“BERLEN, FARO DI LUCE…” E CASETTE OLANDESI NELL’ACQUA DEL PORTO…

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Una seduta surreale di Consiglio comunale dedicata alle interrogazioni, con la minoranza in cerca d’identità: tra chi osanna l’Assessore Berlen e chi lo deride, ma non sa proporre alternative. Intanto, l’urbanistica molese si arena nelle sabbie del porto… con l’abusata ricerca di nuovi effetti scenografici.

Per parlare della gestione urbanistica della nostra città non basterebbe un intero volume della Treccani: tanti sono gli scempi e le orrende realtà partorite dalla fervida mente dei nostri amministratori nel corso di lunghi decenni. 

Il fallimento pluridecennale dell’urbanistica molese è in “re ipsa”, nella logica delle cose: nessuna vera innovazione, se non cemento ovunque a profusione, in specie sulla costa.

Una delle ville a mare confiscate dall’autorità giudiziaria

L’unico vero e importante provvedimento del Piano Regolatore Generale del 1985, che avrebbe rivoluzionato l’assetto del centro urbano, e cioè il piano di isolamento del Castello Angioino, è rimasto solo sulla carta, vanificato dall’inerzia, dal disinteresse e, peggio ancora, dal sabotaggio di amministrazioni di ogni colore.

Il progetto di isolamento del Castello Angioino redatto dagli architetti Morelli e Pastore, approvato dal Consiglio Comunale nel 1973 e inserito nel vigente Piano Regolatore Generale del 1985. Si nota il passaggio piazza – fronte mare attraverso l’arco di Vaaz

Neppure l’obiettivo minimo, il passaggio piazza – lungomare, attraverso l’arco Vaaz, è stato voluto.

Peraltro, della fantasmagorica epoca Urban, oltre ad uno sperpero incredibile di denaro pubblico, è rimasto soltanto un fronte mare discutibile, con larghe parti inespresse, sciatte, anonime, prive di significato e funzione urbanistica e sociale.

Oggi, con lo stesso artefice del fallimentare Piano Urban, la Giunta Colonna sembra puntare sull’area portuale, pur senza alcun disegno organico apprezzabile.

“Mola Libera” ne ha parlato in tre articoli ravvicinati, nei giorni scorsi.

Innanzitutto, la riorganizzazione dell’area portuale finalizzata ad un approdo per un percorso crocieristico, tra la Puglia e la Grecia, di piccolo cabotaggio.

L’incarico, a seguito di un finanziamento da 2 milioni di euro nell’ambito del progetto della Comunità Europea “Interreg Italia – Grecia”, è stato affidato ad un Raggruppamento Temporaneo di Imprese diretto dalla nota arch. Guendalina Salimei:

https://www.molalibera.it/2020/06/26/allarchistar-guendalina-salimei-il-progetto-dellarea-portuale/

Vedremo come l’arch. Salimei riuscirà a coniugare la perdurante assenza del Piano Regolatore del Porto con la necessità di organizzare un approdo sicuro e di facile manovrabilità per le piccole imbarcazioni da trasporto passeggeri (sempre che il servizio si concretizzi in una vera iniziativa economica), perdurando, tra l’altro, l’assenza degli indispensabili lavori di dragaggio dei fondali del nostro scalo portuale.

Per il resto, ben due provvedimenti amministrativi, una determina del Capo Settore Urbanistica e una delibera della Giunta comunale, approvati nella stessa data (24 giugno 2020), hanno identico oggetto, e cioè uno studio di fattibilità per decidere su eventuali attività insediative nell’area portuale, tra Cala Loreto e la radice del molo di levante.

In un autentico guazzabuglio amministrativo e di inquietante duplicazione, i due identici provvedimenti hanno come assegnatari: uno la società olandese “Waterstudio” di Amsterdam e l’altro il Politecnico di Bari.

https://www.molalibera.it/2020/06/27/porto-incredibile-il-comune-duplica-incarico-ad-olandesi-e-politecnico-perche/

Nella seduta odierna di Consiglio comunale se ne è parlato con accenti surreali, perfino assurdi.

In sostanza, come “Mola Libera” aveva visto bene,  l’Assessore all’Urbanistica e Lavori pubblici arch. Nico Berlen ha confermato che, di fatto, si intende mettere in second’ordine la bozza di Piano Regolatore del porto, commissionata nel 2009 al Provveditorato Interregionale delle Opere Pubbliche di Puglia e Basilicata, e consegnata al Comune di Mola fin dal 2014, per forzarne le conclusioni tecniche al fine di favorire nuove ipotesi di sviluppo:

https://www.molalibera.it/2020/06/26/porto-si-prepara-mega-edificazione-tra-loreto-e-ponticello/

Nuove ipotesi che, se non saranno di cementificazione intensiva (rinverdendo la massiccia previsione presentata in ambito Urban dall’arch. Oriol Bohigas, con il “grattacielo” alla base del molo di levante), si preannunciano come assolutamente avulse dal contesto territoriale.

Infatti, l’Assessore Berlen, nel rispondere al consigliere Michele Daniele, ha spiegato in maniera incongrua che i due incarichi, aventi (ripetiamo) lo stesso oggetto, uno agli olandesi e l’altro al Politecnico, avranno scopi diversi: finalità che tuttavia non si evincono dalla lettura degli atti amministrativi e che, in ogni caso, appaiono più una diversificazione fittizia che una reale necessità tecnica.

L’Assessore Nico Berlen nella seduta consiliare del 30 giugno 2020

Berlen, definito “un faro di luce nell’amministrazione comunale” dal consigliere di Forza Italia Sebastiano Delre, ha spiegato che le conclusioni della bozza di Piano Regolatore del Porto consegnato, già nel 2014, dal Provveditorato Interregionale alle Opere Pubbliche al Comune di Mola, sono obsolete e che, pertanto, vanno riviste alla luce delle nuove funzioni conferite dalle più recenti normative agli ambiti portuali.

Il consigliere Sebastiano Delre ha definito l’Assessore Berlen “un faro di luce” per il nostro Comune

Tuttavia, l’Assessore Berlen (“non oso immaginare cosa farebbe il Sindaco Colonna senza di lui“, ha rinforzato il concetto del “faro di luce” il consigliere Delre),  dimentica che un Piano Regolatore del porto non è soltanto la finalizzazione delle funzioni socio-economiche di un’area portuale e del suo contesto, ma, innanzitutto, la definizione degli ambiti della sicurezza della navigazione e della funzione tecnica di riparo dei natanti.

Questioni che, evidentemente, sfuggono ad un tecnico e politico che con l’acqua di mare ha probabilmente solo l’approccio del bagnante che guarda la vasta distesa salata da riva… 

Ed è quest’ottica da “marinaio di terra” che, evidentemente, fa immaginare a Berlen un Piano Regolatore del porto “raddrizzato” da uno studio di fattibilità, demandato a mezzadria agli olandesi e agli accademici del Politecnico.

Uno studio di fattibilità per passare dal diporto nautico (considerato dall’Assessore ormai un’ipotesi tramontata a causa dell’estrema vicinanza di un porto turistico in quel di Polignano) a scenari di casette galleggianti sull’acqua (di cui gli olandesi della “Waterstudio” sarebbero maestri) o altre fantasmagoriche soluzioni, ancora imprecisate, ma probabilmente avulse dalla nostra tradizione, che, in ogni caso, proprio nel tratto portuale interessato dallo studio di fattibilità, devono, innanzitutto, fare i conti, oltre che con la ravvicinata presenza del depuratore, con il massiccio e costante spiaggiamento della posidonia.

Uno spiaggiamento che può essere eliminato (o fortemente ridotto) con significativi interventi strutturali, che solo un Piano regolatore portuale può organicamente prevedere.

Lo spiaggiamento della posidonia nell’area portuale è costante: la rimozione dello scorso anno non è servita a molto. Vi sono problemi strutturali che solo il Piano Regolatore del porto può risolvere.

Ecco perchè serve innanzitutto il Piano Regolatore del Porto e non l’urbanistica fatta a pezzi e bocconi, con incarichi fiduciari sotto soglia, e secondo la moda del momento: ieri il “grattacielo” di Bohigas, oggi le casette galleggianti…

La massiccia edificazione progettata dall’arch. Oriol Bohigas, nel Piano Urban, tra Loreto e Ponticello, a corollario del porto turistico. Un porto rimasto solo sulla carta. Nel frattempo, nel giro di pochi anni, il Comune di Polignano lo ideava, progettava e realizzava. Tenuto conto che l’Assessore all’Urbanistica e ai Lavori pubblici è il medesimo di quel periodo, l’incarico alla società olandese potrebbe recuperare la previsione edificatoria di Bohigas? Ovvero, proporre soluzioni avulse dal nostro contesto storico e territoriale senza reali e concrete ricadute economiche?

Peraltro, l’Assessore Berlen si chieda e risponda alla domanda: chi è il massimo responsabile della mancata realizzazione del porto turistico a Mola (pure previsto nel progetto Bohigas), quando ancora a Polignano lo scalo diportistico non era nemmeno nella mente degli dei?

Perchè Mola perse il treno del porto turistico nel corso del suo mandato assessorile (anni 2000-2005) e, quindi, del suo incarico da Sindaco e ad interim da assessore all’Urbanistica e Lavori pubblici (2005-2010)?

La risposta non è difficile… Fa finta di non conoscerla il consigliere Sebastiano Delre, storico estimatore dell’arch. Berlen, peraltro ad egli succeduto nell’incarico assessorile all’urbanistica (2010-2015). Anch’egli perse quel treno…

D’altronde, il  consigliere Michele Daniele, con due piedi in una scarpa, a metà servizio ideale, tra M5S e Lega per Salvini, è politicamente incapace di fare un’analisi organica degli scempi urbanistici compiuti nel tempo, in quel di Mola, e di fare credibili proposte alternative di gestione del territorio.

Il consigliere Michele Daniele nella seduta del 30 giugno 2020

E, infatti, nella seduta consiliare di stamattina ha solo ironizzato critiche alla politica urbanistica della Giunta Berlen-Colonna, senza scalfire neppure la superficie dei veri problemi.

Con questa compagine politica, sia di governo che di presunta opposizione, Mola naviga a vista, destinata ad incagliarsi senza alcun dubbio nelle sabbie crescenti e inesorabili del nostro porto, un tempo glorioso.

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