LA FEDE AI TEMPI DEL COVID. L’OPINIONE DEL PROF. FILIPPO BOSCIA

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Corretta comunione e difficoltà dei credenti, necessario richiamare alla prudenza.

Mesi difficili per i credenti, questi, come ben sappiamo. Per i credenti e per i cittadini tutti.
 
Ma il tempo della chiusura delle chiese ha imposto una sofferenza maggiore per chi crede e sente il bisogno spirituale e fisico insieme di appartenere all’assemblea (e questa è, anche etimologicamente, la chiesa), alla ‘comunione’, alla comunità.
 
Ora le chiese sono aperte (qualcuno teme, addirittura, ancora per poco, chissà) ma indubbiamente molti cattolici, pur praticanti per fede, cultura e prassi, iniziano seriamente a temere conseguenze sul piano della salute. E così, spesso, si resta e si prega a casa.
 
Per chi va a messa una questione non di poco conto è sicuramente quella relativa a come somministrare e acquisire la comunione correttamente al momento del sacrificio eucaristico. Al di là delle prescrizioni governative, ovviamente da rispettare, ci si interroga sulla reale capacità di rischio della comunione presa con le mani e non direttamente in bocca.
 
Un’abitudine più che discussa (a nostro parere con non certo poche ragioni) da alcuni teologi ed osservatori ma ormai già accettata da tempo nella chiesa ed in questo difficile momento addirittura resa come unica possibile, anche in virtù delle stesse normative antiCovid. La comunione in bocca sarebbe insomma pericolosa e a rischio trasmissione dell’infezione.
 
Ma è proprio così? O meglio: è davvero così drastica questa dicotomia tra comunione in mano senza rischi e sulle labbra probabilmente dannosa? È alta la voce contraria di alcuni medici ed organizzazioni.
 
Filippo Maria Boscia, ginecologo di fama, luminare della medicina e della scienza, presidente nazionale dei Medici Cattolici, è di parere opposto rispetto alla ‘vulgata’. Per lui la comunione in bocca sarebbe assai meno pericolosa rispetto a quella in mano.
 
Abbiamo sentito direttamente Boscia, un’occasione per fare il punto su questa difficile fase. 
 
“Questo è un ambito in cui serve competenza – attacca il prof. -, i medici e tutte le strutture dovrebbero essere decisamente più preparati all’evenienza, invece sembrano dominare scarso realismo e poca capacità di controllo. Nelle infezioni e nelle pandemie conta la correttezza dei comportamenti. E questo anche vale anche per tutti i civili e i cittadini”.
 
In che senso? Chiediamo. “Nel senso che non è il momento della disubbidienza, questo lo dico in premessa. Cosi come giustifico la paura del papa che ha preferito invitare tutti i credenti alla massima prudenza ed al rispetto delle norme. Questo però ha generato anche troppo allarme tra i parroci, ormai posti in difesa per evitare problemi. I sacerdoti mi dicono che la gente ha paura, nutrendo persino timore per ogni tipo di approccio, anche per una carezza ad un nipote”.
 
E dunque, cosa fare, cosa poter dire da uomo di scienza di fronte a tutto ciò?
 
“Dobbiamo saper discernere le cose, nutrire un’ottica più critica -avverte Boscia -. È vero, c’è un ordine costituito e noi è vero che siamo liberi ma in una libertà connessa alla responsabilità. E però certe cose vanno dette. Nelle chiese al momento non è stato registrato alcun tipo di contagio e sulla comunione resto convintissimo: resa sulla mano è più pericolosa rispetto alla bocca. Come atto sacrale, sono già del parere che la comunione in bocca sia più adeguata ma lo sono anche da medico”.
 
Più adeguata perché? “Basta la logica, più che la scienza. Le mani, come si sa, toccano tante cose e l’eucaristia sulla mano in definitiva è più contagiosa. Ogni giorno ci dicono, giustamente, di non toccarci il volto con le mani e quant’altro, come fare a poter garantire che le mani siano sempre correttamente pulite? Ma quanto ci sarebbe da dire!”
Prego… “Pensiamo ai comportamenti di molti fedeli – continua Boscia -. Molti tirano fuori l’igienizzante prima della comunione, come anche i sacerdoti, molti ma non tutti e dunque di che parliamo? Infine, è vera semmai un’altra cosa: noi con il cloro contaminiamo o contamineremmo l’ostia, questo è il punto!”
 
Per concludere, cosa pensa di un’eventuale nuova chiusura delle chiese, qualora la situazione non migliori?
 
“Come il credente sa, Gesù è sempre con noi e se la verità del nostro cristianesimo è vissuta nel nostro cuore e nei nostri gesti, la comunione ‘ideale’ o ‘spirituale’ possiamo continuare ad averla anche con le chiese chiuse o con assenza di liturgie in presenza di fedeli. Ma chiaramente si tratta di un’evenienza che spero lontana”, conclude Boscia.

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