PIANO COMUNALE DELLE COSTE: POLITICI ALL’ASSALTO. NON SI CERCA LA TUTELA, MA LA FORZATURA…

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Gravi affermazioni nella seduta di 3^ Commissione consiliare: si cerca di forzare la mano al progettista per depotenziare il vincolo del reticolo idro-geologico delle lame, con un inquietante pericolo per il futuro della nostra costa e della sicurezza da eventi alluvionali. Ma non solo… Ecco tutti i pericoli che corre il litorale molese, già martoriato da decenni di abusivismo, cementificazione selvaggia, degrado, abbandono.

Si apre molto male il nuovo anno per le istituzioni comunali.

Quello che si è ascoltato nella riunione della 3^ Commissione consiliare trasmessa in streaming ieri sera, lunedì 4 gennaio 2020, ha risvolti molto preoccupanti.

Il Presidente supplente Sebastiano Delre (che, in qualità di vice, ricopre il ruolo, a seguito delle dimissioni di Leonardo Losito), dopo un intervento introduttivo dell’Assessore all’Urbanistica e Lavori pubblici Nico Berlen, ha svolto considerazioni che preoccupano per l’approccio al tema, mitigate solo alla fine della seduta con un approccio più cauto.

Infatti, il consigliere di Forza Italia vorrebbe che, sulla base di cinque proposte finora pervenute al Comune per investimenti sulla fascia costiera, la bozza di Piano in discussione venga adattata al fine di poter rispondere favorevolmente, anche per le nuove proposte che potrebbero pervenire.

Quindi, consentendo il massimo della “deregulation”, “stressando” la norma, così egli ha detto, chiedendo flessibilità al progettista incaricato del Piano, l’arch. Gianluca Andreassi.

Tuttavia, il progettista ha specificato che esistono alcuni vincoli che non sarebbero modificabili, al fine della concedibilità del litorale ad uso imprenditoriale:

1) il primo è riferito alla distanza di 150 metri da ciascuno dei moli dei porti attuali (Portecchia e porto peschereccio), che deve essere mantenuta libera;

2) il secondo ai canali che, ricalcando il percorso delle lame, finiscono a mare (Sant’Antonio e San Giuseppe) e che ricoprono un reticolo idro-geologico normato dal Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) Regionale: anche essi da mantenere liberi nel loro ridosso.

Infatti, nell’intorno degli approdi portuali e dei canali di sbocco a mare delle lame, secondo l’arch. Andreassi non si potrebbero rilasciare concessioni per stabilimenti balneari e altre iniziative turistiche e per il tempo libero, se non in violazione delle norme regionali.

Liquami nel tratto finale del canalone di Sant’Antonio e, quindi, in mare: un evento negativo che si è ripetuto molto spesso negli ultimi anni.

Tuttavia, l‘arch. Andreassi, sollecitato da Delre e, non da meno, dall’Assessore Berlen, si è dichiarato disposto ad esercitare la necessaria flessibilità nel caso il porticciolo di Portecchia venga sostanzialmente eliminato come approdo costiero e laddove il reticolo idrogeologico dei canali, in specie quello di Sant’Antonio, venisse depotenziato e derubricato nella sua classificazione di alta pericolosità idraulica.

Critico è stato invece il consigliere Michele Daniele che si è detto preoccupato per interventi di questo genere finalizzati a concedere il massimo di flessibilità nella realizzazione delle iniziative private, pur passando sopra alle regole che attengono alla sicurezza nel caso degli eventi alluvionali con i “tempi di ritorno” previsti dalle norme di salvaguardia.

Peraltro, ha richiamato Daniele, nella bozza non si fa riferimento all’abusivismo sul litorale molese, laddove, ad esempio, potrebbero anche essere utilizzati manufatti passati, ma solo sulla carta, nella disponibilità comunale (con riferimento ai c.d. “villaggi vacanze”, uno sul litorale nord e, da poco scoperto, l’altro sulla costa sud) a supporto di attività pubbliche.

Alcune considerazioni si impongono

Peraltro, a nostro parere risulta molto singolare che, ad esempio, l’arch. Andreassi, nella sua bozza, non abbia contemplato affatto, e proposto rimedi, alla piaga della cementificazione selvaggia lungo tutta la costa molese, laddove esiste, come è ben noto, la grande superficie degradata e abusiva occupata dalle ville a mare confiscate (che in parte ricade addirittura sul lido del mare), oltre ai “muri sul mare”, sia sul litorale nord che su quello sud, più volte documentati con foto dal nostro giornale, e neppure i due cosiddetti “villaggi vacanze” passati nella proprietà comunale, ma tuttora occupati dagli abusivi pur a distanza di trent’anni.

“Muri sul mare”, lido del mare e demanio marittimo: opere illegali

Ricordiamo in ogni caso che tutte le opere realizzate sul lido del mare sono classificate abusive in forza di legge, senza alcuna deroga.

Il demanio marittimo comprende il lido del mare, come da leggi dello stato e, nello specifico, del Codice della navigazione del 1942, tuttora vigente con successive modifiche e integrazioni.
 
Quindi, nessuna opera permanente può essere realizzata comunque sulla battigia che è la linea lungo cui l’onda marina batte la spiaggia, e a maggior ragione in acqua, come dimostrano i casi fotografati e pubblicati da Mola Libera sul litorale nord, tra ex Astir club ed ex Tiro al piattello, e sul litorale sud nei pressi dello stabilimento balneare “Wonder Beach”.
 
Il lido del mare è in ogni caso quella porzione di litorale che si trova ad immediato contatto con il mare e che si estende fin dove arrivano le massime mareggiate invernali, come da definizione del Codice della Navigazione.
 
Peraltro, esiste una fascia di rispetto del demanio marittimo di ulteriori 30 metri all’interno della quale non è possibile realizzare opere se non con specifica autorizzazione dell’Autorità Marittima.
 
Pertanto, i muri sul mare e altri manufatti simili sono assolutamente illegali perchè realizzati sul lido del mare, anche se, per assurdo, la loro prima costruzione risalisse nella notte dei tempi.
 
E a maggior ragione lo sono oggi, visto che, come nel caso del muro sul litorale sud, esso è stato ricostruito sempre sul lido del mare che, ripetiamo, è quello spazio dinamico che vede l’onda del mare raggiungere la costa fino al limite più esteso delle mareggiate invernali.
 
Lame e reticolo idrogeologico
 

Peraltro, appare oltremodo discutibile che l’arch. Andreassi si sia detto disponibile a rivedere la bozza del piano qualora il reticolo idrogeologico dello sbocco delle lame a mare venga rivisto da altri professionisti (ingegneri idraulici, geologi, ecc.), nel senso di ridurlo rispetto all’attuale classificazione.

A tal proposito, ci permettiamo di segnalare all’arch. Andreassi elementi che, molto probabilmente, non sono stati portati alla sua conoscenza.

Eventi alluvionali che, a Mola, hanno interessato le lame: l’alluvione del settembre 2006

Infatti, il progettista andrebbe adeguatamente messo al corrente dei numerosi eventi alluvionali che sono accaduti alle lame che attraversano il nostro territorio.

In particolare, va assolutamente ricordato che l’ultimo evento alluvionale della fine settembre 2006 provocò lo straripamento non solo delle due lame in ambito cittadino (Sant’Antonio e San Giuseppe) con danni notevoli nella loro parte terminale (oltre che nella zona a monte con l’allagamento totale del sottopasso all’interno della stazione ferroviaria), ma anche quello della gravina (lama) di Monsignore con lo sbocco nella Cala delle Alghe, sul litorale sud.

La piena con straripamento della lama Monsignore comportò addirittura il cedimento strutturale del viadotto soprastante della strada comunale Mola – Cozze, con la chiusura della strada per oltre un anno e mezzo al fine del suo ripristino.

Ecco le foto e la documentazione di stampa dell’epoca, giusto per non dimenticare, perchè si sa che i nostri amministratori e burocrati hanno la memoria molto corta…

Il cedimento del ponte su Cala delle Alghe, sulla litoranea Mola – Cozze, a seguito dello straripamento della Lama Monsignore nell’evento alluvionale del 26-09-2006

 

Ulteriore documentazione del cedimento del ponte su Cala delle Alghe

 

L’allagamento del sottopasso pedonale della stazione ferroviaria nell’alluvione del 26-09-2006

Alluvione 26-09-2006 – Allagamento totale del sottopassaggio pedonale della stazione ferroviaria

 

26-09-2006. Allagamento di Via San Sabino a ridosso della stazione ferroviaria

Eppure, la bozza del piano dell’arch. Andreassi non censisce, alla stregua dello stesso PAI, la lama di Monsignore quale reticolo ad alta pericolosità idrogeologica, sebbene chi scrive, nel 2006, a seguito di tale evento alluvionale, documentò con lettera raccomandata AR all’Autorità di Bacino quanto accaduto, con la testimonianza scritta e con documentazione della stampa del periodo.

Peraltro, l’arch. Andreassi andrebbe messo adeguatamente al corrente del rilascio, più volte nel tempo, di cospicui quantitativi di liquami all’interno della lama di Sant’Antonio con deflusso a mare nell’intorno di Portecchia e della Rotonda del fronte mare. Anche di questi eventi di grave inquinamento delle acque vi è ampia documentazione giornalistica e fotografica.

In sostanza, se il Piano comunale delle Coste è stato pensato dai politici molesi come unico strumento per il rilascio di concessioni per stabilimenti balneari, e se l’arch. Andreassi è disponibile a mostrare flessibilità in tal senso, c’è da preoccuparsi, e molto, per il futuro della costa molese già martoriata da decenni di abusivismo, cementificazione ad oltranza, chiusura degli accessi al mare, inquinamento, abbandono e degrado.

Purtroppo, nella bozza che abbiamo potuto esaminare, e che a breve renderemo pubblica, non sembra tenersi molto conto della definizione che del Piano comunale delle coste fornisce la stessa legislazione della Regione Puglia:

“Il Piano Regionale delle Coste (PRC) è lo strumento che disciplina l’utilizzo delle aree del Demanio Marittimo, con le finalità di garantire il corretto equilibrio fra la salvaguardia degli aspetti ambientali e paesaggistici del litorale pugliese, la libera fruizione e lo sviluppo delle attività turistico ricreative. Nel più generale modello di gestione integrata della costa, esso persegue l’obiettivo imprescindibile dello sviluppo economico e sociale delle aree costiere attraverso criteri di eco – compatibilità e di rispetto dei processi naturali”.

La fascia costiera molese, troppo a lungo vilipesa, mortificata e assaltata da imprenditori edili senza scrupoli e lasciata andare da politici conniventi, merita molto di più che una semplice ricognizione a finalità di concessione per l’insediamento di stabilimenti balneari, pur utili e necessari per lo sviluppo turistico ed economico della nostra comunità.

La costa molese richiede, innanzitutto, di:

1)essere liberata e bonificata da tutte le costruzioni abusive che invadono molto spesso anche l’area del demanio marittimo;

2) rendere libero l’accesso al mare di tutti i cittadini che se ne vedono privati da muri costruiti perfino in acqua, da cancelli e sbarramenti di ogni tipo;

3) essere preservata dall’inquinamento di rilasci in mare di liquami fognari e di abbandono selvaggio di rifiuti tossici e nocivi fin sul lido del mare;

4) preservare e rispettare i reticoli idrogeologici delle lame, con la piena osservanza dei divieti atti a mitigare i tempi di ritorno trentennali degli eventi alluvionali per le aree ad alta pericolosità idraulica;

5) censire finalmente nel PAI (Piano di Assetto Idrogeologico) anche la lama di Monsignore (tuttora inspiegabilmente e totalmente omessa nella cartografia) quale reticolo idrogeologico ad alta pericolosità idraulica, come gli eventi dell’alluvione del 26-09-2006 dimostrano molto chiaramente;

6) favorire la biodiversità costiera, agevolando la ricostituzione della macchia mediterranea a ridosso del lido del mare e la coltivazione tradizionale del pomodoro, oltre alla creazione di aree naturali che agevolino la nidificazione degli uccelli marini e la crescita di altre specie costiere.

Di tutto questo, purtroppo, e spiace dirlo, con ogni rispetto per la sua sicura professionalità, non vi è alcuna traccia nella relazione dell’arch. Andreassi.

Ci auguriamo che la bozza possa essere rivista al più presto, adeguandola quindi al primario obiettivo che un Piano comunale delle coste dovrebbe avere: la salvaguardia e la tutela dell’ambiente costiero, senza le quali nessuna possibilità di sviluppo turistico ed economico può essere possibile.

“Mola Libera” preannuncia fin d’ora che presenterà le osservazioni alla bozza di Piano, come previsto dalle norme per i piani urbanistici e territoriali, invitando i nostri lettori a farci pervenire ogni suggerimento utile.

La costa è un bene troppo prezioso per poterla cedere in “appalto”.

Essa è un patrimonio inalienabile e appartiene a tutti noi e alle future generazioni: non deleghiamo nessuno ad ipotecare il futuro nostro e dei nostri figli, per meri calcoli di opportunità politica ed economica.

Il “muro sul mare” del litorale nord, con l’acqua che vi sbatte contro: uno scandalo al quale la politica molese non ha dato risposte. La bozza del Piano Comunale delle coste non dice nulla in proposito

 

Il mare sbatte contro il muro. Si passa solo con bassa marea e mare calmo: altrimenti, bisogna tornare indietro. L’annerimento dei tufi sta ad indicare il livello che il mare raggiunge con alta marea e mareggiate.

 

L’alto muro sul litorale sud che sorge in area demaniale, a diretto contatto con il mare. Il Piano comunale delle Coste non ne parla affatto, eppure è ben noto che nessuna realizzazione sul lido del mare può essere consentita o comunque mantenuta nel tempo.

 

Muro sul mare lungo il litorale sud Mola – Cozze. La bozza del Piano Comunale delle Coste non ne fa alcun cenno

 

5 Commenti

  1. Probabilmente quello che è successo in America l’altro giorno “Invasione, Manifestazione di supporter” chiamatela come volete, potrebbe verificarsi anche ovunque prima o poi, forse è solo questione di tempo, i politici devono molto meditare pentirsi è immediatamente correggersi, smetterla di strarubare è di compiere malefatte a tutti i livelli, perché oggi come oggi i veri Gangsters sono proprio loro.. e si sa per i Gangsters prima o poi finisce tutto..! Sono quasi tutti da galera..!

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