“TORRE DELLE STELLE”: ECCO LA LETTERA ALLA SOPRINTENDENZA E AL SINDACO PER LA STRAORDINARIA SCOPERTA

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ESCLUSIVA “MOLA LIBERA”. L’eccezionale ritrovamento in una costruzione rurale in agro di Mola, già anticipato lo scorso 14 maggio da “Mola Libera”, di simboli e incisioni di probabile origine medievale, forse antecedenti al periodo angioino, è stata segnalata da Vito Didonna e da Andrea G. Laterza, con una missiva alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bari e al Sindaco di Mola. Eccola.

La “Torre delle stelle” continua a far parlare di sè.

Un gioiello inaspettato che la campagna molese ha svelato agli occhi di persone sensibili alla storia e all’arte potrebbe segnare una svolta nella comprensione delle origini medievali della nostra città.

I reperti messi in evidenza dall’articolo di “Mola Libera”, per volontà del prof. Vito Didonna, che ha scelto il nostro giornale per darne comunicazione ai molesi, dovranno passare al vaglio della Soprintendenza per ricevere una corretta valutazione.

https://www.molalibera.it/2020/05/14/oggi-scoperta-spettacolare-simbologia-di-epoca-pre-angioina-in-agro-di-mola/

Va innanzitutto chiarito che la comunicazione alla Soprintendenza competente per territorio è un dovere previsto dalla legge per chiunque rinvenga beni e opere aventi suscettibile valore artistico, storico, culturale e archeologico.

Quindi, il prof. Vito Didonna, recatosi per primo sul posto dietro segnalazione, e il dott. Andrea G. Laterza, che per primo ha dato la notizia sull’organo d’informazione “Mola Libera”, hanno ritenuto, come primo dovere, di effettuare la comunicazione a termini di legge sia alla Soprintendenza che al Sindaco di Mola, comune nel cui territorio è stata rinvenuta la costruzione rurale caratterizzata da significativi simboli e incisioni scultoree.

Il prof. Vito Didonna, in primo piano, con il dott. Andrea G. Laterza, nel corso del sopralluogo del 19-05-2020

Non da meno, l’intento di Didonna e di Laterza è quello di sottoporre il rinvenimento, con numerosa documentazione fotografica e video, oltre che con le indicazioni planimetriche, all’attenzione degli esperti della Soprintendenza affinchè si possa eseguire un’accurata valutazione tecnica sulla reale importanza dei reperti rinvenuti, sulla loro datazione e sulle eventuali implicazioni storiche.

Infatti, come risulta chiaro dalla lettera inviata, i reperti rinvenuti in territorio molese, in prossimità di quello nojano, presentano fortissime analogie con quelli fotografati nel 1969, in agro di San Materno, dallo storico Sebastiano Tagarelli, in particolare per gli elementi scolpiti in forma di stella, nonchè per quelli in forma di palma o di ulivo e per le incisioni di figure umane a sfondo religioso.

Come pure sono presenti alcune croci greche inscritte nel cerchio di perfetta fattura.

Tuttavia, gli elementi in forma di stelle sembrano essere ben più numerosi nel ritrovamento attuale che in quello del 1969 a San Materno, caratterizzati, peraltro, con un numero di raggi maggiori e con forme anche diverse dalle precedenti.

Ecco perchè abbiamo voluto chiamare il manufatto che reca tali sculture la “Torre delle stelle”.

Tutto questo ha naturalmente bisogno di essere valutato e apprezzato da studiosi della Soprintendenza, non essendo sufficienti le valutazioni degli studiosi locali che pure hanno importanti capacità di analisi.

“Mola Libera”, in ogni caso, in attesa del riscontro della Soprintendenza, proseguirà le sue verifiche ascoltando il significativo parere degli storici molesi.

Precisiamo che “Mola Libera” continuerà a non pubblicare foto integrali del manufatto per evitarne la precisa individuazione da parte di eventuali vandali e/o trafugatori di reperti a scopi di commercio illegale, in attesa che la Soprintendenza voglia assumere le sue determinazioni in merito.

Ecco il testo della lettera, depurata dai dati sensibili:

Alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Bari

Gent.ma Soprintendente Arch. Maria PICCARRETA

e, p.c.

Al Sindaco del Comune di Mola di Bari

Gent.mo Avv. Giuseppe COLONNA

Oggetto: Rinvenimento in agro di Mola di Bari di un manufatto rurale recante numerosi blocchi e lastre in pietra calcarea con incisioni scultoree di probabile e rilevante interesse storico-artistico e archeologico.

I sottoscritti prof. Vito Didonna e dott. Laterza Andrea Giorgio, residenti in Mola di Bari, comunicano a codesta Soprintendenza il rinvenimento in agro di Mola di Bari, in località (omissis), in prossimità del territorio di Noicattaro, a seguito di segnalazione del sig. Michele De Florio di Noicattaro, di un manufatto rurale, ad uso di deposito agricolo, ma privo di chiusura, vuoto e in stato di abbandono interno, recante, sulle mura perimetrali esterne, numerosi blocchi e lastre in pietra calcarea, in uno con il manufatto, con incisioni scultoree di probabile e rilevante interesse storico-artistico e archeologico.

In particolare, i reperti rilevati recano chiari riferimenti contenutistici e stilistici riconducibili ad un altro manufatto fotografato nel 1969 nell’agro di Mola, in località San Materno, dal dott. Sebastiano Tagarelli, storico di Noicattaro, che, dopo qualche anno, tornato sul luogo, notò che l’antico manufatto era stato abbattuto e che ben poco di esso rimaneva, se non una traccia del basamento.

Il dott. Sebastiano Tagarelli dedicò al rinvenimento una parte rilevante della sua pubblicazione “Necropoli di Azezio”, con numerose foto, stampato nel 1969 da Officine Grafiche A. De Robertis & F. SpA – Putignano, e disponibile presso la Biblioteca comunale di Noicattaro (che, ad ogni buon conto, si allega in formato digitale).

Del rinvenimento del dott. Tagarelli ha parlato lo scorso anno il dott. Giovanni Boraccesi, esperto d’arte, nel corso di un incontro tenutosi in Mola di Bari, presso Palazzo San Domenico, giovedì 26 settembre 2019, e dedicato al culto della Madonna del Rosario (“A Madòenne di Saite“).

A dare divulgazione alle risultanze dell’evento fu il giornale on line “Mola Libera”, di Mola di Bari, ( www.molalibera.it ) con due articoli, nell’ottobre 2019, degli scriventi prof. Vito Didonna, storico locale e già docente di Filosofia nei Licei, e dott. Laterza Andrea Giorgio, storico locale e direttore editoriale dell’organo d’informazione.

https://www.molalibera.it/2019/10/02/una-chiesetta-medievale-a-san-materno-opera-di-un-crociato/

https://www.molalibera.it/2019/10/07/simboli-templari-nella-chiesetta-medievale-di-san-materno/

Memore degli articoli pubblicati da “Mola Libera”, il sig. Michele De Florio, casualmente imbattutosi nel manufatto di cui all’oggetto della presente comunicazione, ha immediatamente notiziato il prof. Vito Didonna, il quale recatosi sul posto, in data 14-05-2020, insieme al sig. Michele De Florio e alla sig.ra Giusy Cinquepalmi, della Pro Loco di Torre a Mare, ha constatato, in effetti, la presenza della simbologia e degli stilemi già fotografati dal dott. Tagarelli nel 1969 nella campagna di San Materno (frazione di Mola).

Un ulteriore sopralluogo degli scriventi Didonna e Laterza ha potuto approfondire la verifica, rinvenendo e fotografando il materiale che si allega.

In particolare, come è ben visibile dalle foto e da due video, il frontale del fabbricato rurale reca in alto, al centro, un pinnacolo con l’incisione di una stella a cinque punte, al di sotto della quale si ravvisa il riporto di una croce, e più in basso, campeggia una grande stella con numerosi raggi. Al di sotto ancora, sono ben visibili due lastre di pietra calcarea con incisioni ben evidenti: a sinistra, una figura femminile stilizzata con una corona, circondata da sagome coricate e in alto un teschio; a destra, tre figure, di cui una probabilmente femminile su un piedestallo, e due figure ai suoi lati probabilmente maschili.

Altre due pietre recanti incisioni di netta fattura sono presenti sulla facciata principale e sul muro perimetrale sinistro, in basso: la prima reca un riferimento all’ostia consacrata, sormontata da croce; la seconda riporta la probabile sagoma di una chiesa di forma che sembra riecheggiare l’architettura bizantina-ortodossa.

Sempre sulla facciata principale, e anche sulla facciata opposta, sono presenti pregevoli motivi scolpiti, recanti foglie di palma o di ulivo, con il disegno di croci nel medesimo stilema.

Ancora, è stata ravvisata la presenza ben visibile sul muro perimetrale opposto alla facciata principale, in basso a destra di chi guarda, di un blocco in pietra calcarea scolpito con un perfetto cerchio, all’interno del quale è inscritta una croce greca di pregevole fattura. Un’analoga croce si ravvisa nella parte opposta del predetto muro (in maniera simmetrica, sulla sinistra), quasi del tutto occultata da un muretto a secco sovrapposto in epoca successiva.

Inoltre, ma assolutamente non da meno, tutte le quattro facciate esterne della costruzione sono caratterizzate dalla presenza di decine di blocchi in pietra calcarea contraddistinti da stelle scolpite in buona parte in rilievo, con un numero di raggi molto variabile, fino a 12 e oltre, e diversa grandezza. Moltissime sono presenti sul muro perimetrale opposto alla facciata principale, oltre ad altre stelle di diversa fattura (potrebbero rappresentare il disco solare) riportate sulle facciate di destra e di sinistra, non direttamente raggiungibili per la presenza di intricata vegetazione.

In sostanza, ci pregiamo di sottoporre alla Direzione della Soprintendenza della Città Metropolitana di Bari queste evidenze di indubitabile, a nostro parere, interesse storico-artistico e archeologico, che potrebbero contribuire anche alla riscrittura delle origini storiche di Mola di Bari (finora attribuite alla fondazione di Carlo d’Angiò) e, comunque, del territorio rurale ora compreso tra i comuni di Mola, Rutigliano e Noicattaro.

Come è noto, l’area vasta, sulla quale insiste l’attuale ritrovamento, fu sicuramente abitata in epoca romana con l’importante insediamento di Azetium (oltre a quello di Cala Padovano, sul mare, in territorio di Mola) e, successivamente alla dissoluzione dell’Impero Romano, in Alto Medioevo, è ipotizzabile la presenza di comunità rurali sparse, nonché di probabili percorsi viari interni che consentivano ai pellegrini di raggiungere i porti pugliesi, al fine di salpare verso la Terrasanta e da lì provenire di ritorno.

E, pertanto, il simbolismo e gli stilemi ravvisabili sia sul manufatto fotografato in agro di Mola, località San Materno, nel 1969, dal dott. Sebastiano Tagarelli, che nel ritrovamento odierno, potrebbero vedere un possibile legame con la presenza sull’attuale territorio molese, e confinante, di una civiltà preesistente a quella angioina. Bizantina? Normanno-Sveva? Con tracce della presenza templare in Puglia?

Probabilmente, il materiale lapideo segnalato è stato utilizzato nella costruzione (o nella ricostruzione) dell’attuale manufatto: non è ovviamente chiaro se la provenienza sia quella dell’ex tempietto di San Materno o di altri manufatti simili, magari presenti nell’area e distrutti nel corso del tempo; ovvero se nel luogo oggi segnalato esistesse un preesistente manufatto, contrassegnato in maniera organica e coerente dai simboli riscontrati attualmente.

Rimettiamo pertanto alla prudente e competente valutazione degli esperti di codesta Soprintendenza ogni esame e vaglio dei reperti segnalati, trasmettendo in allegato alla presente foto e video del manufatto ritrovato, con la precisazione che, da sommarie ricerche effettuate, l’attuale proprietario del fondo agricolo sul quale insiste il manufatto è il sig. (omissis), titolare per compravendita dal (omissis) dalla dante causa (omissis), già reso edotto nell’immediatezza del rinvenimento. Il manufatto è contraddistinto dai seguenti dati catastali: (omissis)

Allo stesso tempo riteniamo opportuno l’intervento della Soprintendenza della Città Metropolitana di Bari, nonché, per quanto di sua competenza, del Sindaco di Mola di Bari, al fine di proteggere il manufatto e le sue evidenze scultoree da eventuali azioni di vandalismo e/o di saccheggio da parte di malintenzionati con propositi di commercio illegale di reperti storico-artistici e archeologici.

Nel dichiararci a completa disposizione della Direzione di codesta Soprintendenza e del Sindaco di Mola di Bari per ogni chiarimento, sopralluogo congiunto e ogni altra evenienza, ci è gradita l’occasione per porgere i nostri più distinti saluti.

Allegati:

Al seguente indirizzo (cartella Google Drive): (omissis) – che si riporta cliccabile nel testo della PEC – sono contenuti i seguenti allegati:

  • 1 File compresso contenente n. 46 Foto dei reperti evidenziati
  • 1 File compresso contenente n. 2 Video dei reperti evidenziati
  • 1 Pubblicazione del dott. Stefano Tagarelli “Necropoli di Azezio”
  • 1 Visura catastale del manufatto in oggetto
  • 6 Planimetrie catastali con il manufatto in oggetto

Inoltre, nel testo della PEC sono contenuti N. 2 link agli articoli del giornale “Mola Libera”, già citati nella presente lettera.

Mola di Bari, 23-05-2020

Prof. Vito Didonna dati anagrafici, residenza, telefono, email (firma)

Dott. Andrea Giorgio Laterza dati anagrafici, residenza, telefono, email (firma)

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