BIF&ST 2021: VALANGA DI APPLAUSI PER LEOS CARAX, L’ECCENTRICO GENIAL BARBONE

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Il regista di “Annette” stupisce e ammalia il pubblico del Bari International Film Festival: “I miei lavori nascono dal mio caos e poi mi circondo di persone competenti”.

Il Film “ANNETTE” di Leos Carax ha ricevuto una valanga di applausi. Durante la proiezione sembrava di essere nel teatro di un teatro.

Un lavoro girato in Francia, Germania, Belgio, Giappone e Messico.

La pellicola racconta di una coppia in attesa del primo figlio. Henry è un cabarettista, mentre Ann è una cantante lirica di fama internazionale. La nascita della loro prima figlia, Annette è una ragazza misteriosa dal destino eccezionale che sconvolgerà le loro vite.

Il regista racconta: “Otto anni per realizzare il progetto filmico, ricerca di fondi e giusto casting”.

Leos Carax è lo pseudonimo di Alex Christophe Dupont. Il nome d’Arte è l’anagramma del nome di battesimo e della parola: Oscar.

Il regista Leos Carax, al centro (foto di Daniela Ciriello)

Il regista e sceneggiatore francese sembra voglia apparire a tutti i costi un personaggio controcorrente, si concede in teatro con abiti consunti e come un adolescente invecchiato, finisce col lasciare il proprio segno alimentando nella platea uno stato di tensione.

La parola d’ordine è: “Mi raccomando, state attenti a non toccare la sua suscettibilità”. Preferisce rispondere alle domande di Jean Gili, in Inglese. Sorprende la sua affermazione: “I miei lavori nascono dal mio caos e poi mi circondo di persone competenti”.

Figlio di Joan Osserman, giornalista nota per la sua critica cinematografica e di Georges Dupont, giornalista franco-americano, è noto anche per la sua infanzia burrascosa, anzi per dirla con le sue stesse parole di qualche tempo fa: “Da ragazzino ero proprio una canaglia. Rubavo dischi e li rivendevo ai miei compagni di classe”.

Geniale e sregolato per certi versi, sembra che si sia avvicinato così alla musica carambolando; è così che ha scoperto David Bowie e Iggy Pop. Insofferente alle regole, dopo corsi di studio all’università di ‘Paris III’ dove entra in contatto col pianeta Cahiers du cinéma, si fa girovago e, viaggiando per il mondo va alla scoperta di se stesso, insofferente alle formalità.

Felice Laudadio (a sinistra) premia il regista francese Leos Carax (foto di Daniela Ciriello)

Con pochi mezzi, molta fatica e determinazione realizza nel 1980 il suo primo cortometraggio: “Strangulation Blues” (Diciasette minuti) col quale vince un premio al festival giovanile di Hyéres del 1981.   

Nel 1984 il suo lungometraggio “Boy Meet girl” i cui protagonisti sono: Denis Lavant e Mireille Perrier, girato in bianco e nero, viene presentato alla settimana internazionale della critica di Cannes dove riceve una nomination come miglior opera prima al premio César.

E così nel 1986 porta all’attenzione del pubblico l’opera: “Rosso Sangue” con Michel Piccoli, Denis Lavant e Juliette Binoche. Seguono altri quattro lavori.

In “Annette” la sua matassa ingarbugliata, ma esigente trova soluzioni straordinarie e simboliche come, per esempio rappresentare la piccola con una marionetta, forse una metafora di bimbi vissuti come pupazzi sballottati negli ingranaggi dello spettacolo della Vita che, pur apparendo meraviglioso è grottesco e incapace di cogliere il mistero di un baco che porta in sé il futuro di possibili ali variopinte.  

Leos Carax (a sinistra) con Felice Laudadio, Direttore del Bif&St (foto di Daniela Ciriello)

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