MOLA, SIAMO MENO DI 25.000, CON TROPPI ANZIANI E POCHI BIMBI, VERSO UN FUTURO MOLTO INCERTO

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I dati statistici non mentono. L’ISTAT ha da poco pubblicato l’aggiornamento demografico 2019 per i comuni italiani. A Mola i residenti sono scesi a 24.762, con un numero di ultra 85enni superiore a quello dei bambini nella fascia da 0 a 4 anni. E mentre Mola vive il decremento demografico maggiore della sua storia con un invecchiamento molto preoccupante della popolazione (ben superiore alla media provinciale), andiamo incontro a prospettive socio-economiche molto preoccupanti per la carenza di nuove risorse umane.

L’ultima indagine ISTAT testimonia la continua spirale discendente dei dati demografici della nostra città e, con essa, la visibile caduta socio-economica che ne consegue.

Gli ultimi dati disponibili sono riferiti alla fine del 2019, quindi in epoca pre-pandemica.

Ovviamente, nel 2020, tenuto conto dello sconquasso sociale ed economico provocato dal covid-19 su scala globale, la verifica degli indicatori demografici molesi, e di quelli socio-economici, non potrà che portare ulteriori e dirompenti risultati negativi.

Veniamo ai dati demografici molesi, comparati con il contesto territoriale di riferimento.

Il preoccupante calo della popolazione molese

(dati ISTAT, elaborazione Mola Libera)

Come è del tutto evidente, la popolazione di Mola, nell’arco di 8 anni ha perso 805 abitanti, pari al – 3,15% della popolazione nel confronto tra il numero di abitanti del 2019 e quello del 2011 (ultimo censimento generale della popolazione).

Soltanto nel 1871 (a confronto con il precedente censimento della popolazione del 1861, il primo in occasione dell’Unità d’Italia), Mola perse una percentuale analoga: il -3,3%, ma in 10 anni.

L’intera Area Metropolitana ha perso l’1,37% a conferma del generale decremento della popolazione in Italia e anche nel Mezzogiorno.

Tuttavia, i comuni del nostro circondario vanno in controtendenza, con l’eccezione di Mola e di Polignano (che tuttavia si presenta sostanzialmente stabile con soltanto il -0,02).

Conversano cresce del + 0,78%, Rutigliano del + 0,98% e Noicattaro, addirittura, del + 1,27%. E’ il segno della maggiore vivacità demografica e, quindi, anche economica di questi comuni rispetto a Mola.

Infatti, la perdita di popolazione equivale sempre ad una minore attrattività socio-economica, che si sostanzia in fattori di denatalità per una minore fiducia nel futuro e in una maggiore spinta ad emigrare.

Mola, più ultra 85 enni che bambini fino a 4 anni

La riprova dell’estrema debolezza demografica di Mola, che si traduce in basse prospettive di sviluppo per la mancanza di un turn over di risorse umane, è tutto nella tabella sottostante:

(dati ISTAT, elaborazione Mola Libera)

Infatti, il confronto tra le classi di età agli estremi del ciclo della vita umana, mostra una pericolosa china intrapresa già da tempo dalla nostra città e che ora trova riscontro concreto, in maniera quasi drammatica.

In poche parole, i bambini molesi da 0 a 4 anni di età sono – in numero assoluto e in percentuale sulla popolazione residente – meno dei molesi con 85 e oltre anni di età.

Chiariamo ancora una volta uno dei soliti dubbi che circolano a questo proposito: i bambini da 0 a 4 anni non sono quelli nati a Mola (come è noto nella nostra città, purtroppo, non nascono più bambini da alcuni decenni), ma coloro che sono stati iscritti nell’anagrafe cittadina dai loro genitori in qualità di residenti.

Come si può notare dalla tabella, soltanto a Mola la percentuale dei bambini da 0 a 4 anni sulla popolazione residente (3,30%) è inferiore rispetto a quella dei “grandi anziani”, quelli oltre gli 85 anni (3,76%).

Si tratta di un dato molto preoccupante che sta a significare la mancanza di un ricambio generazionale: insomma, ci sono sempre più nonni senza nipoti, sempre più persone molto anziane caratterizzate spesso da gravi patologie invalidanti.

Intendiamoci, l’alta longevità dei molesi è sicuramente un fattore positivo: significa che i nostri anziani vengono curati e accuditi in maniera appropriata, in specie dalle famiglie, e che fattori come l’alimentazione e lo stile di vita contribuiscono a questo innalzamento dell’età verso limiti, fino a qualche tempo, impensabili.

Tuttavia, a preoccupare è soprattutto la forte denatalità: a Mola ci sono pochi bambini e lo si vede molto chiaramente nel confronto, soprattutto in percentuale, con i dati dell’intera Area Metropolitana e del nostro circondario, laddove, ad esempio, vi è una buona componente da 0 a 4 anni di età a Noicattaro (4,36% sulla popolazione) e a Rutigliano (4,19% sulla popolazione), ma anche a Conversano (3,96%) e a Polignano (3,91%).

Il forte invecchiamento è il rovescio della medaglia della forte contrazione delle nascite: a Mola gli ultra 85 enni sono il 3,76% della popolazione, mentre a Noicattaro raggiungono soltanto il 2,35%, contro una percentuale dell’intera Area Metropolitana del 3,23%.

CONCLUSIONI

In definitiva, è del tutto evidente come la debolezza socio-economica di Mola non farà altro che aggravarsi nel prossimo futuro in base alla composizione demografica della nostra popolazione, se non vi saranno novità significative.

Per passare ad una inversione di tendenza servono alcuni fattori fondamentali che, al momento, sono del tutto assenti o fortemente carenti:

1) Una buona leadership politico-amministrativa che, al contrario, mostra evidenti segni di logoramento e di scarsa incisività.

2) Una valida classe imprenditoriale che promuova lo sviluppo economico, sia nei settori tradizionali che in quelli dell’innovazione tecnologica, di processo e di prodotto, con l’obiettivo di valorizzare al meglio le risorse umane esistenti e favorire il rientro dei “cervelli in fuga”.

3) Una politica urbanistica che favorisca il miglioramento della qualità della vita, innalzi il livello dei servizi e realizzi una città a “misura di bambino e di mamma”, con più aree verdi e di gioco, più servizi organizzati per favorire le donne e la compartecipazione dei padri, al fine di favorire la natalità e il buon vivere civile.

4) Una politica per l’attrattività verso l’insediamento: con il recupero funzionale del vasto centro storico e della “Mola Bianca”, oggi in fase di forte depauperamento; il ripristino di un’effervescenza commerciale perduta da tempo; il calmieramento del sistema delle permute edilizie che favorisca così un abbassamento dei prezzi delle abitazioni; la fine dell’ormai ingiustificata espansione edilizia delle periferie.

5) Una politica di incentivi diretti alla natalità, con significative riduzioni fiscali sulla casa e sui servizi alle giovani coppie.

Sono soltanto alcune proposte, assolutamente non esaustive, per tentare di uscire dal tunnel di sottosviluppo e di incertezza del futuro nel quale Mola si è infilata.

Uno dei fattori immateriali, ma determinanti, che tutti gli economisti sottolineano per favorire lo sviluppo socio-economico può sembrare banale e scontato ma è invece assolutamente fondamentale: la FIDUCIA nel futuro.

Mola, già ben prima che scoppiasse la pandemia globale, non disponeva in quantità sufficiente di questa indispensabile risorsa e, anzi, ad ogni nuovo anno sembrava perderne sempre più.

Oggi, con il triste tempo che attraversiamo, avremmo bisogno di una dose supplementare di fiducia.

Prima o poi la pandemia finirà e Mola deve essere pronta a raccogliere la sfida della ripresa. 

Tuttavia, serve una classe dirigente molto motivata che oggi sembra invece essersi smarrita nella routine della quotidiana lotta partitica e di cordata, oltre che nello stantio percorso già battuto in passato con esiti perdenti e sconfortanti: mega progetti e fantasmagoriche idee fallimentari, senza alcuna base concreta e reale di vero e autentico sviluppo, non solo economico ma innanzitutto umano.

Mola dall’alto (foto di Leoluca Iacoviello)

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