VILLA SUL MARE: E’ LEGITTIMA? IL “PIANO CASA” REGIONALE E’ INCOSTITUZIONALE

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Con una recente sentenza, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittime, con effetto retroattivo, alcune importanti norme del “Piano Casa” della Regione Puglia: non è infatti possibile effettuare variazioni plano-volumetriche. Il Comune di Mola dovrà ora verificare la legittimità dei permessi rilasciati per la demolizione e ricostruzione di numerosi edifici, compreso il manufatto in corso di riedificazione sul litorale nord, a pochi passi dal mare.

Con sentenza n. 70 del 9 marzo scorso, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 24 aprile 2020, nel giudizio di legittimità promosso in data 15-02-2019 dal Presidente del Consiglio dei Ministri, la Corte Costituzionale:

1) dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 2 della legge della Regione Puglia 17 dicembre 2018, n. 59, recante «Modifiche e integrazioni alla legge regionale 30 luglio 2009, n. 14 (Misure straordinarie e urgenti a sostegno dell’attività edilizia e per il miglioramento della qualità del patrimonio edilizio residenziale)»;

2) dichiara l’illegittimità costituzionale, a partire dalla data del 19 aprile 2019, dell’art. 7 della legge della Regione Puglia 28 marzo 2019, n. 5, recante «Modifiche alla legge regionale 30 novembre 2000, n. 17 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi in materia di tutela ambientale) e istituzione del Sistema informativo dell’edilizia sismica della Puglia, nonché modifiche alle leggi regionali 30 luglio 2009, n. 14 (Misure straordinarie e urgenti a sostegno dell’attività edilizia e per il miglioramento della qualità del patrimonio edilizio residenziale) e 17 dicembre 2018, n. 59 (Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 30 luglio 2009, n. 14)».

Il Palazzo della Corte Costituzionale, a Roma

Con tale sentenza, e con efficacia retroattiva, la Corte Costituzionale ha di fatto specificato la corretta lettura e applicazione della vigente normativa nazionale sul “Piano Casa”, alla quale le norme regionali non possono derogare in materia di alcuni principi, che hanno valenza di legge vincolante per la gestione nazionale del territorio.

Infatti, con l’art. 5, comma 1, lettera b), del d.l. n. 32 del 2019 (cosiddetto decreto “sblocca cantieri”), che ha inserito il comma 1-ter all’art. 2-bis del Testo Unico dell’Edilizia, è stato imposto, per la ristrutturazione ricostruttiva, il generalizzato limite volumetrico (a prescindere, dunque, dalla finalità di riqualificazione edilizia) e il vincolo dell’area di sedime: «in ogni caso di intervento di demolizione e ricostruzione, quest’ultima è comunque consentita nel rispetto delle distanze legittimamente preesistenti purché sia effettuata assicurando la coincidenza dell’area di sedime e del volume dell’edificio ricostruito con quello demolito, nei limiti dell’altezza massima di quest’ultimo».

Invece, nella disciplina normativa introdotta dalla Regione Puglia, simili interventi potevano essere realizzati anche con una diversa sistemazione plano-volumetrica, cioè con una differente dislocazione del volume massimo consentito all’interno dell’area edificatoria, anche tenuto conto della regolarizzazione di opere che non erano conformi alle prescrizioni urbanistiche vigenti all’epoca della loro realizzazione. Tutto ciò è stato definito incostituzionale dalla Consulta. 

In sostanza, la Corte Costituzionale, nell’affermare il carattere vincolante e prevalente delle norme in materia contenute nel Testo Unico dell’Edilizia sulla normativa regionale, ha stabilito che negli interventi di abbattimento e ricostruzione di immobili, il manufatto riedificato deve necessariamente coincidere con quello demolito ricalcando esattamente l’area di sedime e rispettando l’altezza massima.

Pertanto, la Consulta ha dichiarato illegittime, con effetto retroattivo, le norme della Regione Puglia sul “Piano Casa” in deroga alla normativa nazionale, come prevista nel c.d. Decreto Sblocca Cantieri 2019 (D.L. 18/04/2019, n. 32). 

Una seduta della Corte Costituzionale

In sostanza, ad essere incostituzionali sono l’art. 2 della legge regionale n. 59/2018, di modifica e integrazione della legge regionale n. 14/2009, e gli articoli 7 e 8 della legge regionale 5/2019: tali norme della Regione Puglia permettevano la realizzazione di interventi di ricostruzione edilizia “anche con diversa sistemazione plano-volumetrica, ovvero con diverse dislocazioni del volume massimo consentito all’interno dell’area di pertinenza”, ottenendo fino al 35% di volumetria in più rispetto a quella esistente, perfino se tale volumetria originaria era il frutto di sanatorie edilizie che regolarizzavano irregolarità pregresse in violazione delle norme urbanistiche.

L’incostituzionalità dichiarata dalla Corte Costituzionale ha effetto retroattivo a partire dal 19 aprile 2019, data di entrata in vigore del decreto sblocca cantieri, inserito all’interno del Testo Unico dell’Edilizia vigente.

Pertanto, la ricaduta è immediata anche sui progetti approvati e all’esame dell’Ufficio Tecnico Comunale. L’effetto è probabile anche sulle costruzioni in corso di riedificazione dopo il 19 aprile 2019.

In tal senso, va verificata anche la legittimità del manufatto in corso di ricostruzione sulla costa molese nord, portato all’attenzione dei lettori di “Mola Libera” negli scorsi mesi, laddove è stata realizzata la variazione della sistemazione plano-volumetrica rispetto alla sagoma iniziale del manufatto demolito, con diversa disposizione sul suolo di sedime.

A proposito dell’eventuale illegittimità della costruzione in corso (come di altre sul territorio comunale), è opportuno precisare quanto segue: “Con riguardo agli effetti delle sentenze della Corte Costituzionale sui titoli edilizi o – meglio – sui rapporti giuridici nascenti dai titoli stessi (permesso di costruire, oppure DIA o SCIA, anche se questi ultimi non costituiscono provvedimenti amministrativi), è opinione diffusa, anche in dottrina, che le sentenze come quella di cui è causa possano esplicare effetti anche su titoli già rilasciati, purché l’attività edilizia sia ancora in corso e non siano ultimati i lavori assentiti, trattandosi di rapporti giuridici pendenti e non ancora esauriti o definiti (giacché solo in tale ultima ipotesi le sentenze del Giudice delle leggi non potrebbero trovare applicazione).” (tratto da una sentenza del TAR Lombardia, 2012)

La costruzione sul litorale nord di Mola

In ogni caso, la pronuncia della Corte Costituzionale fa chiarezza definitiva sull’utilizzo che è stato fatto del Piano Casa Regionale, consentendo demolizioni e ricostruzioni in maniera generalizzata, oltre che in aree sensibili, come quelle entro i 300 metri dal mare, pur se inserite in c.d. “zone B” di completamento, edificate o parzialmente edificate.

Ecco la sentenza della Corte Costituzionale in versione integrale:

https://www.cortecostituzionale.it/actionSchedaPronuncia.do?anno=2020&numero=70

La costruzione in corso di riedificazione sul litorale nord di Mola, a norma del Piano Casa della Regione Puglia

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