LO SPID AD UN RAGAZZO AUTISTICO… NORME ASSURDE IN UN RIMPALLO TRA UFFICI

1
486

Per i disabili non solo barriere architettoniche: ora anche barriere informatiche. Il racconto di Piero Fabris sull’autentica odissea vissuta nei rimbalzi tra un ufficio e l’altro, raccoglie gli sfoghi di tante famiglie che carambolano da un ufficio all’altro per ottenere lo SPID ai loro figli disabili. Queste famiglie stanno vivendo una situazione paradossale e l’emergenza Covid-19 ha semplicemente amplificato le situazioni di disagio.

Alla notizia che a breve il Pin per accedere all’Inps verrà sostituito dallo S.P.I.D. (Sistema unico di accesso con identità digitale), mi sono recato in ufficio postale con carta d’identità e codice fiscale.

L’impiegata mi ha chiesto un indirizzo di posta elettronica e numero di cellulare.

Ho ricevuto dopo qualche ora dei messaggi e l’operazione è andata a buon fine.

Il problema si è posto quando bisognava attivare lo SPID per il disabile incapace di firma, il quale utilizza il computer per comunicazione facilitata, ma non è capace di interagire con tali strumenti per scrivere una lettera o rispondere al telefono se non con ausilio di un educatore o parente.

Recatomi nello stesso ufficio di Poste Italiane con i suoi documenti, accanto alla attestazione che certifica che io sia il suo amministratore di sostegno, mi viene detto di rivolgermi a un CAF o a un Patronato.

Sia il CAF che il Patronato a cui mi sono rivolto mi hanno rimandato a Poste Italiane.

Decido di cambiare ufficio postale e qui mi dicono di rivolgermi al INPS.

Utilizzo il numero verde dove apprendo che posso rivolgermi tranquillamente agli uffici della posta. Dire “tranquillamente” è un eufemismo giacché mio figlio è autistico e spesso ha reazioni spropositate.  

Ritorno all’ufficio e finalmente mi accosto allo sportello per iniziare la pratica SPID.

La pratica si ferma davanti alla richiesta di un indirizzo di posta elettronica che per mio figlio è cosa inutile. Fornisco la mia, ma mi dicono che andrebbe in contrasto con quella del disabile.

Mi lamento con qualche genitore della tribù degli invisibili e scopro che alcuni sono nelle mie stesse condizioni, ovvero persi e ulteriormente stressati da un Labirinto di informazioni, mando anche un messaggio all’AGID e cioè: Agenzia Italiana Digitale dalla quale ricevo notizia che sanno perfettamente di cosa parlo e che stanno lavorando per venirne a capo, ma ecco che qualcuno dell’associazione tutti insieme compatibilmente, mi invia un messaggio: “HO RISOLTO. Questa è la via che ho seguito. Sono entrato attraverso la mia identità pubblica identificativa per giungere a una pagina dedicata a membri della famiglia con disabilità…”. 

Esclamo: “Finalmente un raggio di sole!” e mi avventuro sul sentiero indicatomi.  Peccato che il sentiero suggeritomi dall’amico compagno delle mie peripezie, non era adatto al mio caso, in quanto suo figlio è minorenne. 

Ho persino inviato un messaggio all’URP (Ufficio relazioni con il pubblico) del Comune di Bari che se ho capito bene, mi ha invitato a rivolgermi alla Camera di commercio.

E intanto dopo trenta giorni di rimbalzi sono ancora qui a chiedermi chi ha studiato questo sistema con barriere informatiche?

1 commento

  1. Con figli così problematici sono loro che ci devono inviare Pin o SPID, noi non possiamo essere sbattuti da un ufficio all’altro con i nostri figli dietro, BASTA! BASTA!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here