CONSUMO DI SUOLO: LE PROPOSTE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA E LE PRIME RIFLESSIONI DI “MOLA LIBERA”

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Il circolo molese del PRC (Partito della Rifondazione Comunista) ha formulato le sue idee per il contrasto al deleterio fenomeno del “consumo di suolo”. Il nostro giornale prosegue nelle sue riflessioni sul tema.

Riceviamo da Francesco Pietanza, coordinatore del circolo molese di Rifondazione Comunista, e pubblichiamo:

Una riflessione pubblicata sulla pagina Biodiverso crediamo debba aprire un dibattito più ampio.

     La riflessione riguarda il crollo del prezzo delle angurie, con la conseguenza che gli agricoltori decidono di non raccoglierle perché non sarebbe conveniente se si rapportano i costi di raccolta e quelli di vendita. Più o meno stesso destino hanno subito anche il melone, le patate ed altri prodotti della terra.

     Una delle contraddizioni di questo ciclo produttivo, si dice nella riflessione, è che alcuni prodotti hanno una valutazione (imposta) che è minore di quella dei Rifiuti Solidi Urbani (RSU). Sono più remunerativi se finiscono in discarica, per chi gestisce le discariche non certo per chi coltiva la terra. Il costo del rifiuto, infatti, è maggiore del prezzo riconosciuto agli agricoltori.

     La riflessione che dovrebbe essere aperta riguarda proprio la Terra. Una Terra che sta perdendo via via il suo valore riproduttivo in termini di agricoltura e di prodotti da valorizzare sulle nostre tavole. Perdendo questo valore riproduttivo ne rimane solo quello produttivo, ossia quanto vale un pezzo di terra per costruirci una casa o farci passare sopra il raddoppio della SS16.

     Con urgenza la Politica ed in modo particolare la nuova Giunta comunale dovrebbe aprire un tavolo per discutere di questi argomenti, da una parte per proteggere e rilanciare gli interessi della nostra agricoltura e dall’altro per proteggere gli interessi collettivi della nostra Terra ed evitare che sia svenduta alla continua urbanizzazione e condannata ad un devastante consumo di Suolo.

     In particolare le nostre proposte sono:

1. moratoria almeno triennale di nuove licenze edilizie se non riguardanti direttamente attività di recupero dell’esistente;

2. agevolazioni fiscali ai proprietari delle abitazioni che decidono di affittare a canone concordato (es. esenzione iniziale e successiva riduzione delle tasse comunali);

3. verifica incrociata sugli immobili tra le utenze, le proprietà e la residenza per portare alla luce gli affitti non correttamente regolarizzati;

4. per le abitazioni tenute sfitte da oltre 10 anni, valutare la fattibilità di azioni di esproprio e riposizionamento obbligato degli immobili sul mercato delle locazioni;

5. per quanto riguarda il sostegno alle produzioni locali in difficoltà, creazione di un mercato comunale dei prodotti che subiscono un crollo dei prezzi con ordinazione e vendita diretta ai consumatori (una “sedia” comunale).

     Facciamo qualcosa.

     DifendiaMola.

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NOSTRO COMMENTO

di Andrea G. Laterza

Innanzitutto, è opportuno avere ben chiare le idee su cosa si intende per “consumo di suolo”.

Certi di fare cosa utile ai lettori, richiamiamo qui il link all’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) che si diffonde ampiamente sul concetto e sulle sue implicazioni:

https://www.isprambiente.gov.it/it/attivita/suolo-e-territorio/il-consumo-di-suolo

In ogni caso, è molto positivo che un partito politico si interroghi finalmente in merito al “consumo di suolo” sul nostro territorio comunale: sono infatti finora molto poche le prese di posizione di forze e movimenti politici in merito.

Il consumo di suolo nell’Area metropolitana di Bari (fonte ISPRA)

Certo, non a caso. Si sa benissimo che è l’attività edilizia a muovere fin dalla ripresa nel secondo dopoguerra la vita politica cittadina, con interessi che sono andati sempre più crescendo nel corso dei decenni, fino ad arrivare a vere e proprie correnti trasversali a tutto l’arco politico, che più volte chi scrive ha definito come “il partito del mattone e del cemento”.

Non c’è bisogno di fare molti esempi sul modo dissennato con il quale si è costruito nel tempo, ma è opportuno citarne i più eclatanti:

1) la distruzione sistematica della fascia costiera con una cortina di case e ville “licenziate” come depositi agricoli e invece trasformate in una lunga colata di cemento, in specie sul litorale nord, nel periodo previgente all’entrata in vigore del Piano Regolatore Generale (PRG) del 1985, tuttora vigente, con il risultato di accessi al mare spesso sbarrati, di osceni “muri sul mare” che interrompono perfino la continuità del lido (da garantire in ogni caso come da codici e costituzione vigenti).

Muro sul mare lungo il litorale sud Mola – Cozze. La bozza del Piano Comunale delle Coste non ne fa alcun cenno

2) la realizzazione di due grandi lottizzazioni abusive nei primi anni del decennio ’90 del secolo scorso: costruzioni prima sequestrate e poi confiscate a seguito di sentenza passata in giudicato della Cassazione nel 2013 e che, tuttavia, nonostante un voto del Consiglio comunale dell’ottobre 2019, finalizzato alla loro demolizione, sono ancora in piedi.

3) un’intensiva espansione delle periferie non prevista dal PRG vigente, ma attuata principalmente dall’arch. Berlen, sia in veste di Assessore che di Sindaco, con il benestare della prof.ssa Barbanente, coeva Assessora regionale all’Urbanistica, con accordi di programma operanti in variante automatica al Piano regolatore, senza una concreta valutazione degli standard urbanistici e, quindi, con una pesante disarmonia e scollamento con il tessuto urbano preesistente, carenza di servizi essenziali, costi esorbitanti per il mantenimento delle nuove opere di urbanizzazione, ecc.. Il tutto mentre la popolazione già si contraeva e invecchiava.

4) un’assenza totale, assoluta, di un piano di recupero delle aree urbane centrali (borgo antico, centro storico sei-ottocentesco) e semi-centrali (“Mola Bianca”), con una deriva gravissima in termini di degrado urbano, di case abbandonate e senza alcuna prospettiva di compravendita, di trasferimento in blocco di migliaia di persone in zone di recente costruzione.

La scuola elementare di Via Trento, chiusa per inagibilità dal Sindaco Berlen nel febbraio 2010 e mai più riaperta. Al momento, non esiste un programma di recupero o di trasformazione. E’ uno degli esempi più eclatanti di degrado e abbandono della “Mola Bianca”

L’assalto cementizio al territorio continua: di recente è sorto un nuovo, grande quartiere, il PIRP Cerulli, già degradato nel suo verde (con centinaia di alberi di nuova piantumazione fatti morire per assoluta inerzia degli amministratori comunali) e altre più piccole ma significative edificazioni si stanno aggiungendo, come il Contratto di Quartiere della “Trinità” e chissà cos’altro bolle nella fervida pentola dell’assessore per diritto divino.

Le proposte di Rifondazione comunista possono aprire un dibattito: “Mola Libera” ha già scritto varie volte in proposito e continuerà a farlo con specifiche linee di intervento.

Non è il momento di discutere i suggerimenti politici del PRC. Ci sarà tempo e modo, anche se alcuni sono condivisibili e altri molto meno, come ad esempio il punitivo esproprio proletario delle case sfitte: basterebbe aumentare la tassazione per avere una loro quasi immediata ricollocazione nel mercato degli affitti e delle compravendite.

Ora ci preme sottolineare come il “consumo di suolo” non sia un’invenzione degli ambientalisti, ma un tema di assoluto rilievo e impatto sulla nostra vita di tutti i giorni e, soprattutto, con riflessi che diventeranno sempre più crescenti con le generazioni alle quali consegneremo, con gravi colpe, il nostro territorio.

Basta citarne alcuni, già oggi ben visibili:

a) la distruzione della fascia costiera – con l’interruzione delle lame, delle falde acquifere che sboccano a mare – ha provocato la crescente salinizzazione delle acque sotterranee, anche a moltissimi chilometri di distanza, con pesanti impatti sull’agricoltura;

b) ha favorito il dissesto idrogeologico e aumentato l’effetto delle piogge torrenziali dovute al cambiamento climatico (alluvione del settembre 2006, con addirittura il cedimento del viadotto sulla Lama di Monsignore – Cala delle Alghe, che ha ormai probabili “tempi di ritorno” sempre più ravvicinati: anche 25-30ennali);

Alluvione 26-09-2006 – Allagamento sottopassaggio stazione ferroviaria
Alluvione 26-09-2006 – Allagamento di Via San Sabino

c) la cementificazione ha sottratto spazi importantissimi per l’habitat marino e favorito l’intenso inquinamento antropico da plastiche e altri materiali non biodegradabili, con gravi danni per le specie ittiche, oltre ad accelerare il fenomeno dell’erosione costiera;

d) la cortina di case e ville sulla costa a stretto ridosso del mare ha pressochè distrutto la pregiata coltivazione del pomodoro di Mola e di altre specie orticole tradizionalmente presenti, con forti danni alla “biodiversità”;

e) l’intensa attività edilizia privata sulla costa ha impedito un efficace insediamento di attività antropiche collettive per il tempo libero, lo sport, la vita all’aperto, impedendo così una fruizione sana e corretta degli spazi in riva al mare, oltre che impedendo anche la piantumazione di aree del litorale in funzione ecologica per la ricostituzione della macchia mediterranea, un importante polmone verde a beneficio della Natura e dell’Uomo;

f) i nuovi quartieri di espansione hanno impermeabilizzato il suolo, impedendo il naturale ruscellamento delle acque nel sottosuolo, che, aggiunto alla carenza di reti pluviali sotterranee, portano a maggiori rischi di allagamenti, e molti se ne sono già verificati negli scorsi anni (inondazione sistematica del sottopassaggio di Via Manzoni e zone adiacenti, oltre che delle parti basse di Mola: lungomare, piazza, zona di Loreto, ecc.).

Auspichiamo che le proposte contenute nel comunicato del PRC e le nostre prime riflessioni sul tema, costituiscano motivi di dibattito maturo e costruttivo tra le forze politiche e i lettori, favorendo un’inversione di tendenza nella visione urbanistica degli amministratori.

Mai, infatti, come ora vi è una totale assenza di visione programmatoria del nostro territorio, di assenza di una seria prospettiva di gestione equilibrata: in tal senso, gravissime responsabilità reca la pluriennale presenza (ormai più che ventennale) dell’arch. Berlen alla guida dell’assessorato più strategico della pubblica amministrazione locale.

Nonostante la recente e prevedibile riconferma effettuata da un Sindaco a corto di idee e di respiro politico, le sue dimissioni sarebbero un gesto di forte assunzione di responsabilità personale a fronte di un fallimento più che conclamato.

Un’altra immagine del muro sul mare che impedisce l’accesso alla spiaggia pubblica per centinaia di metri sul litorale nord

 

 

 

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