CRISI POLITICA, DAUGENTI: “SINDACO, SI DIMETTA!”

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La lettera aperta del nostro lettore Fabio Daugenti al Sindaco di Mola, con l’invito alle dimissioni a seguito della formale apertura della crisi politica dopo il voto negativo del Consiglio comunale sul fondamentale provvedimento di salvaguardia degli equilibri di bilancio.

Riceviamo dal sig. Fabio Daugenti e pubblichiamo:

Spettabile Redazione,

di seguito vi allego la mia lettera aperta al Sindaco di Mola Colonna ringraziandovi anticipatamente per la vostra disponibilità e pubblicazione sul vostro giornale online.                                                                                                                               

All’illustrissimo Sindaco del Comune di Mola di Bari

Egregio Signor Sindaco in questa lettera aperta le scrivo in qualità di giovane cittadino che segue i fatti della cosa pubblica, per rappresentarle la difficoltà e per alcuni tratti, l’imbarazzo che provo (e le posso garantire di essere in buona compagnia) nel cercare di capire quanto sta accadendo dentro e fuori il palazzo di Città.

Ribadisco è difficile e per alcuni tratti veramente imbarazzante cercare di capire cosa tiene ancora a galla questa amministrazione, ancor di più dopo i due consigli comunali tenutisi il 28 e il 30 Luglio ultimo scorso.   

Il rischio che si passi dall’inconcludenza politico-amministrativa al patetico si palesa sempre di più, ed il paese non lo merita!!

Al termine del disastroso (per lei e la sua compagine) consiglio comunale del 30 Luglio, nella sua modesta replica alle condivisibili riflessioni del consigliere Michele Palazzo, a cui si sono aggiunte quelle del consigliere Gallo e Daniele(gli altri consiglieri non sono potuti intervenire visto che Lei e i suoi seguaci avete preferito sottrarvi al confronto, squalificandovi).

Lei come se nulla fosse accaduto, ha continuato a far finta di nulla e a vaneggiare circa “il lavoro abnorme fatto” mentre le condizioni in cui versa il Paese raccontano decisamente altro.

A questo punto, se questi sono gli esiti del suo “lavoro abnorme”; se questo è il meglio che siete riusciti a fare per il paese, allora riposatevi, non vi sacrificate più e lasciate ad altri l’onore e l’onere di far ripartire questo paese.

Che immagine della politica stiamo consegnando al Paese? Se si ha la coscienza a posto come lei pure dice di avere, non si scappa dal confronto anche se aspro in consiglio comunale, per andare a cena con i suoi sodali, così come riportato da una testata giornalistica locale.

Recuperi un po’ di razionalità, tolga il paese dall’imbarazzo in cui lo avete precipitato, tragga le giuste conseguenze e si dimetta.

Anche il barone Cosimo Piovasco di Rondò nel racconto il Barone rampante di Italo Calvino, si interrogava sul fatto che siamo in un paese dove capitano le cause e non gli effetti. Quanto aveva ed ha ragione!!

E visto che si tratta di una lettera aperta vorrei rivolgermi anche ai giovani consiglieri dissidenti e dire loro che se veramente credono a quello che hanno dichiarato, allora non possono che portare avanti la loro battaglia di libertà intrapresa, con un solo suggerimento, anche questo preso dal Barone rampante, da cui la prima lezione che potremmo trarre è che la disobbedienza acquista un senso solo quando diventa una disciplina morale più rigorosa e ardua di quella a cui ci si ribella.     

Saluti.                                                                                   

Fabio Daugenti

 

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