LA MINISERIE “WACO” E GLI OSCURI RETROSCENA DI UN MISTERO AMERICANO

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Ecco le riflessioni della scrittrice Tinta Anna Valentini sullo sceneggiato, di recente andato in onda in Tv, che ripercorre l’assedio di Waco, una località del Texas, nel 1993.

di Tinta Anna Valentini

Tinta Anna Valentini

WACO: MORIRE IN NOME DI DIO O DELL’AMERICA

La terra delle opportunità, della democrazia, della libertà riconosciuta nelle sue molteplici forme, inclusa quella di aggregazione e di culto: questa è ed è sempre stata, agli occhi dei più, l’America.

Ma la storia, ahimè, insegna che non sempre quanto espresso sulla carta corrisponde alla realtà. Almeno questa è l’idea che ci si fa, da profani dei fatti concreti, talvolta distorti da stampa e opinione pubblica, vedendo la miniserie “Waco”, mandata in onda di recente su Paramount Channel.

Waco è una cittadina del Texas divenuta tristemente famosa per un fatto di cronaca controverso e raccapricciante, soprattutto perché a farne le spese sono stati soprattutto donne e bambini.

Ma prima di parlare della serie in sè bisogna fare un passo indietro, un passo che sfiora la storia dei movimenti religiosi e di quelle che genericamente sono denominate “sette”.

Quando sentiamo questa parola il nostro pensiero corre a Charles Manson e all’omicidio di Sharon Tate ma, senza sfociare in fatti di sangue e aberrazioni, si considera setta qualsiasi forma di aggregazione tra individui, capeggiati da un leader spirituale, professanti un “credo” che si discosta dalla dottrina predominante e ampiamente riconosciuta.

Ogni religione “diversa” potrebbe, quindi, essere considerata una setta, se non fosse che il termine è usato prevalentemente in senso dispregiativo per definire gruppi di pensiero vicini all’eresia o abituati a pratiche contrarie al buon senso e alla morale comune.

Al di là di quali siano le ragioni della loro nascita e delle differenze insite, tutte le sette hanno delle caratteristiche che le accomunano:

1) la presenza di un leader spirituale, in genere di sesso maschile, che esercita il potere carismatico (è stato scelto da Dio per rappresentarlo sulla terra oppure ha la piena conoscenza delle scritture e della loro interpretazione e cose simili) sugli adepti.  Spesso si tratta di un individuo che nella società riveste un ruolo marginale, ha origini umili o un passato travagliato.

2) i fedeli non si incontrano solo in un luogo di culto, ma spesso condividono la quotidianità e vivono in spazi comuni, come se fossero un’unica grande famiglia. Questo li porta a rallentare o rompere i contatti con parenti e amici e a chiudersi in una “bolla” che ha ben poco a che fare col mondo reale 3) c’è sempre una qualche pratica imposta dal leader e accettata dai fedeli che riguarda la sfera sessuale. In alcuni casi è favorito l’uso di droghe per facilitare il consenso e allentare i freni inibitori.

Il leader sprituale protagonista dei fatti di Waco si chiamava Vernon Wayne Howell, ma aveva cambiato il suo nome in David Koresh ( nella versione televisiva interpretato da Taylor Kitsch)  e i seguaci della sua setta, nata dopo varie vicissitudini che non mi dilungo a raccontare, da una costola del movimento Avventista, si chiamavano Davidiani.

Koresh riteneva di essere il messia incaricato da Dio di interpretare e diffondere la sua parola “Mio padre, che siede nel trono celeste, mi ha dato il libro con sette sigilli. E se le Bibbia è vera, io sono Gesù Cristo” e la sua dialettica, unita ai modi cordiali e alla bella presenza, riuscirono a convincere circa un centinaio di persone ad entrare a far parte della sua “setta”.

I Davidiani, provienienti da ogni parte degli USA e oltre, avevano età, estrazione sociale e formazione differenti ( vi facevano parte anche studenti di teologia) ma pendevano tutti dalle labbra di David di cui seguivano i dettami. La loro sede era in una specie di fortezza sita nella zona di Waco chiamata Mount Carmel e in essa risedevano interi nuclei familiari, alcuni dei quali si erano costituiti proprio in seno alla  comunità religiosa.

Koreshi predicava l’astinenza sessuale e la consigliava alle coppie, ma ciò non gli impediva di avere rapporti sessuali con tutte le donne (anche minorenni) presenti nella “comune”, che considerava sue mogli. Di conseguenza tutti i bambini nati in quel contesto erano suoi figli. Figli a cui era legato affettivamente e a cui si dedicava senza alcuna distinzione.                

Pare che fossero false le voci messe in giro contro il gruppo religioso e il suo leader di molestie sessuali ai danni dei bambini, come false erano le voci che pronosticavano un suicidio di massa dei Davidiani.

Vero è, invece, che disponevano di un vero e proprio arsenale di armi e munizioni, che usavano per partecipare a fiere e mercari e che, probabilmente, sarebbero serviti più come mezzi di difesa che di offesa.

Al di là di questi elementi la vita dei Davidiani si svolgeva in modo abbastanza pacifico. Nessuno aveva intenzione di allontanarsi dal gruppo o creare problemi agli altri o alla collettività. Uno degli ultimi adepti David Thibodeau (interpretato da Rory Culkin, fratello del bambino protagonista di Mamma ho perso l’aereo) ha raccontato in un libro la sua versione dei fatti su quello che fu definito “l’assedio di Waco” a decise di arrendersi e mettersi in salvo, pagando il suo debito con la giustizia.

E da questo libro, oltre che da quello scritto dall’agente negoziatore Gary Noesner ( interpretato dall’attore Michael Shannon) è tratta la sceneggiatura di questa miniserie. Il che ci fa ritenere che i fatti narrati non siano pura finzione, ma abbastanza rispondenti alla realtà.

Realtà che si tinse di giallo prima e di rosso ( sangue) dopo, quando l’ATF informata della presenza di un arsenale nella sede di Mount Carmel intervenne con l’inganno ( nel film John Leguiziamo interpreta un agente infilitrato che cercherà di bloccare l’attacco armato, simpatizzando, alla fine per i Davidiani) per farsi strada nella comunità davidiana e perquisire la fortezza con modi che da pacifici divennero violenti. Ciò portò alla morte sia di agenti dell’ ATF che di Davidiani, col conseguente affidamento del caso all’FBI.

L’agente Noesner tentò di instaurare un dialogo con Koresh in modo che la questione si concludesse con la resa del leader e dei suoi adepti senza spargimento di altro sangue, ma la situazione presto sfuggì di mano. Koresh, sebbene gravemente ferito, non si consegnò, come promesso e auspicato all’FBI, ma prese tempo per scrivere un discorso in attesa di un segno di Dio.

Iniziò così l’assedio di Waco che dal 28 febbraio si concluse solo 19 aprile 1993, dopo 51 giorni di quello che sembrava il gioco del gatto col topo. E il topo era Koresh e la sua gente, vittime di una strategia che minava a logorarli psicologicamente. Noesner, che avrebbe voluto gestire la cosa in modo pacifico, fu esautorato dal suo incarico.

L’FBI per avere il consenso dell’opinione pubblica diffuse la notizia che i Davidiani stavano meditanto un suicidio di massa, quindi passò all’uso di mezzi pesanti, quasi si stesse combattendo una guerra!

Messo alle strette e convinto di non poter fare più nulla Koresh e il suo più stretto collaboratore si suicidarono, mentre donne e bambini cercarono rifugio in un bunker, da cui non uscirono più. Le granate lacrimogene usate a fini intimidatori dall’FBI si rivelarono altamente infiammabili e l’incendio che produssero, ben presto, divenne indomabile. Della fortezza di Mount Carmel rimase solo cenere e poco più. Delle 76 persone, di cui 25 bambini, soffocate dalle esalazioni e divorate dalle fiamme, non rimase nulla.

L’FBI, narra la cronaca, disse che furono i Davidiani stessi ad appiccare l’incendio. Ma prove dichiarazioni raccolte in seguito confermarono che i fatti andarono come descritto nella fiction.

Una brutta pagina di storia americana, in cui a pagare le spese furono individui la cui unica colpa fu, da quello che le immagini ci mostrano, quella di amare un uomo comune credendolo un Messia.

E’ questa una ragione valida per morire?

L’assedio di Waco è stata un’operazione di polizia condotta negli Stati Uniti nel 1993 per espugnare un ranch di Waco (Texas) nel quale aveva sede l’organizzazione dei davidiani, una setta religiosa. L’assedio durò 50 giorni: cominciò il 28 febbraio e si concluse il successivo 19 aprile con l’incendio del ranch, in cui persero la vita 76 persone (fra cui 24 cittadini del Regno Unito, più di 20 bambini e due donne in gravidanza), compreso il leader della setta, David Koresh (da Wikipedia)

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