ESILIO E NOSTALGIA PER LA PATRIA LONTANA NEI RICORDI DI SCUOLA DEL PROF. SIMONE

2
283

Da Ulisse ad Enea, da Ovidio a Seneca, da Dante a Foscolo e alla manzoniana Lucia: ricorrendo a questi autori e personaggi il prof. Dionisio (Dino) Simone ne trasmetteva il valore ai suoi studenti.

di Dino Simone

Ricordi di scuola  – Seconda parte

(da “Per correr miglior acque”, passim)

Un gradito ritorno

  Si dice che il colpevole ritorni sempre sul luogo del delitto. È quello che è successo anche a me qualche anno fa. Ci sono cascato. Ma era un’occasione troppo ghiotta.

     Ero stato invitato al Liceo Ginnasio “Domenico Morea” di Conversano (ora Istituto Comprensivo “S. Simone – D. Morea”) per un incontro-dibattito con le terze liceali del Classico sul mio libro Come un gabbiano. L’esodo da Pola settant’anni dopo, che gli studenti avevano letto in precedenza.

     È stata una grandissima emozione.

     Mi è sembrato di tornare indietro negli anni e non ho saputo resistere alla tentazione. E allora, dopo le presentazioni ufficiali, tra la sorpresa generale, mettendo per un momento da parte gli esuli istriani, ho iniziato il mio intervento leggendo metricamente e traducendo, come facevo quarant’anni fa, in quelle stesse aule, i versi di Virgilio:

«Tìtyre, tù patulæ’ // recubàns sub tègmine fàgi

sìlvestrèm / tenuì Musàm / meditàris avèna;

nòs patriæ’ finìs // et dùlcia lìnquimus àrva,

nòs patriàm fugimùs; // tu, Tìtyre, lèntus in ùmbra

fòrmosàm / resonàre docès / Amarýllida sìlvas.

Titiro, tu sdraiato al riparo di un ampio faggio

vai componendo un canto silvestre con il flauto sottile;

noi la terra dei padri lasciamo e i cari campi,

noi fuggiamo dalla patria; tu, Titiro, placido all’ombra

insegni ai boschi a riecheggiare il nome della bella Amarillide».

                                                        (Virgilio, Bucoliche I,  1-5)

     Nel mio libro, infatti, avevo citato l’inizio della prima ecloga virgiliana, in cui sono contrapposti Melibeo, il pastore costretto dalla guerra ad allontanarsi dai luoghi che amava, e Titiro, più fortunato, che conserva il possesso del suo podere, a proposito dell’esodo da Pola, parlando di “esuli” e “rimasti”, esuli quelli come noi che scelsero di partire, “rimasti” quelli che restarono perché accettavano il nuovo regime comunista.

Pola 1947: imbarco sul piroscafo Toscana degli esuli istriani

Il nostro esodo non fu una “pulizia etnica”, come ha precisato più volte lo storico Raul Pupo, fu invece un allontanamento coatto, perché il governo jugoslavo creò le condizioni ambientali sfavorevoli che spinsero istriani e dalmati a “scegliere” di andarsene, attraverso il diritto di “opzione”.

     Poichè i ragazzi, dopo l’iniziale sorpresa, hanno seguito compiaciuti la mia lettura e hanno molto apprezzato il collegamento fra la mia diretta esperienza di profugo istriano e i miei ricordi di scuola, ne ho approfittato per presentare loro, sullo stesso argomento, i versi del poeta greco Teognide:

«Ho sentito il grido acuto della gru

che annuncia  agli uomini il tempo

dell’aratura: nera fitta avverto in fondo al cuore

perché altri possiedono i miei campi fecondi,

e i muli non è per me che tirano l’aratro».

                 (Teognide, Elegie  I,  1197-1201, trad.  Marina Cavalli)

     Sono questi, due tra i molti passi di autori italiani, latini e greci sul tema dell’esilio e della nostalgia per la patria lontana che ho letto e commentato in tanti anni di insegnamento, da Ulisse ad Enea, da Ovidio a Seneca, da Dante a Foscolo e alla manzoniana Lucia.

Il libro è stato pubblicato nel 2017 e ristampato nei giorni scorsi

 

2 Commenti

  1. Sono di parte,ovviamente, avendo vissuto le medesime esperienze! Ma questo agile libretto può essere gradito anche da chi non conosce il dramma dell’esilio : il sentimento della nostalgia, infatti, è ben noto a tanti, specie a chiunque abbia dovuto separarsi da ciò che gli era carissimo. Una gradevole, toccante lettura.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here