CONSIGLIO COMUNALE: LA MINORANZA CHIEDE LA REVOCA DI MARIO LEPORE

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I consiglieri di minoranza hanno depositato nei giorni scorsi una mozione di sfiducia al Presidente del Consiglio comunale dott. Mario Lepore per chiederne la revoca.

Riceviamo dai consiglieri comunali di minoranza e pubblichiamo:

A PROPOSITO DI PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE

Il sindaco Colonna è un pessimo sindaco, forse il peggiore che Mola abbia mai avuto.

E un pessimo sindaco non può che fare pendant con il pessimo presidente del consiglio, dott. Mario Lepore.

Nell’ultima, raccapricciante, seduta di consiglio comunale, i due hanno dato il peggio di loro stessi.

Il sindaco ha letteralmente dettato al presidente del consiglio la linea politica della maggioranza, con la supina acquiescenza dell’inutile presidente del consiglio, oltre che dell’ineffabile Segretario Comunale.

Su diktat del sindaco, Lepore ha consentito che il consigliere Losito votasse un provvedimento che riguardava direttamente l’interesse dello  stesso Losito a non decadere dal consiglio comunale, violando sia la legge nazionale che il regolamento comunale di cui il presidente del consiglio dovrebbe essere il massimo garante.

Ma andiamo  per ordine.

Il ruolo di Presidente deve essere svolto in maniera autonoma e per nulla funzionale ad un qualche indirizzo politico (Consiglio di Stato, Sezione V, sentenza 3 marzo 2004, n. 1042).

Detta in altri termini, il Presidente del Consiglio, sin da subito, nell’esercizio delle sue funzioni, è tenuto ad osservare un comportamento “neutrale” dovendosi preoccupare solo di garantire il perfetto funzionamento dell’organo collegiale da egli presieduto facendo rispettare anzitutto le norme statutarie, il regolamento per il funzionamento del Consiglio medesimo e le altre norme inerenti, in modo tale che la componente di maggioranza non prevarichi quella di minoranza.

Nel nostro consiglio comunale abbiamo un presidente del consiglio totalmente coartato dal sindaco che, candidamente, ha dichiarato nella scorsa seduta consiliare di aver spesso bacchettato il presidente Lepore perché non perfettamente allineato ai suoi desideri. A dimostrazione che se non ci si trovi già, si è vicinissimi ad uno stato patologico e quindi ad una possibile crisi del sistema istituzionale.

Stato patologico perché il presidente Lepore consente ogni prevaricazione della maggioranza sulla minoranza, intimorito dalla minaccia della maggioranza di revocarlo.

Ci  teniamo a rassicurare il dottor Lepore che la legge non prevede che  il Presidente sia legato ad un rapporto fiduciario con la componente di maggioranza del relativo Consiglio, quindi l’eventuale venir meno di tale rapporto fiduciario non è motivo valido per poterlo revocare.

La giurisprudenza, oramai pacifica e costante, afferma che “la revoca del Presidente del Consiglio comunale può avvenire solo per motivazioni istituzionali, che ne costituiscono la funzione tipica secondo la logica del sistema: è pertanto illegittima la delibera basata su motivazioni politiche” [Consiglio di Stato, Sezione V, sentenze n. 6838/2004; n. 1042/2004; n. 3187/2002]

Ma la revoca è perfettamente legittima quando il Presidente non è in grado di assicurare il corretto funzionamento del Consiglio. E che il Presidente Mario Lepore non sia in grado di assicurare il corretto funzionamento del Consiglio ne ha dato prove a iosa:

– si fa dettare l’interpretazione del regolamento dal sindaco

– imbavaglia gli interventi sgraditi alla maggioranza (vedi ultimo caso con il consigliere Gallo)

– consente palesi violazioni del regolamento

– consente che vengano inseriti nell’Ordine del Giorno delle sedute consiliari provvedimenti di cui non esiste alcuna documentazione

– non assicura l’adeguata e preventiva informazione ai gruppi consiliari od a singoli consiglieri sulle questioni sottoposte al Consiglio: decine di provvedimenti arrivano in consiglio senza che i relativi atti siano messi a disposizione dei  consiglieri nei tempi adeguati

– ha avallato la delirante interpretazione del sindaco che ha  asserito che una seduta di commissione è pubblica se ne viene solo pubblicata la convocazione  anche senza che vi sia alcuna possibilità per i cittadini di assistervi né in presenza fisica né in video

– ha disatteso totalmente l’art. 38, comma 3 del TUEL che fornisce ad un Presidente del Consiglio la forza per pretendere l’assegnazione di risorse necessarie per rendere estremamente efficiente ed efficace l’azione del Consiglio comunale

Al riguardo si evidenzia che:

– i consiglieri non hanno alcun luogo per potersi riunire (mai successo nella storia di questo Comune)

– i consiglieri non avevano sino a pochi mesi fa neanche una casella di posta istituzionale (ottenuta solo con insistite richieste da parte di singoli consiglieri di minoranza)

– non c’è alcuno strumento messo a disposizione dei consiglieri per poter accedere ai fatti rilevanti che riguardano l’amministrazione (es. accesso al protocollo)

– il presidente Lepore consente che alle interrogazioni non vengano fornite risposte adeguate e nei tempi  previsti dalle norme

– il presidente Lepore consente che gli  Uffici non diano seguito agli accessi ad atti richiesti da consiglieri, se non tardivamente e dopo insistite richieste.

Risulta evidente che uno dei problemi della pessima amministrazione Colonna è costituito dall’attuale presidente del Consiglio. E che sono maturi i tempi per una sua revoca a causa dell’incapacità di assicurare un corretto funzionamento dell’organo che  presiede.

Nei giorni scorsi abbiamo infatti consegnato una mozione di revoca del Presidente del Consiglio, a norma dell’art. 28, comma 2 del vigente Statuto Comunale che recita testualmente:

Il Presidente può essere revocato con mozione di sfiducia approvata con votazione segreta a maggioranza dei due terzi dei Consiglieri assegnati, nel caso di sua elezione a maggioranza qualificata e a maggioranza assoluta negli altri casi.

Non sappiamo se questa nostra convinzione sarà condivisa dalla maggioranza richiesta ma riteniamo che il modo migliore per verificarlo è nella sede istituzionale. E che le battaglie non siano da combattere quando si è sicuri di vincerle ma quando si  ritengono giuste.

I CONSIGLIERI

Michele Daniele, Giangrazio Di Rutigliano, Stefano Diperna, Michele Palazzo

Relazione tecnica per Revoca Presidente del Consiglio Comunale

Il Presidente del Consiglio Comunale è organo Istituzionale, rappresenta il Consiglio e ne dirige i lavori.

Per l’esercizio delle sue funzioni il Presidente deve ispirarsi a criteri di imparzialità intervenendo a difesa dei compiti del Consiglio e dei diritti di tutti i consiglieri così come previsto dal Dgls 267/2000 fatte proprie dal Consiglio Comunale nello Statuto.

Il ruolo di Presidente deve essere svolto in maniera autonoma e per nulla funzionale ad un qualche indirizzo politico come specificato dal Consiglio di Stato, Sezione V, sentenza 3 marzo 2004, n. 1042.

 

Il Presidente del Consiglio Comunale di Mola di Bari non assolvendo in pieno ai principi contenuti nella premessa e sanciti dal TUEL e dallo Statuto Comunale, ha ripetutamente rinunciato al Suo ruolo di imparzialità al di sopra delle parti e degli schieramenti politici.

Il Presidente del Consiglio Comunale di Mola di Bari appiattendosi insistentemente sulle posizioni dettate dal Sindaco e dalla sua maggioranza, ha interpretato il proprio ruolo alla stregua di una appendice del Sindaco stesso.

La persistenza di comportamenti da parte del Presidente del Consiglio non improntati all’imparzialità nei confronti dei Consiglieri Comunali e non giustificati da una mera applicazione dei regolamenti, in quanto il Presidente del Consiglio:

– imbavaglia gli interventi sgraditi alla maggioranza

– consente palesi violazioni del regolamento, facendosi dettare l’interpretazione dal Sindaco

– consente che vengano inseriti nell’Ordine del Giorno delle sedute consiliari provvedimenti di cui non esiste alcuna documentazione

– non assicura l’adeguata e preventiva informazione ai gruppi consiliari od a singoli consiglieri sulle questioni sottoposte al Consiglio: decine di provvedimenti arrivano in consiglio senza che i relativi atti siano messi a disposizione dei  consiglieri nei tempi adeguati

– ha avallato la linea del Sindaco che ha  sostenuto che una seduta di commissione è pubblica se ne viene solo pubblicata la convocazione  anche senza che vi sia alcuna possibilità per i cittadini di assistervi né in presenza fisica né in video

– ha ubbidito all’imposizione del Sindaco di violare il disposto dell’art. 78 comma 2 del TUEL che prescrive per i consiglieri “devono astenersi dal prendere parte alla discussione ed alla votazione di delibere riguardanti interessi propri” (seduta consiliare del 16-7-2020)

– ha disatteso totalmente l’art. 38, comma 3 del TUEL che fornisce ad un Presidente del Consiglio la forza per pretendere l’assegnazione di risorse necessarie per rendere estremamente efficiente ed efficace l’azione del Consiglio comunale; a titolo di esempio:

– i consiglieri non hanno alcun luogo per potersi riunire (mai successo nella storia di questo Comune)

– i consiglieri non avevano sino a pochi mesi fa neanche una casella di posta istituzionale (ottenuta solo con insistite richieste da parte di singoli consiglieri di minoranza)

– non c’è alcuno strumento messo a disposizione dei consiglieri per poter accedere ai fatti rilevanti che riguardano l’amministrazione (es. accesso al protocollo)

– il presidente Lepore consente che alle interrogazioni non vengano fornite risposte adeguate e nei tempi  previsti dalle norme

– il presidente Lepore consente che gli  Uffici non diano seguito agli accessi ad atti richiesti da consiglieri, se non tardivamente e dopo insistite richieste.

Mario Lepore (primo da destra) in una foto della scorsa consigliatura, con i consiglieri comunali pro tempore del centrodestra e il dipendente Vito Potente (in primo piano)

 



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