VITO “FORTHYTO” QUARANTA INTERPRETA ENZO DEL RE, CON IL RITMO DEL NOSTRO TEMPO

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Nella suggestiva cornice del monumentale Chiostro di Santa Chiara, lunedì 22 agosto è andato in scena l’omaggio del musicista Vito “Forthyto” Quaranta ad Enzo Del Re, il cantautore molese noto in tutti gli ambienti italiani della canzone di protesta e di denuncia sociale.

Ricordo ancora quando, nei primi Anni ’70, tra i giovanissimi molesi ci si passava voce su quel personaggio austero, a tratti burbero, dalla barba nera e fluente, il basco rosso, il volto spesso tetragono ma con gli occhi vivi, pungenti, indagatori, intelligenti.
 
Enzo Del Re al concerto del 1° maggio 2010, a Roma, in Piazza San Giovanni
E si cercava tra i vicoli del centro storico, tra le case addossate l’una all’altra, che respiravano a fatica nella calura estiva, tra Via Battisti e Corso Umberto, il “locale” dove Vincenzo (Enzo) Del Re, ma per tutti noi era “Carvaune”, si esibiva battendo ritmicamente su una di quelle sedie scabre ed essenziali, di quel legno duro e secco, che popolavano le case dei “bassi” di Mola.
 
Enzo Del Re e la sua mitica sedia
Da quella sedia e dallo schiocco della lingua sul palato, Enzo Del Re traeva i suoni ancestrali che davano vita, sapore, musica e mistica ai suoi testi: un’intera orchestra non avrebbe fatto altrettanto.
 
Ed erano testi dirompenti, sassate che arrivavano dritto in faccia, grandini grosse e pesanti come quelle che Enzo mandò giù dal cielo nero di quel pomeriggio di oltre dieci anni fa, in quel funerale contrastato.
 
Schiocchi di frusta contro i benpensanti e gli sfruttatori (che non mancavano), ma carezze di tenerezza e di dedizione per quel popolo minuto di molesi naviganti, braccianti, muratori che “Carvaune” cantava nell’incisione del suo primo lavoro: “Maul”, nel 1973, anno che vide un 11 settembre ante litteram, con il colpo di stato in Cile e la morte di Salvador Allende. 
 
Erano anni pieni e densi di lotte operaie e di contestazione studentesca e giovanile. E Mola, dopo un ’68 vissuto in sordina, era diventata una delle piazze più calde della provincia di Bari, con il radicalismo di estrema destra di Avanguardia Nazionale e la sinistra extra parlamentare di Lotta Continua che si fronteggiavano.
 
Anni molto difficili e anche violenti ma che portavano sulle spalle i giganti della politica, della letteratura, dell’arte che davano spessore e capacità critica alla lotta politica.
 
Leggevamo Pasolini, Moravia, Morante, Kerouac, Hemingway … e ascoltavamo i cantautori e i magnifici gruppi rock e pop di quegli anni: la mente si apriva, il mondo si leggeva con gli occhi e la coscienza dei maestri del sapere. Non sempre tutti buoni maestri, come purtroppo dimostrò il terrorismo che ne seguì, ma senz’altro un’epoca che oggi, nel vacuo rimbombare di strumenti mediatici potenti ma balordi e fatui, esercita il richiamo alla sostanza e al valore della cultura, quella vera.
 
Ed Enzo Del Re fu di quell’epoca uno degli interpreti della cultura popolare più autentici e assolutamente scevro dalle logiche di appartenenza di partito, anarchico e libertario com’era, refrattario al richiamo di qualsiasi “chiesa” rossa.
 
Ecco perchè la sua voce – profonda come i pozzi artesiani dispensatori di vita alla terra assetata e legnosa come gli ulivi contorti di un tempo – e la sua sedia, lineare e senza orpelli come le vite dei molesi del popolo che lui cantava, non moriranno mai.
 
Di quella voce, di quella sedia, nel tempo, il sistema dello spettacolo e dei politici in cerca di autore hanno cercato in ogni modo un’appropriazione indebita, un’apposizione di un marchio che non apparteneva a “Carvaune”, lui che vendeva le sue musicassette al mercato del sabato, come un ambulante qualsiasi, come un artigiano della musica e di quel “corpofonismo” che ne costituì la cifra più originale.
 
Enzo Del Re (foto di Timisoara Pinto)
Non così, e per fortuna, il lavoro nuovo e originale del Maestro Vito Quaranta, un musicista di solida formazione, scevro dal protagonismo ad ogni costo, cesellatore di indubbia tecnica, che ha riletto il lavoro di Enzo Del Re, con una versione strumentale di gran livello, conferendo attualità e freschezza ad un lavoro che, nell’eterna lotta per la dignità del lavoro e della persona, non perde mai significato.
 
 
“Forthyto”, come ama farsi chiamare, accompagnato da un gruppo di selezionati ed eccellenti musicisti e artisti (Marinella Dipalma, voce; Giorgio Vendola, contrabbasso; Francesco De Palma, percussioni; Vince Abbracciante, fisarmonica), con la sua chitarra e la sua voce modulata, ha scavato tra i tufi di “iende a terre” cantati da Enzo per riportare, in quest’era superficiale e banale, i concetti basici, primari e sostanziali della poetica di lotta e di protesta che “Carvaune” ha incarnato, tra i migliori interpreti italiani di ogni tempo, anche al di là della prestigiosa collaborazione con Dario Fo e Franca Rame.
 
da sinistra: Vince Abbracciante, Marinella Dipalma, Giorgio Vendola, Vito Quaranta, Francesco De Palma, al Chiostro di Santa Chiara (foto Mola Libera)
Nell’opera di rivisitazione, Vito Quaranta ha richiamato le sonorità che gli sono più congeniali, frutto della sua sensibilità culturale e musicale. 
 
Vito “Forthyto” Quaranta (Foto Mola Libera)
E quindi la sedia di Del Re si è arricchita di influenze jazzistiche, ben oltre il “corpofonismo”, con una ricchezza di suoni ed emozioni in ogni brano eseguito – dalla struggente “U’ navegande”, alle combattive “L’organezzaziaune nova“, “I pr’t“, “Mara Lueis“, alla malinconica “Maul“, a “Scitt’rà“, inno contro la superstizione, l’ignoranza, il razzismo, alla dissacrante “T’adore e t’ rengrazie” – che ha raggiunto il suo vertice nel travolgente “Ammenazze u’ murte“, apoteosi dello spettacolo, con una timbrica e un incalzare degli strumenti e della voce di Quaranta e di Marinella Dipalma, che ha fatto esultare il pubblico di Santa Chiara dallo stupore, con un applauso senza fine, fino alla conclusione con la scanzonata “Matalene“.
 
Una parte del numeroso pubblico presente (Foto Mola Libera)
I ringraziamenti degli artisti al pubblico plaudente (Foto Mola Libera)
Domenica 28, alle ore 21:00, nell’arena Castello – nell’ambito della serata dedicata annualmente ad Enzo Del Re, giunta alla quarta edizione, con la partecipazione di numerosi artisti – Vito Quaranta riproporrà alcuni dei suoi brani.
 
Ad maiora, Vito!
 
 
 

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