“GLI STATI GENERALI DELLA CULTURA PER AVVIARE LA RINASCITA DI MOLA”

0
545

Appello del Centro Documentazione Piero Delfino Pesce – e fatto proprio da un gruppo di personalità che ruotano attorno al mondo della cultura locale – per la convocazione degli Stati Generali della Cultura.

Riceviamo dal prof. Nicola Fanizza, ideatore e coordinatore del “Centro di Documentazione Piero Delfino Pesce” e pubblichiamo:

Mola è stata a lungo una città culturalmente viva, una città che ha saputo coniugare la dimensione agricola e, insieme, la dimensione marinara con progetti, iniziative e figure politiche e culturali che l’hanno posta all’attenzione del contesto locale, nazionale e internazionale.

(nel video “Maul” di Enzo Del Re)

https://www.youtube.com/watch?v=coFRTiBC_Uc

Il mondo della scuola, il cinema, il teatro, le librerie, il valore documentario del museo degli antichi mestieri, di archivi e biblioteche, una tradizione musicale e artistica, la presenza di scrittori ed editori, l’archeologia, i parchi e il patrimonio culturale diffuso sono stati l’espressione e al tempo stesso il crogiuolo della modernità molese per buona parte del ‘900.

Senza andare troppo lontano nel tempo, a partire dagli anni ’50, i molesi si erano conquistati il primato mondiale nella coltura del carciofo, tanto è vero che più di un terzo della superficie agraria del nostro paese veniva utilizzata per le carciofaie. Fiorivano anche le attività marinare. Accanto ai pescatori che svolgevano la loro attività sottocosta o su pescherecci che operavano a Siracusa o a Levante, vi erano migliaia di marittimi, imbarcati sulle grandi navi.

A loro volta, negli anni ‘60/‘70, gli studenti molesi si sono resi protagonisti di inedite alleanze per la difesa dei diritti delle donne, di lavoratori e lavoratrici molesi e non, ma anche nell’immaginare un diverso sistema di istruzione.

Un documento eccezionale: la prima pagina de “La Sveglia”, luglio 1969, che riporta la cronaca dello sciopero dei marinai molesi e dell’inedito interesse dei giovani studenti alla loro lotta sindacale

Tuttavia, a partire dagli anni Ottanta, gli attacchi sempre più gravi di un fungo parassita – il Verticillium dahliae – avviarono un inarrestabile declino della coltura del carciofo, revocando in causa quel primato che i contadini molesi si erano conquistati nei decenni precedenti. Questi ultimi furono costretti a riconvertire le loro carciofaie con le vigne a tendone coperte da teloni, che comportavano l’impiego di notevoli capitali. Non tutti, però, disponevano del danaro necessario. Da qui l’insorgenza di una crisi da cui l’agricoltura molese non si è più sollevata.

Sempre negli stessi anni, le politiche liberiste contribuirono a determinare una crisi progressiva della marineria italiana. Le grandi compagnie di navigazione con sede nei cosiddetti paradisi fiscali (Montecarlo, Panama, Liberia, ecc.) – pur continuando, inizialmente, a mantenere in servizio ufficiali italiani – sostituirono la bassa forza, reclutando marittimi in Corea del Sud o nelle Isole Filippine, pagandoli di meno. Da qui l’origine di una crisi irreversibile che portò alla disperazione alcune centinaia di marittimi molesi che furono abbandonati al loro destino di disoccupati o di precari. 

(nel video: U’ Navegande di Enzo Del Re)

https://www.youtube.com/watch?v=AXjPUn7WEiw

Gli anni Ottanta furono anche quelli del riflusso, del Saturday night fever, anni che coincisero con il lento declino delle organizzazioni degli studenti e dei collettivi politici studenteschi in particolare.

Quella crisi ha influito sullo spazio sociale del nostro paese, poiché diventò il fuoco da cui si originò una deriva che mise a dura prova il tessuto delle relazioni degne. E tuttavia la crisi non riuscì a spegnere del tutto le energie intellettuali e artistiche dei molesi. Se mai, le ha progressivamente confinate, individualizzate, frammentate, rese meno visibili e sempre più marginali nelle politiche e nelle pratiche urbane, ma non le ha distrutte.

Il recupero del castello spagnolo e dei parchi urbani, la riconfigurazione del porto e soprattutto del lungomare insieme al recupero della memoria e documentazione marittima e agricola nell’ambito delle attività della ricerca storica, sono stati questi gli interventi più qualificanti che negli ultimi decenni hanno vivacizzato il tessuto urbano, sociale e culturale del nostro paese.

Lo scorso anno, proprio nel momento in cui la crisi, con l’insorgenza dell’epidemia da Corona virus, è diventata più acuta, sono stati dati alle stampe e pubblicati non pochi volumi di storia, arte e cultura del territorio molese, senza contare quelli di narrativa, ed altri se ne preannunciano. Quest’anno è iniziata persino l’avventura editoriale di una rivista. Tutto ciò sta dimostrare che Mola, sul piano dell’effervescenza culturale, sta vivendo un periodo straordinario, un periodo che non ha precedenti.

La cultura, come risposta a una sfida, è una chance, potrebbe rappresentare, infatti, la base per un’uscita dalla crisi. Da qui l’esigenza di rimuovere le solite politiche culturali che negli ultimi decenni sono state caratterizzate dalla logica deformante dell’evento e sempre meno guidate da una coerente visione strategica di crescita culturale della comunità. 

Tutti gli operatori culturali di questo paese avvertono da troppo tempo l’esigenza di poter disporre, finalmente, di una Biblioteca comunale, di un Polo culturale e di un Archivio storico che siano davvero fruibili.

Come esponente del mondo della cultura cittadina il Centro Documentazione Piero Delfino Pesce sollecita pertanto l’apertura di un dibattito tra tutti i soggetti interessati a qualificare le attività tecniche-culturali e la gestione dei beni culturali, auspicando politiche all’altezza delle tradizioni della città come luogo di cultura. Da qui il suo impegno a convocare per l’estate che viene gli Stati Generali della Cultura a Mola.

La cultura merita di più per il suo valore universale come strumento di crescita democratica e civile della società, ma anche, in primo luogo, come leva strategica per un rilancio della città e del territorio.

 La politica è invitata, ma per ascoltare!

L’invito è comunque aperto, ed è possibile aderire al manifesto inviando una mail all’indirizzo nicolafanizza@tim.it

(Il link per consultare il sito on line “Centro di Documentazione Piero Delfino Pesce)

http://www.centrodocumentazionepierodelfinopesce.it/

 

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here