“CINQUE RACCONTI ARMENI”, UN VIAGGIO NEL MONDO DEI SENTIMENTI

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Il volume “Cinque racconti armeni“ (edizione Antares, 2017, 96 pp.) viene presentato nella traduzione dall’armeno di Aram Mkryan. Il testo si avvale della revisione di don Mario German, introduzione di Karnik Hovhannisyan e disegni di Marieta Arzumanyan.

 

di Siranusc Mariam Quaranta

UN VIAGGIO NEL MONDO DEI SENTIMENTI E NEL RAFFRONTO TRA LA VITA RURALE  E CITTADINA  ATTRAVERSO  I “CINQUE RACCONTI  ARMENI“

Esso racchiude cinque opere famose di prosa armena di alcuni tra i più rappresentativi scrittori che, a vario titolo, hanno segnato la letteratura nel loro paese. Ghazaros Aghayan, Hovhannes Tumanyan, Nar-Dos e Muratsan sono tutti vissuti tra la fine dell’800 e la prima metà del 900 in quella parte di Armenia incastonata nell’Impero russo, riflettendo nei loro lavori la mentalità, lo stile di vita e i valori etici della propria epoca.

Il libro è ben strutturato, partendo in modo strategico dalla biografia di ogni autore a cui fa seguito il racconto vero e proprio. Ulteriore elemento accattivante è la presenza per ogni novella di una illustrazione -tranne nell’ultima corredata da quattro disegni. Un singolo personaggio o un particolare elemento della storia, come il mulino, la laguna veneziana o il villaggio tra le montagne armene; vengono descritti con pochi tratti ben realizzati e stilizzati che catturano l’attenzione del lettore.

E’ da notare come le prime due storie presentino un carattere diverso rispetto alle successive, trattandosi infatti di racconti brevi, per bambini, molto veloci nella lettura e incisivi, che si soffermano sulla differenza tra la vita del paese e quella della città. Nelle tre narrazioni successive  gli scrittori  criticano la borghesia che distrugge i pricipi morali e cambia l’identità delle persone.

Cinque racconti armeni

Il primo autore è Ghazaros Aghayan (1840 – 1911), scrittore, educatore, storico e linguista, famoso soprattutto per la letteratura per l’infanzia e promotore della tradizione contadina. Ne “La capanna felice” la storia del figlio di un mugnaio è piena di sentimento e pathos sottolineando la veridicità assoluta dell’amore dei genitori rispetto a ogni ricchezza o talento.

Hovhannes Timanyan, poeta nazionale dell’Armenia (1860 – 1929), è l’artista a tutto tondo, creatore a Tblisi dell’importante circolo culturale Vernatun, e nelle sue opere ritroviamo l’amore per la vita contadina, le sue tradizione, le sue storie. Nel libro sono presenti due suoi lavori “Il mio amico Nesò” e “Il vecchio misterioso”. Nel primo si racconta la storia di Nesò, il quale a causa dell’estrema povertà non riesce a studiare, mentre gli altri amici si; l’autore analizza in modo vero e crudo il cambiamento che si crea nel gruppo di amici quando Nesò disperato e piangente da ragazzino ingenuo e narratore di fiabe, si rinchiude nel suo triste mondo contadino diventando un ladro, mentre il suo abbiente migliore amico continua gli studi in città arrivando perfino a fargli l’elemosina. Nelle due pagine del secondo racconto troviamo un vecchio che rivela la sua vera natura, manifestandosi al proprio interlocutore, solo alla fine.

Nar-Dor, pseudonimo di Mikayel Hovhannisyan (1867 – 1933), giornalista, scrittore armeno georgiano, esponente del realismo critico armeno, descrive l’uomo nelle sue qualità e caratteristiche  antropiche e morali. Qui viene presentato il diario di un uomo perduto, dal titolo “Io e Lui”.  L’autore  dice di esserne venuto in possesso rispettandone il costrutto e il titolo originario, svelando la tragedia e il declino dello scrivente. La novella è divisa in due parti “Io” e “Lui”. Nella prima parte troviamo l’Amore, con una descrizione di sensazioni e sentimenti verso la persona amata, che però dopo il suo  rifiuto genera tutta una serie di reazioni (sorpresa, rabbia, delusione, silenzio, vuoto). Queste man mano montano confluendo nel demone della vendetta che rimane inizialmente irrealizzata portando invece il giovane a impantanarsi in una vita imbruttita e apatica. Rivedere dopo cinque anni la ragazza determina nel protagonista la volontà di capire cosa ha determinato il suo declino: nelle sue ricerche quasi scientifiche si imbatte in un’opera italiana dal titolo “Vendetta”, per cui la seconda parte del racconto si intitola “Lui” in quanto si mettono a confronto i protagonisti del diario e della storia italiana. In questa seconda parte, ambientata a Venezia, i protagonisti sono la bella e ricca Giulietta e l’orfano suonatore di violino Antonio. Questo parallelismo porta a capire che “Io” viene da una famiglia borghese e cadendo non trova la forza di rialzarsi, mentre “Lui” da vagabondo e povero riesce a riemergere e risalire portando così a compimento la sua vendetta verso chi l’aveva umiliato.

L’ultimo autore è Muratsan (1854 – 1904), Grigor Ter Hovhannisian, originario di Artsakh, scrittore, viaggiatore, appassionato di monumenti storici, rovine, usanze e tradizioni culturali e religiose. Ne “Il Corvo di Noè“, il racconto più lungo del libro, il protagonista e l’amico Petros intraprendono una gita nei loro paesi natali, ritornando così alle origini, per ritrovare tutto ciò che si è perso vivendo ormai in città (aria pulita, buon cibo, natura incontaminata). Muratsan si sofferma proprio su come esista un’abissale differenza tra i concetti di necessità, di pazienza, di forza di volontà per chi vive in una grande città rispetto a chi vive in campagna. Appaiono chiari spunti sulle usanze religiose armene e su come siano cambiati alcuni valori all’interno del popolo, come anche l’importanza della vita contadina in cui permangono bontà, umiltà e fiducia contro la furbizia e la prevaricazione cittadina. Due sono le figure che emergono nella storia e che danno insegnamenti di vita: Padre Mukuch e Sargis della famiglia dei Vedi; sono loro che procureranno ai protagonisti sensazioni contrastanti e di turbamento.

E’ infine interessante notare l’evoluzione dei vari personaggi attraverso le storie e di come  tutte le emozioni e le pulsioni che possono dimorare nell’animo umano si manifestano, si scontrano e si sviluppano.

BIOGRAFIA

Aram Mkryan è nato a Yerevan il 9 settembre 1988, si è laureato in Filologia e Pedagogia presso l’Università Statale Linguistica V. Brusov di Yerevan e ha conseguito la laurea magistrale in Linguistica, completando anche un Master in Didattica dell’Italiano all’Università per stranieri di Perugia. In seguito ha ottenuto il dottorato in Psicolinguistica presso l’Istituto di Lingua Italiana Nazionale dell’Accademia Nazionale delle Scienze della Repubblica di Armenia. E’ stato docente di italiano presso la cattedra di Italianistica dell’Università Statale linguistica V. Brusov e ricercatore nell’Istituto di Lingua Italiana dell’Accademia Nazionale delle Scienze della Repubblica di Armenia. E’ autore di  articoli e saggi di linguistica comparata (l’italiano e l’armeno), pubblicati su varie riviste scientifiche. Dal 2019 lavora all’Ambasciata d’Italia in Armenia.

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