo in un eterno e mediocre presente.

Gli impianti della Cooperativa Agricola Molese

Ma furono quei pionieri a dare una prospettiva associazionista, negli anni, a centinaia di produttori molesi che cercavano un punto di approdo indipendente, non soggetto alla volubilità dei grossisti, per il frutto del loro lavoro.

Nel 1963 viene costruito il frantoio oleario nel sito attuale di Via Mazzini, a ridosso della linea ferroviaria, e nel 1988 si dà luogo all’ampliamento, con la costruzione del capannone.

Vista esterna parziale del capannone di Via Mazzini, 225

Michele Pietanza ne è l’anima e il motore da tanti anni, fin dal 1995, quando fu nominato segretario della cooperativa, che è in sostanza il ruolo di direttore operativo. Ma il suo ingresso nella cooperativa è ancora più lontano: quando giovanissimo ragioniere, nel 1975, entrò nei ruoli della compagine olearia molese.

Oggi – come ci spiega Pietanza – la Cooperativa Agricola Molese conta 190 soci ed è retta da un Consiglio di cinque amministratori, con Presidente il sig. Vincenzo Brunetti, classe 1948.

Purtroppo, l’età dei cooperatori è molto alta, con una settantina di anni in media. Ma questo non impedisce alla cooperativa di traguardare ancora risultati importanti: 10.000 quintali di olive locali lavorate nel 2021, con le varietà cima di Mola, leccina, coratina, frantoio

Il fatturato 2021 è stato di 400 mila euro, di cui il 90-95% ricavati dalla lavorazione delle olive, e quindi dalla produzione di vino e dalla spedizione di carrube per l’industria alimentare.

Michele Pietanza mi mostra con orgoglio l’ambiente produttivo, moderno ed efficiente, con ottime condizioni di mantenimento.

Quest’anno la campagna olearia è terminata precocemente: al 25 di novembre tutto il prodotto era già stato trasformato in olio, che è comunque disponibile ai consumatori in quantità largamente adeguate per l’intera stagione.

La causa della contrazione della produzione è nota: la Puglia ha scontato un crollo verticale della produzione olivicola, in particolare nella zona del sud est barese, più esposta al caldo e alla siccità rispetto a quella del nord barese.

Il prodotto strettamente locale è stato davvero esiguo: gli oliveti dell’agro molese, oltre ad essere colpiti dalla mosca olearia, sono stati soprattutto decimati dall’umidità e dalle elevate temperature notturne da metà settembre a fine ottobre, quando avviene il “pieno” della raccolta.

Pietanza mi spiega che le olive, più che per l’azione della “mosca”, sono cadute marcendo alla pianta. Sono gli effetti del cambiamento climatico, che colpisce duramente l’agricoltura e che si ripercuote inevitabilmente anche sui nostri stili di vita e sul nostro portafoglio.

Infatti, la penuria del prodotto ha comportato un forte innalzamento dei prezzi dell’olio di frantoio, sebbene la Cooperativa Agricola Molese abbia contenuto gli aumenti al consumatore, approvvigionandosi di olive di buona qualità (varietà “coratina”) dal nord barese, quest’anno meno toccato dai fenomeni siccitosi.

Michele Pietanza è combattuto tra due sentimenti: da un lato l’orgoglio per una cooperativa che ha le capacità tecniche e produttive per andare avanti ancora per molti anni; dall’altro il mancato ricambio generazionale nell’agricoltura molese e, quindi, tra i cooperatori.

Il paragone che il segretario della cooperativa mi fa è molto calzante. A Mola i figli degli agricoltori si vedono sempre più raramente continuare il mestiere dei padri. Invece, a Rutigliano e a Noicattaro, ad esempio, perfino gli avvocati e i medici figli di agricoltori mandano avanti le aziende dei genitori, dedicandovi il loro tempo libero, ovviamente ausiliati da personale a tempo pieno.

Nel nostro paese questo non accade. Diventa perfino difficile vedere, nelle strade dell’agro molese, giovani agricoltori alla guida dei trattori, fenomeno invece usuale nelle campagne rutiglianesi e noiane.

Il significato è inequivocabile: i giovani molesi sono già fuggiti da tempo dall’agricoltura e i loro padri si occupano delle terre fino a quando l’età glielo consente. Poi, le terre vengono abbandonate alla marginalità e all’incolto. E così cresce anche il degrado del nostro territorio rurale: dove ci sono campi abbandonati è più facile lo sversamento dei rifiuti illeciti.

Insomma, sono ben lontani i tempi in cui quei sedici pionieri fondarono la cooperativa: erano anni che vedevano i molesi “maestri” nell’arte agricola, esportatori di tecniche ineguagliabili nella coltivazione dell’uva da tavola e del carciofo, con la presenza di centinaia di agricoltori molesi nelle terre del brindisino e del foggiano.

Oggi, l’agricoltura molese vive sulla difensiva, con poche realtà, come la Cooperativa Agricola Molese, che mantengono viva una fiammella sempre pronta a spegnersi per i colpi di vento della concorrenza internazionale, di politiche europee punitive, degli effetti deleteri del cambiamento climatico, dei bassi prezzi imposti dalla Grande Distribuzione Organizzata.

Eppure tanto si dovrebbe fare e non viene fatto, anche a livello locale. Si potrebbero, ad esempio, promuovere le OP (Organizzazioni dei Produttori) per riportare i giovani all’agricoltura e per innovare con nuove tecnologie e moderni metodi di conduzione dei terreni.

Ma questa è un’altra storia. Ci torneremo.

Intanto, innalziamo un fervido auspicio per sempre migliori traguardi alla Cooperativa Agricola Molese. Ad maiora! 

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