L’ASSESSORE BERLEN E LA SUA PARABOLA DISCENDENTE: SINTOMO DELLA CRISI MOLESE

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L’arch. Nico Berlen calca le scene della politica, con una breve interruzione, da ormai 25 anni. Un tempo infinito che, stante le sue reiterate promesse, avrebbe dovuto significare per Mola una chiara rinascita urbanistica e socio-economica. Purtroppo, tutti gli indicatori statistici, demografici e socio-economici, mostrano una città in profonda sofferenza, sempre più depauperata e incapace di risalire la china del sottosviluppo. Ecco perchè il Sindaco Colonna, se vorrà azzerare la Giunta per una nuova ripartenza, farebbe bene a sostituire Berlen. Per quali precise motivazioni e con chi? Ve lo diciamo in questo articolo.

Il consigliere Michele Daniele, nel corso di un suo intervento in una seduta di Consiglio comunale, ha definito l’Assessore Berlen una persona dotata di una “incredibile e indefessa capacità di lavoro”.

E, in effetti, l’arch. Nico Berlen, e non da oggi, è sicuramente uno dei politici molesi, o meglio un tecnico prestato alla politica, tra i più alacri lavoratori. Ore e ore nel suo ufficio comunale senza badare al tempo che passa, immerso nella quotidiana attività politico-amministrativa di due assessorati strategici e complessi: urbanistica e lavori pubblici.

La sua lunghissima attività a servizio del Comune di Mola è iniziata nel 1996 con la prima Giunta Cristino, con l’assessorato ai lavori pubblici e, quindi, dal 2000, sommandovi quello all’urbanistica, si è protratta in continuità fino al 2010 (per ben 14 anni consecutivi: 9 da Assessore e 5 da Sindaco, con interim ai due assessorati).

Nico Berlen in veste di Sindaco nel quinquennio 2005-2010 e di Assessore ad interim di Urbanistica e Lavori pubblici.

Quindi, 5 anni da consigliere comunale di minoranza (dal 2010 al 2015), ma molto ascoltato dall’Assessore pro tempore Sebastiano Delre (che qualche tempo fa lo ha definito, nel corso di una seduta consiliare, “il faro che illumina di luce il nostro Comune“), una breve interruzione dal 2015 al 2018 (al tempo della Giunta Di Rutigliano e della successione gestione commissariale), e oggi di nuovo al comando degli stessi assessorati, da oltre tre anni nella Giunta Colonna.

Da una lunghissima attività amministrativa di lungo corso, come quella esercitata dal tecnico Berlen nelle stanze del potere più alto, una cittadina come Mola avrebbe dovuto beneficiare con grande profitto, sia per la competenza specifica che per quella di applicazione al lavoro.

Ma è stato così?

Purtroppo, alle premesse non sono seguiti i fatti concreti.

Se si guarda alla storia urbanistica e dei lavori pubblici di Mola degli ultimi 25 anni (dal 1996 ad oggi), quasi tutta vissuta sotto l’egida concettuale e operativa di Berlen amministratore pubblico, ci si accorge che i risultati complessivi sono stati modesti, quasi inesistenti.

L’unico risultato concreto conseguito da Berlen, come esito della sua gran mole di lavoro, è stato il programma Urban che, tuttavia, alla fine è stato una grossa montagna che ha partorito un esile topolino.

Infatti, al di là della felice prima esperienza da assessore ai lavori pubblici con la Giunta Cristino i (1996-2000), che produsse il brillante recupero di numerose piazzette fino a quel momento lasciate nell’abbandono e nel degrado, l’unica vera trasformazione urbanistica concettualizzata e realizzata da Berlen è stata la realizzazione del nuovo fronte mare nord, peraltro con gravi carenze sotto il profilo funzionale e contenutistico, mentre nulla è stato concretizzato in termini di una nuova e originale concezione urbanistica della città.

Innanzitutto, Berlen non è riuscito (qualcuno si spinge a dire che non ha voluto), nel corso della sua lunghissima permanenza al potere, a varare alcuno strumento urbanistico, pur indispensabile: quindi, sono rimasti ancora da redigere e approvare non solo il PUG (Piano Urbanistico Generale), lo strumento principe della programmazione che dovrà prendere necessariamente il posto dell’ormai obsoleto PRG (Piano Regolatore Generale) vigente, ma anche i più specifici: Piano comunale delle coste, Piano Urbano della mobilità sostenibile, Piano regolatore del porto. Tutti in divenire, è vero, ma sempre immersi in un iter nebuloso da troppi anni.

Mola vive quindi un presente urbanistico alla giornata, senza alcuna visione prospettica, se non quella di un’espansione ad oltranza delle periferie, proprio mentre da ben oltre un quindicennio la popolazione si contrae e invecchia, e le vaste zone storiche (dal borgo antico alla “Mola Bianca”, passando per il vasto nucleo sei-ottocentesco), conoscono un inarrestabile degrado, con centinaia di case cadenti in vendita, assenza di servizi e di parcheggi, carenza di verde (l’unico polmone, Piazza degli Eroi, lasciato in uno stato deplorevole), commercio al dettaglio ridotto al lumicino, gravi omissioni (come il colpevole abbandono dell’edificio della ex scuola elementare di Via Trento: chiuso dallo stesso Berlen nel febbraio 2010), assenza totale di cura delle opere pubbliche, prima restaurate e poi abbandonate al degrado e al vandalismo senza alcun contratto di manutenzione.

La scuola elementare di Via Trento, chiusa per inagibilità dal Sindaco Berlen nel febbraio 2010 e mai più riaperta. Al momento, non esiste un programma di recupero o di trasformazione, mentre il degrado avanza inarrestabile

Una situazione che un urbanista accorto avrebbe già definito da tempo da grave allarme rosso, correndo ai ripari: innanzitutto varando un Piano di recupero, vero e concreto, di queste zone centrali di Mola, per arrestarne la totale deriva e, anzi, per rilanciarle, riempirle di significato e sostanza urbanistica, economica e sociale.

La risposta di Berlen è invece assente: l’assessore si è preoccupato nel corso degli anni non di rivitalizzare il vecchio cuore di Mola e di dare una visione prospettica all’intera città, ma di perseguire da un lato un’urbanistica scenografica (ma con scarse ricadute economiche e turistiche) nel “salotto buono” di Mola (lungomare e piazza XX Settembre) e dall’altro di varare piani di espansione delle periferie, accentuando la dicotomia tra un centro cadente e depauperato e i nuovi e distanti agglomerati che necessitano di importanti stanziamenti di bilancio per il loro mantenimento (strade, verde, servizi primari e secondari, illuminazione, pulizia e decoro, ecc.).

Il nuovo quartiere del PIPR Cerulli: appena realizzato, centinaia di alberi sono morti per assenza di acqua

Oggi, a distanza di oltre tre anni dall’insediamento della Giunta Colonna, la sua attività di assessore sta ricalcando esattamente il copione del passato: Berlen prepara prima il terreno con studi, progettazioni, incarichi e consulenze, quindi lancia convegni tematici e utilizza strumenti di marketing e di comunicazione per dare enfasi alla fase 2, che si traduce in appalti di opere pubbliche nella seconda metà del mandato per raccogliere, quindi, i frutti elettorali alla fine del quinquennio.

Il Sindaco Giuseppe Colonna e l’Assessore Nico Berlen con l’ex Assessore regionale ai Trasporti e Lavori Pubblici Giovanni Giannini

Una strategia che non sempre gli è andata bene: il flop della mancata rielezione a Sindaco, nel 2010, a causa della disillusione popolare provocata dal magro esito del programma Urban, è ancora una ferita aperta per l’assessore Berlen.

Peraltro, la scarsa capacità realizzativa di Berlen è figlia delle sue errate convinzioni.

Come ha avuto modo di dichiarare più volte in Consiglio comunale, egli infatti ritiene necessari fino a 6-7 anni per l’ultimazione di un’opera pubblica: un tempo ormai biblico se si pensa che altri comuni dell’area metropolitana riescono a concretizzare lavori complessi in tempi decisamente più brevi.

Da ultimo, l’Assessore Berlen ha orgogliosamente rivendicato di avere una o più “visioni” per Mola. Ma di queste “visioni”, il cui termine in altri tempi avrebbe evocato pellegrinaggi, non si riesce a scorgere alcunchè di veramente utile e concreto, ancorchè futuribile per Mola.

Se le sue “visioni” sono una Mola con una schiera di “casette galleggianti” in un porto all’attuale mercè dell’illegalità o fantascientifiche macchine per catturare l’energia del moto ondoso (mentre nel frattempo non si riesce ancora ad effettuare il dragaggio del porto insabbiato), c’è da dare poco credito al “visionario”.

Il rendering delle casette galleggianti nell’area portuale

 

L’insabbiamento del porto in una foto dall’alto del 28 maggio 2021 offerta a Mola Libera dal nostro lettore Gianfranco Berlingerio

La verità è piuttosto semplice: Berlen è l’uomo sbagliato nel posto sbagliato.

Mola ha bisogno di ben altro al comando dello strategico doppio assessorato all’urbanistica e lavori pubblici.

Serve una persona (uomo o donna che sia) che sappia innanzitutto “leggere” con attenzione e con i necessari approfondimenti i dati demografici e socio-economici della realtà cittadina.

E su quella base costruire non una “visione” (che, appunto, sa tanto di apparizioni evanescenti) ma una “missione”, cioè una strategia che:

1)Affronti, innanzitutto, la risoluzione della drammatica situazione di attuale degrado urbano con adeguati strumenti operativi.

2) Normalizzi, quindi, il vivere civile nella nostra comunità con ogni adeguato servizio al suo supporto, dando esecuzione piena a tutte le parti rimaste inevase dell’attuale Piano Regolatore Generale, in termini, di utilizzo delle aree per attività collettive.

3) Concretizzi un nuovo strumento urbanistico (PUG -Piano Urbanistico Generale) che sancisca l’unitarietà del territorio, ricucendo quanto egli ha nei fatti “strappato” nel corso del suo impegno amministrativo (centro urbano depauperato e periferie cresciute in maniera abnorme, in specie considerando il forte calo demografico di Mola) e recuperando, rilanciando e valorizzando le aree urbane storicamente consolidate che, a seguito della perniciosa “visione” berleniana, non hanno fatto altro che impoverirsi di servizi e degradarsi.

4) Attui senza tentennamenti una politica di consumo “zero” del suolo, impegnandosi ad impedire nuove espansioni edilizie delle periferie, in assenza di una ripresa demografica (peraltro improbabile).

5) Abbia ben chiaro il percorso da seguire per facilitare insediamenti produttivi, oltre ad attività del terziario avanzato e del turismo di qualità.

Ecco perchè il Sindaco Colonna se vorrà – oppure, obtorto collo, dovrà – azzerare la Giunta comunale, quale condizione per portare avanti il suo mandato fino alla scadenza naturale, ne approfitti per sostituire l’Assessore Berlen.

All’inizio Colonna e l’Ufficio Tecnico Comunale soffriranno una crisi di astinenza, ma ben presto si accorgeranno, sollevati, che l’eccesso di protagonismo e lo stakanovismo di Berlen saranno prontamente dimenticati se il suo posto al 5° piano del palazzo municipale sarà preso da chi ama più Mola del suo ego, da chi non ha “visioni” e, al contempo, tecnicismi esasperati e solipsismi operativi, ma ha invece chiarezza d’intenti, linearità politico-amministrativa con buone capacità gestionali e motivazionali del lavoro altrui, e comprensione, in maniera molto approfondita, delle dinamiche demografiche, sociali ed economiche della società locale.

Ecco, quello che serve a Mola è un buon urbanista che creda nella programmazione unitaria del territorio, non nella deregolamentazione e nella gestione urbanistica “a pezzi” del tessuto cittadino attraverso i deleteri “accordi di programma”, con la compiacente Regione, in deroga al PRG.

Ma che sia al contempo un esperto di sistemi complessi, con capacità manageriale nel coordinare il lavoro degli uffici (non nel sostituirsi ad essi), e un buon conoscitore delle regole dello sviluppo delle economie locali.

Colonna si metta alla ricerca: esistono senza dubbio giovani molesi esperti, e ovviamente in ambito metropolitano, che hanno queste caratteristiche.

Il tempo di Berlen “deus ex machina” è scaduto ormai da qualche lustro con la sua rovinosa caduta della sua stagione da sindaco. Tenere in vita surrettiziamente gli ectoplasmi politici, ancorchè tecnici, non è mai un buon viatico.

Si rischiano visioni notturne indigeste dopo una qualche “cena di consolazione” di troppo.

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