MARTUCCI. ENNESIMO DEPISTAGGIO: LA FALDA E’ “PULITA”… IL PERCOLATO NON ESISTE…

0
239

L’impianto complesso di trattamento dei rifiuti indifferenziati di contrada Martucci è fermo dal 14 settembre, ma i Sindaci non ne parlano… mentre, in silenzio, Emiliano potrebbe dichiarare un’emergenza rifiuti, con il risultato di saltare ogni ostacolo burocratico e giudiziario nella riapertura della discarica di servizio/soccorso. Intanto, arrivano notizie sulle analisi delle acque di falda estratte dai due pozzi realizzati per il carotaggio e il monitoraggio: l’inquinamento non c’è!!! Dove sono finiti allora i 20 milioni di litri di percolato prodotti dalla discarica, dal 2012 al 2019, stimati dall’ARPA e mai estratti? E oggi, dopo tre anni ulteriori, quanti altri milioni di litri sono finiti nel sottosuolo?

Mentre i Sindaci dell’area tacciono, si apprende che l’impianto complesso di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) di Martucci, che trasforma i rifiuti indifferenziati (residuo) in CSS (combustibile solido secondario, come viene oggi denominato il CDR), da bruciare nel termovalorizzatore di Massafra, è chiuso dal 14 settembre.

In sostanza, nell’indifferenza generale della Regione, della Città Metropolitana e dei 39 Comuni, tra area metropolitana di Bari (ex provincia) e BAT, che vi conferiscono il loro residuo, l’impianto non accetta da ben 10 giorni i rifiuti indifferenziati.

L’AGER (Agenzia Territoriale della Regione Puglia per il servizio di gestione dei rifiuti) ha dato disposizione ai comuni interessati, tra cui Mola, di conferire i rifiuti indifferenziati presso l’analogo impianto di Massafra della CISA Spa, collegato al termovalorizzatore dell’omonima azienda. La stessa CISA è socio della Progetto Gestione Bari Cinque che gestisce l’impianto di Martucci, fermo a causa degli scarti di lavorazione del CSS che, nel loro stoccaggio nell’area dedicata, hanno raggiunto il limite della capienza autorizzata.

Una situazione che non dovrebbe verificarsi se il ciclo di produzione del CSS venisse eseguito correttamente, con gli scarti prontamente conferiti nelle discariche autorizzate.

E’ ben chiaro che questa situazione potrebbe essere, più che un’esigenza tecnica, un’ennesima forzatura della Progetto Gestione Bari Cinque verso le autorità politiche e burocratiche regionali, finalizzata ad ottenere la riapertura immediata della discarica di servizio/soccorso di Martucci, che, con le sue due vasche A e B, è tuttora inutilizzabile a causa della “bocciatura”, effettuata dal Servizio AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) della Regione Puglia, di una riattivazione con condizioni tecnico-realizzative pro forma ovvero minimali.

Nei mesi scorsi, il TAR ha dato ragione al Servizio AIA regionale, ma la Progetto Gestione Bari Cinque ha presentato appello presso il Consiglio  di Stato.

Una cosa è certa: se il massimo organo della giustizia amministrativa confermasse la pronuncia del TAR Puglia, per la Progetto Gestione Bari Cinque sarebbe estremamente oneroso riattivare le due vasche di servizio/soccorso, come pure permette l’emendamento al nuovo Piano Regionale rifiuti, voluto da Emiliano, Maraschio e dai consiglieri di maggioranza.

Ecco perché la Progetto Gestione Bari Cinque ha interesse a creare il “casus belli” e, quindi, a “stressare” i politici e i burocrati regionali. E quindi a tenere fermo il conferimento dell’indifferenziato presso la sua piattaforma dell’impianto complesso  a Martucci.

In sostanza, si potrebbero creare ad arte, con la complicità di politici e burocrati, le condizioni per un’emergenza rifiuti nel Barese e, quindi, l’emanazione da parte di Emiliano di un decreto che preveda una riapertura forzata e anticipata delle due vasche di servizio/soccorso, saltando a piè pari anche le blande e accomodanti norme dell’emendamento targato PD che, di fatto, consentono la riattivazione della discarica.

Nel frattempo, si sono riunite, in maniera disgiunta, le Commissioni Ambiente dei Comuni di Conversano, prima, e di Mola, poi.

Nella riunione tenutasi lunedì 19 scorso, presso il Municipio di Mola, sia pure in assenza del numero legale, ha relazionato il RUP (Responsabile Unico del Procedimento) il dott. Leonardo Lorusso, funzionario del Comune di Conversano, che ha coordinato le attività di realizzazione, a Martucci, dei pozzi piezometri per il carotaggio e il prelievo dei campioni di acqua di falda.

Un tremendo flop si annuncia: dei sette pozzi previsti in origine, ne sono stati portati a compimento soltanto due, chiaramente insufficienti nel numero e nell’ubicazione per produrre quelle evidenze tecnico-giuridiche richieste dall’Assessora regionale all’Ambiente Maraschio per giungere allo stralcio del sito Martucci dal Piano regionale rifiuti.

Peraltro, Lorusso ha comunicato informalmente che i campioni delle acque di falda prelevati non hanno superato le soglie di CSC, cioè i valori di contaminazione, previsti dalla legge. In sostanza, le sostanze inquinanti sono presenti, ma sostanzialmente diluite nella falda profonda: si è infatti giunti ad una perforazione di 250 metri nel sottosuolo.

Una profondità eccessiva che attinge il flusso più cospicuo della falda, diluendo (come fu già asserito dal CTU ing. Boeri nel processo penale per disastro ambientale) sostanzialmente gli inquinanti e, quindi, non permettendo una puntuale caratterizzazione e, quindi, la dichiarazione di sito inquinato.

Se si fosse invece attinta la falda a profondità inferiori, probabilmente, i risultati sarebbero stati diversi.

Peraltro, i carotaggi non sono stati ancora analizzati: a detta di Lorusso i campioni si presentano di roccia compatta, con scarsi segni di eventuali infiltrazioni di agenti esterni, come potrebbe essere il percolato.

In sostanza, tutto “va bene signora la marchesa”: denaro e risorse pubbliche finite a tarallucci e vino, mentre sono oltre 33.000 metri quadri –  pari a 5 campi di calcio di serie A – di terreni esterni e contigui alla discarica, pieni di rifiuti seppelliti a pochi metri di profondità in campi coltivati, sui quali nessuna autorità interviene: né la Magistratura, né tantomeno i Comuni, l’Area Metropolitana e la Regione.

D’altra parte, nessuna tra le Autorità politiche, tecnico-amministrative e giudiziarie si interroga su quale fine hanno fatto e stanno facendo i milioni di litri di percolato (20 milioni di litri stimati dall’ARPA dal 2012 al 2019) prodotti dalla discarica e che continuano a prodursi nel tempo, in assenza di qualsiasi estrazione e conferimento agli appositi impianti di depurazione, fin dal sequestro giudiziario dell’aprile 2012.

E quindi, un fatto è certo: si continua a cercare il percolato nei posti sbagliati e in ogni caso con indagini assolutamente incomplete, insufficienti, fuorvianti. Perché? Imperizia o calcolo?

Chi tutela e difende il popolo inquinato? Chi è responsabile di questo ennesimo depistaggio?

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here