DOVE C’ERA UN MURO, ECCO LA CAPITALE EUROPEA DELLA CULTURA 2025: GORIZIA E NOVA GORICA INSIEME

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È di questi giorni la notizia, riportata da quasi tutti i quotidiani, che ci riempie di gioia e di orgoglio: un’altra città italiana, dopo Matera (nel 2019), sarà capitale europea della cultura (nel 2025). Questa volta la scelta è caduta su Gorizia e su Nova Gorica (pron. Gorìza). Il prof. Dino Simone racconta come, dalla divisione e dalle profonde ferite inferte dalla Guerra, oggi la collaborazione tra le due città di confine abbia portato ad un risultato storico.

di Dino Simone

Il prof. Dionisio (Dino) Simone

Come profugo giuliano anche a me la notizia fa molto piacere, sebbene le ferite della Seconda Guerra Mondiale non si siano ancora completamente rimarginate, perché non si possono cancellare con un colpo di spugna le atrocità delle foibe e la “pulizia etnica” compiute dall’esercito comunista jugoslavo dopo l’occupazione di Gorizia, di Trieste e dell’Istria. Conseguenza di tutto questo fu l’esodo massiccio degli italiani dalla Venezia Giulia e Dalmazia nel corso di circa un decennio  (1943-1954).

Dopo anni di ostilità, di odio, sono stati instaurati rapporti di buon vicinato e anzi di collaborazione tra Gorizia (Friuli-Venezia Giulia) e Nova Gorica (Slovenia).

Addirittura le due città, messi da parte gli storici risentimenti, unite da intensa cooperazione, si sono impegnate a fondo per diventare (con la tedesca Chemnitz) capitali europee della cultura 2025. È un esempio di cultura “frontaliera”, di buon vicinato, in cui le diversità sono considerate una ricchezza e un esempio di perfetta integrazione.

Il dramma di Gorizia era cominciato alla fine della guerra persa dall’Italia. La città era stata divisa in due: il centro storico all’Italia, mentre la stazione ferroviaria della linea Transalpina, i quartieri periferici e quasi tutto il territorio comunale e provinciale, alla Jugoslavia.

Per tanti anni Gorizia e Nova Gorica, la nuova città sorta nella parte jugoslava, che dopo la dissoluzione dello Stato balcanico appartiene alla Slovenia, sono state divise da un muro, come Berlino est e Berlino ovest, un muro di calcestruzzo, sormontato da una ringhiera di ferro, costruito nel 1947 lungo il confine italo-jugoslavo. Un muro meno noto di quello di Berlino, ma per noi profughi della Venezia Giulia non meno doloroso, che in parte è stato abbattuto (nella porzione che divideva in due Piazza della Transalpina) in seguito all’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea) quasi vent’anni dopo la caduta del muro di Berlino (1989),  con la fine della ‘guerra fredda’.

Oggi l’intera piazza della Transalpina è stata ristrutturata in modo da formare un unico spazio pubblico dove è permessa la libera circolazione dei pedoni. In luogo della parte centrale del muro che è stata rimossa, c’è un mosaico circolare e il confine di Stato è ora indicato da una linea di mattonelle di pietra sulla pavimentazione.

Piazza della Transalpina (in sloveno Evropski Trg, “Piazza Europa”) metà italiana e metà slovena, dove passava il muro

Fino al 22 dicembre 2007 la libera circolazione era possibile solo all’interno della piazza, poi il confine è stato eliminato del tutto.  Per accedere legalmente al territorio sloveno o a quello italiano era necessario esibire i documenti ai valichi di frontiera.

Negli ultimi anni la piazza è diventata luogo di ritrovo per varie manifestazioni ed eventi sportivi transfrontalieri.

L’annuncio che le due città sono state scelte come capitali della cultura è arrivato direttamente sul maxi-schermo installato nella storica piazza della Transalpina, luogo simbolo per entrambe, dove una volta passava la “cortina di ferro” che separava la Jugoslavia dall’Occidente. Le due città, in precedenza divise dal confine di Stato italo-jugoslavo e poi italo-sloveno, ora sono di fatto unite dal giorno in cui la Slovenia è entrata nell’area Schengen, con la definitiva caduta delle barriere doganali.

La nomina a Capitale Europea della Cultura è un titolo che viene attribuito ogni anno a due città appartenenti a due diversi Paesi comunitari. Un’iniziativa che si pone l’obiettivo di tutelare e promuovere la diversità e l’integrazione delle diverse anime della cultura europea: valorizzazione e cooperazione sono le parole d’ordine che animano il progetto.

 Lo slogan della candidatura di Gorizia e Nova Gorica era ‘Borderless’,  senza confini, e senza confini è l’esultanza che ha travolto gli abitanti delle due città, riuniti nella simbolica piazza.

 “È un’emozione straordinaria, grandissima, di quelle che si ricordano per tutta la vita. Dedico questa vittoria ai cittadini, alla gente di questo territorio unico che ha tanto sofferto ma che ha saputo reagire per creare un futuro migliore per i giovani.  È un momento epocale, una svolta che accende i riflettori sulla nostra storia. Un grandissimo grazie a tutte le persone che hanno lavorato a questo progetto”, ha commentato il sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna. (dal Fatto Quotidiano, del 18 dicembre 2020).

 Gorizia e Nova Gorica lavoreranno quindi insieme per progettare nel 2025 gli eventi artistici e il programma delle attività previste, con l’obiettivo di sottolineare la ricchezza della diversità culturale europea, la sua storia condivisa e il suo patrimonio. Concetti che hanno ancora più valore per le due città, che condividono la stessa piazza anche se appartengono a due Stati diversi.

Gorizia – Nova Gorica capitale europea della cultura 2025. Incontenibile la gioia dei sindaci delle due città, Rodolfo Ziberna e Klemen Miklavic, che hanno atteso insieme il verdetto

 

 

 

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