VITTORIO FARELLA DENUNCIA: “CAMBI DI CASACCA DI GIOVANI IMPREPARATI AL COMPITO POLITICO”

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L’ex consigliere comunale socialista condanna il fenomeno delle fuoriuscite da partiti e coalizioni degli eletti nelle istituzioni, sia a Conversano che a Mola.

Riceviamo da Vittorio Farella e pubblichiamo:

QUESTO PAESE NON CRESCERÀ MAI

Quello che accade sempre più spesso in questa Italia malandata dimostra una fragilità politica ed istituzionale che la sta dilaniando, rovesciando i suoi devastanti riverberi sugli assetti sociali ed economici.

Stiamo scivolando sempre più indietro nella scala dei paesi civili ed economicamente avanzati, dirigendoci verso un baratro ormai non più tanto lontano. Abbiamo visto nascere, sulle ceneri della tanto vituperata prima Repubblica una seconda che non ha  migliorato la situazione, anzi nella ricerca spasmodica di nuovi orizzonti e riassestamenti, si appresta invece, mestamente e affannosamente, ad approdare ad ulteriori soluzioni e parametri di architettura politica e istituzionale tutti alquanto fumosi e inconsistenti: la terra promessa è ben di là da venire.

E perdipiù questa affannosa pervasione, frutto di una cultura politica smarrita (o sarebbe meglio definire sub cultura?), invade purtroppo tutto l’apparato istituzionale e amministrativo fino a raggiungere le istituzioni locali. E su queste ultime, più propriamente e direttamente, anziché sui grandi sistemi, intenderei svolgere qualche riflessione, considerato quanto sta accadendo nei nostri Comuni di Mola e Conversano, pur nella distinzione della gravità delle due diverse situazioni.

Se mi permettete partirei da due citazioni, che sono parte del mio bagaglio culturale e patrimonio di appartenenza politica, entrambe di Pietro Nenni: “Le idee camminano con le gambe degli uomini “ e “In politica ci sono sempre due categorie di persone: quelli che la fanno e quelli che ne approfittano”.

Perché la prima? Per il semplice motivo che affidarsi a taluno anziché ad altro per mere considerazioni di natura utilitaristica, amicale o famigliare che sia, non guarda mai alla necessità di selezionare il personale politico in base alle sue qualità intellettuali, di formazione e competenza, di passione e predisposizione soggettiva, unica garanzia di reale apporto per una crescita collettiva, poiché sono queste  capacità individuali quelle che configurano risultati effettivamente concreti.

Ergo la necessità, per gli elettori, di saper scegliere, ma ancor prima di avere la cultura necessaria per operare scelte di rappresentanza politica. Sorregge, a tale scopo, il motto “ogni popolo ha il governo che si merita”. Dunque potremmo ben estendere l’aforisma nenniano aggiungendo  che anche la politica cammina con le gambe degli uomini. Questo requisito da solo non è una garanzia. Gli uomini chiamati a rappresentare le Istituzioni pubbliche DEVONO avere un’etica morale adamantina.

E qui soccorre l’altra massima nenniana, e la storia lo ha abbondantemente dimostrato: In politica ci sono sempre due categorie di persone: quelli che la fanno e quelli che ne approfittano. C’è tutto in questo motto poiché chi fa politica secondo i canoni della competenza, passione, dedizione, rigore morale, spirito di servizio apporterà ricchezza, sviluppo e progresso alla società; chi invece, per qualsiasi ragione, dall’affarismo alla collusione criminale, dalla vanità alla brama di potere, ambisce alla politica per il suo tornaconto personale farà forse profitto per sé, meno per la propria comunità, quand’anche non arrecasse solo danni.

Attualmente quanto sta accadendo sullo scenario politico locale, con tratti di estrema gravità in Conversano ma anche a Mola, in tono più sfumato, denota tutti gli indizi di ciò che siamo andati precedentemente ad argomentare. Quando si ragiona sul piano etico e morale non può omettersi un principio invalicabile: il vincolo di mandato. I cittadini decidono, in una libera elezione democratica, a chi affidare le sorti del governo del paese e a chi attribuire il dovere di esercitare la funzione di controllo e, magari, di proposte alternative, aggiuntive e/o modificative che siano, all’azione di governo.

NESSUNO dovrebbe trasgredire questa regola aurea. Invece assistiamo, e purtroppo sempre più frequentemente, a prese di distanza all’interno delle singole coalizioni, a differenziazioni spesso strumentali, se non anche a veri e propri cambi di casacca, che vanno a mutare l’assetto elettorale scaturito dalle urne e voluto dal popolo. Quali che siano le ragioni, nobili o no, non dovrebbero MAI portare a capovolgimenti dell’esito elettorale, salvo conclamati tradimenti del programma o vere e proprie illiceità (ma queste troverebbero spazio nella  garanzia di legge).

Siamo, invece, su un crinale affatto diverso. Con noncuranza, non rispondendo quasi mai a nessuno (con la fine dei partiti o movimenti strutturati rappresentano spesso solo sé stessi), i consiglieri comunali finiscono per influire sulle sorti di una comunità, consumando molto spesso risentimenti e, magari, vendette personali  su presunte promesse (di potere) non mantenute.

Quando nell’agone politico si inseriscono contrasti di natura personale non c’è ragionevolezza che tenga e il destino di ogni sforzo per recuperarla è irrimediabilmente segnato dall’insuccesso. Siamo all’antitesi per eccellenza della politica. Perché accade tutto questo?  Sono tante le ragioni, ma fra tutte rileva certamente quella di una mancanza di formazione (intesa come studio) al ruolo politico da ricoprire, come se fosse indifferente la preparazione a svolgere una mansione tanto delicata.

Tanti giovani (che rappresentano una risorsa eccellente per energia e capacità di apprendimento), ma non solo loro, sono scaraventati nell’agone del palcoscenico istituzionale cittadino senza un minimo confronto e selezione, oltreché adeguata preparazione al compito.

Così può anche verificarsi, e purtroppo accade spesso, l’interruzione prematura di un mandato amministrativo: danno certo per la comunità! Il commissariamento di un Ente locale decreta un fallimento e comporta la sostituzione di un organo democratico, di derivazione popolare, con uno monocratico di carattere amministrativo, che può durare pochi mesi o anche più di un anno, com’è tristemente accaduto recentemente a Mola. Tale organo commissariale è deputato ad una semplice transizione ed è chiamato a svolgere attività corrente, di ordinaria amministrazione.

Nessuna sanzione è prevista per chi causa tale evenienza, come mi pare anche plausibile dal punto di vista degli equilibri fra poteri, ma vi dovrebbe essere una risposta civica degli elettori verso i responsabili di tali rovine. Non sempre accade, anzi. Dopo aver compiuto la frittata ne escono spesso indenni. Non c’è decenza, vergogna o pudore e tali negativi protagonisti ne sono ringalluzziti. Etica vorrebbe, ove non si trovino più d’accordo nel corso del mandato, che si dimettessero perché il giudizio sull’operato dell’amministrazione non spetta a loro, che hanno un patto di condivisione sottoscritto (dunque se si sono sbagliati pagano pegno),  ma a chi l’ha concesso, ovvero al popolo.

Ma di che parliamo, con questi chiari di luna?

Mola, 14. Maggio. 2020

                                                                                                       Vittorio FARELLA

Vittorio Farella, ex consigliere comunale socialista, oggi Presidente dell’Associazione “Chiudiamo la discarica Martucci”

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