NICOLA FANIZZA RIABILITA MICHELE VAAZ, ODIATO DAI MOLESI DEL SUO TEMPO E SGRADITO AGLI STORICI LOCALI

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Nel suo nuovo libro, “Miguel Vaaz, il conte di Mola”, lo storico molese va controcorrente: con un’ampia documentazione tratteggia un ritratto alternativo e inedito del feudatario che governò Mola agli inizi del Seicento.

Un testo denso e puntuale che inquadra con chiarezza la figura di Miguel Vaaz De Andrade, il conte di Mola, uno dei più grandi mercanti di grano europei, vissuto a Napoli, sua patria di adozione, per circa quaranta anni, ricordato per la sua spregiudicata intraprendenza e astuzia e per per aver salvato Napoli da una terribile carestia.  

Nicola Fanizza

Un lavoro quello di Nicola Fanizza che sgombra il campo dai luoghi comuni con i quali è ricordato il lusitano.

L’autore offre pagine rigorose su un uomo che è invece per la collettività sinonimo di strozzino; essere spregevole capace di ogni tipo di violenza.

Lo storico Giuseppe De Santis col suo “Racconti storici di Mola di Bari” del 1880 ne alimentò l’idea di uomo senza scrupoli.

L’approccio del Fanizza offre del portoghese una visione diversa e per certi versi inedita, frutto di dati acclarati da documenti sulle azioni compiute dall’arguto conte di Mola.

Questo lavoro è di fatto concepito come ossequio al vero, un atto necessario che a differenza del mal vezzo di troppi “amanti della storia”, figli di “politiche di bandiera”, più adatti ad amplificare “leggende sui corsari”, ripercorre la vita del “Sefardita” o “novello Cristiano” con razionalità scientifica, realizzando uno scritto appassionato e scorrevole che, in pochi tratti traccia, anche atmosfere di corte, nobili ambiziosi, nidi di falchi bellicisti e colombe pacifiste in “competizione”.

Lo studioso mettendosi sulle tracce di Miguel Vaaz senza pregiudizi, leggendo i documenti, piuttosto che affidarsi a “Ricordi Nebulosi” scopre e delinea nell’uomo audace la visione della realtà oserei dire: “cartesiana”, il coraggio del combattente che non è passato inosservato, le doti intellettuali, nonchè la competenza in ambito economico, divenuta utili consigli ai Viceré per politiche di risanamento finanziario.

L’autore del testo non esita a mostrar le sue carte, lasciando al lettore la possibilità di riflettere, di approfondire prima di opinare.

Il Portoghese di origine ebraica è delineato dalle azioni che lo hanno reso protagonista del suo tempo, non da congetture, tantomeno dall’invidia che semina il sospetto! Il libro editato da Cacucci editore (pagg. 200, € 20,00), composto da tre parti, non manca di una appendice di una cinquantina di pagine, che sono un ottimo complemento alle note, e rimandano a una corposa bibliografia segno dell’onestà intellettuale del ricercatore, la cui fatica ci aiuta a comprendere la radice di certi pensieri intransigenti così floridi, specie in questo tempo dove i riferimenti alla purezza del sangue e alla razza superiore alimentano le differenze e veicolano le separazioni tra i popoli.

Nel raccontare la storia di un uomo di origine ebraica, di un marrano che suscita diffidenza, il sospetto che in segreto fosse rimasto fedele alla religione dei suoi avi, attraverso le righe di Nicola Fanizza ritroviamo un benefattore, un uomo devoto a San Michele, un uomo che ha edificato una chiesa, forse per non cadere nella rete dell’inquisizione che mai dimenticò la Puglia con i suoi mandorli, olivi e carrubi, la terra fertile di Mola di cui era Conte.

Nicola Fanizza (Nato a Mola di Bari 1951) dopo essersi laureato in filosofia col massimo dei voti presso l’Università di Bari si è trasferito a Milano dove ha insegnato nei Licei. E’ stato redattore della rivista   “La Balena Bianca”, “Pellicani”, “InOltre”, “Jaca Book”. Nel 1995 ha pubblicato il saggio: “La dolce immaturità. Il transito nell’identità e nella comunità” (Colibrì). Nel 2011 ha pubblicato con G. Laterza editore il saggio: “Piero Delfino Pesce e la rinascenza mediterranea nel centenario della nascita della rivista Humanitas (1911 – 1924). Nel 2016 ha pubblicato il volume: “Maddalena Santoro e Arnaldo Mussolini. La storia d’amore che il duce voleva cancellare (Edizioni dal Sud). Scrive su riviste come: “L’Acropoli”, “Alfabeta2”, “Nazione Indiana”. Dirige il sito: www.centrodocumentazionepierodelfinopesce.it/.

1 commento

  1. Si dice che le prime amicizie di gioventù non si dimenticano e forse neanche i dettagli. Infatti con Nicola Fanizza, insieme a Francesco Fanizza (nessuna parentela), Franco Gassi e Nicola Di Giorgio formavamo un bel “quintetto”. Di Nicola ricordo benissimo la sua genialità, spavalderia e franchezza nell’esprimere le sue vedute e forse per questo gli affibbiammo il nomignolo di “Fleming” paragonandolo allo studioso scozzese e scopritore della penicillina Alexander Fleming. Si vedeva sin da allora che Nicola possedeva già quelle qualità che dopo qualche anno e fino ad oggi ha dimostrato di avere. Lui rimase a Mola per continuare gli studi per poi trasferirsi nella metropoli lombarda, io a 16 anni emigrai in USA e per quasi mezzo secolo non riuscimmo più a comunicare; poi grazie a Facebook abbiamo avuto il piacere anche di incontrarci a Milano durante la mia ultima visita in Italia nel 2018…, Nicola e` rimasto cosi` come era, ma con tanta cultura in piu`. Bravo vecchio amico mio di gioventù.

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