IL SINDACO HA FINALMENTE RISPOSTO… ECCO L’INTERVISTA COMPLETA

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Dopo il nostro articolo dello scorso 8 ottobre, nel quale abbiamo evidenziato l’assenza di risposte del Sindaco Giuseppe Colonna alle nostre ultime 12 domande a lui sottoposte in uno con l’intervista complessiva del 19 agosto, il Primo cittadino ha fatto pervenire il completamento. Ecco tutte le risposte alla nostra intervista.

Pertanto, riepiloghiamo di seguito l’intera intervista, con le prime risposte dell’8 agosto:

https://www.molalibera.it/2020/08/28/intervista-al-sindaco-ecco-le-prime-risposte-di-colonna-a-mola-libera/

Le seconde risposte del 12 settembre:

https://www.molalibera.it/2020/09/12/sindaco-ecco-le-nuove-risposte-allintervista-di-mola-libera/

E, quindi, di seguito, le ultime 12 risposte pervenute ieri sera, lunedì 12 ottobre, a quasi 2 mesi dall’invio delle nostre domande:

Nota dolente sollevata da continue segnalazioni dei nostri lettori è quella dello stato di degrado e di scarso controllo nel borgo antico e nella zona del Castello Angioino, con bande di teppisti che mettono a dura prova la vita quotidiana dei residenti, mediante spaccio e consumo di droga, schiamazzi, sporcizia. Il Comune di Mola ha adottato il cosiddetto Daspo, quale forma di forte sanzione per i trasgressori del decoro urbano: quali risultati ha finora prodotto? Inoltre, sempre a proposito del fronte mare, se e quando verrà spostata la statua di San Pio nella Chiesa del cimitero, come promesso da diversi sindaci suoi predecessori?

Via Veneto

Abbiamo affidato qualche settimana fa il servizio di potenziamento del sistema di videosorveglianza: un nuovo occhio vigilerà tutta l’area del centro storico e del castello angioino aragonese. Non solo, stiamo partecipando ad un bando ministeriale per il potenziamento del sistema di videosorveglianza. Accanto a queste iniziative occorrono altre. Con il progetto SINERGIE finanziato da Anci avremo l’opportunità di recuperare e affidare alle associazioni del territorio i locali attigui al castello Angioino. Con altre iniziative vorremmo incentivare l’apertura di attività commerciali nel centro storico, per questo ricordo che il Consiglio comunale ha approvato un regolamento che prevede l’abbattimento quasi totale delle tasse comunali per chi vi apre le attività. Per quanto riguardo la statua di San Pio, si tratta di questioni prettamente gestionali che verificherò personalmente al fine di riattivare un procedimento sospeso da tempo.

Traffico, parcheggi e stato delle strade è l’altro tema che non dà pace ai molesi. Di recente il Comune di Mola ha introdotto 4 aree periferiche per park & ride, oltre alla messa in servizio di una navetta da e per il centro urbano. Tuttavia, dalle informazioni e foto da noi acquisite, risulterebbe un sostanziale fallimento della sperimentazione: parcheggi deserti e navette desolatamente vuote, mentre la banchina portuale e le sue adiacenze, nonostante l’introduzione del disco orario, viene presa d’assalto come ogni sera da molesi e forestieri che si riversano in massa nelle rosticcerie, pizzerie e pub della zona, consentendo ai parcheggiatori abusivi di continuare a fare quello che vogliono. Cosa intende fare la sua Amministrazione per far rispettare le nuove disposizioni e per impedire il Far West serale, con Via Veneto trasformata in statale 16 ad alto scorrimento?

La notizia è priva di fondamento: siamo partiti in ritardo, senza un’adeguata campagna di comunicazione e con un territorio poco abituato a queste iniziative. Ma l’iniziativa è andata al di là di ogni previsione. E soprattutto è servita a noi per comprendere tanto in materia di mobilità. Stiamo redigendo il Piano Urbano di Mobilità Sostenibile ed avere questi flussi è per noi indispensabile. Abbiamo per esempio notato che la chiusura al traffico del Lungomare rappresenta una spinta decisiva all’utilizzo della navetta. Molte corse non riuscivano a ospitare tutti gli utenti nelle giornate di chiusura. Sappiamo che le scelte prese in materia di mobilità sono sperimentali. Dobbiamo approvare il PUMS e partire con alcune iniziative improrogabili come l’attivazione della Z.T.L. (anche in via veneto) e i parcheggi a pagamento.

In tempi di emergenza sanitaria per il covid-19, sembra essere passata in second’ordine l’emergenza ambientale per la discarica Martucci. Eppure, dall’evidenza di quest’ultimo periodo, sembra esserci una recrudescenza di decessi per neoplasie tra i cittadini molesi in età non avanzata, molti sessantenni. Se è vero che non è provato un nesso di stretta causalità tra la presenza della discarica e le malattie tumorali, è pur vero che, come “Mola Libera” ha pubblicato nel novembre 2019, la nostra città è purtroppo nelle prime posizioni, nell’intera Puglia, per la percentuale di codici di esenzione 048, assegnati alle persone con diagnosi di neoplasia. All’epoca la notizia ha fatto molto rumore, e l’ARESS (l’Agenzia Regionale per la Salute) si affrettò a smentire la correlazione, producendo alcune statistiche epidemiologiche che, in realtà, non solo presentavano notevoli contraddizioni nei dati, ma suscitavano ulteriori interrogativi. Anche Lei si espresse sdrammatizzando, tuttavia promettendo che un’accurata indagine epidemiologica sarebbe stata effettuata. A distanza di oltre nove mesi, di quello studio non vi è alcuna traccia. Cosa può dire in proposito ai nostri lettori?

La situazione di contrada Martucci non è passata affatto in secondo piano, anzi. Siamo pronti ad affidare i primi interventi del piano di monitoraggio predisposto dal Comitato Tecnico di contrada Martucci e validato dalla Regione. Non appena si insedierà la nuova amministrazione di Conversano convocheremo nuova riunione del tavolo tecnico. L’Aress, a seguito della mia richiesta, ci ha trasmesso dei documenti ufficiali che sono stati resi noti. Io credo che l’unico modo per avere evidenze certe di carattere ambientale e sanitario è continuare a monitorare e indagare su quanto accaduto in contrada Martucci attraverso l’attività del tavolo tecnico e l’interlocuzione con la Regione Puglia

Restando al tema della discarica Martucci e dei suoi effetti sul territorio, da qualche tempo non vi sono più notizie in merito alle attività del Tavolo tecnico tra i comuni contermini interessati, di cui Mola è capofila. Perché? E, comunque, che fine hanno fatto le indagini dell’ARPA Puglia finalizzate alla ricerca del percolato nei pozzi di raccolta? Le ultime notizie, di alcuni mesi fa, parlano di un’ulteriore verifica effettuata nello scorso gennaio che ha confermato la sostanziale assenza di percolato in tali pozzi. Ciò significa una cosa ben precisa: ben 20 milioni di litri (è la quantità stimata, forse anche per difetto, dall’ARPA) di quel liquido tossico e cancerogeno non sono spariti per magia, ma sono finiti nel sottosuolo e, quindi, con ogni probabilità, nella falda acquifera. Quando le popolazioni interessate riusciranno a ricevere un rapporto preciso e dettagliato che certifichi la fuga del percolato nelle viscere della terra? Se questa certificazione arrivasse, il Comune di Mola ha intenzione di denunciare tutto alla Procura della Repubblica al fine di riaprire un’indagine che, purtroppo, è finita, senza vera giustizia, con le assoluzioni pronunciate nel processo penale per presunto disastro ambientale? Quando, in ogni caso, si eseguiranno azioni concrete finalizzate alla bonifica del sito Martucci e del suo intorno? Quando si saprà se la Regione Puglia accetterà mai di stralciare l’utilizzo di Martucci dal Piano Regionale dei Rifiuti?

Percolato in superficie a Martucci: 20 milioni di litri sono già finiti, con ogni probabilità, nel sottosuolo

Credo di aver risposto a parte di queste domande con la precedente risposta. Stiamo affidando le prime attività del piano di monitoraggio. Sulle questioni di carattere giudiziario vi ricordo che il lotto terzo è sottoposto attualmente a due sequestri: quello del 2012 del Gip Mastrorilli e l’altro dell’inizio di quest’anno, del Gip Casu. Sottolineo che le varie relazioni dell’Arpa sono state inviate alla Procura della Repubblica. In base a quelle che saranno le eventuali determinazioni della Magistratura, il Comune di Mola farà tutto quello che c’è da fare. Attraverso una prossima riunione del Tavolo Tecnico, con la nuova amministrazione di Conversano (territorio in cui insiste contrada Martucci) stabiliremo le modalità di collaborazione con la Curatela e gli organi tecnici al fine di avere a disposizione la strumentazione necessaria per eseguire i rilievi secondo protocollo. Sullo stralcio di Martucci dal Piano Regionale dei Rifiuti credo ci sia poco da discutere. Lo abbiamo chiesto (anche con una delibera di Consiglio votata all’unanimità dai Comuni di Mola di Bari e Conversano) e continueremo a chiederlo anche in sede di discussione del nuovo Piano Regionale dei Rifiuti.

Abbiamo tutti visto in TV e sul web le immagini del collaudo del nuovo viadotto di Genova, con la presenza di decine di camion a pieno carico, finalizzati a testarne la staticità e la resistenza in base alle norme di legge. “Mola Libera” ha posto più volte nel tempo una domanda precisa, senza ottenere risposte. Sebbene la sua Amministrazione non abbia responsabilità dirette, è possibile sapere perché il collaudo statico del cavalcaferrovia di Viale Paolo VI non è stato eseguito con il concreto posizionamento dei carichi previsti, in base alle normative in materia? Eppure il Comune di Mola è ora il proprietario di quell’opera e, quindi, ha il diritto-dovere di garantirne l’effettiva sicurezza. Come stanno le cose? E’ possibile mostrare in ogni caso ai cittadini i documenti che attestano le modalità di esecuzione del collaudo?

Il cavalcaferrovia di Via Paolo VI che congiunge i quartieri Cozzetto e Cerulli: è mai stato collaudato secondo le norme di legge che prevedono il posizionamento sulla campata di carichi statici? 

Da quelle che sono le informazioni in mio possesso il collaudo statico riguardante il cavalcavia ferroviario di viale Paolo VI è stato eseguito regolarmente. I documenti sono pubblici e possono essere richiesti da ciascun cittadino grazie all’istituto dell’Accesso Civico. Faccio, comunque, a latere, una considerazione: credo che nel Comune di Mola di Bari ci siano stati e ci siano tecnici e amministratori che mai metterebbero a rischio la pubblica incolumità. Se qualcuno ha prove del contrario, le fornisca.

Il Consiglio Regionale ha approvato la legge che istituisce il Parco costiero naturale di Costa Ripagnola, sebbene con non poche ombre. La perimetrazione del parco si estende, dai confini con il territorio molese, per l’intera costa polignanese fino a comprendere una parte della costa nord di Monopoli. Perché la sua Amministrazione non ha chiesto, in tempi non sospetti, l’allargamento della perimetrazione alla costa sud di Mola, almeno fino a comprendere la frazione di Cozze che, in tal modo, avrebbe potuto beneficiare anche di finanziamenti futuri per la sua riqualificazione in senso ambientale e naturalistico? Perché Cozze continua a sprofondare sempre più nel degrado e nell’assenza di un vero e concreto rilancio, come da anni denuncia il Comitato animato dai suoi residenti e villeggianti? E cosa si prevede per il litorale sud di Mola? Nuove cementificazioni sono all’orizzonte?

Ecco la perimetrazione del parco nella iniziale proposta di legge regionale. Come si può notare, i previsti confini del parco vanno dal confine con il territorio molese fino a comprendere una porzione della costa di Monopoli nord.

Il Comune di Mola ha chiesto nei tempi giusti e corretti, come dimostrato dai verbali delle conferenze di servizi, l’inserimento del territorio di propria competenza nel Parco Costiero naturale di Costa Ripagnola. Lo abbiamo chiesto anche formalmente nei lavori della commissione regionale competente, ma visti i tempi ristretti riguardanti l’approvazione della legge regionale abbiamo rinviato ogni ulteriore valutazione. Continueremo a discutere con il nuovo Consiglio e la nuova Giunta Regionale non appena si insedieranno. Su Cozze il discorso meriterebbe un’intervista a parte. A mio avviso Cozze ha bisogno di piccoli ma importanti interventi. La Città Metropolitana interverrà per riqualificare quel tratto attualmente interdetto e riconsegnare l’area dopo 11 anni al Comune. Bisognerà intervenire poi su altri aspetti come la viabilità, il decoro (la nuova gara di igiene urbana ci aiuterà molto) e la manutenzione del verde. Con il comitato ci rivedremo nei prossimi giorni per confrontarci su questi temi. Rivendico, però, alcuni piccoli, ma importanti obiettivi raggiunti quest’anno, come la riattivazione dopo anni dei bagni pubblici e la riapertura del dispensario farmaceutico. Da qualche giorno inoltre è attivo il servizio wi-fi gratuito.

Se ne parla poco, eppure il nostro giornale ha documentato lo sfacelo dell’ex stadio comunale, abbandonato completamente al degrado, al vandalismo e alla sporcizia da decenni. Che programmi ha la sua Giunta per il suo eventuale recupero? Perché non si riesce a realizzare una cittadella dello sport, con strutture integrate, davvero degna di questo nome? Perché Mola continua a non disporre di una piscina comunale, strumento quanto mai utile non solo per l’attività sportiva ma anche fisioterapica? E perché il suo assessore Berlen non ha mai voluto accogliere, fin dai primi Anni 2000, nel corso della sua lunga attività amministrativa, la proposta di realizzare un Auditorium (indispensabile per l’attività delle numerose associazioni musicali e teatrali molesi) e di un Centro congressi per facilitare eventi di massa e raccogliere, almeno in parte, il florido turismo congressuale che si svolge a Bari e dintorni? Lei, da Sindaco, come la pensa e cosa intende fare?

Gli interni del dismesso stadio comunale: degrado e sfacelo totale, con condizioni igieniche spaventose. Un rudere abbandonato a se stesso.

In merito al campo sportivo nuovo avevamo avviato un’interlocuzione ad alti livelli in ambito sportivo. Purtroppo il COVID-19 ha stravolto tutti i piani, ma non molliamo su questo fronte. Ci sono altre iniziative in cantiere e sottoposte alla nostra valutazione. Sul Palazzetto dello Sport ed il Campo Sportivo Caduti di Superga abbiamo ottenuto i finanziamenti necessari per avviare importanti interventi di riqualificazione. Su Auditorium e Centro Congressi la valutazione è più complessa e coinvolgono ulteriori decisioni: l’intervento dei privati attraverso gli strumenti di collaborazione previsti dal Codice degli Appalti sono indispensabili per realizzare interventi di questo tipo. Nel Piano triennale dei Lavori Pubblici queste previsioni sono state inserite e conseguentemente siamo pronti immediatamente ad intervenire nel caso ci siano le condizioni ed è indice della volontà di questa amministrazione di perseguire questi obiettivi. Sulla piscina comunale ho una mia idea. Non è più sostenibile per i Comuni gestire dal punto di vista economico-finanziario una piscina comunale. Tutti i Comuni sono in sofferenza e hanno grossi problemi. Diverso è il discorso di accogliere investimenti privati. Su questo siamo assolutamente disponibili.

Parliamo di attività produttive, commerciali e turistiche. Come è ben noto, Mola, e non da oggi, è in coda alla classifica dell’Area metropolitana per numero di aziende, per addetti impiegati nelle attività artigianali e industriali, per tasso di imprenditorialità. La Sitael, sebbene dia prestigio alla nostra città, è purtroppo rimasta una “cattedrale nel deserto”: la zona industriale non annovera altre iniziative imprenditoriali di grande respiro. Il commercio langue, anzi arretra sotto i colpi tremendi dell’emergenza sanitaria da covid-19, così pure il turismo; il settore peschereccio vive tra alti e bassi, sempre sotto la spada di Damocle delle norme restrittive europee; l’agricoltura ha un basso tasso di innovazione. Sebbene la sua Giunta abbia istituito il DUC (Distretto Urbano del Commercio), si ha la sensazione che non sia presente una vera e decisiva spinta propulsiva a favore di una concreta svolta per l’economia molese. Peraltro, la Confcommercio locale, con il suo comitato “Ospiti a Mola”, ha chiesto alla sua Amministrazione di contrastare senza indugio l’estesa presenza dell’abusivismo nel settore della ricettività e delle “case vacanza”. Il nostro giornale, peraltro, l’ha invitata più volte a dotarsi di una figura manageriale esperta, con funzioni di gestione diretta e dotata di ampi poteri, per la definizione e l’applicazione di un piano di marketing territoriale finalizzato allo sviluppo imprenditoriale di tutta l’economia molese. Quali sono le sue considerazioni e linee di azione in merito all’attuale stato stagnante e involutivo dell’economia molese?

Zona Industriale di Mola: un’incompiuta, con un numero insufficiente di aziende capaci di segnare una svolta economica ed occupazionale per i molesi

La fase stagnante ed involutiva credo che dipenda dalla situazione economica generale aggravata dal COVID-19. Ad ogni buon conto rispondo in maniera chiara e telegrafica.

Per quanto riguarda la nostra zona artigianale, dopo l’approvazione di apposita delibera in Consiglio comunale, pubblicheremo apposito Avviso Pubblico per l’assegnazione dei lotti liberi consentendo quindi alle imprese che lo desiderano di insediarsi a Mola. Allo stesso tempo abbiamo avviato le procedure di conclusione del procedimento per coloro i quali non ottempereranno nei termini prescritti alla richiesta di rilascio del permesso a costruire. Aggiungo che il nuovo tracciato della Statale 16, unitamente alle valutazioni che faremo in sede di Piano Urbanistico Generale, potrebbero portare ad un’estensione delle aree destinate a finalità artigianali ed industriali.

Sul commercio, abbiamo attivato ogni iniziativa utile a sostenerlo. Nei prossimi giorni verrà inoltre pubblicato Avviso per contributi a fondo perduto per chi ha subito la chiusura totale o parziale a causa del COVID-19.

Il DUC credo sia uno strumento molto importante che sta già offrendo ottime opportunità per i nostri operatori commerciali, basta ricordare gli appuntamenti formativi che già ci sono stati e continueranno. Abbiamo altre iniziative in programma che saranno note nelle prossime settimane. Allo stesso tempo, con l’obbligatorietà del Codice Identificativo Struttura, dal 1 luglio di quest’anno il Comune ha competenze precise in materia. Abbiamo fatto una puntuale istruttoria tra le strutture ricettive non dotate di Codice Identificativo e sono partiti controlli che sicuramente sfoceranno in sanzioni ed è nostro obiettivo contrastare l’abusivismo per tutelare le strutture regolari e innalzare la qualità dell’offerta della ricettività. Ci siamo incontrati nei giorni scorsi con la delegazione degli albergatori e lo faremo ancora una volta nei prossimi giorni perché è un tema che sta a cuore a tutti.

Nei prossimi giorni verrà potenziato l’ufficio marketing territoriale e ci occuperemo di proseguire quel percorso di valorizzazione del nostro territorio, sotto molteplici aspetti.

Palazzo Roberti, ormai è acquisizione comune, potrebbe diventare un gigantesco volano per lo sviluppo del turismo culturale di Mola, un’autentica chiave per differenziare e complementare la nostra offerta turistica nell’ambito del sud-est barese e della Città Metropolitana. Il “Comitato per Palazzo Roberti” lo ha evidenziato più volte, con proposte molto concrete e specifiche, dopo aver ottenuto nel 2018, dalla gestione commissariale del Comune, la bonifica radicale e la chiusura dei varchi che avevano portato lo storico edificio in una condizione di assoluto e gravissimo degrado igienico-sanitario. Ora, dopo il successivo rifacimento delle facciate, portato a termine dalla sua Amministrazione, sebbene i lavori abbiano evidenziato non poche criticità di esecuzione, una nuova cappa di oblio è scesa sul palazzo. Sembrava che la Regione Puglia fosse pronta a finanziare, per almeno 6 milioni di euro, il progetto di recupero integrale dell’edificio, ma i buoni propositi si sono persi nei meandri della politica regionale. Perfino l’affidamento di incarico alla prestigiosa fondazione “Fitzcarraldo” per la definizione di un programma gestionale, con la successiva ricerca di partnership private, non ha prodotto finora alcun risultato. Può fare il punto della situazione? Quali prospettive concrete esistono a breve per il recupero integrale di Palazzo Roberti e quali idee per la sua gestione sono comunque in campo?

Nessun oblio, il lavoro è costante e di assoluta importanza.  Nel prossimo Consiglio comunale deliberante discuteremo un provvedimento che riguarda il recupero e la valorizzazione del Palazzo Roberti Alberotanza.

La Fondazione Fitzcarraldo ha prodotto già un primo documento rispetto all’incarico affidatogli in merito alla valutazione sulla applicabilità di operare nella forma di Partenariato Pubblico Privato previsto dall’art. 151 co.3 del D.lgs n. 50/2016 ai fini del processo di valorizzazione del Palazzo. Tale documento rappresenta un allegato alla delibera di Consiglio.

Lo scorso 10 luglio sono stati consegnati all’Ente, anche a seguito delle interlocuzioni con la Soprintendenza dei Beni Architettonici di Bari, il nuovo ed aggiornato Progetto Esecutivo per il “Restauro e Recupero funzionale del monumentale Palazzo Alberotanza, nonché il Progetto di restauro delle parti artistiche. Confermo la volontà della Regione Puglia, ma il COVID -19 ha fatto rimodulare le destinazioni di tutte le risorse. Avere un piano di gestione ed un progetto esecutivo pronto per essere messo a gara sono gli elementi necessari per riuscire in questa impresa titanica. Noi li avremo e questo ci pone in una situazione di assoluto vantaggio.

E’ ben risaputo che il Comune di Mola gode di un atto del 1994 che concede al nostro comune l’uso pubblico, gratuito e in perpetuo, di una superficie che si trova tra l’arco Vaaz e il muraglione che impedisce di accedere alla zona retrostante del Castello Angioino, laddove furono edificati i box, più volte vandalizzati. Nel 2013, il Sindaco Diperna interruppe i termini dell’usucapione ventennale che avrebbe potuto essere rivendicata dal condominio attiguo, tuttavia il Comune di Mola non ha mai preso possesso dell’area. E, quale conseguenza dell’inazione, neppure ha dato esecuzione alla realizzazione del passaggio piazza – lungomare, che, in uno con il progetto di isolamento del Castello degli architetti Morelli e Pastore, fu votato all’unanimità dal Consiglio comunale nel 1973 e che venne poi inserito nelle previsioni del PRG del 1985, tuttora vigente. Lo scorso anno, nel corso di un pubblico dibattito, il vice sindaco Orlando si pronunciò a favore della realizzazione del passaggio, promettendo anche la costituzione di un tavolo di esperti. Lei, sig. Sindaco, in avvio di consigliatura ha perfino nominato un consigliere delegato (avv. Delcane) a trattare l’intera materia. Tuttavia, a distanza di due anni dal suo insediamento, non si registra alcun atto concreto: anzi, il condominio, con una lettera a Mola Libera, ha lasciato intendere che ci sono accordi pregressi di altra natura con il Comune di Mola, senza però specificarne il contenuto. Può spiegare ai lettori come stanno le cose in questo autentico “cold case” molese, riesumato ad intervalli regolari, e quindi sempre ri-seppellito? Perchè non si riesce a produrre un progetto credibile di passaggio? Perchè non si chiariscono i rapporti con il condominio attiguo? Perchè non si arriva mai al dunque?

Il progetto di isolamento del Castello Angioino redatto dagli architetti Morelli e Pastore, approvato dal Consiglio Comunale nel 1973 e inserito nel vigente Piano Regolatore Generale del 1985. Si nota il passaggio piazza – fronte mare attraverso l’arco di Vaaz

Avessi potuto risolvere, in soli due anni di amministrazione, tutte le questioni irrisolte nel tempo, mi avrebbe fatto enormemente piacere sotto diversi punti di vista. Purtroppo sappiamo tutti che questo non è possibile, a maggior ragione per questioni durature e complesse. La consigliera delegata Delcane, assieme al Sindaco ed all’assessore Berlen sono ben determinati ad affrontare questa situazione e lo faremo durante il nostro mandato. Come detto.

Il proliferare sull’intero territorio comunale delle antenne per telefonia mobile non è una novità. Tuttavia, negli ultimi tempi, si assiste ad una compresenza in ambiti urbani molto ristretti e popolosi di numerose antenne che, quindi, aumentano l’esposizione ai campi elettro-magnetici dei residenti. Perchè non si riesce a varare un regolamento per la localizzazione delle antenne di telefonia, con una distribuzione meno impattante sulla popolazione? Inoltre, la domanda di una compagnia telefonica per la sperimentazione della tecnologia 5G sul territorio comunale è stata da Lei “congelata” lo scorso anno: cosa farà se l’azienda dovesse tornare alla carica o se anche altre facessero richieste analoghe?

Le due antenne ravvicinate: a sinistra, quella installata anni addietro in Piazza degli Eroi; a destra, quella posizionata nei pressi di Via C. Battisti (di fronte al monastero delle Clarisse)

E’ indubbio che occorra una regolamentazione. Ad ogni buon conto preciso che ogni antenna presente sul territorio è regolarmente autorizzata ed ogni aggiornamento è posto al vaglio dell’ARPA Puglia per le misurazioni e le valutazioni di propria competenza. Per quanto riguarda la richiesta di sperimentazione pervenuta lo scorso anno sottolineo che si tratta di una sospensione di carattere tecnico eseguita di concerto con l’Arpa Puglia. Per procedere si rende infatti necessario adeguare il regolamento comunale che risale al 2005 ed è in gran parte superato da disposizioni normative e giurisprudenziali nonché di carattere tecnologico. Nello specifico il 5G non richiede segnali elettromagnetici di intensità tale da indurre aumenti significativi della temperatura corporea dei soggetti esposti, per cui non è prevedibile alcun problema per quanto riguarda gli effetti noti dei campi elettromagnetici. Questo è vero anche in considerazione sia della natura particolarmente restrittiva della normativa italiana, che prevede livelli massimi 6 volte inferiori rispetto alla media europea, sia dei margini di cautela impliciti negli standard internazionali per la protezione dagli effetti termici. A ciò aggiungo che con il Decreto Semplificazioni (articolo 38), i sindaci dei comuni “non potranno introdurre limitazioni alla localizzazione sul proprio territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualunque tipologia e non potranno fissare limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici diversi rispetto a quelli stabiliti dallo Stato”.

Il progetto di variante della statale 16 è ormai passato con l’assenso dei Comuni interessati dal nuovo tragitto. Il Comune di Noicattaro ha però ottenuto notevoli benefici, non così il Comune di Mola che, anzi, appare il più penalizzato, con un forte e ingiustificato consumo di suolo agricolo che, invece, si sarebbe potuto evitare realizzando (come “Mola Libera” ha proposto) la terza corsia tra Torre a Mare e Mola (e viceversa), peraltro cogliendo l’occasione per portarla fino allo svincolo per Cozze-Conversano. Perchè il Comune di Mola non ha provato a chiedere la terza corsia nel tratto Torre a Mare – Mola (e viceversa), che risulta il meno congestionato e il più fluido dell’intero asse viario Mola-Bari? In ogni caso, si rende conto la sua Giunta comunale che l’unica uscita/ingresso per Mola, finora prevista dal progetto, costituirà un forte collo di bottiglia e che la variante verrà poco utilizzata dai residenti che si trovano a valle di essa o comunque al di là della ferrovia? In tal senso, come si concilia addirittura la Vostra idea di chiedere il declassamento, con passaggio nella competenza comunale, dell’attuale asse viario Mola-Torre a Mare, per ridurlo a due corsie, mentre si prospetta comunque un utilizzo massiccio di esso, attraverso l’ingresso/uscita Mola nord, da parte dei molesi anche a variante realizzata?

Il sindaco Decaro e il Sindaco Colonna presso la sede ANAS di Bari discutono della variante alla statale 16

“Dal punto di vista tecnico l’unica strada percorribile a detta della Direzione Nazionale dell’ANAS è stata quella della realizzazione della variante. Abbiamo esaminato assieme ogni ipotesi, anche quella dell’allargamento, e abbiamo tutti assieme condiviso la soluzione di cui sopra. L’ANAS in questi mesi ha commissionato il progetto. Lo scorso 7 ottobre abbiamo discusso con i tecnici una prima bozza che passerà al vaglio preliminare della Commissione consiliare competente, alla quale mi auguro possano partecipare tutti i consiglieri comunali. Io ritengo che la variante porterà molti benefici per la nostra città ed escludo categoricamente la previsione di un unico ingresso/uscita per Mola. Anzi, credo che lo sforzo collettivo sarà quello di proporre ad ANAS le soluzioni migliori non solo per collegare meglio il nostro territorio, ma anche di realizzare alcune opere di completamento viario che riguarderanno alcune zone strategiche della nostra città. Ripeto, questo sarà un percorso che vogliamo sia quanto più partecipativo.

A tal riguardo colgo l’occasione per specificare che il sottoscritto, unitamente agli altri Sindaci potenzialmente coinvolti, non è stato mai reso edotto di progetti riguardanti la realizzazione di una bretella autostradale con annesso casello. Quel progetto risale ad un piano di parecchi anni fa, non aggiornato, che prevedeva la realizzazione di un’arteria autostradale tra Giovinazzo e Polignano a Mare passando per la cosiddetta “Grande variante di Bari”. L’opera doveva essere realizzata con la modalità del project-financing, ma alla fine non se ne fece più nulla. Credo che alla luce di quanto si stia realizzando quel piano dovrà essere necessariamente rivisto”.

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Ringraziamo il Sindaco Giuseppe Colonna per il completamento dell’intervista, sebbene a distanza di così tanto tempo dalla formulazione delle nostre domande.

Ora che il quadro è completo, lasciamo ai lettori il giudizio sulle risposte fornite dal Sindaco.

Ci riserviamo successivamente una nostra valutazione sulle singole risposte e sull’insieme dell’intervista.

 

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