“RISCHIO CHIUSURA SENZA CONTRIBUTI A FONDO PERDUTO”: PARLA SEBASTIANO DEFONTE, CONFCOMMERCIO MOLA

0
2182

L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha acuito i problemi del commercio di vicinato: in Italia, negli ultimi 10 anni, ha chiuso il 20% dei negozi. Ora la crisi è diventata drammatica: a Mola, molte imprese rischiano di non rialzare le saracinesche. Servono sostanziosi aiuti dello Stato, senza condizioni, per far ripartire le attività commerciali. Per il dopo coronarivus, Mola deve puntare sullo sviluppo turistico, una risorsa tuttora inespressa. Ma, oltre alla riduzione della pressione fiscale, servono subito strumenti di gestione del territorio: Distretto Urbano del Commercio, parcheggi, isole pedonali.

Proseguono le interviste di “Mola Libera” con importanti testimoni ed esperti del sistema produttivo molese.

A Sebastiano Defonte, Presidente della Confcommercio di Mola, abbiamo rivolto alcune domande sulla situazione economica delle imprese locali al tempo del coronavirus e sulle prospettive future di ripresa.

Un incontro di Confcommercio Mola presso l’Hotel Gabbiano (aprile 2018)

Quante sono le aziende molesi aderenti a Confcommercio Mola? Quanti sono i lavoratori regolarmente assunti nelle diverse forme contrattuali?

A Mola prestiamo assistenza ad un centinaio di aziende, anche se non tutte appartenenti al settore del commercio, sulle 250-300 complessivamente esistenti sul territorio molese. Infatti, la nostra politica è di essere a servizio del territorio e, quindi, ci adoperiamo anche verso numerose imprese artigianali che ci chiedono supporto. Tra commercio e artigianato sono diverse centinaia i lavoratori molesi coinvolti.

La fase 2 dell’emergenza sanitaria è da poco cominciata, qual è l’impatto sul settore commerciale e artigianale locale?

L’edilizia è appena ripartita, e, quindi, gran parte degli artigiani, ma non così il commercio. Almeno il 50% degli esercizi commerciali sono ancora chiusi (abbigliamento, calzature, oggettistica, gioielleria, mobilio, alberghi, bed & breakfast, ecc.) e non tutti quelli che potrebbero riaprire con l’asporto (bar, ristoranti, pizzerie, pasticcerie, rosticcerie, ecc.) lo stanno facendo: molti temono di lavorare in perdita a causa della scarsa domanda dei consumatori. In questi primi giorni della fase 2 c’è ancora molto sconforto.

Che danni ha provocato finora il “lockdown”?

Una recente stima, pre-crisi, di Confcommercio nazionale ha riportato che negli ultimi 10 anni si è avuta una chiusura del 20% dei negozi di vicinato. Sono molteplici i fattori che hanno provocato questo drastico calo: la diffusione massiccia della Grande Distribuzione Organizzata (GDO), l’aumento dei canoni di locazione, l’aumento delle tasse nazionali e locali, l’eccesso di burocrazia, il calo dei consumi, la diffusione del commercio elettronico. Con l’attuale situazione di “lockdown” prolungato, la crisi ha raggiunto livelli inimmaginabili: vi è stato il completo azzeramento dei ricavi per gran parte delle attività commerciali locali, tuttavia i costi fissi rimangono e comunque bisogna farvi fronte. Ancora peggio sta andando al settore della ricettività: albergatori, B&B, sale ricevimento, ecc., stanno subendo perdite ulteriori con la restituzione di caparre e di acconti per le attività già prenotate, soprattutto nel periodo estivo.

Ritieni che potrebbero esserci attività che a Mola non riapriranno più alla fine del “lockdown”?

 Il rischio esiste ed è concreto. Infatti, i costi fissi non sono eludibili: affitti dei locali, costi dell’energia, del personale, tassazione.

Gli aderenti a Confcommercio Mola all’Hotel Gabbiano (aprile 2018)

Ritieni adeguate e congrue le misure finora adottate dal Governo per fronteggiare l’emergenza sanitaria nel comparto commerciale?

C’è molta confusione: il quadro normativo non è affatto chiaro e rischia di caricare le aziende di ulteriori costi, davvero improponibili. Ad esempio, il “protocollo” di contrasto al Covid-19 ha scatenato una ridda di interpretazioni sulle azioni di sanificazione dei locali: siamo addirittura subissati dalle visite di agenti di vendita che ci propongono prodotti e servizi anche a costi proibitivi, non sostenibili in questa situazione di crisi. Peraltro, stiamo informando i nostri aderenti che le certificazioni di sanificazione sono necessarie soltanto in presenza del verificarsi di casi conclamati Covid-19 all’interno degli esercizi commerciali, altrimenti gli interventi possono essere eseguiti in autonomia, con costi ovviamente molto più bassi.

Quali misure di sostegno economiche chiedete che non siano già state approvate dal Governo?

Se le aziende sopravviveranno al Covid-19 dipende tutto dai provvedimenti del Governo centrale. Se non ci saranno sostanziosi aiuti a fondo perduto, molti non ce la faranno, è inutile prendersi in giro. Peraltro, lo Stato non può agire soltanto sul lato dell’offerta, con sostegni alle imprese, deve agire anche sul versante della domanda: se i consumatori non hanno soldi in tasca, è illusorio pensare ad una sostanziosa ripresa. Per esempio, il ritardo nell’erogazione dell’indennità di cassa integrazione ai dipendenti di fabbriche, uffici, ecc., non consente il riavvio dei consumi.

A Rutigliano c’è stata una protesta dei commercianti locali con gli annunci di vendita delle attività. Come giudichi questa iniziativa? A Mola intendete dare vita a forme di protesta analoghe?

Le proteste devono essere coordinate sul territorio e con un’azione sinergica, altrimenti restano prese di posizione che finiscono per incidere poco. A Mola stiamo pensando ad un’azione dimostrativa, ma contiamo sull’effetto sorpresa.

Tenuto conto che già nel periodo pre-crisi Covid-19, la situazione del commercio nel nostro comune non era tra le più rosee, a causa della presenza in zona di grossi insediamenti della GDO e di una situazione economica locale sostanzialmente depressa, cosa chiedete nello specifico al Sindaco di Mola, alla Giunta e al Consiglio comunale per risollevare il settore dopo la fine del “lockdown”?

La soluzione che può risollevare il settore è una politica che favorisca il consumo a chilometro zero. Quindi, spingendo i consumatori a frequentare meno i centri commerciali, spendendo prevalentemente a Mola. In tal senso, molto può fare il DUC (Distretto Urbano del Commercio), con adeguate politiche di marketing territoriale. Abbiamo iniziato a tenere incontri in videoconferenza con il Sindaco Colonna e alcuni Assessori (Vincesilao per il Bilancio, Orlando per le Attività produttive, Parchitelli per la Cultura e il Turismo), oltre al Comandante della Polizia Locale dott. Vito Tanzi. A tal proposito, dovendosi rispettare le norme di distanziamento sociale ancora per diversi mesi, la ripresa degli esercizi commerciali nel campo dei bar e ristorazione passa necessariamente attraverso l’allargamento degli spazi per tavolini all’aperto nell’imminente stagione estiva: è questo che abbiamo già chiesto agli amministratori comunali. Inoltre, chiediamo di combattere con forza l’abusivismo nel settore della ricettività: i bed & breakfast “in nero” sono tantissimi. Non pagano tasse, utilizzano vecchie case rimaste vuote a seguito della scomparsa di parenti anziani, fanno pagare 15 euro per notte senza ricevuta. E’ una giungla che va assolutamente disboscata. Peraltro, diventa indispensabile che il Comune riduca la pressione fiscale sulla tassazione locale: Tari (tassa rifiuti) e Tosap (tassa sull’occupazione di aree pubbliche) hanno livelli che non potranno essere sopportati nei prossimi mesi. Allo stesso tempo, il Comune deve necessariamente mettere a punto strumenti indispensabili di gestione del territorio, a cominciare dal Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS): senza parcheggi e nuove aree pedonali non si può fare commercio in tempi di distanziamento sociale.

L’incontro della Confcommercio di Mola con il fisico molese Nicola Conenna (in piedi, al centro), esperto nella tecnologia ad idrogeno (aprile 2018)

La grave crisi economica in atto, potrebbe essere l’occasione per ripensare alla gestione e all’organizzazione del commercio su base locale? Se sì, la Confcommercio molese ha un piano d’azione in merito?

Come ho già anticipato, la soluzione è il DUC (Distretto Urbano del Commercio). In tal senso, sono già in opera le azioni di un’agenzia di comunicazione per la prima fase di avvio. Si dovrà arrivare alla definizione di una piattaforma web da mettere a disposizione di tutti gli esercenti locali con le attività di promozione commerciale, le vetrine virtuali, la geolocalizzazione. In presenza della crisi da Covid-19, il rilancio attraverso il DUC dovrà necessariamente passare abbracciando l’intero territorio urbano, non più, come si era preventivato, solo le aree più centrali. La crisi colpisce tutte le zone di Mola, Cozze compresa, e tutti dobbiamo uscirne insieme, altrimenti il rischio che le saracinesche rimangano abbassate o che chiudano poco dopo aver riaperto è purtroppo molto concreto. Ovviamente, la Confcommercio di Mola crede in un effettivo rilancio: la nostra città ha un potenziale turistico e commerciale inespresso e su tale prospettiva bisogna investire, offrendo soluzioni praticabili, in sinergia con le altre realtà del sud-est barese che, prima della crisi, avevano già fatto il salto di qualità. Dobbiamo crederci e faremo ogni cosa per tradurre le parole e i concetti in azioni concrete.

“Mola Libera” ringrazia Sebastiano Defonte per il significativo contributo portato alla comprensione dei complessi problemi generati al settore commerciale cittadino dall’attuale emergenza sanitaria e dalle prospettive di ripresa del dopo Covid-19.

Sebastiano Defonte, Presidente di Confcommercio Mola

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here