L’AVV. GIANNI MOLA, E’ IL PRIMO LAICO MOLESE LAUREATO IN DIRITTO CANONICO

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Nell’intervista di “Mola Libera”, l’avv. Giambattista Mola parla del nuovo traguardo da poco raggiunto, spiegando l’utilità della sua specializzazione per la comunità ecclesiale molese.

Conosco l’avv. Giambattista (Gianni) Mola da molti anni: non solo per la sua attività forense, ma anche per il suo impegno politico e culturale nella comunità cittadina.

Quando ha appreso di un suo nuovo e importante traguardo mi è sembrato giusto complimentarmi con lui e dalla chiacchierata intercorsa è poi venuta l’esigenza di renderne partecipi i lettori con un’intervista dedicata.

Ecco le domande di “Mola Libera” e le risposte di Gianni Mola.

E’ una notizia recente, ma poco nota al pubblico: sei il primo laico, e forse anche religioso, nella storia molese ad aver conseguito una laurea in Diritto canonico. Perché hai deciso di andare oltre la tua laurea in Giurisprudenza e l’usuale esercizio della professione forense che eserciti da tanti anni? Cosa ti ha spinto a specializzarti in questo campo?

Di fondo, l’interesse verso il sapere. La mia tesi di laurea in Giurisprudenza era in Diritto Canonico. Ho voluto darmi, altresì, la possibilità di continuare questo percorso, avendo sempre desiderato esercitare la professione di Avvocato anche davanti ai Tribunale Ecclesiastici.

In quale università pontificia hai conseguito la laurea in Diritto canonico e perché la tua scelta è ricaduta su di essa?

Ho conseguito la laurea in Diritto Canonico presso la Prestigiosa Pontificia Università Urbaniana in Roma. Durante il biennio propedeutico, che ho frequentato  come studente dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose Odegitria in Bari (improntato allo studio della teologia e della filosofia), ho conosciuto l’allora Priore della Basilica di S. Nicola, Padre Lorenzo Lorusso, che insegnava e tutt’ora insegna Diritto Orientale alla Università Urbaniana. E’ stato lui che mi ha invogliato ad iscrivermi a detta Università. Col senno del poi, posso affermare che mai scelta poteva rivelarsi più giusta.

Quali caratteristiche ha questa università pontificia? Vuoi parlarci della sua organizzazione, della sua missione e della tua esperienza al suo interno?

Le origini della Università Urbaniana sono legate alla Propaganda Fide (ora Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli). Ogni anno, tanti giovani vengono inviati dalle Chiese sparse in tutto il mondo a Roma per completare gli studi presso l’Università Urbaniana. Al suo interno, oltre alla Facoltà di Diritto Canonico, vi sono anche le Facoltà di Lingue, Filosofia, Teologia, Missiologia. L’obiettivo è preparare i giovani nella fede, e soprattutto una volta ritornati nei loro paesi farli contribuire alla crescita delle Chiese locali (il mio compagno di Università era un giovane che proveniva dalla Costa d’Avorio). La vocazione dell’Università è, quindi, missionaria. L’Università è situata nella Città del Vaticano, in zona extraterritoriale, sul colle del Gianicolo. Con all’interno un Collegio Universitario, non è diversa come organizzazione dalle Università americane che abbiamo imparato a conoscere in televisione. Dal punto di vista personale, ritengo che sia stata e continui ad essere una bellissima esperienza. Non solo per la preparazione e competenza dei docenti, ma anche per la gentilezza, disponibilità ed attenzione di tutti coloro che fanno parte della grande famiglia dell’Urbaniana.

Quali prospettive professionali si aprono per te dopo questa specializzazione?

Dopo la laurea, in virtù del voto conseguito, ho potuto iscrivermi al Dottorato (il grado accademico più alto) presso la stessa Università Urbaniana, che è l’equivalente del nostro Dottorato di Ricerca. Il Dottorato consente, come richiesto dal Tribunale Ecclesiastico Regionale Pugliese, l’iscrizione nell’Albo degli Avvocati ammessi al patrocinio, nonché la docenza universitaria. La laurea permette, invece, di insegnare il diritto nei Seminari Maggiori e di esercitare l’ufficio di Assistente in una Università, oppure di svolgere gli uffici ecclesiastici per i quali la legge canonica richiede tale titolo.

Come ritieni di mettere a disposizione della comunità locale le nuove competenze giuridiche da te apprese?

L’esercizio della professione forense, anche in ambito ecclesiale, è di sicuro, almeno per me, lo sbocco naturale, soprattutto come Tu ricordavi dopo tanti anni che svolgo l’attività di Avvocato. Voglio sottolineare, al riguardo, che, erroneamente si è portati, quando si parla di Tribunali Ecclesiastici, a pensare solo alle cause di nullità matrimoniale. La Chiesa è una comunità che ha le sue regole di comportamento. Queste abbracciano non solo la materia civile, e quindi, tra l’altro, quella del matrimonio, ma anche penale ed amministrativa. Quindi, le professionalità di cui gli Avvocati devono essere in possesso sono diverse.

Una domanda che in tanti si fanno quando si parla di Sacra Rota e di Tribunali ecclesiastici: perché una coppia che intende separarsi dovrebbe far ricorso alla giurisdizione ecclesiastica e non invece alla giustizia civile italiana? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi di tale scelta? Il ricorso all’una esclude l’altra? 

Iniziamo col dire che la Sacra Rota è giudice di appello. Poi, non ci sono vantaggi e svantaggi, almeno se così vogliamo chiamarli. Quando ci si sposa in Chiesa (il c.d. matrimonio concordatario per lo Stato italiano) l’eventuale cessazione degli effetti civili del matrimonio pronunciata davanti alla giustizia civile non rende di per sé nullo il matrimonio contratto davanti alla Chiesa che rimane pertanto valido. Per la Chiesa tutto ruota per lo più intorno al consenso (Il “Sì lo voglio”), che costituisce l’atto costitutivo del matrimonio manifestato legittimamente tra persone giuridicamente abili. E’ quando questo consenso è viziato e se ne fornisce la prova che il matrimonio viene dichiarato nullo, con la conseguenza che è di nuovo possibile sposarsi in Chiesa. Vale invece il contrario. Cioé, in applicazione dell’Accordo tra lo Stato italiano e la Chiesa cattolica del 18 febbraio 1984, la sentenza ecclesiastica di nullità di un matrimonio concordatario (cioé celebrato in forma canonica cui sia seguita la trascrizione ai fini civili) può acquistare efficacia giuridica nella Repubblica italiana. La delibazione della sentenza ecclesiastica di nullità del matrimonio canonico (così viene indicato il procedimento che dichiara l’efficacia nello Stato italiano delle sentenze straniere), facendo venir meno retroattivamente i suoi effetti civili fin dal giorno della sua celebrazione (lasciando tuttavia impregiudicati gli eventuali rapporti di filiazione e tutti gli obblighi giuridici ad essa collegati), fa venir meno anche l’esigenza della domanda di divorzio, qualora non sia già giudizialmente intervenuto tra le parti.   

Un’altra domanda, questa volta scabrosa: pedofilia nella Chiesa. Quale ruolo esercitano i Tribunali ecclesiastici in materia? Che validità hanno le loro decisioni?

La pedofilia anche nella Chiesa ha le sue regole. La materia è affrontata sia dalle leggi ordinarie (il Codice di Diritto Canonico) che da numerose leggi speciali che si sono succedute negli ultimi anni. Devo dire che Papa Francesco per conoscere poco di diritto non essendo un giurista ha affrontato con decisione la questione e promulgato diversi provvedimenti legislativi in materia, che ai più purtroppo non sono conosciuti se non agli addetti ai lavori, e posto in essere gli strumenti necessari. Ritengo che in questo ci sia un difetto di comunicazione da parte delle Chiese locali. La Chiesa come dicevo contempla la pedofilia, l’eventuale procedimento e le relative sanzioni. Non voglio dilungarmi troppo, perché sul punto ci sarebbe davvero tanto da dire. Magari possiamo pensare ad un articolo a tema.   

Da esperto giurista in materia ecclesiastica, cosa pensi del ruolo che sta esercitando Papa Bargoglio in relazione ai recenti scandali finanziari che hanno colpito il Vaticano? Papa Francesco si sta muovendo in aderenza alle norme del diritto canonico promulgate da Papa Giovanni Paolo II nel 1983, oppure sta esercitando una funzione di supplenza “politica”?

Ogni Pontefice opera in continuità con il suo precedessore, e Papa Bergoglio non è da meno. La funzione di un Pontefice è sempre suprema, piena, immediata ed universale e mai supplente, né tanto meno politica, almeno come intendiamo noi, ed in totale aderenza con le leggi della Chiesa. Ho già detto che la Chiesa è una comunità, ed in quanto tale può anche accadere che incorra in problematiche quali quelle finanziare a cui facevi riferimento. Succede, però, che per la Chiesa lo scandalo faccia più rumore che per qualsiasi altro Stato. Sul punto, mi sembra che Papa Bergoglio abbia agito prontamente ed in modo determinato. Peraltro, tra le tante cose, ha da tempo messo mano alla riorganizzazione della Curia romana perché scandali quali quelli accaduti non abbiano più a ripetersi. Anche in questo caso, mi sento di dire che vi sia un difetto di comunicazione.

In conclusione, mi sento di ringraziare la testata giornalistica di Mola Libera e personalmente il Dott. Andrea Giorgio Laterza per l’attenzione e l’interesse dimostratomi.

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