PORTO E PORTECCHIA: CONDIZIONI INACCETTABILI. EPPURE SI PENSA ALLE CASETTE GALLEGGIANTI…

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Il nostro lettore Michele Giuliano, nella sua ammirevole opera di documentazione fotografica del degrado urbano, ci ha appena inviato le immagini che pubblichiamo, relative alla intollerabile situazione dei due scali portuali molesi.

Le foto non sono purtroppo una novità: già in passato “Mola Libera” ha pubblicato immagini di ordinario degrado nelle sue aree interessate.

Tuttavia, nel momento in cui il Sindaco e l’Assessore all’Urbanistica e Lavori pubblici organizzano pomposi convegni per propagandare l’ennesima soluzione futuribile legata al mare, tuttavia priva di solidi agganci alla nostra realtà, è doveroso da parte di un giornale libero e indipendente richiamare l’attenzione degli amministratori, dei consiglieri comunali e dei cittadini sulla incresciosa situazione dei due scali portuali, totalmente abbandonati al degrado.

Il rendering delle “casette galleggianti” nel porto di Mola, frutto di un incarico ad una società olandese e oggetto di un convegno tenutosi recentemente a Bari, con la regia del Comune di Mola

Il porto peschereccio, dove per dirla con un’iperbole, c’è più nafta che acqua, e che vede lo sversamento indiscriminato di ogni sorta di rifiuto (non tutto infatti arriva con le correnti e le mareggiate).

E il porticciolo di Portecchia che, non da oggi, assiste a condizioni di assoluto degrado, con barche tirate in secco che diventano il bersaglio per gli sporcaccioni.

E’ ben vero che si tratta di comportamenti deleteri dei singoli, tuttavia l’Amministrazione comunale fa ben poco per prevenire e reprimere i comportamenti incivili e per ripristinare normali condizioni di decoro.

Peraltro, non è possibile progettare il futuribile (in ogni caso, molto discutibile) di casette galleggianti e palafitte nell’area portuale e, al contempo, permettere che si offra a cittadini e visitatori uno “spettacolo” indegno di un paese civile in zone centralissime e sotto gli occhi di tutti.

E’ necessario un diverso approccio politico e di mentalità degli amministratori comunali ai problemi contingenti e alle prospettive future di Mola.

La progettazione della “Mola che verrà” non solo non può prescindere da previsioni concretamente attuabili che abbiano solide radici nella nostra storia, tradizione e cultura, senza voli pindarici da essa slegati e avulsi, ma deve, al tempo stesso, coniugarsi con una contestuale politica di gestione del territorio che non abbandoni la manutenzione ordinaria del quotidiano.

Purtroppo, il recente passato sembra non aver insegnato niente ai nostri attuali amministratori che, con lo stesso personale politico alla gestione di due assessorati strategici, si stanno avviando a ripercorrere le fallimentari orme del programma Urban II.

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