“LE 10 REGOLE PER UNA CITTA’ TURISTICA”… SEI ANNI TRASCORSI INVANO…

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Gli anni trascorrono… ma la vivibilità per i cittadini residenti e per quanti arrivano da fuori, in specie se ospiti per soggiorni paganti, lascia sempre più a desiderare. Riporto qui, a beneficio dei lettori, oggi, 27 settembre 2021, a distanza di 6 anni dal primo articolo che pubblicai nel settembre 2015 sul mensile “Città Nostra”, che allora dirigevo, le “Dieci regole per una città turistica”. Regole, non esaustive ma esemplificative, ovviamente valide innanzitutto per una ottimale qualità della vita dei residenti, ancor prima che per l’utilità a favore dei visitatori e dei turisti. Ecco quanto fu pubblicato a suo tempo e che rimetto alla riflessione attuale dei lettori, con alcune brevi considerazioni conclusive odierne.

3 settembre 2016

Giusto un anno fa, nel numero di Settembre 2015 di “Città Nostra”, pubblicammo un editoriale a mia firma dal titolo “Le dieci regole per una città turistica”.

Poiché un anno è trascorso senza che nemmeno uno di quegli obiettivi sia stato centrato, ma neppure avvicinato, riteniamo di fare cosa utile ripubblicando qui l’articolo.

Mentre altri Comuni costieri a noi prossimi, come Polignano e Monopoli, hanno raggiunto buoni standard di presentabilità turistica ma anche di qualità della vita per i propri cittadini, Mola continua a manifestare vasti segni di degrado. E la situazione si aggrava anziché attenuarsi.

Il Sindaco, gli assessori, i consiglieri comunali di maggioranza e di minoranza, i funzionari comunali si interroghino sulla grave situazione di ingovernabilità del nostro centro cittadino, della sua area portuale, del suo fronte mare. E trovino risposte serie e credibili per fare uscire Mola da una decadenza che sembra inarrestabile.

Non sono soltanto il porto e il lungomare ad insabbiarsi: le sabbie mobili della vecchia politica e dell’improduttiva “macchina amministrativa” stanno affondando Mola.

Ecco l’articolo di un anno fa (settembre 2015), ancora pienamente valido e attuale:

LE DIECI REGOLE PER UNA VERA CITTA’ TURISTICA

di Andrea G. Laterza

Mentre scrivo queste note, gran parte dell’estate è ormai alle nostre spalle. Tra poco, dopo la Festa patronale, che fa da tradizionale spartiacque, Mola tornerà alla “normalità”: le scuole riapriranno, le spiagge torneranno a farsi deserte, il fronte mare si spopolerà e restituirà il ritmo della risacca sugli scogli, la piazza e le principali vie cittadine perderanno la loquacità degli incontri estivi.

Tra la seconda metà di settembre e la fine di ottobre, quando il clima è ancora dolce, Mola conosce forse la sua stagione migliore: il traffico è meno aggressivo, le passeggiate sono più salutari e benefiche, le chiacchiere con gli amici si fanno più rilassanti e quiete.

Sono in tanti ad aspettare che passi la “buriana” estiva per riprendere un ritmo normale ai propri giorni. Eppure, l’estate dovrebbe essere vista dai molesi come la stagione dalle uova d’oro: apportatrice di benessere e ricchezza per l’intera città. Vi sono in tutta Italia centinaia di comuni medio-piccoli, come il nostro, che, grazie all’intensa e ben organizzata attività turistica estiva, accantonano notevoli risorse per il resto dell’anno, alla stregua di formiche che riempiono la dispensa per i mesi invernali. Il reddito si distribuisce a cascata sull’intera popolazione, direttamente o indirettamente, beneficiata dal turismo.

A Mola questo non accade: il caotico periodo estivo riempie le tasche di pochi, mentre procura disagi in gran parte della cittadinanza. Come ben scrive Nicola Lucarelli, nell’articolo che leggerete nelle prossime pagine, il nostro è uno pseudo-turismo alla “mordi e fuggi”. Un arrembaggio a poche e delimitate zone centrali, per tre mesi all’anno, di gente in arrivo dalle periferie baresi e dalle cittadine dell’entroterra per consumare un “fast food” alla buona, che genera cumuli di rifiuti, sporcizia, disordine, caos automobilistico. E che porta un flusso di denaro limitato a qualche decina di esercizi commerciali, senza alcuna estensione concreta alla catena economica cittadina.

Per di più, questo sgangherato turismo “mangereccio” non fa altro che aggravare la condizione già precaria della nostra qualità di vita. E così, un’intera area (quella che gravita intorno al mercato ittico) si trasforma in una “terra di nessuno”, dove si sovrappongono, in un caos indescrivibile, auto parcheggiate alla meglio, tavolini all’aperto a perdita d’occhio, griglie e braci, inutili e ingombranti tendoni, giostre fuori luogo, fruttivendoli improvvisati e una distesa di macchine che occupa (purtroppo da sempre) la banchina portuale. Non se la passa meglio il nuovo fronte mare, con aiuole ridotte a terra brulla semi-occupate da tavolini e gazebo, bidoni di rifiuti lasciati alla rinfusa, pavimentazione sporca.

Mola può aspirare a diventare un paese turistico di medio livello, soltanto se uscirà dal deleterio cliché del “mordi e fuggi”, innanzitutto valorizzando le proprie risorse storico-artistiche-architettoniche, e dandosi delle regole ben precise. E’ quanto fanno tutte le cittadine che possono fregiarsi per davvero di un turismo di qualità, apportatore di benessere diffuso.

Ecco 10 regole che determinano il successo dei veri paesi turistici:

1) Polizia Municipale efficace ed efficiente, con agenti dislocati in strada in numero adeguato e operativo, con almeno un presidio fisso in zona centrale.

2) Strade ben asfaltate, basolati e marciapiedi ben tenuti, con pulizia scrupolosa di ogni ambiente pubblico (vie, piazze, lungomare, fontane monumentali, palazzi comunali) e igiene diffusa in tutto il tessuto urbano con porta-rifiuti in numero sufficiente, disinfezioni e lavaggi costanti e accurati di strade e piazze.

3) Nessun rifiuto abbandonato per le strade: raccolta differenziata efficiente con incentivi alle famiglie virtuose e punizioni esemplari per i trasgressori.

4) Viabilità ordinata e ben regolata da semafori funzionanti, con estese zone pedonali e a traffico limitato disciplinate da sistemi di video-sorveglianza per il controllo degli accessi, anche in funzione antivandalismo, aree a parcheggio ampie e decentrate con costanti collegamenti al centro tramite bus navetta non inquinanti (elettrici e/o a metano).

5) Decoro cittadino e arredo urbano ottimale: facciate degli edifici pulite e ben tenute con un “piano cittadino del colore”, buona illuminazione, panchine in ordine, nonché gazebo, ombrelloni, sedie e tavolini esterni di bar, pizzerie e ristoranti uniformi per forma, stile e colore. Parco pubblico per il tempo libero o, comunque, aree a verde diffuse, ben curate e rigogliose per varietà di piante e di fiori.

6) Rispetto del suolo pubblico da parte degli esercizi commerciali senza occupazioni ed estensioni improprie.

7) Punti turistici informativi gestiti da personale esperto, in grado di parlare le principali lingue estere.

8) Marketing territoriale esercitato dalla Pro-Loco (o da agenzia specializzata), in grado di attrarre tour-operator di livello internazionale per un turismo di fascia medio-alta: mettendo “in rete” palazzi, chiese, teatri, musei, beni storico-artistici e caratterizzandoli con spettacoli, mostre, rassegne musicali, feste religiose, sagre di buon livello, offerte culturali ed eno-gastronomiche per una migliore fruizione dei turisti ad elevata capacità di spesa, peraltro agganciando l’offerta locale a quella del sud-est barese (mare, trulli, grotte).

9) Ricettività qualificata e di buon livello con alberghi e bed & breakfast condotti in maniera professionale, anche dislocati sul territorio con il sistema dell’”albergo diffuso”, nonché un sistema di negozi convenzionati (abbigliamento, oggettistica, prodotti di gastronomia tipica, vini pugliesi, ecc.) per offerte competitive e promozionali ai turisti.

10) Zone balneari pubbliche ben attrezzate, pulite e mantenute da personale specializzato con attenzione alla salubrità delle acque e alla sicurezza dei bagnanti; aree portuali per il diporto nautico, ordinate e presidiate, con adeguati servizi a terra.

In tutta onestà, chiediamoci: quanti e quali di questi dieci fattori di successo soddisfa Mola? Probabilmente quasi nessuno. E allora – a cominciare dal Sindaco, dalla Giunta Comunale e dal Consiglio comunale, per finire a ciascun cittadino, passando per l’associazionismo locale -, bisogna prendere coscienza che c’è moltissima strada da fare.

Occorrono idee e programmi, ma innanzitutto la volontà politica delle istituzioni e la consapevolezza diffusa dei singoli che soltanto attraverso una vera rinascita e rigenerazione della mentalità collettiva potremo traguardare l’obiettivo di un vero paese turistico, iniziando dal benessere generale dei suoi abitanti, affinché a Mola sia bello e piacevole viverci per 365 giorni all’anno.

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27 settembre 2021

Fin qui la riproposizione di quanto scritto nel settembre 2015 e nel settembre 2016.

Ora, in tutta onestà, possiamo dire che il tempo sia trascorso fattivamente, con realizzazioni concrete che abbiano soddisfatto almeno qualcuno dei parametri elencati?

Prevengo già una delle obiezioni che mi furono mosse all’epoca sul punto relativo alla ricettività alberghiera e dei B&B. Sappiamo che a Mola esistono alcune buone strutture, condotte con criteri certamente professionali, tuttavia tali strutture sono assolutamente insufficienti nel numero e nella fascia di alta gamma, se si vuole per davvero proporre sul mercato turistico la nostra città ad un pubblico non solo vasto ma anche ad alta capacità di spesa, in epoca post-covid.

Quanto al decoro urbano, non basta l’asfaltatura in corso di alcune strade (arrivata dopo notevoli proteste dei cittadini) per segnare una vera inversione di rotta. E’ senz’altro qualcosa, ma non basta assolutamente: una città ordinata per i propri cittadini e, in ogni caso, per i turisti presuppone una tenuta di tutte le strade e marciapiedi cittadini in buone condizioni, con una messa a regime completa, prima straordinaria e poi con una manutenzione ordinaria costante nel tempo.

Peraltro, la situazione degli sversamenti illeciti di rifiuti nelle campagne è ulteriormente peggiorata dal 2015 ad oggi, con il fenomeno dei roghi tossici e cancerogeni, che ha avuto addirittura una drammatica impennata negli ultimi anni, senza che provvedimenti efficaci di vero contrasto siano mai stati intrapresi.

Insomma, quei 10 punti da adempiere (e altri i lettori potrebbero senz’altro aggiungerne altri perchè, ripeto, si tratta soltanto di un’esemplificazione assolutamente non esaustiva) non sono stati assolutamente centrati dalle amministrazioni che si sono succedute dal 2015 ad oggi, oltre che a causa della debolezza del tessuto imprenditoriale e sociale.

Ma vi è purtroppo di più.

Nonostante i continui proclami propagandistici, Mola non appare assolutamente una cittadina proiettata adeguatamente nel futuro, con un’economia rivolta con successo all’offerta turistica: la nostra città continua ad essere una comunità caratterizzata da notevoli ritardi in ogni campo, tra i comuni con i peggiori indicatori socio-economici e demografici dell’intera Area Metropolitana.

Partire dall’adempimento di quelle 10 basilari regole può essere la base per iniziare non solo a colmare il divario, ma soprattutto per dare una seria prospettiva identitaria alla nostra cittadinanza, sempre più sfiduciata e disillusa da una classe dirigente inadeguata, camaleontica, trasformista e gattopardista.

1 commento

  1. Parallelamente all’articolo citato aggiungo e ricordo le frasi roboanti ma di mascherata e invana speranza, di un noto e attuale politico pugliese che diceva è affermava (comicamente) qualche anno fa: stiamo lavorando e lavoreremo affinché al nord’Italia si stupiscano nel non riconoscere più la gente che arriva dal meridione (ma per via del loro accento forse s’intendeva..? Ma tutto il resto..!?). Guardate, l’accento dialettale difficilmente lo mascheri.. occorre frequentare scuole di dizione (per correggere l’inflessione dialettale) o accademie teatrali ecc. Comunque confermo che c’è una tendenza da allora, da parte dei genitori nei confronti dei figli, a non insegnare loro più il dialetto e neanche a farlo parlare o ascoltare ecc.. Ebbene, questo è un sonoro scandalo demenziale delirante ecc ecc. Ascoltate bene allora: se veramente si vuole fare qualcosa di concreto serio ecc per il Sud Italia (Mola compresa), occorre cominciare inizialmente a mandare al Sud gli insegnanti del Nord Italia (gli autoctoni del Nord per capirci), almeno nelle scuole primarie… Riflettiamo ragioniamo bene e a fondo su queste considerazioni, se vogliamo capirci qualcosa di vero e logico, altrimenti..!?

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