PALAZZO ROBERTI: VERGOGNOSO! L’INTONACO SI SBRICIOLA. ECCO TUTTE LE FOTO, CON CAUSE E RESPONSABILITA’

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Nel settembre dello scorso anno, pochi giorni prima della Festa patronale, i molesi rimasero entusiasti e affascinati dallo spettacolo del nuovo prospetto dello storico edificio, anche se non mancarono voci critiche sulla corretta esecuzione dei lavori. Oggi, a distanza di poco più di un anno, gli intonaci delle facciate di Via Buttaro e Via De Marco si stanno sbriciolando, mentre quella di Piazza XX Settembre non se la passa meglio. Abbiamo ascoltato un esperto in materia di lavori pubblici. Ecco quanto ci ha detto sulle cause e sulle responsabilità di un disastro annunciato.

Per il suo ruolo nel settore dell’edilizia e dei lavori pubblici, la persona che abbiamo ascoltato ha voluto mantenere l’anonimato.

Ed è una scelta che rispettiamo: si sa benissimo come funzionano le cose in questo ambiente e Mola non fa eccezione.

Chi dissente dall’opinione dei politici e dei burocrati che decidono, rischia di non avere lavoro, ieri come oggi: non solo dal settore pubblico, ma dai numerosi tecnici, agganciati al potere politico dominante, che scelgono le ditte per le richieste della committenza privata. O comunque la vita dei “dissidenti” diventa molto difficile. E’ duro doverlo ammettere ma purtroppo è così.

Ecco la sua opinione sui lavori alle facciate di Palazzo Roberti, corredata da numerose foto che mostrano lo sgretolarsi dell’intonaco, come anche alcuni banali ma mancati accorgimenti:

Ecco un banale ma indispensabile accorgimenti che è stato omesso: manca un pluviale e l’umidità penetra ormai da oltre un anno sulla facciata di Via De Marco. Chi paga i danni?

Venuto in possesso del capitolato d’appalto, mi fu sufficiente una veloce lettura per avere conferma che i lavori non si stavano eseguendo così come previsto e secondo le buone regole dell’arte.

Tra le condizioni tecniche è riportato a chiare lettere il divieto imposto dalla Soprintendenza di utilizzare l’idropulitrice per la pulizia delle facciate. Era previsto l’uso di spazzole metalliche per evitare di rimuovere dal tufo l ‘impermeabilizzazione creatasi naturalmente con il passare del tempo.

Ovviamente questo tipo di intervento, regolarmente previsto nel computo metrico-estimativo, ha un costo di gran lunga superiore a quello dell’uso di idropulitrice, e tempi di esecuzione notevolmente più lunghi.

Purtroppo si è fatto ricorso all’idropulitrice che, oltre a rimuovere la naturale impermeabilizzazione delle pareti , ha fatto assorbire una enorme quantità di acqua alle murature.

Ovviamente, le pareti bagnate non hanno permesso la tenuta dei prodotti utilizzati per il rivestimento.

Non sappiamo se i materiali impiegati siano quelli previsti dal capitolato d’appalto , ma sicuramente sono stati utilizzati in maniera difforme dal previsto, ovvero utilizzando spatole per la stesura di intonachino, anziché pennelli. Questo lascia pensare all’impiego di materiali non previsti.

Per la zoccolatura si è fatto ricorso ad un sottofondo a base di cemento e ad uno strato di intonachino, oltre alla “pitturazione”, anziché ad un intonaco deumidificante che per assolvere al meglio alla sua funzione non dovrebbe essere ricoperto da altri materiali. È evidente che quello realizzato non è idoneo in presenza di notevoli fenomeni di umidità ascendente.

Pare strano come la Soprintendenza abbia potuto accettare la pitturazione delle ornie di porte e finestre (per “ornia” si intende la rifinitura perimetrale del varco porta e finestra, ndr), oltre tutte le altre parti aggettanti in pietra, anziché la pulizia delle stesse.

A pochi metri di distanza, quasi contemporaneamente, è stata ristrutturata la facciata del Palazzo Noya , con risultati eccellenti.

Lo stesso tipo di intervento, limitato alla messa a vista del tufo e della pietra, oltre alla sostituzione degli infissi, avrebbe consentito la realizzazione di un lavoro a regola d’arte, ma soprattutto reso molto più bello l’immobile, con un notevole risparmio economico.

Non entro nel merito delle spese sostenute, in considerazione delle notevoli economie derivanti dalle lavorazioni e forniture non eseguite (mi auguro siano state oggetto di varianti in corso d’opera. Non mi permetto di pensare altro!).

In ogni caso, risultano diverse anomalie, non solo tecnico-esecutive, come si è visto, ma anche di prestazioni previste nel capitolato d’appalto che non sembrano essere state adempiute.

Ad esempio:

  • gli oneri per la sicurezza, non soggetti a ribasso per circa 90.000€ erano stati calcolati in base ad una forza lavoro di 9 operai (al massimo ne sono stati impiegati due o tre al giorno);
  • era previsto il servizio di guardiania h 24, oltre a due impianti di video sorveglianza (che al termine dei lavori sarebbero rimasti di proprietà dell’Amministrazione);
  • la maggior parte della recinzione del cantiere era quella precedentemente realizzata dall’Ufficio Tecnico.

Sono solo alcuni esempi, ma spulciando a fondo il capitolato e tenendo memoria di come si sono svolti i lavori di cantiere potrebbero venirne fuori altri casi.”

Le nostre considerazioni

Fin qui le parole dell’esperto che lavora per una ditta edile di buona reputazione (impresa che non ha partecipato alla gara d’appalto e, quindi, non può essere accusata di aver agito per ripicca).

“Mola Libera” sottopone queste osservazioni all’attenzione dei lettori e, ovviamente, a quella degli amministratori comunali competenti (Sindaco e Assessore all’Urbanistica e Lavori pubblici) e del Capo dell’Ufficio Tecnico Comunale.

Infatti, auspichiamo che essi possano rispondere a queste fondate obiezioni, soprattutto spiegando dove sono le responsabilità di un’esecuzione che non ha visto, alla prova di un tempo sia pur breve, i risultati attesi.

E, peraltro, perchè non si è provveduto a contestare immediatamente, in corso d’opera, un’esecuzione che, stando alle parole dell’esperto, si è presentata difforme rispetto a quanto previsto dal capitolato d’appalto? In capo a chi sono le responsabilità nella macchina politica e burocratica del Comune di Mola? Oppure, la ditta appaltatrice è stata autorizzata ad eseguire i lavori in modo difforme al capitolato?

Inoltre, politici e burocrati del Comune di Mola dovrebbero chiarire alla cittadinanza se i lavori sono stati collaudati, ovvero se si è proceduto ad una contestazione dell’esecuzione e con quali risultati, tenuto conto del valore immenso rivestito dallo storico edificio, non solo per la storia di Mola, ma per le prospettive future del turismo culturale nella nostra città.

In sostanza, si darà ordine alla ditta esecutrice di provvedere, a sue spese, agli indispensabili lavori di correzione dei cattivi risultati ottenuti? In che tempi? E soprattutto con quali direttive tecniche specifiche? Oppure la ditta appaltatrice ha eseguito altre direttive in corso d’opera?

Ci auguriamo di ottenere pronte e dettagliate risposte che, senz’altro, renderemo pubbliche ai nostri lettori: Palazzo Roberti è un patrimonio storico-culturale ed economico che appartiene ad ogni molese, ed ogni cittadino ha il diritto di sapere come questo bene di grandissimo valore viene trattato dai responsabili politici e amministrativi del Comune di Mola.

 

 

1 commento

  1. Mi dispiace ripetere le stesse cose nell’arco di 5 mesi e anche di più. Lo avevo detto anche al carissimo nostro capo concittadino. Gli avevo detto del palazzo Roberti, della sottovia pedonale per passare dalla parte opposta in Via Matteotti, per le strade, che se non fai attenzione ti fai male. Invece pensano a una strada nuova che per ora non serve, quella quasi difronte alla clinica del dott. Capotorto. Ritornando al palazzo Roberti non c’è una garanzia dopo aver speso fior di quattrini. Ma il Sindaco non mi ha mai risposto.

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