NADA, LA RAGAZZA CHE CANTO’ PER GUARIRE IL MAL D’ANIMA DI SUA MADRE

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E’ andato in onda il 10 marzo, su Raiuno, il film per la TV “La bambina che non voleva cantare” tratto dal libro “ Il mio cuore umano” ( Blu Atlandide Edizioni), scritto da Nada Malanima, da tutti conosciuta solo col nome di battesimo, protagonista delle scena musicale italiana, soprattutto, tra la fine degli anni ’60 e gli anni 70.

di Tinta Anna Valentini

NADA: LA MUSICA COME “CURA”

Dal principio ero indecisa se vedere o meno questo film anche perché le biografie, in genere, vengono portate sugli schermi solo quando il protagonista è bello che deceduto e Nada, invece,  è viva e vegeta.

E, tra l’altro, non è un’artista di cui si sente parlare tanto spesso negli ultimi tempi, anche se negli anni la sua produzione musicale si è arricchita anche di brani di un certo spessore, spazzata via nel tempo la leggerezza di canzoni come “Amore disperato” o tipici del pop anni ’80.

Però la curiosità ha prevalso sulla diffidenza, soprattutto dopo aver sentito l’intervista rilasciata da Carolina Crescentini, che interpreta il ruolo di Viviana, la madre di Nada.

Carolina Crescentini (a sinistra) ha interpretato Viviana, la madre di Nada

E’ su questo personaggio e il suo rapporto con la figlia che si basa prevalentemente il film, piuttosto che sulla figura di Nada cantante e dei suoi successi, sebbene si concluda, poi, con la partecipazione al Festival di Sanremo.

Su questo personaggio e sul disagio psichico di cui la mamma dell’artista ha sofferto per lungo tempo è prevalentemente incentrato il lavoro televisivo.

Viviana è una donna bella, innamorata della sua famiglia, ma incapace di vivere pienamente la propria dimensione per colpa di una forte depressione.

Parliamo della fine degli anni ’50, periodo in cui si sapeva davvero poco di questa patologia. E sembra quasi che la sorte abbia voluto giocare con le parole se pensiamo che la sofferenza di Viviana viene definita spesso “male dell’anima” e il cognome di Nada, “Malanima” appunto.

La sorte ha voluto giocare affinché la bambina che portava quel cognome divenisse la cura capace di curare il male che minava la sanità mentale della mamma.

Viviana passa le sue giornate a letto, non riesce a trovare interesse per nulla, nemmeno per i preparativi del matrimonio della figlia maggiore. La sua è la tipica vita di chi soffre: nel buio e nel silenzio si nutre la speranza di mettere a tacere i propri demoni, di non farsi inghiottire dal senso di vuoto che la divora. Anche quando la vita ha uno scopo, anche quando c’è chi ha bisogno di noi.

Nada ama quella mamma così assente. Aspetta dietro la porta della camera da letto che lei esca con un sorriso e una speranza. Ma la porta non si apre mai.

E Nada deve accontentarsi delle attenzioni del padre paziente e della nonna affranta (nel film interpretata da Nunzia Schiano, già vista nel ruolo di Rosa ne ” Il Commissario Ricciardi”).

Persone semplici che di fronte a un problema più grande di loro non possono che continuare ad amare e aspettare che qualcosa accada.

Viviana viene affidata alle cure di un giovane medico che le somministra degli psicofarmaci, ma la vera medicina, o almeno così pare, è molto più semplice.

Non ha prezzo nè bisogno di prescrizione medica, perchè è l’amore della figlia, il suo desiderio di vedere sua mamma rinascere, a qualsiasi costo, con qualsiasi sacrificio.

Nada dimostra di avere propensione per il canto sin da bambina e quando suor Margherita  scopre il suo talento durante un improvvisato coro della chiesa, (“Noi non andiamo in chiesa perché siamo comunisti” dice la piccola Nada) si sente in dovere di intervenire affinché quel talento, quella ricchezza, non vengano sperperati.

E’ proprio la voce della bambina a risvegliare Viviana dal torpore, dal suo sonno profondo. La voce è un balsamo per la sua anima malata e Viviana riprende a vivere.

Vede nella figlia la possibilità di un cambiamento, di una vita diversa, al di là della campagna, dei polli venduti al mercato, della dimensione in cui si consuma la sua giovinezza. Viviana riprende colore, sorride è entusiasta e trova nel talento di Nada uno stimolo per andare avanti.

La bambina, sebbene riluttante, prende lezioni di canto dal maestro Leonildo (Paolo Calabresi) e perfeziona la tecnica, anche se per lei la musica non è lo scopo della sua vita, è un passatempo come tanti altri e giura a se stessa che non canterà mai davanti alla gente.

Ma non riuscirà a mantenere fede al suo giuramento perchè sa che quando la mamma è triste solo la sua voce riesce a farla sorridere, ragion per cui la bambina, sebbene non voglia cantare, deve farlo, deve fare violenza su se stessa, per amore di quella mamma strana e infelice.

Gli anni passano e Nada cresce. Viviana vive i suoi alti e bassi, il suo umore viaggia sulle montagne russe. Nei momenti di “up” si dedica alla figlia, la iscrive ai concorsi canori e spera che la strada per il successo sia ormai spianata, anche se Nada soffre ogni volta che deve esibirsi, perchè forse non è quello che vuole. O forse non vuole cantare solo per assecondare sua madre.

Ormai ha 15 anni (la interpreta Tecla Insolia, già vista nella fiction “Vite in fuga” con Claudio Gioè e Anna Valle), è una giovane donna che vuole definire i confini della propria esistenza, per questo motivo si scontra con Viviana e ribadisce il diritto alla propria felicità, a coltivare le proprie passioni e desideri.

Tecla Insolia, nell’interpretazione di Nada

Viviana sembra non capire i bisogni della ragazza e nei suoi momenti “down” non trova conforto nella musica e nemmeno nei farmaci e i medici cercheranno la risposta al suo dolore nell’elettroschock.

La fiction si chiude con la partecipazione di Nada al Festival di Sanremo con “Ma che freddo fa”.

Il giuramento di non cantare più in pubblico ormai non ha senso, perché il pubblico ha riconosciuto in lei una nuova voce della musica italiana, una nuova antidiva da ammirare e ascoltare. Ma tutto questo è un peso troppo gravoso per la fragilità mentale di Viviana: ha sognato il successo per la sua Nada ma nel momento in cui quel successo è a portata di mano le fa paura e preferisce fuggire.

Durante il film viene raccontato un aneddoto sull’origine del nome Nada. Viviana era incinta e una zingara aveva previsto che avrebbe avuto una femmina. Quando aveva cercato di ricompensarla per il suo vaticinio la zingara aveva risposto ” Nada, nada…”

Niente, niente. Quel niente che per anni aveva cercato di inghiottire Viviana, ma che Nada riuscì in parte a sconfiggere grazie alla sua voce.

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