CRISI POST-COVID. INTERVISTA A LISA ANGELILLO: “NOI ARTISTI, I PIU’ PENALIZZATI DAL GOVERNO”

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L’artista molese, cantante e attrice, da tempo affermata sulla scena nazionale, parla dei danni inferti dalla pandemia al mondo dello spettacolo. E di come fare ad uscirne. Ecco le sue considerazioni e le sue proposte, anche con riferimento alla nostra realtà turistica e culturale locale.

Lisa Angelillo è sicuramente tra le maggiori espressioni artistiche, nel campo dello spettacolo, che Mola possa vantare.

Cantante notissima con la band “Sense of life”, è allo stesso tempo un’attrice affermata sulla scena nazionale fin dai primi anni ’90.

Formatasi principalmente presso l’ACTORS CENTER di Michael Margotta in Roma ma anche seguendo master presso l’Accademia Silvio D’Amico, il Teatro Kismet di Bari e, tra gli altri con Stavros Tzachiris, Paul Haggis, Enzo Garinei e Francesca De Sapio.
 

Ha lavorato con importanti attori e registi, sia sulle scene dei più importanti teatri italiani che per produzioni cinematografiche e televisive. Il Teatro Angioino di Mola la ospita frequentemente per performance teatrali seguitissime dal pubblico molese e della Città Metropolitana.

Ecco la nostra intervista:

Lisa, quale tua esperienza professionale è stata interrotta dalla chiusura di teatri e luoghi di spettacolo?

Ero in scena a Milano nei panni di Mrs Tv in “Charlie e la Fabbrica di Cioccolato” il musical  http://www.lafabbricadicioccolatoilmusical.it

Come hai vissuto da artista il “lockdown” generalizzato?

Ho fatto l’ultima replica inconsapevolmente il 23 febbraio. Il 24 febbraio avevo un aereo per Bari essendo giorno di riposo. Appena atterrata ho saputo della chiusura del teatro, della sospensione dello spettacolo per una settimana (che poi invece è diventata definitiva) e delle misure restrittive per chi tornava da Milano con la quarantena volontaria. Non è stata una passeggiata di salute nè per la psiche nè per il portafogli. Pian piano come tutti poi ci si è abituati e abbiamo provato a reagire ma aver chiuso per primi, senza se e senza ma, è una scelta che vivo tuttora come ingiusta. Se avessero chiuso tutto (bus, tram, metro, aerei, ristoranti, negozi ecc.) il 23 febbraio, oltre che cinema e teatri, non saremmo dove siamo.

Lisa Angelillo, in una scena dello spettacolo teatrale “Charlie e la fabbrica di cioccolato”

E’ stato comunque un momento fecondo per te, per la tua vena artistica, oppure si è trattato di un periodo perso, frustrante?

Entrambe le cose. Frustrante e creativo. Non privo di difficoltà. Io di arte vivo da sempre e trovarmi a farla on line solo per “aiutarmi e aiutare a non soccombere” per quanto potesse essere interessante mi faceva anche sentire avvilita. I social che già non amavo sono diventati per me ancora più insopportabili. Comunque ci sono state quelle che ho chiamato “pillole di quarantena” disponibili sulla mia pagina fb (https://www.facebook.com/Lisa-Angelillo-105746516159155/) che volevano essere una cura di 7 giorni contro il malumore. E poi, oltre a diverse canzoni realizzate con la mia band storica Sense of Life Band, la nostra versione di “Meraviglioso” di Modugno,  diventata “Pericoloso”,  è stata molto apprezzata e ha ricevuto menzioni su giornali importanti e la cosa ci ha fatto molto piacere.

E’ prevista per il tuo settore la cassa integrazione?  Oppure il Governo ha stabilito per gli artisti come te un indennizzo?

Noi artisti non abbiamo la cassa integrazione. Abbiamo al massimo la Naspi (per chi rientra nei parametri) e/o il contributo una tantum dei 600 euro previsti dal Decreto come indennizzo.

La riapertura di teatri e cinema è prevista per il 15 giugno, a tuo parere si poteva fare prima?

A mio parere è tutto sbagliato. Le industrie hanno chiuso poco, male e tardi, e riaperto per prime, idem bar, ristoranti ecc.. Teatri e Cinema sono luoghi in cui non parli, non mangi, in cui stai al massimo un paio di ore ed in cui si poteva da subito prevedere di far sedere un posto sì e uno no e tutti, con obbligo di mascherina e guanti. Ma le cose non sono andate così e continuano ad essere RIDICOLE.

Come giudichi le norme di distanziamento sociale che si prevedono per teatri e luoghi di spettacolo?

Le nuove norme per gli spettacoli teatrali, anche se all’aperto, sono improponibili. Dovremmo sederci una sedia sì e e due no, una fila sì e una no, arrivare scaglionati, uscire scaglionati, pagare in anticipo, disinfestare prima e dopo. Ma scherziamo? Come si fa? Ma perché i supermercati e i ristoranti o bar vengono disinfestati Ogni due ore? I tram e la metropolitana vengono disinfestate ogni due ore? Ridicole! Norme terroristiche e ridicole per una situazione invece molto compatibile con la sicurezza. Ripeto: all’aperto, a teatro, si può entrare e uscire con guanti e mascherina e vivere sereni. Tutto il resto è business. E non vi sto dicendo tutti i dettagli.

Lisa Angelillo al Teatro Angioino, nello spettacolo “La signora e il funzionario”, con Carlo D’Ursi

Queste norme comporteranno comunque il ritorno del pubblico oppure molti preferiranno restare a casa?

Non ho idea di cosa farà il pubblico. A teatro, a Mola, già ci andava poca gente, adesso non oso immaginare. Ai concerti forse c’era maggiore partecipazione ma purtroppo non posso prevedere quanto il pubblico sarà propenso a sottostare a tutte queste regole. Io spero che diventino più praticabili mano mano che il virus perderà la sua forza e spero accada entro breve. Il settore è a terra.

Lisa Angelillo, nei panni della Regina Elisabetta I, nello spettacolo “Shakespeare in love” al Teatro Brancaccio di Roma

E  gli artisti come vivranno il rapporto con un pubblico contingentato e, comunque, sottoposto a controlli e limitazioni?

Beh, non cambia molto per noi artisti perché il pubblico comunque lo si vive fondamentalmente dal palco, quindi lo si sente da sempre nonostante la distanza. Il pubblico quando partecipa lo senti anche se siede in ultima fila.

A tuo parere, il Governo sta facendo abbastanza per il settore musicale e teatrale in vista della ripartenza di metà giugno? Se no, cosa bisogna fare nello specifico?

La nostra categoria è il fanalino di coda da sempre. Da sempre senza albo professionale, motivo per cui subiamo concorrenza sleale e, non avendo un albo, non abbiamo un sindacato forte al nostro fianco. Il nostro contratto nazionale di lavoro esiste, ma farlo valere è sempre molto difficile: soprattutto quando si lavora con i privati. Quindi, al momento, stiamo cercando di far valere necessità storiche, non legate prettamente al Covid. Abbiamo bisogno di garanzie sul reddito di emergenza, su regole sanitarie condivise anche dagli attori, urgentemente serve un regolamento circa l’audiovisivo e circa i compensi per lo streaming. Facendoci riaprire in questa condizione, cosa potranno offrire i teatri? Monologhi o spettacoli con attori che lavorano gratis! E inoltre avendo riaperto i teatri non avremo più sussidi perché in teoria possiamo lavorare ma non è proprio così!

Lisa Angelillo, con Michele Carfora, nello spettacolo “Solo Tu!”, con le musiche dei Matia Bazar.

Nella nostra piccola realtà cittadina, come pensi che la pandemia da covid-19, al di là degli inevitabili aspetti di sicurezza sanitaria, possa far ripensare ad una riorganizzazione in funzione turistico-culturale? Cosa dovrebbe cambiare e a quale pubblico rivolgersi per aumentare l’appeal della nostra città?

La nostra cittadina non è bella come le vicine Polignano e Monopoli. Il nostro centro storico è ridicolmente piccolo. Su cosa puntare? Rivalutazione delle nostre spiagge e cultura! Dovremmo attirare con un lungomare bello, accogliente, curato in ogni aspetto. E poi dovemmo fare cultura e spettacolo in grande stile per attirare la gente da noi e chiedere loro di preferire Mola a Noci, Fasano, Bari. Il nostro “pubblico”, se così vogliamo chiamarlo, è ancora troppo legato al panino con il polpo. Le nostre coste sono desolate e orribili! Tenute malissimo da quarant’anni almeno! Io sono nata 48 anni fa e il nostro mare è una vergogna da sempre, senza se e senza ma. Io al mare a Mola non ci vado dagli anni ’90! Allora dato che siamo la “sorella brutta” delle città marittime limitrofe puntiamo a investire in spettacoli, arte, concerti, mostre, teatro. Ma non può tutto ridursi a ciò che fanno le associazioni locali. Servono sovvenzioni, investimenti, appoggi reali che prescindono da amicizie e legami affettivi, ma che puntino al valore delle proposte. Inoltre, serve sburocratizzare. Senza nulla togliere alle tante belle situazioni che sono organizzate dagli amatoriali e dagli appassionati di teatro, per arte, musica e cultura servono grandi eventi di spessore.

Lisa Angelillo, in una scena dello spettacolo teatrale “Charlie e la fabbrica di cioccolato”, rappresentato a Milano: l’emergenza sanitaria ha interrotto le repliche fin dal 23 febbraio

Cosa ti stai preparando per il ritorno sulle scene? Ti vedremo anche qui a Mola?

Al momento sono ferma come tutti i miei colleghi perché i teatri in estate chiudono e di certo non riapriranno a queste condizioni. Sto però cercando di realizzare entro giugno un mio piccolo sogno trasformando casa mia in un teatro riservato solo a chi sostiene ed appoggia la nostra associazione culturale “Like a Jazz”. Se, nonostante il coronavirus, ci riuscirò sarà qualcosa di piccolo e di riservato a chi davvero sa entrare a teatro come fosse casa propria, ovvero con rispetto e senza fare troppo rumore.

Ringraziamo Lisa Angelillo per il significativo contributo portato ai lettori di “Mola Libera”, al fine della corretta comprensione dei problemi del mondo dello spettacolo, in tempi così difficili. Ad maiora, Lisa!

Lisa Angelillo

 

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