“IO, EDUCATORE PROFESSIONALE DA 13 ANNI”

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L’educatore, anche se non dà voti, non dà compiti per casa, ha una funzione (empatica) verso la persona nella sua globalità, cui offrire una impalcatura per diventare più autonomo, più comunicativo, più sociale. In pratica è un ponte per la vita dentro e fuori la scuola.

Riceviamo e pubblichiamo un’interessante e approfondita riflessione sul ruolo degli educatori professionali nel mondo della scuola:

di Francesco Fallacara

Leggo con piacere e con grande apprensione quanto scrivono i giornali e raccontano i politici e il sindacato sulla oramai conclamata “guerra degli educatori”, considerati “lavoratori sfruttati” dentro il pianeta scuola, ormai al “disastro”.

I loro “caporali”, che si sono susseguiti nel corso degli anni sono i Comuni, la Provincia, ora Città Metropolitana, le Cooperative.

Ho la sensazione che, all’improvviso, come il Covid-19, un misterioso virus abbia colpito il modo giornalistico, politico e sindacale, perché tutti si occupano di questi “educatori e operatori degli alunni con disabilità” chiedendone l’autonomia: “Educatori scolastici in protesta davanti alla Regione per richiesta di inquadramenti come lavoratori” (vedi incontro con il Presidente della Regione, Emiliano); “Basta precariato per garantire servizio agli alunni con disabilità” (Damascelli, consigliere regionale); “Assistenti degli studenti disabili: quando l’immissione in ruolo?” (Quotidiano di Bari); “Stipendi dimezzati, sospesi d’estate, in agitazione educatori e assistenti dell’integrazione scolastica. Non è dignitoso” (Repubblica Bari); “Assistenza alle persone fragili, la CGIL minaccia vertenze”.

Ecco scoperto, così, il particolare ‘destino’ di questi lavoratori della scuola; infatti tutti i media, le proteste, gli incontri con politici e sindacato, pur mettendo in evidenza  la figura dell’educatore e della sua professione, constatano che gli educatori, attualmente (e aggiungo da sempre), verrebbero pagati dal Comune, o dalla Città Metropolitana (prima Provincia), ma ora sostanzialmente dalle Cooperative, sodalizi che vincono appalti pubblici.

Sul giornale Scuola Oggi, in un suo articolo del novembre 2019, R. Iosa mette in evidenza che “il costo/ora per il Comune è superiore di 3 volte mediamente di quanto arrivi all’educatore, che riceve mediamente un salario molto basso, raramente superiore agli 700/800 euro al mese, per contratti che sono praticamente a cottimo, per ore lavorate. Se poi la scuola è chiusa per eventi eccezionali, mentre gli altri, insegnanti e collaboratori, sono pagati, gli educatori no”. Come si evince, sono limitazioni che “rendono precarie le condizioni occupazionali degli educatori e la loro vita”.

Questa situazione anomala la posso testimoniare personalmente, essendo educatore da anni, e avendola vissuta in tutti i passaggi, dalla Provincia, poi Area Metropolitana, ora Cooperativa. Vorrei solamente evidenziare alcuni punti propedeutici al problema scoppiato:

  • la legge descrive le funzioni, le competenze, i titoli accademici necessari, cioè la laurea triennale ad hoc nell’ambito delle scienze della formazione;
  • la professione di educatore esplosa nel corso degli anni, ha determinato che, in materia di assunzioni e nomine, sono state considerate e sono entrate in questa professione persone con titoli più differenti;
  • infine la volatilità degli insegnanti di sostegno nella gestione dei posti, rende spesso gli educatori le uniche figure stabili del rapporto dell’alunno diversamente abile con la scuola, talmente stabile che può oltrepassare gli ordini scolastici senza difficoltà.

Da un punto di vista professionale e deontologico, l’educatore, anche se non dà voti, non dà compiti per casa, ha una funzione (empatica) verso la persona nella sua globalità, cui offrire una impalcatura per diventare più autonomo, più comunicativo, più sociale. In pratica è un ponte per la vita dentro e fuori la scuola.

Lascio agli esperti e ai cultori della materia la facoltà di stabilire, con cognizione di causa, quale debba essere la peculiarità dell’educatore nell’ambito scolastico; lascio poi, inoltre, ai politici -ecco il mio timore – di emanare una legge di chiarimento sulle funzioni educative, con la competenza e la consapevolezza di quantificare in termini economici la valenza dell’operato dell’educatore specialistico professionale.

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