“TORRE DELLE STELLE”: ANTICA SIMBOLOGIA CRISTIANA NELLA CAMPAGNA MOLESE. IL CONTRIBUTO DEL PROF. LOPANE

1
478

Il prof. Paolo Lopane, esperto in storia medievale, fornisce ai lettori di “Mola Libera” un contributo fondamentale per la comprensione dell’importante ritrovamento in agro di Mola del manufatto rurale, con chiari segni di epoca pre-angioina, già portato alla ribalta dal nostro giornale. E’ importante che la Soprintendenza di Bari dedichi ogni attenzione alla scoperta, evitando che la costruzione venga distrutta alla stregua di quanto accadde, dopo il 1969, con il tempietto di San Materno, contenente analoga simbologia. Un appello va, ovviamente, anche al Sindaco di Mola affinchè si prodighi per sensibilizzare la Soprintendenza e gli studiosi locali all’approfondimento: le radici della nostra Storia potrebbero trovare nuove e importanti chiavi di lettura nella “Torre delle Stelle”.

di Paolo Lopane

Il recente ritrovamento in agro di Mola del manufatto rurale suggestivamente denominato «Torre delle Stelle», prontamente segnalata alla competente Soprintendenza dal professor Vito Didonna e dal dottor Andrea Giorgio Laterza, merita certamente l’attenzione dello storico.

Ad un occhio disattento potrebbe apparire come una delle tante torrette di campagna adibite ab origine a rifugio o deposito agricolo, ma, al di là dell’utilizzo che nel corso del tempo ne sia stato fatto, la costruzione, ricoperta da incisioni di diversa fattura la cui grammatica figurativa, di carattere religioso, insiste sul simbolismo cristiano della stella, deve aver avuto una funzione (se non pure una destinazione) sacrale.

La «torre» presenta, del resto, manifeste analogie con un altro manufatto scoperto nel 1969 in agro di Mola (località San Materno) dal dottor Sebastiano Tagarelli, che in un saggio sulla vicina necropoli di Azetium, pubblicato nel giugno di quello stesso anno, lasciò un’accurata descrizione di questo sacrale monumento di forma circolare con cupola tronco-conica che venne poi sciaguratamente abbattuto.

Iconografia del Santo Sepolcro riprodotta nel tempietto medievale di San Materno

Il Tagarelli non esitò a parlare di «costruzione paleocristiana» e, quindi, di «camera sepolcrale», con particolare riferimento ad una lastra sormontante l’ingresso del monumento che, inquadrata in una suggestiva cornice di stelle, recava incisa la scena della Deposizione di Cristo. Le figure stilizzate del «Cristo deposto», della Vergine, di san Giovanni e della Maddalena, scolpite ai piedi della Croce, non possono stilisticamente non richiamare le incisioni di figure a sfondo religioso che campeggiano su una lastra calcarea incassata sul frontale della «Torre delle Stelle», dove si vedono chiaramente il profilo di una figura femminile coronata – con ogni probabilità la Vergine con il capo coronato di stelle –, l’immagine di un teschio ed otto sagome presumibilmente maschili.

Lo stile delle incisioni ed i contenuti iconografici delle lastre, con il palese riferimento alla vittoria spirituale sulla morte (il sepolcro di Cristo, il teschio, la Donna «vestita di sole» dell’Apocalisse) fanno pensare che in fase di costruzione (o di ricostruzione) della «torre» sia stato utilizzato materiale lapideo proveniente dalla necropoli dell’antica Azetium, la cui area continuò ad essere abitata anche in epoca romana ed ancora nell’Età di Mezzo fu presumibilmente attraversata dai numerosi «viandanti di Dio» che, diretti ai porti d’imbarco per la Terrasanta, percorrevano il tratto litoraneo dell’Appia Traiana o le diramazioni del ramo subcostiero di quest’antica strada che, biforcandosi a Bitonto, conduceva ad Egnatia attraversando le località di Caelia (l’odierna Ceglie del Campo), Azetium (a nord-est di Rutigliano) e Norba (l’attuale Conversano). 

La parte centrale e superiore della costruzione rurale rinvenuta nel maggio 2020 in agro di Mola. Si nota la perfetta analogia con le figure sacre stilizzate già presenti nel tempietto di San Materno, andato distrutto successivamente alla segnalazione del dott. Sebastiano Tagarelli, studioso nojano, nel 1969.

Quanto alle numerose stelle che decorano la «torre» – a cominciare da quella a cinque punte incisa sul pinnacolo sormontante il frontale –, testimoniano di una remota tradizione artistica che già in epoca paleocristiana, con riferimento ai passi biblici in cui il simbolismo della luce ricorre in chiave messianica, elevò la lux Christi a cifra stessa dell’epifania del Redentore.

Le stelle scolpite nei blocchi di pietra della costruzione rurale rinvenuta in agro di Mola sono numerose e con un numero di raggi variabile

Il Cristo-Lógos – «Sol salutis occasum nesciens» («Sole di salvezza che non conosce tramonto») – fu infatti raffigurato anche in veste solare: si pensi al mosaico della necropoli sottostante la basilica romana di San Pietro, dove Cristo è presentato con gli attributi di Apollo, la quadriga e i cavalli; ed è in tal senso significativa la leggenda secondo la quale Costantino il Grande fece usare schegge e chiodi della Vera Croce per far incorniciare una statua di Apollo e creare sul suo capo una corona di raggi.

Risoluto ad evitare lo sfaldamento dell’Impero, Costantino aveva un evidente interesse a saldare il cristianesimo ai culti eliaci preesistenti. Fu lui ad insistere perché il «Dies Natalis», la ricorrenza della nascita del Salvatore, fosse spostato al 25 dicembre, giorno che, nel culto persiano di Mithra come in quello siriaco del Sol Invictus, coincideva con la sacrale rinascita del Sole nella settimana del solstizio invernale.

Ma, qualunque cosa fosse davvero accaduta nell’imminenza della battaglia di Ponte Milvio, quando, secondo la tradizione, Costantino fece dipingere il monogramma di Cristo (le lettere greche Chi e Rho) sugli scudi dei suoi legionari a seguito della visione di una croce luminosa con la scritta «in hoc signo vinces», l’antico monogramma del Cristo, raffigurato in un duplice o triplice cerchio, continuò a rappresentare l’equivalente della ‘ruota solare’, eliaco simbolo associato all’immagine del «Kronocrator» (Cristo Signore del Tempo) e quindi scandito dalla croce assiale.

Polisemico come ogni simbolo, nella variante assunta nella tradizione irlandese il chrismon rinviò altresì all’idea delle cicliche età del mondo, con il Cristo-Sole collocato al centro del progetto escatologico divino. Idee, queste, che si ritroveranno nella «Croce ciclica» di Hendaye (Basses-Pyrénées) come nel ciclo di affreschi della chiesa templare di Montsaunès (Haute-Garonne), dove, come ricorda lo storico dell’arte Gaetano Curzi, si ripropone «il tradizionale accostamento, sia formale che semantico, del chrismon ai corpi celesti, secondo un’assimilazione di consolidata tradizione, basata sui passi biblici che identificano Cristo come ‘vera stella’».

Analogamente, nella grammatica figurativa della chiesa templare di San Bevignate, a Perugia, si rileva una «sequenza di allegorie cristologiche» che «dalla croce del supplizio» va «al Cristo-luce» e, quindi, «all’assimilazione di Cristo come ‘vera stella’».

Ma, per restare in terra di Puglia, non si può sottacere quanto affiora nei quattrocenteschi affreschi del vano attualmente adibito a sacrestia della chiesa ospitaliera di Santa Maria di Sovereto (presso Terlizzi), dove sotto una volta disseminata di stelle, campeggia un sole raggiante accanto ad una tradizionale croce greca, a una vistosa stella ad otto punte e a diversi altri simboli tradizionali che, come nella Cripta del Crocefisso di Ugento – palinsesto di culture il cui quadro d’assieme racchiude una stupefacente varietà di rotae e (di nuovo) di stelle –  bene esprime la lettura olistica che l’uomo del Medioevo (più in generale, delle civiltà tradizionali) faceva attraverso la «signatura rerum» del mondo e delle sue creature, cifra e specchio di verità spirituali e, quindi, dei divini misteri.

Cripta del Crocifisso di Ugento, la volta con stelle a otto punte e sei punte

Non sbaglia quindi Maria Stella Calò Mariani, in uno studio sull’insediamento teutonico di Torre Alemanna (presso Cerignola), nel rilevare come la stella clipeata a cinque punte che funge da chiave di volta dei quattro costoloni che si dipartono dai capitelli a crochet sormontanti le colonnine di pietra del vano a piano terra del torrione, altro non rappresenti che «il pentagramma di memoria pitagorica», «emblema del microcosmo» che nella mistica cristiana assurse a simbolo delle cinque piaghe di Cristo e della salvifica «Stella del mattino»; né sbaglia nel riconoscere il medesimo simbolo accanto alla serie di scudi cavallereschi graffiti sulla superficie degli affreschi di San Michele Arcangelo e della Vergine Odegitria nella chiesa rupestre di Ognissanti sul Gargano.

Di fatto, lungo il cammino pellegrinale denominato ‘Scannamugliera’, che sulle pendici di Monte Sant’Angelo s’inerpica fino alla grotta d’Ognissanti, si nota un altro suggestivo simbolo della tradizione eliaca: una croce greca inscritta in un cerchio, croce che sul piano figurativo s’apparenta a quella scolpita in un blocco di pietra sul muro perimetrale opposto alla facciata principale della «Torre delle Stelle» e, per molti versi, alla croce inscritta in un cerchio che campeggiava sul blocco centrale di chiusura della porta del monumento scoperto e poi distrutto in località San Materno.

La croce greca inscritta in un cerchio, scolpita in un blocco di pietra sul muro perimetrale della “Chiesa delle Stelle” di Mola

Ce n’è abbastanza, dunque, per comprendere il valore storico di un manufatto – la molese «Torre delle Stelle» – che allo stato attuale della ricerca non è ancora possibile collocare entro precise coordinate temporali ma che testimonia comunque di una remota tradizione artistica che nella mistica cristiana ha trovato, infine, esito e compimento.

Un luogo, dunque, ricco di storia; un luogo dello spirito che testimonia del naturale ruolo della Puglia quale ponte e terra di accoglienza, veicolo di scambi e sincretismi culturali le cui mirabili tracce, scolpite nella pietra, continuano a sfidare i secoli nelle facciate dei suoi templi.

Mi auguro, quindi, che la «Torre delle Stelle» venga preservata dalle incurie del tempo non meno che dalla vandalizzazione di mani sacrileghe: affinché lo scempio compiutosi a San Materno non abbia a ripetersi ancora.

CHI E’ IL PROF. PAOLO LOPANE

Nel ringraziare il prof. Paolo Lopane per aver aderito al nostro invito, fornendoci il suo prezioso e autorevole contributo alla comprensione della simbologia racchiusa nella “Torre delle Stelle”, ne pubblichiamo una breve nota biografica:

Il prof. Paolo Lopane

Paolo Lopane insegna presso l’I.I.S.S. “Marco Polo” di Bari. Membro della Società di
Storia Patria per la Puglia e dell’Associazione del Centro Studi Normanno-Svevi
dell’Università degli Studi di Bari, ha pubblicato nel 2001 un documentato saggio sul
catarismo occitano, Il risveglio della gnosi nella Francia albigese (Besa Editrice), cui ha
fatto séguito nel 2004 un intenso lavoro sull’Ordine dei Cavalieri di Cristo e del Tempio di
Salomone: I Templari. Storia e leggenda (Besa Editrice). Nello stesso anno ha contribuitocon uno studio sugli insediamenti cavallereschi nel Meridione d’Italia (“La presenza templare nella Valle dell’Ofanto”) alla stesura del volume Ofanto, a cura di A. Ruggiero.
Nel 2011 ha pubblicato un secondo saggio sull’eresia cataro-albigese: I Catari. Dai roghi
di Colonia all’eccidio di Montségur (Besa Editrice), dove mette magistralmente in luce le
implicazioni sociali del fenomeno ereticale. Nel 2012 ha pubblicato un saggio miscellaneo
a sua curatela sul poeta armeno Hrand Nazariantz: Hrand Nazariantz, Fedele d’Amore
(F.A.L. Vision Editore), vincitore della XXIX edizione (2013, sez. XIV) del Premio
Internazionale di Poesia e Letteratura “Nuove Lettere”, indetto dall’Istituto Italiano di
Cultura di Napoli e dalla rivista letteraria internazionale “Nuove Lettere”. Nel 2015 ha
pubblicato un agile saggio sulla presenza in Puglia dei tre grandi Ordini monastico cavallereschi: Insediamenti cavallereschi in Puglia. Templari, Teutonici, Ospitalieri (Besa Editrice). Collabora con riviste specializzate.

Infine, richiamiamo il nostro articolo contenente la lettera di segnalazione inviata alla Soprintendenza di Bari in data 23 maggio 2020:

https://www.molalibera.it/2020/05/25/torre-delle-stelle-ecco-la-lettera-alla-soprintendenza-e-al-sindaco-per-la-strordinaria-scoperta/

 

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here