A MOLA, VIOLENZA PER DROGA: NESSUNA MADRE VA LASCIATA SOLA

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Il grave fatto di cronaca accaduto a Mola, con una madre aggredita dal proprio figlio in cerca di denaro per la dose di droga quotidiana, deve spingere tutta la comunità ad interrogarsi e a trovare soluzioni per alleviare il forte disagio sociale in cui vivono molte famiglie molesi. E a farlo devono essere innanzitutto i nostri amministratori: Sindaco, Giunta e Consiglio Comunale.

La notizia è di quelle che scuotono dal soporifero tran tran di un fine settimana invernale una cittadina fin troppo adagiata nella convinta tranquillità che vada tutto bene nelle magnifiche sorti e progressive descritte dai nostri amministratori.

Eppure, tra le mura domestiche si nascondono drammi di dirompente allarme sociale: messi in sordina, taciuti, o appena sussurrati.

Una madre ha avuto il coraggio di denunciare il proprio figlio che, in preda alla necessità di denaro contante per l’acquisto della quotidiana dose di droga, l’ha picchiata ancora una volta.

Così, stamattina, il giornale “Sud Est on line” ha dato la notizia che “Mola Libera” ha prontamente e doverosamente ripreso sulla sua pagina Facebook:

“Avrebbe preteso soldi dalla madre ma al suo rifiuto, l’avrebbe picchiata. Con questa accusa, un ventenne di Mola è stato arrestato dai carabinieri della Tenenza. Il giovane, già segnalato alle forze dell’ordine per i suoi comportamenti violenti, è stato bloccato dai militari dell’Arma chiamati dalla madre che è riuscita a dare l’allarme dopo l’ennesima aggressione e a fare arrestare il figlio. La donna ha dovuto fare ricorso alle cure dei medici del pronto soccorso mentre il figlio, per il quale chiede un aiuto da parte dei servizi sociali, è stato trasferito nella casa circondariale del capoluogo dove resta in attesa dell’udienza di garanzia. Questa è l’ennesima storia che racconta il disagio di un giovane molese. Una storia simile a quella di altri suoi coetanei: rimasto disoccupato dopo aver abbandonato gli studi, il ventenne è entrato nel tunnel delle dipendenze. Una storia che allunga terribilmente la lista dei ragazzi in difficoltà. li insospettabili, ad organizzazioni dedite a questi traffici illeciti.”

Non è la prima volta che accade. E forse non sarà l’ultima. E’ la testimonianza di un disagio sociale profondo che agita fin nelle fibre più profonde la società, quasi ovunque: non ci sono zone franche.

Tuttavia, noi che ci occupiamo di cronaca e fatti locali abbiamo il dovere di interrogarci su cosa accade nel nostro microcosmo sociale: una cittadina di poco più di 25.000 abitanti che avrebbe ogni condizione per essere baciata dalla buona sorte. Mare, campagna, sole, bellezze artistiche, buon cibo. Eppure questi doni non bastano, questi doni vengono disprezzati e vilipesi da molti degli stessi cittadini che ne sono i fortunati destinatari.

Ad esempio, “Mola Libera” documenta puntualmente, purtroppo quasi giornalmente, lo scempio che in molti luoghi della campagna e della costa molese compiono persone scriteriate, abbandonando e spesso bruciando rifiuti di ogni tipo, anche tossici e nocivi.

Questo atteggiamento delinquenziale è spesso il sintomo di un disordine psicologico e trova le sue radici in comportamenti profondamente amorali, non solo anti-civici.

E’ per questo che, scendendo dal generale al particolare, in molte case molesi si vivono autentici drammi, acuiti dalla velenosa diffusione della droga: un male mondiale che, purtroppo, trova fertili radici e si diffonde come una metastasi in quelle realtà sociali fragili, come quella molese.

Ecco che le mortali logiche del mercato della droga non guardano in faccia nessuno e costringono giovani in preda all’astinenza a procurarsi il denaro per l’acquisto della dose quotidiana con ogni mezzo: anche a costo di aggredire e percuotere il bene più prezioso, il santuario intoccabile che li ha generati, la propria madre.

Quando si arriva a questo, vuol dire che il fondo dell’abiezione personale è stato toccato e che non basta il grido di dolore di una madre, la sua denuncia contro il proprio stesso figlio.

Significa che una comunità, a cominciare dalla sua classe dirigente e dai suoi educatori, ha il dovere di interrogarsi e di farlo profondamente e senza auto-assoluzioni.

Purtroppo, si deve constatare quanto la nostra comunità sia spesso sorda, cieca e ipocrita di fronte ai drammi generati dalla diffusione degli stupefacenti, pure se Mola è da tempo una delle “piazze” e degli snodi più cruciali nell’hinterland barese per il traffico, la diffusione e il consumo di droghe di ogni tipo.

La visione elegiaca della nostra realtà, diffusa sovente a piene mani dai nostri amministratori, deve lasciare il posto ad una riflessione ponderata, approfondita, meditata con gli strumenti dell’analisi e della comprensione sociale.

Ogni madre lasciata sola alla mercè di un figlio violento in cerca di denaro per alimentare il criminale circuito della droga è una profonda sconfitta per tutti noi, a cominciare da chi guida la nostra città.

E allora meno spot propagandistici sui social e più azioni positive per mettere in campo una vera battaglia, senza tregua, alla diffusione della droga e al disagio sociale, per il recupero e l’inclusione di giovani che altrimenti rischiano di perdersi definitivamente nel tunnel della tossicodipendenza, della violenza e del feroce mondo della criminalità.

Il Sindaco, la Giunta comunale, il Consiglio comunale non si occupino solo di fatti amministrativi, spesso ripetitivi e di scarso impatto sulla vita dei cittadini, cessino di essere casta autoreferenziale e autocelebrativa ed entrino, invece, nel sangue e nella carne della società molese dove la mancanza di lavoro, la marginalità, la violenza, la droga, la ludopatia, sono spesso il dramma di molte famiglie.

E lo facciano discutendo alla luce del sole nelle sedi istituzionali e promuovendo momenti di incontro e confronto cittadino e nelle scuole, con l’ausilio di esperti in psicologia, psichiatria, tossicodipendenze e ludopatie, proponendo soluzioni concrete che contribuiscano a risolvere o quanto meno ad alleviare il forte disagio sociale e psichico di molti cittadini.

Nessuna madre va lasciata sola.

 

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