CRISI POLITICA: “PER SUONARE LE CAMPANE A MORTO, MI OFFRO VOLONTARIO”

0
650

Ci scrive il nostro lettore Girolamo (Mimmo) Ragone, in merito al comunicato del PSI molese firmato da Vittorio Farella. Ecco le sue considerazioni, con il nostro commento.

Gentilissimo Direttore,

innanzitutto la ringrazio per la gentilezza e la disponibilità dimostratami in tutte le precedenti occasioni.

Girolamo (Mimmo) Ragone

Leggevo qualche giorno fa una lettera pubblicata su questa testata a firma del Prof. Vittorio Farella, esponente storico del PSI nonché politico di lungo corso, che mi lasciava perplesso in qualche passaggio.

Ovvero, cito testualmente: “Si evocano così scenari cupi per la nostra cittadina, ancora stordita da un lungo commissariamento di oltre 15 mesi di appena tre anni fa, spettro di un ennesimo blocco amministrativo e conseguente, inevitabile, ristagno per le attività socio culturali ed economiche”.

Perché, mi chiedevo, negli ultimi 20 anni abbiamo avuto per caso una macchina amministrativa così efficiente da essere tanto meglio di un Commissario Prefettizio?

Sono anni che viviamo di scenari cupi, che si arranca in tutto e per tutto. Sono anni che non funziona nulla o quasi. Le attività socio culturali ed economiche ristagnano da tempo.

Mi creda Direttore, non riesco a trovare nulla di buono nel modo di amministrare questo paese da tempo. E quello che più mi duole è che non vedo luce in fondo al tunnel fin quando a giocare la partita saranno sempre gli stessi, con lo stesso schema di gioco.

La vera soluzione a gran parte dei problemi di Maul è “seppellire” definitivamente modi e personaggi più o meno noti che hanno reso questa città la peggiore di tutta la provincia. Per suonare le campane a morto poi, mi offro volontario.

P. S. Non è una critica al pensiero del Professor Vittorio Farella ma una personale considerazione. Con immensa stima.

Girolamo Ragone

_________________

Nostro commento

La lettera di Mimmo Ragone è sintomatica di una larga parte del sentire comune, in questo momento, nella nostra cittadina.

Le tante speranze nate con l’avvento di un Sindaco giovane e dinamico, ormai due anni e mezzo fa, si sono scontrate con il “muro di gomma” che, da decenni, caratterizza la politica molese: inerzia, tirare a campare, giochi di palazzo, bizantinismi, interessi occulti, cordate di gruppi familistici e di affari.

Non sappiamo quanto Giuseppe Colonna sia vittima o corresponsabile del protrarsi di questo stato di cose ormai cronico.

Il beneficio del dubbio ci porta a non condannarlo da un punto di vista politico, ma a concedergli la buona fede fino a prova contraria. Ma è un beneficio che non può durare in eterno.

In ogni caso, è un dato di fatto che anch’egli sia rimasto imprigionato in quel sortilegio che sembra avvolgere il “cubo dell’arroganza” di Via De Gasperi: un luogo che pare non portare bene all’amministrazione della cosa pubblica molese. 

Naturalmente, non si tratta di superstizione, ma di dati di fatto: Mola ha conosciuto una precipitosa caduta libera di tutti i suoi indicatori socio-economici dall’inizio degli Anni 2000, anche se l’avvio del suo declino va retrodatato fin dalla metà degli Anni ’80, quando, con la crisi del settore marittimo nazionale e internazionale e la diminuzione dell’interesse dei molesi emigrati negli USA verso la terra natìa, cominciarono a venire meno le ingenti rimesse provenienti dall’esterno del circuito economico cittadino.

E Mola, a differenza dei comuni della provincia e, nello specifico, del sud-est barese, non seppe e non volle mutare pelle per darsi una nuova identità basata sull’utilizzo e lo sviluppo prevalente delle risorse locali, puntando – come fecero le altre realtà territoriali a noi prossime – su un forte ammodernamento tecnologico, organizzativo, imprenditoriale.

La disillusione del messianico programma Urban, con l’assenza di risultati occupazionali e di crescita dell’imprenditoria locale, ha fatto il resto, tanto che Mola – come bene osserva Ragone – è diventato uno dei fanalini di coda della nostra Area Metropolitana.

Ora, anche per la gravissima crisi sociale ed economica indotta dalla pandemia da Covid-19, si è ad un punto di non ritorno: vivere o perire nel destino della nostra comunità, a cominciare dal potere politico dominante: che non può far finta di nulla, non può procrastinare, non può galleggiare, non può vivere in una bolla mediatica e autoreferenziale, mentre Mola rischia la fine.

Quindi, le campane a morto evocate, in maniera piuttosto lugubre da Vittorio Farella, forse suoneranno, forse no. Dipende da noi. Non tanto per le relative sorti personali e politiche di Colonna e del suo pericolante “Cantiere civico”, quanto per il destino comunitario.

Pertanto, l’interrogativo “hemingwayano” (“Per chi suona la campana”), mutuato da John Donne, è una domanda che tutti dovremmo farci: il destino non è quasi mai ineluttabile.

Se la campana suonerà, tutti saremo coinvolti. 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here