COSTRUZIONE A DUE PASSI DAL MARE: E’ LEGITTIMA?

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Dietro segnalazione di numerosi cittadini, torniamo a sollecitare una risposta dalle Autorità comunali: l’edificio sta sorgendo nel tratto tra la zona ex Astir Club e il “Tiro al piattello”. Intanto, si attende l’attuazione concreta della delibera di Consiglio comunale che ha deciso la demolizione delle ville a mare confiscate. E, inoltre, si è in attesa delle determinazioni in merito al “villaggio vacanze”, abusivo dal 1992, che sorge anch’esso sul litorale nord.

Come già “Mola Libera” ha documentato sulla propria pagina Facebook qualche settimana addietro, una costruzione sta sorgendo a pochi passi dal mare nel tratto di costa nord, verso Bari, situato tra l’area dell’ex Astir Club e la località detta “Tiro al piattello”.

Si tratta di un manufatto allo stato di rustico, di non trascurabili proporzioni, situato appena oltre il muro di cinta posizionato a delimitare dalla spiaggia un complesso residenziale privato.

In linea d’aria, la costruzione sorge a pochi metri dalla battigia.

Abbiamo già segnalato l’edificazione all’Autorità comunale chiedendo una dichiarazione in proposito sulla liceità o meno del manufatto edilizio, senza però ricevere alcuna risposta.

Pertanto, anche alla luce di numerose segnalazioni di cittadini (che hanno inviato foto), torniamo a chiedere se la costruzione abbia o meno ricevuto regolare permesso di edificazione, tenuto conto della normativa statale e regionale che impedisce nuove edificazioni sulle coste a meno di 300 metri dalla linea del mare.

Le informazioni informali raccolte sono in proposito contrastanti: da un lato, c’è chi assicura che si tratta della sostituzione di un manufatto demolito e quindi in fase di riscostruzione; dall’altro, c’è chi sostiene che la costruzione sia ex novo. Peraltro, vi è anche chi sostiene che si tratterebbe di una costruzione in sostituzione che, tuttavia, non rispetterebbe le volumetrie preesistenti.

Non sappiamo quale delle tre tesi sia vera e corretta.

E’ per questo che, sollecitati da numerosi cittadini, il nostro giornale auspica che sia detta una parola chiara in merito dal Sindaco e dal Capo Settore Urbanistica e Lavori pubblici, quali massimi garanti e responsabili della liceità delle edificazioni sul territorio comunale.

Il litorale molese, in specie sulla costa nord, è stato sfregiato per lunghi decenni da un’edificazione massiccia, sia pure legale, prima che fosse introdotta nell’ordinamento giuridico la Legge “Galasso”, compromettendo la fruibilità pubblica delle spiagge e del mare, impedendo una corretta allocazione delle risorse pubbliche.

Ecco il “muro sul mare”: una lunga recinzione in tufo che corre sulla costa molese nord per alcune centinaia di metri e che, nel punto fotografato, vede le onde sbattervi contro (foto “Mola Libera”)

Avremmo potuto avere ancora a disposizione diversi chilometri di terreni agricoli adibiti alla tradizionale coltivazione del pomodoro della “marina” (“Penna”), alternati e complementati con la realizzazione di spiagge attrezzate, lidi balneari, aree per lo sport all’aperto e il tempo libero, circondati dalla reintroduzione della salutare “macchia mediterranea”.

Ecco un particolare dell’acqua che tocca direttamente il “muro sul mare”, a pochi passi dalla costruzione che sta sorgendo, oggetto di questo articolo. Come si può notare dalla parte annerita, il mare, in condizioni di alta marea e di mareggiate giunge fin quasi alla metà dell’altezza del muro e ha divelto, nel corso degli anni, numerosi tufi. (foto “Mola Libera”)

Purtroppo, una miope politica urbanistica condotta nel tempo, dagli anni Sessanta del secolo scorso in poi, ha impedito una sana pianificazione del litorale, giungendo infine alla costruzione delle ville a mare sequestrate e infine confiscate dopo l’esito in Cassazione del processo penale che ne seguì.

Il “muro sul mare” si allunga per alcune centinaia di metri, nel tratto di costa tra l’ex Astir club e il Tiro al piattello (foto “Mola Libera”)

Ecco perchè ogni ulteriore edificazione sul litorale suscita evidente allarme sociale in una popolazione, quella molese, che vorrebbe in gran parte emendarsi dei danni patiti nel recente passato dall’ambiente marino.

Siamo fiduciosi che una risposta ufficiale sulla liceità o meno della costruzione segnalata arriverà presto dalle Autorità comunali.

Allo stesso tempo, è altresì doveroso segnalare il silenzio seguito all’approvazione della delibera di Consiglio comunale che, mesi addietro, ha stabilito la demolizione delle ville a mare confiscate.

Una delle ville a mare confiscate, quasi piantata sugli scogli (foto “Mola Libera”)

Ci si attendeva infatti riscontri concreti alla decisione assunta con il reperimento di finanziamenti (peraltro disponibili nel Fondo nazionale anti-abusivismo) finalizzati alla demolizione e, allo stesso tempo, con un progetto di riutilizzo della vasta area edificata abusivamente. Niente di tutto questo è al momento accaduto.

In merito alla destinazione d’uso dell’area da liberare dalle costruzioni abusive, “Mola Libera”, come già fatto più volte in precedenza, torna a suggerire la realizzazione di un ampio parco urbano, a vegetazione mediterranea, affacciato sul mare, con spiaggia attrezzata antistante, dotato di parcheggi perimetrali esterni e con la presenza interna di attrezzature per lo sport, il relax e il tempo libero.

Si tratterebbe di una riqualificazione che segnerebbe finalmente un concreto riscatto ambientale e sociale della nostra comunità. Non si può attendere oltre: siamo fiduciosi che, sperando in tempi brevi, prevalga l’interesse pubblico e non una visione di corto respiro.

Peraltro, neppure alcuna notizia giunge in merito al cosiddetto “villaggio vacanze”, dichiarato abusivo nel 1992 e confiscato dal Comune di Mola, ma incredibilmente lasciato vivere indisturbato per oltre 27 anni, fino alla ribalta che il consigliere comunale Michele Daniele gli ha dato nei mesi scorsi, mentre avrebbe dovuto essere abbattuto già decenni or sono.

Ecco cosa si osserva attraverso il cancello che, dal lato mare, protegge il “villaggio vacanze” abusivo fin dal 1992

Il Sindaco promise in Consiglio comunale che si sarebbe proceduto in conseguenza degli atti assunti a suo tempo dal Comune (dichiarazione di abusivismo e conseguente confisca), alla luce della verifica sulla dichiarazione di perenzione (estinzione) del processo incardinato sul finire degli Anni ’90 presso il Consiglio di Stato.

In questa foto dalla costa, al di là del capanno precario e delgli alberi, si scorgono le sagome delle case del “villaggio vacanze” abusivo

Tuttavia, al momento, nessuna iniziativa risulta concretizzata: come si può vedere dalle foto scattate di recente, il “villaggio vacanze” abusivo è sempre al suo posto. E, intanto, le case vacanza, che non hanno mai pagato la tassa sullo smatimento rifiuti (TARI), risultano tutte allacciate all’ENEL, mentre non si è capito bene come e dove rilascino gli scarichi fognari.

Così vanno le cose in quel di Mola di Bari, anno domini 2020.

 

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