COVID-19. ROSA MACCHIA, COLPITA DAL VIRUS, RACCONTA LA SUA ESPERIENZA

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Nell’intervista a “Mola Libera”, Rosa Macchia – impegnata da molti anni nel volontariato, nell’attività sociale cittadina, attivista dell’Associazione “Chiudiamo la discarica Martucci” – parla della malattia, delle cure, della sofferenza psicologica, del sostegno ricevuto e lancia un appello a non sottovalutare il coronavirus, un nemico subdolo e molto pericoloso. Ecco le sue parole.

Rosa è vulcanica, carica di vitalità, sempre piena di idee e di progetti, impegnata nella vita associativa molese fin da giovanissima, oltre che nel volontariato, anche in Africa.

Rosa Macchia con i bambini del Malawi, nella partecipazione ad un’azione internazionale di volontariato in Africa

E’ sommelier professionista e quando si è accorta di non sentire gli odori e i sapori, ha capito che non si trattava di una banale influenza stagionale.

La sua forza d’animo e la sua energia fisica, già intaccata in quest’ultimo periodo dalla fibromialgia, hanno subito una brusca battuta d’arresto e Rosa è entrata nella spirale del Covid-19.

Ecco il suo racconto, preciso e documentato, nella nostra intervista. Una storia che, per fortuna, non ha i tratti drammatici di quanti sono finiti in terapia intensiva, ma che tutti dovremmo meditare.

Rosa ci fa capire qual è il sottile confine che ci separa da un nemico invisibile e inafferrabile, eppure così drammaticamente subdolo e pericoloso.

(immagine di repertorio)

Rosa, come ti sei accorta di aver contratto il covid-19?

Era domenica 1º Novembre, quando nel pomeriggio, ho iniziato ad avvertire i classici sintomi dell’influenza stagionale. Nonostante avessi 37.7 di febbre, la sensazione di freddo era eccessiva tanto da non giustificare una temperatura tale.

Al contempo, dolori muscolari ed articolari mi costringevano a mettermi a letto perché non riuscivo a reggermi in piedi.

La sensazione di torpore, spossatezza ed astenia hanno completato un quadro fino a quel punto apparentemente gestibile con della Tachipirina. Finito l’effetto farmacologico però, la febbre tendeva ad aumentare, arrivando fino a quasi 39. Il lunedì ho chiamato il mio medico di famiglia, il quale mi consigliava di continuare la suddetta terapia e di non preoccuparmi. Tra le sensazioni altalenanti, sono arrivata a mercoledì 4 c.m. ma il malessere lo sentivo manifestarsi con sempre più inappetenza e voglia di dormire, fino a perdere la gestione del tempo. I dolori al petto e una sensazione di peso sui bronchi, hanno iniziato ad insospettirmi, anche se davo per scontato che così non poteva essere.

Si è aggiunta la mancata percezione di odori e sapori, ed essendo una che con il naso ci lavora, (sono una Sommelier Professionista e Donna del Vino) ho capito che potevo aver contratto il virus, perché uno degli indicatori del Covid-19 era proprio la perdita di gusto e olfatto. Venerdì sera la mia saturazione che monitorano costantemente, dava 92 e il respiro si faceva leggermente più corto, la sensazione era di fame d’aria, la stessa che non mi ha fatto chiudere occhio venerdì notte, costringendomi a stare seduta a letto tra la paura di poter peggiorare e il timore che poteva essere troppo tardi. Il Sabato mattina, la mia saturazione era 90, il medico mi consigliava a quel punto di fare con urgenza un RX ai polmoni. Mi sono allarmata fino a decidere di chiamare il 118 per ore, ma ahimè, invano.

Alle 15, nonostante non fossi proprio in forma, ho deciso di mettermi in macchina e di arrivare all’Ospedale a me più vicino, ossia quello di Putignano. Qui mi hanno fatto il triage ed immediatamente dopo l’RX dove hanno riscontrato un piccolo focolaio ai polmoni, mi hanno sottoposta a tampone, analisi ed emo gas, ma, soprattutto l’Ossigenoterapia. Sono stata in isolamento fino a domenica sera, quando poi hanno deciso il trasferimento in ambulanza nel Centro Covid di Conversano perché positiva.

Pensi di aver contratto il virus per situazioni sociali a contatto con persone positive, oppure, nonostante tutte le cautele, il covid-19 ti ha comunque colpita?

Difficile poter avere la certezza di dove o come, io possa averlo contratto.

È un anno difficile questo sotto il punto di vista della salute. Da mesi ero allettata per via di una serie di dolori che mi davano il tormento. Da poco prima del primo lockdown non ho più lavorato, mai un giorno di mare, una passeggiata, un tramonto. Uscivo solo per fare visite mediche e terapie del dolore. Ho scoperto di soffrire di Fibromialgia e venerdì 30 ottobre, dopo diversi giorni ero uscita per recarmi in ospedale dove avevo in programma un RX alla schiena e, in quell’occasione, mia figlia che mi accompagnava, mi propose una passeggiata a Polignano, perché davvero non uscivamo da tempo.

Le precauzioni sono state sempre massime, anche perché mia sorella in questa fase si sta sottoponendo ad un ciclo di chemioterapia preventiva, da qui il senso di protezione nei suoi confronti che ha ancor di più fatto sì che l’attenzione fosse totale.

Sta di fatto che, sia io che mia figlia, siamo risultate positive, anche se lei è sempre stata asintomatica. Ma non saprei se lei possa averlo contratto da me, o se entrambe, lo abbiamo preso in quell’occasione. Probabilmente le mie scarse difese immunitarie legate al bombardamento farmacologico al quale mi ero sottoposta fino a pochi giorni prima, hanno fatto di me un soggetto debole al quale il virus ha attecchito.

Avresti potuto essere curata, in alternativa, a casa oppure era indispensabile il ricovero? Come giudichi le cure che hai ricevuto e in quale struttura di preciso?

In ospedale ci sono arrivata  con le mie gambe, quando, non avendo ottenuto risposte esaustive circa i miei valori di saturazione, ed avendo chiamato invano il 118, ho deciso che dovevo fare da sola.

Non volevo occupare un posto in ospedale anche perché, fortunatamente, non sono mai stata in serio pericolo, e in un momento dove gli ospedali sono al collasso, non volevo essere causa di ulteriori disagi, magari sottraendo un posto letto ad un malato più grave di me.

Certamente, se avessimo avuto un sistema sanitario territoriale come le USCA che lavorassero di concerto con il medico di famiglia e se ci fosse stato un protocollo d’intesa unico tra gli enti, mi sarei af(fidata) per una degenza a casa. Purtroppo la Puglia ha dimostrato di non essere stata pronta nonostante la prima ondata, ad organizzare un’assistenza domiciliare pronta a rispondere ai bisogni di chi, magari, con delle risposte ed indicazioni adeguate, avrebbero fatto a meno di recarsi in un nosocomio.

Arrivata all’Ospedale di Putignano, mi è stato fatto notare che non avrei dovuto prendere tale iniziativa, ma, al contempo, i risultati mi avevano dato ragione.

Ho fatto di necessità virtù, e, in un certo senso mi sono autodiagnosticata la malattia. Resta il fatto che sono stata presa in carico con la massima attenzione e dedizione da entrambi gli enti ospedalieri. Attualmente sono ancora ricoverata presso Villa Santa Lucia di Conversano.

Hai mai davvero temuto di finire in terapia intensiva?

Non ho mai temuto di poter necessitare della terapia intensiva, ma questa malattia mi ha insegnato che è subdola e che da un momento all’altro può evolversi. Per le prime trenta ore dal ricovero, ho avuto bisogno dell’ossigeno.

Poi grazie alla terapia farmacologica di protocollo durata una settimana i valori si erano ristabiliti. Finito il cortisone e l’antibiotico però  sono nuovamente crollati: da qui la saturazione bassa ed il bisogno dell’ossigeno ancora per altri cinque giorni H 24.

Ma ero tranquilla perché sapevo che qualsiasi involuzione l’avrebbero affrontata con professionalità e tempismo perché costantemente monitorata.

Che cosa ti ha fatto soffrire di più in questa esperienza? E’ stata una sofferenza più fisica o più psicologica?

È certamente un’esperienza che lascerà il segno!

Il Covid-19 è un virus nuovo, dove la certezza della cura è rappresentata dal Vaccino. Negativizzarsi purtroppo non significa guarire definitivamente. Questa malattia ti colpisce e a livello fisico ma, ancor di più a livello psicologico. Si diventa emotivamente fragili.

Nel momento in cui scopri di averlo contratto ti chiedi se i tuoi polmoni ce la faranno, e ancora, se hai infettato qualcuno inconsapevolmente, gettandoti nello sconforto più totale. Ma soprattutto, pensieri di morte e di danno irreparabile ti attraversano fino a metterti addosso la paura della paura di non farcela. Se poi segue un ricovero, come nel mio caso, dove ero convinta di fare solo un RX e di tornare a casa, mentre ad oggi, è stata un andata senza un ritorno che si trascina ormai da due settimane.

Non mi ero portata dietro niente, se non la speranza che mi stessi sbagliando e da lì a poco sarei tornata dai miei cari.

Sono sempre stata presente a me stessa, ma lo sconforto talvolta ha preso il sopravvento lasciandomi senza parole oltre che senza fiato. Posso ritenermi molto fortunata, perché questa storia la sto raccontando con il solo fine di aiutare le persone a capire. Abbiamo il dovere etico e morale di raccontare la nostra esperienza per meglio cogliere  la responsabilità individuale di ciascuno. Nessun senso di colpa o di vergogna deve sfiorarci. Nessuna stigmatizzazione.

Troppi morti ha mietuto questo virus, nonostante ciò, sono ancora troppi i negazionisti che continuano a gridare al complotto; è tutto questo fa male, soprattutto a chi non ha potuto salutare un proprio caro per l’ultima volta e non ha potuto dargli una degna sepoltura.

Hai ricevuto molto calore e solidarietà in questa disavventura. Chi ti senti di ringraziare di più?

La solidarietà ricevuta, al momento è la medicina che meglio sta sortendo gli effetti sperati in termini di “cura”. Quanto amore inaspettato, soprattutto da persone che non conosco e che in ogni modo e maniera hanno stabilito un contatto con me e non facendo mancare un solo giorno il loro supporto.

Sono una persona trasparente che si è sempre raccontata con il solo fine di far riflettere e di trasmettere messaggi di valore.

Sono impegnata nel Sociale da sempre, da quando da ragazza mi travestivo da Babbo Natale e dagli studi di Radio Gabbiano partivo con un carro carico di caramelle che distribuivo ai bambini per le vie del paese. La raccolta di generi alimentari che trasformavamo in pacchi dono da distribuire alla famiglie meno abbienti, così come i giocattoli ai bambini malati delle famiglie più bisognose. Sono cresciuta con la voglia di aiutare, di tendere la mano ai più bisognosi. Non a caso sono diventata poi un’Assistente Sociale e un Mediatore Familiare. Sono stata volontaria con un gruppo di volontari per Amatrice ai tempi del terremoto, in Africa in missione umanitaria dopo che un ciclone che ha distrutto diversi villaggi, e tante altre cose per le quali non sto qui a dilungarmi.

Sono spinta solo dal bisogno di amore, dalla voglia di dare, perché i sentimenti sono la nostra vera ricchezza e questo arriva, perché c’è bisogno di umanità, oggi più che mai! Sento quindi di ringraziare tutti indistintamente, perché ciascuno con il proprio pezzo di cuore ha reso più forte il mio, e di questo ve ne sarò infinitamente grata!

Ritieni che la società, in generale, al di là dei provvedimenti presi dalla varie autorità e della continua informazione sulla stampa, abbia dimostrato maturità nell’affrontare questa pandemia?

Purtroppo la confusione generata da questa Pandemia è stata ed è tale da consentire a ciascuno di poter dire la sua, giusta o sbagliata che sia. Il vero Virus però è l’ignoranza e la supponenza di chi crede di sapere e di dispensare informazioni prive di senso che alimentano e generano altra confusione. Se ognuno di noi si fosse attenuto a rispettare le regole, non saremmo arrivati fino a qui. Ciascuno ha il dovere morale di fare la propria parte, di dare l’esempio prima che dei giudizi. Siamo sempre pronti a puntare il dito, a guardare ciò che fanno gli altri.

Ma quanti agiscono in piena coscienza e consapevolezza? La colpa è si dello Stato, delle mancate linee guida, ma è soprattutto nostra! Ritengo che avremmo potuto fare di più e meglio, mentre invece abbiamo fatto poco e male.

La verità è che siamo egoisti e che non siamo disposti a rinunciare a niente. Fino a che non ti tocca da vicino, non comprendiamo la gravità di questa Pandemia

Come giudichi il sistema sanitario regionale? Hai avuto prove della sua efficienza oppure lo giudichi insufficiente nell’aver affrontato la pandemia?

Come ho già precedentemente asserito, è mancata una tempestiva ed univoca comunicazione nel sistema sanitario regionale, le USCA e i medici di famiglia. Tale falla ha contribuito a paralizzare gli Enti ospedalieri e ad intasare i Pronto Soccorsi e le terapie intensive. Abbiamo avuto tanto tempo tra la prima e la seconda ondata, ci si poteva organizzare per meglio affrontare questo momento. Speriamo di aver imparato per la terza, e che ci facciamo trovare pronti, perché avrà numeri di gran lunga superiori a questi.

Quando il tuo tampone diventerà negativo (con l’augurio che lo sia ad horas) sarà un’esplosione di gioia oppure di serenità ritrovata?

Quando il mio tampone sarà Negativo, o meglio, quando anche il secondo dopo le 24 H dal primo risultasse Negativo, solo allora potrò credere di esserne venuta fuori, ma non in modo definitivo ahimè. Dapprima avrò una carica di anticorpi che mi consentirà di sentirmi bene e di stare bene. Ma ci si può riammalare, perché il virus lo si può ricontrarre, talvolta peggio della prima volta. 

Sarò certamente risollevata, ma la serenità, solo il Vaccino si spera, potrà farmela ritrovare. Intanto, tornerei a casa da mia figlia, e già l’idea mi rende felice!

Cosa ti senti di consigliare a quanti hanno finora sottovalutato l’impatto sulla salute, sulle nostre vite e sulla socialità del Covid-19?

Se posso darvi un consiglio da quella che è ancora la mia esperienza da malato Covid, vi prego con il cuore in mano di credere intanto che questo virus esiste, che è pericoloso e che non va sottovalutato. Atteniamoci scrupolosamente alle regole, dall’indossare correttamente la mascherina, dal disinfettarci costantemente le mani e gli ambienti che condividiamo, ma soprattutto, distanziamoci, adesso più che mai! Facciamolo per il bene nostro e quello altrui.

Abbiamo bisogno di stringere i denti, adesso più che mai. Lo so tra poco è Natale, vorremmo stare con i nostri cari, riassaporare il piacere della famiglia e della convivialità. Ma, farlo adesso significherebbe vanificare gli sforzi fatti fino a questo punto. C’è bisogno di una responsabilità individuale, di onestà intellettuale ma soprattutto di altruismo.

Se vogliamo proteggere i nostri cari dobbiamo stare  distanti, soprattutto i nonni, chi soffre di patologie pregresse, per chiunque possa trovarsi con difese immunitarie basse…

Sappiate che si muore!

E muoiono anche giovani senza alcuna patologia e in buona salute.

Allentare la presa adesso, significherebbe poi una terza ondata ancora più difficile da superare. Abbiamo bisogno di rigore e di buon senso.

Prima facciamo tutti la nostra parte, più vicina sarà la meta. Finirà tutto un giorno, ma sarà meno lontana se ciascuno si impegnerà con la dedizione e l’amore verso l’altro. Un giorno potremo raccontare di questo virus, lasciarci alle spalle tutto il dolore e la sofferenza. Che fu una grande lezione di vita, e che in tanti divennero delle persone migliori!

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Grazie Rosa per le tue parole, grazie per il racconto di un’esperienza che ognuno di noi dovrebbe meditare e comprendere fino in fondo.

Il miglior augurio che possiamo farti è che tu diventi al più presto … “negativa”!!! 

 

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