ECCO PERCHE’ MOLA HA PERSO TUTTI I TRENI DELLO SVILUPPO: I FATTI E LE RESPONSABILITA’ POLITICHE

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In questa seconda parte del Dossier dedicato all’analisi socio-economica della nostra città, esamineremo come e perchè Mola ha perso tutti i treni dello sviluppo economico. Le prospettive sono ancora negative, ma la speranza è l’ultima a morire… Ecco come ci si può salvare.

La prima parte di questo dossier è stata molto seguita dai lettori molesi: 

ELEZIONI COMUNALI 2023: ECCO PERCHE’ MOLA NON TORNERA’ LA “CONCA D’ORO”. A MENO CHE… | Mola Libera – Giornale Indipendente

Alcuni lettori più attenti mi hanno chiesto se ci siano dati e statistiche che comprovino le mie affermazioni in merito al veloce decadimento degli indicatori socio-economici riguardanti la nostra realtà cittadina.

Ovviamente esistono.

Pertanto, ritengo utile e doveroso richiamare un dossier ormai storico, quello da me curato nel 1988, intitolato “I mali di Mola”, che contiene l’elaborazione su base locale delle statistiche dei censimenti ISTAT 1971 e 1981, nonchè i dati successivi (riferiti agli anni 1981-83-85) sul reddito nei comuni italiani (elaborati all’epoca da un’importante banca italiana) e sulla consistenza delle attività produttive (elaborati dalla banca dati delle Camere di Commercio e riferiti al giugno 1988).

Ecco il dossier, pubblicato in due parti, dal periodico “Realtà Nuove”, nella seconda metà del 1988:

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PRIMA PARTE

Andrea G. Laterza - Dossier I Mali di Mola - 1988 - 1a parte_DIRITTO

SECONDA PARTE

Andrea G. Laterza - Dossier I Mali di Mola - 1988 - 2a parte_DIRITTO

Alla pubblicazione di quel dossier seguì un convegno cittadino molto partecipato che si tenne nel teatro comunale il 4 maggio 1989, intitolato “L’economia molese: dall’attuale stagnazione alla necessità di un ciclo di sviluppo”, con la presentazione del dossier e la presenza di autorevoli relatori:

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Conferenza L'Economia molese_Maggio 1989

Successivamente al convegno, portai all’attenzione del Sindaco, della Giunta comunale, del Consiglio comunale, dei partiti, sindacati e associazioni produttive una proposta operativa per passare dalle parole ai fatti, con indicazioni concrete, che avevo elaborato nello stesso periodo.

Ecco il documento:

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Documento Agenzia di sviluppo_Aprile 1989

Purtroppo, non ci fu alcun esito: nessuna risposta, nessuna discussione, nessuna analisi… e in breve tutto cadde nel dimenticatoio.

La politica molese, infatti, era occupata nel definire i nuovi assetti di potere in vista delle elezioni amministrative che si sarebbero svolte nel 1990, dopo il quinquennio che vide due Giunte con Sindaco Giovanni Padovano (settembre 1985 – novembre 1987: DC – PSI; dicembre 1987 – marzo 1988: DC-PRI-PSDI) e una Giunta con Sindaco Vitantonio Capotorto (aprile 1988 – aprile 1990: DC-PRI-PSDI).

DALLE VOTAZIONI DEL 1990 ALL’ELEZIONE DIRETTA DI ERNESTO MAGGI

Si arrivò quindi alle elezioni comunali del 6 maggio 1990. La DC perse la maggioranza assoluta e, in base al forte potere che in quegli anni aveva acquisito il PSI a livello nazionale con Craxi, vi fu un balzo dei socialisti molesi che salirono a 8 seggi (dai 5 del precedente quinquennio).

Di fronte alla grave difficoltà politica di formare un governo cittadino tra la DC e il PSI (entrambi i partiti si presentavano con più correnti in lotta tra loro), in agosto si arrivò alla formazione di una Giunta, con Sindaco Vito Antonio Dellegrazie, comprensiva di tutti i partiti presenti in Consiglio comunale (anche con il PCI), ad eccezione del MSI (DC-PCI-PSI-PSDI-PLI-PRI).

La prima Giunta Dellegrazie (1990): da sinistra verso destra, Luigi Manna (PSDI), Antonio Bonamassa (PRI), Vito Antonio Dellegrazie (Sindaco, DC), Giorgio Berlen (DC), Pierdomenico Tribuzio (PSI), Ambrogio Muscatelli (PLI), Vincenzo Cristino (PCI)

La Giunta durò poco: la ricomposizione transitoria degli interessi all’interno del PSI, portò in dicembre ad una nuova Giunta, sempre con sindaco Vito Antonio Dellegrazie, formata dal binomio DC-PSI.

Tuttavia,  con lo sfondo dello tsunami politico provocato in tutta Italia dallo scandalo “Tangentopoli” e dall’inchiesta giudiziaria “Mani pulite”, si moltiplicarono i dissidi della maggioranza in Consiglio comunale (con i socialisti divisi in due tronconi), in specie sulla zona PIP di contrada Scannacinque (ne vedremo di seguito la triste storia), sfociati nel casus belli rappresentato dalla mancata approvazione del conto consuntivo. Un inadempimento che portò la Giunta a rassegnare le dimissioni il 24 luglio 1992 e il 23 settembre si insediò il commissario prefettizio dott. Luigi Varratta, con lo scioglimento del Consiglio comunale.

Nel frattempo, la legge per l’elezione dei Consigli comunali era cambiata, mediante l’introduzione dell’elezione diretta del Sindaco.

Con questa nuova normativa, si andò quindi alle elezioni comunali del 6 giugno 1993, che videro l’elezione a Sindaco di Ernesto Maggi sostenuto dal solo MSI,  prevalendo, al ballottaggio, su Rita Guastamacchia a capo della lista civica di centrosinistra “Insieme per Mola”.

Ernesto Maggi

Tuttavia, il monocolore missino, che pur vedeva la presenza di alcuni assessori provenienti da altri partiti, durò meno di tre anni. Infatti, il 24 febbraio 1996 Maggi si dimise dalla carica di Sindaco per candidarsi alle elezioni politiche, nelle quali venne eletto al Senato della Repubblica. In attesa delle elezioni anticipate, lo sostituì il Vice sindaco Stefano Diperna.

Quasi contemporaneamente scoppiava l’affare delle ville a mare, con il sequestro giudiziario dei manufatti edilizi in costruzione tra Via La Malfa e Via Piero Delfino Pesce, affacciati sulla costa tra Porto Colombo e la “sciala delle cozze”.

Ville a schiera sequestrate in riva al mare

IL CENTRO SINISTRA AL POTERE CON ENZO CRISTINO

Si andò al voto il 9 giugno 1996, con l’elezione a Sindaco di Vincenzo Cristino a capo di una coalizione di centrosinistra che prevalse al primo turno su Francesco Furio, candidato del centrodestra.

Vincenzo Cristino

Con la Giunta Cristino si aprirono molte speranze in un mutamento radicale nell’approccio ai problemi cittadini e allo sviluppo socio-economico, ma nel frattempo il cambiamento nei comuni limitrofi e del sud-est barese era andato ulteriormente avanti e il divario produttivo, tra Mola e quelle cittadine, si era ulteriormente accentuato.

LA QUESTIONE DELL’AREA PER ATTIVITA’ PRODUTTIVE DI CONTRADA SCANNACINQUE E LO SFACELO DEL CENTRO DIREZIONALE E DELLE CELLE FRIGORIFERE

Consapevoli del notevole ritardo accumulato da Mola, le amministrazioni Cristino (nelle successive elezioni comunali del 16 aprile 2000, Enzo Cristino venne rieletto, prevalendo al ballottaggio su Stefano Diperna per il centrodestra) cercarono di mettere a frutto l’area PIP (Piano Insediamenti Produttivi) di contrada Scannacinque, realizzata nel 1988 con i fondi della Legge 64/86 di aiuti al Mezzogiorno, che era rimasta desolatamente vuota da allora, modificandone la destinazione d’uso con un’estensione ad attività dell’intera filiera agroalimentare e non solo della conservazione e commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli, com’era stata in origine classificata.

Purtroppo, si trattò di un intervento tardivo e insufficiente, poichè nel frattempo – a prescindere dalla vandalizzazione totale del manufatto destinato a centro direzionale dell’area (ora in esercizio alla Guardia di Finanza), evidenziato, in quegli anni, più volte in Consiglio comunale da chi scrive e, quindi, portato a conoscenza del grande pubblico con un servizio televisivo di Telenorba nel 2001 – gli imprenditori molesi del settore erano limitati all’ambito della commercializzazione e, nel frattempo, avevano realizzato capannoni in piccole zone per attività produttive oppure direttamente nell’agro molese.

Peraltro, non si seppe, o forse non si volle, realizzare una politica di marketing territoriale per attirare insediamenti di aziende regionali e nazionali. In sostanza, l’area rimase deserta.

Addirittura, le celle frigorifere, realizzate per conservare i prodotti ortofrutticoli, furono perfino adibite ad estemporaneo ricovero per i cani randagi del paese.

Una situazione così grave sotto il profilo igienico-sanitario, oltre che di conclamata incapacità nell’utilizzo delle costose infrastrutture, tanto che fece scalpore un servizio di “Striscia la notizia”, trasmesso nel 2005, pochi mesi prima delle nuove elezioni comunali, che mostrò lo sfacelo di quell’area, oltre alla situazione riprovevole nella quale venivano mantenuti i poveri animali.

Con le elezioni comunali del 3-4 aprile 2005 fu eletto Sindaco Nicola Berlen che prevalse al ballottaggio su Nicola Tanzi, candidato del centrodestra.

Nico Berlen in veste di Sindaco nel quinquennio 2005-2010 e di Assessore ad interim di Urbanistica e Lavori pubblici.

Solo qualche anno dopo, a seguito di un’ulteriore estensione della possibilità di insediamento alla generalità delle aziende produttive, nel 2012 si installò un’azienda molese molto attiva nel settore della vendita di prodotti per l’edilizia e, nello stesso periodo, poche altre imprese locali.

Un cambiamento ulteriore lo si ebbe nel corso del quinquennio amministrativo 2010-2015 con Sindaco di Stefano Diperna (elezioni comunali del 28-29 marzo 2010),

Stefano Diperna

a capo di una coalizione di centro destra che sconfisse al primo turno l’uscente Nico Berlen, con il qualificante insediamento della Sitael, una società del settore aerospaziale appartenente al gruppo industriale della famiglia Pertosa di Monopoli.

La Sitael, insediamento tecnologico avveniristico, ma rimasto una “cattedrale nel deserto” senza l’avvio di una filiera produttiva nel settore

Da allora, anche se nominalmente l’area PIP ha assunto la denominazione comune di “Zona Industriale”, non ci sono state sostanziali novità negli insediamenti, che sono rimasti molto scarsi nel numero.

Per i lettori che vogliono approfondire la vicenda della zona PIP, soprattutto con attinenza allo sfacelo del Centro direzionale (ora adibito a Caserma della Guardia di Finanza) e delle celle frigorifere, consigliamo la lettura di quegli avvenimenti al seguente testo:

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storia AREA PIP

IL PIANO URBAN: TRA SOGNO E REALTA’

Facciamo un passo indietro al quinquennio amministrativo 2000-2005.

Infatti, le prospettive di sviluppo socio-economico di Mola non si persero soltanto sul versante della carenza di insediamenti nelle aree produttive, ma anche nella programmazione del fondamentale Piano Urban II.

Fu nel 2001, un anno dopo che si era insediata la Giunta Cristino II, che il comune di Mola rientrò nel ristretto novero dei Comuni italiani ammessi al finanziamento comunitario denominato Urban II, a causa degli indicatori socio economici molto negativi che la caratterizzavano e che erano ancora peggiorati dopo i dati pubblicati nel dossier “I Mali di Mola”, di cui si è trattato all’inizio di questo articolo.

In pratica, il Sindaco Cristino e l’Assessore all’Urbanistica e Lavori pubblici arch. Nico Berlen, non avendo finalizzato alcuna iniziativa concreta sul versante delle attività industriali e artigianali, vollero percorrere la strada di una radicale trasformazione urbanistica, finalizzata principalmente allo sviluppo turistico.

Non fu affatto una cattiva intuizione, anzi. Tant’è che agli inizi degli anni 2000 la Puglia non aveva ancora conosciuto l’eccezionale boom turistico che sarebbe arrivato anni dopo (gli insediamenti turistici erano ancora perlopiù ubicati nel Gargano e nel Salento) e, quindi, la realizzazione di importanti infrastrutture avrebbe consentito a Mola di giocare in anticipo un ruolo da leader nel contesto del sud-est barese.

L’Assessore Berlen, peraltro, fece un “colpaccio”: riuscì a convincere un importante urbanista europeo ad occuparsi degli aspetti progettuali infrastrutturali del Piano Urban, l’architetto di Barcellona Oriol Bohigas, che aveva già realizzato in quella città e a Salerno il fronte mare.

Oriol Bohigas (1925 – 2021)

Bohigas, con il suo studio professionale, presentò un’idea progettuale articolata in poche pagine e alcune tavole che fu illustrata al Consiglio comunale.

Ecco il documento dell’arch. Bohigas che fece da introduzione alle tavole:

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ALLEGATO 01_ relazione Bohigas

L’idea di Bohigas si articolava principalmente in una trasformazione urbanistica di Piazza XX Settembre e della linea costiera: da Portecchia fino al molo di levante del porto peschereccio, attraverso il principio di “agganciare la città al mare“.

Quindi, il lungomare veniva rivisitato completamente, con due lotti principali: il fronte mare nord (in parte realizzato) e quello sud di Lungara Porto e oltre fino al molo di levante. 

Molto discutibile apparve la proposta di Bohigas di realizzare un grattacielo alla radice del molo di levante, accompagnato da una massiccia edificazione direttamente affacciata sul mare, tra Cala Loreto e il predetto molo, che la legge Galasso, con la distanza delle nuove costruzioni dalla linea di costa di almeno 300 metri, non consentiva.

Lo specchio portuale veniva riorganizzato con la creazione di un bacino turistico per 424 posti barca.

I parcheggi venivano sistemati in posti auto di superficie e interrati. Questi ultimi erano previsti nel numero di: 200 posti nella zona della Rotonda; 230 in Piazza XX Settembre; 260 nell’area di Lungara Porto.

Le speranze che si accesero nella comunità molese furono enormi e la stampa regionale amplificò notevolmente le aspettative.

Purtroppo, i dati statistici ufficiali smentirono negli anni successivi la sbornia collettiva, peraltro abilmente pilotata dagli amministratori dell’epoca.

IL PEGGIORAMENTO DEGLI INDICATORI SOCIO-ECONOMICI, NONOSTANTE URBAN

Tanto che nel febbraio 2006, chi scrive pubblicò sul mensile “Città Nostra” un articolo intitolato “Il lavoro che non c’è”, preceduto dall’occhiello: “Mola ancora fanalino di coda della Provincia, ma anche della Regione” e seguito dal breve sommario: “Gli ultimi dati statistici dimostrano la perdurante e quasi totale assenza di una base produttiva nel nostro territorio. Urban non ha ancora prodotto concreti risultati sul versante occupazionale. Che fare?”. 

Nell’articolo, che riportiamo di seguito, si esaminavano i dati dell'”Osservatorio Regionale Banche-Imprese” che vedevano per Mola una percentuale bassissima di occupati (al 42° posto sui 48 comuni dell’ex provincia di Bari), con un prodotto lordo (quindi, quanto veniva prodotto, in termini di beni e servizi,  nel territorio comunale) che ci collocava al 222° posto sui 251 comuni pugliesi. Una situazione disastrosa che Urban non stava assolutamente correggendo, anzi.

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Ultimi dati statistici su Mola_bis_02-06

URBAN: SPESA IMPRODUTTIVA E NESSUN NUOVO POSTO DI LAVORO

Ben presto anche l’evidenza empirica confermò quanto i dati statistici riportavano già da anni, e cioè la decadenza inarrestabile degli indicatori socio-economici di Mola, che si toccava con mano.

Tanto che il programma Urban, composto da numerose “direttrici” e “azioni”, molte delle quali dispersive, non solo stentava a decollare sul versante delle opere pubbliche (accanto al water front, il programma prevedeva numerosi interventi su edifici comunali, anche storici), ma si rivelava incapace di generare nuova occupazione.

Vi fu soltanto una rapida spesa erogata per le decine di Bed & Breakfast che sorsero come funghi in tutto il tessuto urbano e nelle frazioni (spesso per mere ristrutturazioni abitative), oltre che per ristrutturazioni di esercizi commerciali di nessun valore a fini occupazionali e di investimento futuro, e forti spese improduttive come la formazione non finalizzata, la convegnistica, le pubbliche relazioni, la consulenza di vario tipo, le feste con grande dispendio finanziario (Estate e Natale molese, Sagra del polpo, ecc.), i sussidi, le attività propagandistiche, ecc..

Una spesa che, alla fine del periodo utile per la rendicontazione degli interventi alla Comunità Europea, vide i fondi comunitari quasi completamente assorbiti da queste erogazioni assolutamente infruttuose, tanto che il bilancio dei nuovi posti di lavoro, che il programma imponeva di creare, fu sostanzialmente nullo.

L’elenco dei progetti approvati e dei finanziamenti concessi fu reso noto con una delibera di Giunta comunale e, sulla base di quel provvedimento amministrativo, chi scrive elaborò per il mensile “Città Nostra” un dossier Urban, pubblicato nel gennaio 2009, che analizzava puntualmente i dati ufficiali.

Il dossier fu quindi oggetto di un convegno pubblico che si tenne nel Palazzo Roberti il 31 ottobre 2009, con larga partecipazione della cittadinanza.

Ecco il dossier:

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DOSSIER URBAN_pubblicato su Città Nostra_gennaio 2009

Successivamente, la delibera iniziale di Giunta n. 215 del 14-10-2008, sulla quale era basato il dossier, fu aggiornata con una nuova delibera, la n. 159 del 30-06-2009.

Ed ecco la presentazione che ne fu fatta nel corso del convegno pubblico, con la premessa della nuova delibera di Giunta comunale che riassumeva e aggiornava tutte le voci di spesa del programma Urban.

Delibera di Giunta comunale n. 159 del 30-06-2009

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delibera Urban 159_30-06-09

Presentazione del dossier Urban con l’aggiornamento alla delibera di Giunta comunale n. 159 del 30-06.2009:

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Presentazione Urban_AGGIORNATA_rev 19-11-2022_rev 02

URBAN: QUEL POCO CHE RIMASE DOPO IL FLOP

In particolare, apparve del tutto evidente ai molesi che dell’idea progettuale dell’arch. Bohigas era rimasto ben poco.

Infatti:

1) Non venne costruito il porto turistico. Invece, a Polignano, senza finanziamenti della Comunità Europea, venne progettato e realizzato un grande bacino per barche da diporto da 316 posti. Una nuova presenza, a pochi chilometri di distanza, che ora rende praticamente inutile la costruzione del porto turistico a Mola: un “treno” che non passerà più!

Il porto turistico di Polignano, entrato in funzione nel luglio 2014

2) Non venne effettuata la ristrutturazione di Piazza XX Settembre che, invece, fu riprogettata dall’Ufficio tecnico comunale solo molti anni dopo (nel 2013, con il progetto definitivo dell’Amministrazione del Sindaco Diperna), e realizzata con fondi regionali e comunali per 2 milioni di euro: infatti, quelli comunitari di Urban si erano nel frattempo esauriti.

Il progetto esecutivo fu presentato il 14 dicembre 2016 nel corso del mandato del Sindaco Giangrazio Di Rutigliano (civiche e centrosinistra), eletto con le elezioni comunali del 31 maggio 2015 dopo aver prevalso, al ballottaggio, sull’uscente Stefano Diperna (centrodestra).

Il progetto esecutivo di Piazza XX Settembre presentato nel 2016 dalla Giunta Di Rutigliano

I lavori furono terminati nell’estate del 2017: nel frattempo, il Sindaco Di Rutigliano era stato sfiduciato dal Consiglio comunale nel marzo 2017 e gli era subentrato il Commissario prefettizio dott.ssa Paola Maria Bianca Schettini.

Giangrazio Di Rutigliano Sindaco

3) Non venne realizzato il nuovo lungomare sud di Via Lungara Porto.

4) Non vennero realizzati i parcheggi interrati.

Innanzitutto, non fu costruito quello di Piazza XX Settembre, contestato da due petizioni cittadine a causa dell’inutile sventramento al quale sarebbe andata incontro la piazza, nonchè delle modalità di accesso carrabile che avrebbero portato un eccesso di traffico nel cuore di Mola: in alternativa, ben si sarebbero potuti realizzare parcheggi di superficie “polmone” nelle zone immediatamente decentrate. 

Il progetto Bohigas di Piazza XX Settembre, che non fu realizzato

E neppure furono costruiti i parcheggi interrati del fronte mare nord e di quello sud, sicuramente molto più utili, che pure erano stati previsti dall’arch. Bohigas: tra i due parcheggi non costruiti al di sotto del lungomare si persero 460 posti auto.

5) Il fronte mare nord venne ristrutturato parzialmente. Infatti, del progetto Bohigas non vennero realizzate nè la spiaggia urbana con isola artificiale, nè furono sistemati il porticciolo di Portecchia, nè il tratto di spiaggia fino a Porto Colombo. Inoltre, si utilizzò una pavimentazione in cemento tipica degli stabilimenti industriali, e neppure furono installati elementi scenografici (ad esempio fontane di acqua e luce, sculture, ecc.) che avrebbero fatto risaltare la nuova sistemazione.

6) Ancora più grave fu il ricorso della Giunta Berlen alla Cassa Depositi e Prestiti che finanziò con un mutuo ad interesse l’importo dei lavori da appaltare per la parte non coperta dai fondi Urban. Infatti, tali finanziamenti, a causa dello sperpero effettuato negli anni precedenti, erano diventati insufficienti a coprire l’intera somma posta a base della gara d’appalto.

Targa apposta sul fronte mare nord di Mola, che testimonia il finanziamento con mutuo della Cassa Depositi e Prestiti, in carenza dei fondi Urban della Comunità Europea, insufficienti a coprire l’importo della gara d’appalto a causa degli sperperi che furono fatti dell’ingente dotazione finanziaria comunitaria

Infatti, soltanto € 1.196.194,36 provenienti dai fondi Urban furono stanziati per i lavori del “Sistema fronte a mare urbano”. Per coprire i costi effettivi dell’appalto (€ 3.126.476,76), oltre € 1.930.000,00 furono attinti da mutui (€ 946.000,00) e da nuovi fondi comunali.

Tutti i dati della “sperperopoli” molese sono contenuti nel dossier che invitiamo i lettori a consultare per ogni ragguaglio sull’incredibile mole di danaro pubblico che fu destinata a spese inutili e superflue, mentre venne tralasciata la parte più importante del programma Urban e cioè la piena realizzazione dell’idea progettuale di Bohigas, sebbene necessitasse di alcuni indispensabili adattamenti al contesto locale e alla legislazione vigente.

PERCHE’ IL TRENO DELLO SVILUPPO TURISTICO DEL MARE E’ GIA’ PASSATO

Oggi, a 23 anni dalla conclusione di quel programma, la politica molese vorrebbe riprendere quel progetto per completarlo. Tuttavia, i tempi sono radicalmente cambiati:

1) Il porto turistico non ha più ragion d’essere, tenuto conto che nel 2015 fu inaugurato, a 12 km. di distanza, la darsena da diporto di Polignano. E quindi si vorrebbe ripiegare sulle improbabili “casette galleggianti” all’olandese, e su una fantomatica linea di traghetti turistici Puglia-Grecia, per la quale finora nessun armatore ha dato segno di interesse,  mentre l’imboccatura del porto è insabbiata da oltre un decennio e il dragaggio, sebbene finanziato con 8,8 milioni di euro dalla Regione Puglia, non trova tuttora compimento.

Pinuccio, di “Striscia la notizia”, con un servizio dedicato all’insabbiamento del porto di Mola

2) La piazza XX Settembre è stata ristrutturata con effetti molto discutibili, soprattutto nella pavimentazione che è risultata di pessima qualità e che sarebbe addirittura da rifare.

Piazza XX Settembre: una pavimentazione mal riuscita

3) Il lungomare nord è deficitario sotto molti aspetti, con il cemento dei muretti e della pavimentazione che si va già sgretolando, mentre la spiaggia urbana proposta nel tratto tra il canalone di Sant’Antonio e il Castello, con annessa isola artificiale, non è al momento realizzabile per il permanere del divieto di balneazione, dovuto al perdurare di scarichi dal canalone e perdite dal sistema fognario, sebbene rifatto con i lavori di Urban.

4) La ristrutturazione di Portecchia si scontra con il divieto del Piano Regionale delle coste di adibire alla balneazione l’intorno dei bacini portuali. E quindi va richiesta e ottenuta una modifica della legislazione regionale.

5) Mancano in ogni caso le importanti risorse finanziarie che furono stanziate all’epoca dalla Comunità Europea e, quindi, sanno molto di propaganda le nuove promesse per la ristrutturazione del lungomare sud perchè resta da spostare in altra sede il mercato ittico, come previsto dal progetto Bohigas, oltre che da ricollocare altrove il depuratore fognario che ammorba l’aria in un largo tratto costiero. 

Le condizioni disastrose del mercato ittico

Insomma, accanto al “treno” perso dell’industrializzazione fu perso il “treno” delle infrastrutture per il sistema turistico del mare.

IL TRENO DELLO SVILUPPO TURISTICO-CULTURALE STA PASSANDO INVANO…

A queste gravi perdite per incapacità della classe dirigente, si somma la perdurante “incompiuta” del Palazzo Roberti, un edificio storico dalle grandi potenzialità, idoneo ad inserire Mola nel circuito del turismo culturale di medio-alto livello, tuttora in attesa di ingenti finanziamenti per il suo recupero integrale e di una destinazione d’uso chiara.

Sebbene il Comitato per Palazzo Roberti – dopo aver ottenuto in epoca commissariale la bonifica integrale dello stabile e, quindi, che si procedesse alla gara per i lavori di rifacimento delle facciateabbia presentato una proposta di utilizzo dello stabile, con la realizzazione di un Museo civico e di produzione artistico-culturale, al momento nessun passo in avanti sembra registrarsi nelle decisioni della Pubblica amministrazione, sia locale che regionale.

E ciò nonostante l’Amministrazione di Giuseppe Colonna (eletto Sindaco nelle elezioni del 10 giugno 2018, prevalendo, al ballottaggio, su Stefano Diperna, centrodestra) abbia incaricato la Fondazione nazionale “Fitzcarraldo” di uno studio di fattibilità per la destinazione d’uso dell’edificio, i cui esiti non hanno prodotto finora risultati tangibili.

Ecco come appariva l’interno di Palazzo Roberti prima della bonifica radicale, richiesta formalmente dal “Comitato per Palazzo Roberti”, e fatta eseguire dal Commissario prefettizio nella primavera 2018, prima delle ultime elezioni comunali. Furono rimosse decine di tonnellate di guano e centinaia di carcasse di volatili in decomposizione

Palazzo Roberti dopo la ristrutturazione dei prospetti (foto Alessandro Marabelli)

Giuseppe Colonna

Insomma, un altro “treno” che sta passando invano…

Ecco la proposta del “Comitato per Palazzo Roberti”:

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Palazzo Roberti_Proposta Comitato per Palazzo Roberti_Museo civico_23-05-2019

Sempre nel campo del potenziale “turismo culturale”, sebbene Mola sia dotata di risorse umane di elevato livello nel campo del teatro, della musica, delle arti, con valide strutture organizzative, non trova adeguato compimento la “messa in rete” dei numerosi edifici pubblici, quasi tutti oggetto di appalti di recupero con il Piano Urban, spesso infelici, e in particolare di Palazzo San Domenico, rimasto a metà nella sua ristrutturazione e largamente inagibile. 

La ex sala consiliare di Palazzo San Domenico, chiusa da anni, ridotta a deposito di materiale vario. Si nota, ben visibile, lo scempio delle bocchette di aerazione, in alto a destra.

UNA CLASSE POLITICA INCONSAPEVOLE DEI DANNI ARRECATI. ECCO TUTTE LE RESPONSABILITA’

Al termine di questa lunga disamina, partita con la prima parte del dossier fin dal secondo dopoguerra, e approdata ai giorni nostri, si possono trarre le seguenti considerazioni.

Tranne un periodo decennale a cavallo degli anni ’60-70, nel quale si ebbe una forte modernizzazione del paese nel campo delle infrastrutture primarie e scolastiche, la classe politica molese non ha saputo essere lungimirante, incapace di leggere il “segno dei tempi” e comunque ignava di fronte al mutare della società e dell’economia nei decenni.

Infatti, nel corso degli anni, tranne lodevoli eccezioni di singoli esponenti, la classe politica molese:

1) Ha rifiutato l’industrializzazione, impedendo di fatto numerosi insediamenti di attività produttive, e non ha favorito la modernizzazione della pesca e dell’agricoltura, con la convinzione errata che il benessere apportato dalle rimesse degli emigrati negli USA e dei marittimi di lungo corso sarebbe stato ininterrotto.

2) Ha favorito l’accumulazione pressoché esclusiva del capitale nel settore edilizio, laddove sono confluite per decenni quelle rimesse, impedendo così la diversificazione produttiva in altri settori.

3) Ha favorito la speculazione edilizia, con l’aumento incontrollato dei prezzi delle abitazioni, anche per non aver contrastato gli elevati valori di permuta dei terreni edificabili, in assenza di un piano di recupero del patrimonio edilizio esistente che è andato gradualmente incontro al degrado e all’abbandono di ampie aree del centro storico e della “Mola Bianca”, provocando peraltro, in tal modo, la desertificazione delle tradizionali arterie del commercio cittadino (Corso Umberto, Via Battisti e Via Bovio).

Corso Umberto, un deserto commerciale

4) Ha favorito la distruzione della costa non preservando nel tempo il litorale dalla cementificazione con piani di tutela preventivi e, quindi, impedendo la realizzazione di attività collettive per il tempo libero e di aree a verde costiere. 

Una delle ville a mare confiscate dall’autorità giudiziaria: sorge in parte sul lido del mare e, comunque, sul demanio marittimo

5) Ha favorito il controllo trasversale dei centri decisionali della politica locale da parte del settore edilizio, con la presenza diretta od occulta dei principali portatori di interesse in quel campo in ogni partito e, quindi, impedendo, di fatto, che in politica si organizzassero i legittimi interessi dei lavoratori e di imprenditori di altri settori.

6) Non ha prodotto un’urbanistica di qualità, impedendo il varo di un “Piano dei servizi” che dettagliasse l’utilizzo delle zone per attività collettive previste nel Piano Regolatore Generale e, quindi, favorendo la discrezionalità nell’approvazione o nel respingimento dei progetti presentati dai cittadini e dagli operatori economici.

7) Ha proceduto ad un sistematico smantellamento della programmazione urbanistica, procedendo, nei decenni recenti, con “accordi di programma” regionali in deroga al Piano Regolatore e, in tal modo, ha favorito l’espansione incontrollata delle periferie, con degrado urbano incontrollato, costi di mantenimento sempre più crescenti delle nuove zone urbane, senza fornire al contempo servizi adeguati e quindi marginalizzando i nuovi quartieri.

Tant’è che, nonostante ben sei nuovi grandi insediamenti dagli Anni ’80 ad oggi (Cozzetto I, Cozzetto II, PRU Cozzetto, Cerulli I, San Giorgio-Trinità, PIRP Cerulli), per migliaia di vani,  Mola continua ad essere carente, ad esempio: di un’area mercatale, di un centro congressi-auditorium, di una piscina comunale, di impianti sportivi di atletica leggera.

Una veduta parziale del terreno sul quale il Piano di Recupero Urbano (PRU) del Cozzetto ha previsto la realizzazione dell’Area Mercatale, mai realizzata

Peraltro, la classe politica molese ha favorito l’espansione continua delle periferie nonostante la continua diminuzione della popolazione residente, con gli ultimi dati statistici dell’ISTAT che mostrano l’invecchiamento dei molesi più che nella media provinciale, mentre si prospetta una preoccupante assenza di ricambio generazionale, con gli anziani ultra ottantacinquenni che già superano (tra i pochi comuni dell’Area Metropolitana), in numero e in percentuale, i bambini da 0 a 4 anni.

8) Non ha saputo nemmeno preservare e manutenere l’importante patrimonio di edifici scolastici comunali, lasciandoli andare progressivamente al degrado, tanto da presentare uno degli stabili più significativi (quello dell’ex scuola elementare De Amicis di Via Trento) in miserevoli condizioni di sfacelo e abbandono totali.

L’edificio scolastico di Via Trento: è chiuso dal febbraio 2010, in condizioni di degrado spaventose

9) Non ha saputo, in generale, manutenere gli edifici pubblici, sebbene in alcuni casi più volte recuperati con ingenti fondi pubblici, nonchè il sistema viario cittadino, lasciando che con il trascorrere dei decenni le strade si trasformassero in trappole per i pedoni, con dissesti e buche profonde, insidiose e pericolose.

Via Trieste in una foto inviata alla nostra redazione il 12 ottobre 2021

10) Non ha saputo mettere a frutto le aree per attività produttive, in particolare la più grande di contrada Scannacinque, in assenza di una strategia adeguata di marketing territoriale per l’attrazione e l’insediamento di nuove aziende, anche extra comunali, magari attraverso l’auspicabile creazione di un’Agenzia di sviluppo territoriale, più volte proposta nel tempo da chi scrive ma sempre ignorata dagli amministratori comunali.

Anzi, la classe politica ha perfino lasciato che si devastassero il centro direzionale e le celle frigorifere di quell’area, adibendole addirittura a “canile-lager” per un certo periodo, mentre in quegli anni sorgevano dal nulla, in tutti i comuni del sud-est barese, zone industriali con centinaia di capannoni e l’impiego di migliaia di addetti.

11) Non ha saputo creare sinergie e prospettive con il pur lodevole insediamento della prestigiosa Sitael, azienda del settore aerospaziale. Infatti, tale insediamento è rimasto una “cattedrale nel deserto”, non avendo avuto un seguito per l’assenza della promozione di una filiera nel settore delle nuove tecnologie, sebbene a Mola esista un cospicuo numero di diplomati e di laureati nel settore tecnico-scientifico, di indubbio valore, costretti a seguire la strada dell’emigrazione intellettuale.

12) Non ha saputo promuovere l’evoluzione dei settori agricolo e peschereccio, fonti primarie ed essenziali di reddito per la nostra comunità. Infatti, nel corso dei decenni non si sono avute politiche per favorire la diversificazione e la conservazione e trasformazione dei prodotti, per la promozione delle organizzazioni dei produttori e per la creazione di marchi tipici, con il risultato di una crisi ormai cronica dei due settori, probabilmente irreversibile. 

13) Non ha saputo perseguire neppure la strada probabilmente più naturale per Mola, quella dello sviluppo turistico. Tant’è che il Piano Bohigas, che avrebbe dovuto dare linfa a quella direttrice, è risultato assolutamente monco, mancando di un elemento fondamentale: la realizzazione del pur previsto porto turistico.

14) Non ha saputo mettere a frutto neppure i rilevantissimi fondi comunitari di Urban II, sperperandoli in mille rivoli improduttivi e clientelari con il risultato di non aver conseguito nessun miglioramento occupazionale da quella programmazione.

15) Non ha saputo creare un sistema culturale e artistico solido e strutturato, spendibile anche in campo turistico medio-alto, basato su investimenti concreti, in particolare tralasciando di mettere a frutto Palazzo Roberti e Palazzo San Domenico come poli museali, bibliotecari e di produzione artistica e multimediale.

CONCLUSIONI: ECCO PERCHE’ MOLA NON TORNERA’ AD ESSERE LA “CONCA D’ORO”, A MENO CHE…

Così abbiamo intitolato la prima parte del nostro dossier e così concludiamo.

Tutto quello che si è finora scritto è inoppugnabile: lo confermano i dati e le statistiche ufficiali oltre che l’evidenza empirica.

Semmai Mola sia stata la cosiddetta “conca d’oro” nei tempi in cui confluivano le derrate agricole dall’entroterra per il commercio via mare, ebbene quella felice denominazione si è persa nel tempo, forse rinverdita soltanto nel secondo dopoguerra quando i nostri pionieri nell’agricoltura innovarono le coltivazioni dell’uva da tavola e del carciofo.

Dopo, esaurita la lunga bolla del relativo benessere legata alle rimesse dei marittimi e degli emigrati, Mola è diventata una cittadina incapace di guardare avanti e di programmare il proprio futuro, prigioniera di una classe dirigente per gran parte inadatta al ruolo e spesso connivente con il “partito trasversale del cemento e del mattone”, almeno dalla metà degli Anni ’70 in poi.

Tutti i treni più importanti dello sviluppo sono passati e Mola, che pure si trova in una posizione geografica e logistica invidiabile, non è riuscita ad agganciarsi nemmeno all’ultimo vagone.

Con queste premesse, le prospettive sono quindi negative anche per i prossimi anni.

Infatti, lo sviluppo economico non si improvvisa: si crea attraverso la giusta mentalità e le corrette sinergie tra amministratori pubblici e imprenditori.

Ma, a Mola, dov’è questa mentalità e dove sono gli amministratori e gli imprenditori lungimiranti?

Gran parte dei politici sono dediti alla propria carriera personale e gli imprenditori, peraltro molto scarsi nel numero, sono spesso orientati all’interesse immediato, senza una visione di sistema.

E allora? Non ci resta che piangere…  per dirla con Benigni e Troisi?

La speranza è sempre l’ultima a morire.

Le elezioni comunali della prossima primavera potrebbero segnare un’inversione di tendenza soltanto se a scendere in campo saranno figure completamente nuove: giovani impegnati nel lavoro e nelle attività sociali, ma non compromessi con il “partito trasversale del cemento e del mattone”, nè con le sue diversificate ramificazioni.

Possibilmente provenienti dal mondo del lavoro privato, delle professioni, dell’imprenditoria (non “prenditrice”), oppure dall’impiego pubblico qualificato, ma senza agganci clientelari con il sistema dei partiti e dei notabili regionali, in grado di capire i meccanismi dello sviluppo economico locale, buoni conoscitori dei settori agricolo, peschereccio, industriale, turistico, culturale e delle nuove tecnologie, capaci di innovare l’obsoleta “macchina comunale” e di motivare dipendenti, imprenditori e cittadini senza l’ego ipertrofico dell’esposizione mediatica ad ogni costo.

E di possedere una visione urbanistica che programmi e tuteli l’uso del territorio, in una logica di servizio al bene comune, non di bieco sfruttamento delle risorse.

Se poi a proporsi per la candidatura a sindaco fosse una donna, sarebbe ancora meglio.

Il punto di vista femminile, fatto spesso di concretezza e di buon senso, riuscirebbe probabilmente a cogliere quel “segno dei tempi” che i politici locali, in gran parte maschi, non sono mai riusciti nemmeno ad intravedere nel corso dei decenni.

Il sistema dei partiti è obsoleto e in gran parte compromesso con il malaffare, come è risultato fin troppo strumentale anche quello delle liste civiche di comodo.

Serve un movimento ampio, plurale, non ideologico, molto pragmatico, con un programma di attività molto concrete da fare, poche ma ben condotte, per risollevare Mola, condurla alla “normalità” e darle una prospettiva di vero e serio sviluppo economico e sociale. 

Ma non sta a “Mola Libera” prefigurare liste, candidati e coalizioni: sarà la società civile a capire se esistono per davvero le forze giuste da mettere in campo. Altrimenti, le elezioni della prossima primavera riproporranno il solito clichè di competizione tra notabili e cordate di interessi consolidati. E per Mola proseguirà l’inevitabile declino.

Chi ha male operato a Mola nel tempo, in cuor suo sa bene di averlo fatto, di aver esercitato negativamente il potere per il destino della nostra amata città: non faremo nomi, non serve. 

Ognuno di essi, se ancora oggi gioca un ruolo politico, si faccia il suo esame di coscienza. E ne tragga le dovute conclusioni.

Ora o mai più c’è bisogno di una nuova leva di classe dirigente. 

Ogni giorno passa un treno, spesso invisibile ai nostri occhi.

Solo chi riesce a vederlo, nell’emergere dalla nebbia delle promesse inconcludenti, può salirci e dargli la giusta direzione.

Ad maiora, Mola!

1 commento

  1. Io ringrazio nuovamente Mola Libera, per la preziosa e precisa ricostruzione storica e politica.
    Insomma… Ennesima tornata elettorale a qualche mese da oggi.
    Guardiamoci attorno, il deserto lo meritiamo forse, se non grazie a tutti, sicuramente grazie a tutti quelli che hanno sempre votato pensando ai propri tornaconti privati.
    Ad oggi, riesumare una città ormai dissanguata da tanti anni di immobilismo, incapacità ed incuria è pura utopia.
    Io mi astengo dal concorrere inutilmente a questo massacro!
    Delegittimiamo chiunque si candidi! Evviva la scheda bianca!

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