GIULIO REGENI: IL CONSIGLIO COMUNALE CHIEDE VERITA’

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Approvato l’ordine del giorno proposto dal consigliere Giangrazio Di Rutigliano, con la sola astensione di Michele Daniele (M5S).

Ecco l’odg presentato da Giangrazio Di Rutigliano e votato dal Consiglio Comunale nella seduta di ieri giovedì 13 febbraio.

IL CONSIGLIO COMUNALE

PREMESSO CHE

Giulio Regeni, nato a Fiumicello (Udine), fu studente del Liceo Petrarca di Trieste e vinse una borsa di studio per svolgere gli ultimi tre anni di Liceo al “Collegio del mondo”, nel New ‎Mexico. Studiò poi ad Oxford e a Cambridge. Dal settembre 2015 si trovava al Cairo per uno studio sull’economia egiziana, dove si occupava di movimenti operai e diritti degli egiziani.

Scomparso il 25 gennaio 2016, Giulio Regeni è stato ritrovato cadavere, dopo giorni di torture e sevizie.

Le più alte cariche dello Stato italiano sono intervenute per dichiarare la necessità di fare chiarezza sulla morte di Giulio Regeni.

Giulio Regeni

Il mondo accademico si è mobilitato per chiedere verità e giustizia ed affermare la libertà di ricerca e inviolabilità dei diritti umani, mentre i ricercatori e dottorandi del dipartimento di Studi Internazionali dell’Università di Cambridge hanno avviato una raccolta firme, rivendicando il valore della libertà e della conoscenza per i giovani e chiedendo tutela per coloro che sono impegnati in circostanze che ledono i diritti e le libertà individuali.

CONSIDERATO CHE

una risoluzione del Parlamento Europeo del 2016, poi ribadita nel 2019, ha condannato l’omicidio di Giulio Regeni, dicendo che è solo l’ultima delle sparizioni forzate avvenute in Egitto, ciò nonostante al momento quel Paese non risulta inserito nell’elenco dei paesi insicuri.    

RICHIAMATA

la campagna promossa da Amnesty International Italia “Verità per Giulio Regeni”, al fine di non permettere che l’omicidio del giovane ricercatore italiano finisca per essere dimenticato, campagna che ha già ricevuto numerose adesioni anche da parte di Regioni e Comuni italiani.

SOTTOLINEATO CHE

la preoccupazione degli stati europei per gli interessi economici nell’area del Mediterraneo non deve portare ad un abbassamento della vigilanza sui diritti umani.

INVITA

il Parlamento e il Governo italiano ad attivarsi nelle sedi internazionali opportune, affinchè le autorità egiziane facciano chiarezza sulla morte di Giulio Regeni ed i responsabili di questo efferato crimine vengano assicurati alla giustizia. In attesa di azioni concrete ritirare il Console italiano dall’Egitto.

DÀ MANDATO

di pubblicare sul sito istituzionale del Comune il simbolo dell’impegno per avere verità sulla morte di Giulio Regeni, compreso il richiamo al simbolo della campagna di Amnesty International (e altre associazioni umanitarie)”.

Mola di Bari, 10 febbraio 2020                                               

RELAZIONE ILLUSTRATIVA

Il consigliere Giangrazio Di Rutigliano illustra la mozione per Gulio Regeni

In questa Assise usualmente ci occupiamo dei problemi che riguardano direttamente la nostra città, ma alcuni accadimenti devono portarci ad occuparci di fatti che interessano non solo il nostro comune, ma che hanno un respiro molto più ampio; che travalicano i confini territoriali e che attendono a una questione di giustizia.

Giulio Regeni, come anche Antonio Megalizzi (ucciso a Bruxelles nel corso di un attentato terroristico), appartengono a quella generazione di giovani che si sentono cittadini del mondo e per cui troppo spesso l’Italia non riesce a creare le condizioni per sviluppare in patria il proprio progetto di vita.

Giulio Regeni era un giovane ricercatore italiano, come ce ne sono tanti, rapito, torturato ed ucciso in Egitto dove si trovava per uno studio sull’economia egiziana.

Purtroppo, ancora qualche giorno fa, in Egitto uno studente iscritto all’Università di Bologna, dove studia diritti umani e civili, è stato arrestato in Egitto e si teme per la sua vita nell’indifferenza generale. Il clima che si respira in quella realtà, con cui l’Italia continua a mantenere rapporti commerciali, deve farci riflettere.

La seguente lettera, che i genitori di Giulio Regeni hanno scritto al Presidente egiziano Al Sisi, rappresenta un documento che ben illustra questa realtà.

Lettera dei genitori di Giulio Regeni al Presidente egiziano Al Sisi

I genitori di Giulio Regeni

Buongiorno presidente Al Sisi,

siamo i genitori di Giulio Regeni, il ricercatore italiano sequestrato, torturato e ucciso al Cairo.

A marzo di tre anni fa sulle pagine di questo giornale Lei si rivolgeva a noi «come padre prima che come presidente» e prometteva «che faremo luce e arriveremo alla verità, lavoreremo con le autorità italiane per dare giustizia e punire i criminali che hanno ucciso vostro figlio».

Sono passati tre anni. Nessuna vera collaborazione c’è stata da parte delle autorità giudiziarie egiziane e dopo l’iscrizione nel registro degli indagati, da parte della procura italiana, di cinque funzionari dei Vostri apparati di sicurezza, la procura egiziana ha interrotto tutte le interlocuzioni.

Oggi sappiano che Giulio è stato sequestrato da funzionari dei Vostri apparati di sicurezza e lo sappiamo grazie al lavoro incessante degli investigatori e dei procuratori italiani e dei nostri legali.

Lei è venuto meno alla sua promessa.

Lei, lo apprendiamo dai media, ha un potere smisurato.

Risulta, quindi, difficile da credere che chi ha sequestrato, torturato, ucciso nostro figlio Giulio, chi ha mentito, gettato fango sulla sua persona, posto in essere innumerevoli depistaggi, organizzato l’uccisione di cinque innocenti ai quali è stata attribuita la responsabilità dell’omicidio di nostro figlio, tutte queste persone abbiano agito a Sua insaputa o contro la sua volontà.

Non possiamo più accontentarci delle sue condoglianze né delle sue promesse mancate.

Generale, Lei sa bene che la forza di un uomo e ancor più di un capo di Stato non può basarsi sulla paura ma sul rispetto. E non si può pretendere rispetto se si viene meno ad una promessa fatta a dei genitori ed a un intero Paese orfano di uno dei suoi figli.

Giulio, lo sa bene anche lei, era un portatore di Pace, Giulio amava il popolo egiziano: ha imparato la Vostra lingua e ha fatto diversi soggiorni al Cairo cercando di vivere come un egiziano. Invece, è morto come, purtroppo, muoiono tanti egiziani.

Presidente, Lei dice di comprendere il nostro dolore, ma lo strazio che ci attraversa da 39 mesi non è immaginabile.

Lei, però, può intuire la nostra risolutezza e la nostra determinazione che condividiamo con migliaia di cittadini in tutto il mondo. Siamo una moltitudine severa e inarrestabile.

Finché questa barbarie resterà impunita, finché i colpevoli, tutti i colpevoli, qualsiasi sia il loro ruolo, grado o funzione, non saranno assicurati alla giustizia italiana, nessun cittadino al mondo potrà più recarsi nel Vostro Paese sentendosi sicuro. E dove non c’è sicurezza non può esserci né amicizia né pace.

Presidente, Lei ha l’occasione per dimostrare al mondo che è un uomo di parola: consegni i cinque indagati alla giustizia italiana, permetta ai nostri procuratori di interrogarli, dimostri al mondo che la osserva che Lei non ha nulla da nascondere. Lei ha il privilegio e l’occasione di fare giustizia, sprecarli sarebbe imperdonabile.

Con l’augurio di verità e giustizia.

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