LA MAFIA A FOGGIA: SIAMO TUTTI COINVOLTI

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L’intervento di Marino Pagano, direttore responsabile di “Mola Libera”, serve a scuotere le coscienze e a prendere posizione. “Aiutiamo Foggia a salvarsi: non solo dal fragore delle bombe ma anche dalla paura di non farcela”.

FOGGIA, QUESTIONE NOSTRA E NAZIONALE

Quello che sta accadendo a Foggia ha dell’incredibile, vero. Ma solo per chi ha fatto finta di non capire per anni dove ci stesse portando questa macabra scalata organizzata.

La mafia c’è. Perché abbiamo perso tempo, in Puglia, anche nel dire che la mafia qui c’è e qui no.

A Foggia città siamo ben oltre la classica guerra tra famiglie della Daunia (anche lì: origine nell’abigeato, vecchie faide ancestrali; sì e intanto il territorio muore).

Il racket imperversa. Foggia è una città dal passato importante e dalla bellezza messa a dura prova da bombe alleate con effetti devastanti sulla popolazione civile (20000 morti nostri, pugliesi, che non mi pare ricordiamo mai a dovere -e non faccio polemiche storiche ora-).

A Foggia, ad inizio novecento, arriva Ungaretti: ci parla delle sue fontane e dei suoi paesaggi interni. Ne è incantato. Poi Moravia si è divertito con un certo giocoso dileggio ma Foggia ha dovuto ricostruirsi sulle sue stesse ceneri. Foggia federiciana tenne testa a Palermo. Parliamo di gloria vera.

E oggi? “Fuggi da Foggia”. No. Io capisco tutte le nostre ataviche e quasi simpatiche divisioni e differenze (c’è anche “Salento is not Puglia”) ma questo non è periodo per dividerci ma per unirci tutti.

Il potere mafioso è subdolo e a suo modo raffinato. Non escludo la volontà di colpire la città durante il periodo elettorale regionale. Le istituzioni, a tutti i livelli amministrativi, siano invece attente (quando non sono compromesse -perché non siamo ingenui-).

Bombe a Foggia: un triste appuntamento, quasi quotidiano

Foggia ha pianto Ciuffreda, Panunzio, Marcone. Foggia ha attraversato e attraversa il silenzio della paura, umanamente non sfornito di ragioni ma civilmente esecrabile. C’è che il buio, se non vede spiragli, pensa che l’oscurità sia non solo il suo unico colore ma anche la sua sola “luce” possibile. Vivere quasi senza speranza: questo percepisco in qualche commento di amici foggiani.

Altro che la marcia di Libera, pur importante. Serve capire che la questione è nazionale, non certo solo pugliese. Ma le direzioni sono due: ok la Dia, ok tutto ma la reazione non può mai partire solo dall’alto. Non pensiamoci impotenti come territorio meridionale e pugliese, ognuno nel proprio piccolo campo, anche da non foggiani. Organizziamo viaggi a Foggia, nei borghi stupendi della sua grande provincia, andiamo a vedere gli ipogei del territorio, giriamo sulle orme delle stragi della guerra, dove tra l’altro operò un grande bitontino, padre Odorico Tempesta.

Sto male per un Sud ridotto così. Coltiviamo spazi di bellezza e cultura, civiltà, amore per il territorio. Un principio che vale ad ogni latitudine. Foggia si deve saper amare, nel senso che deve amarsi a partire dalle viscere della sua stessa terra. Amarsi e maledirsi, magari, ma in sé. Puntando sul suo cuore, sulle radici.

A Foggia, come dicevo, ho amici cui tengo molto, inseriti nel civismo più attivo, amici che ci credono, che resistono, nonostante i sentimenti di sconforto. È per loro che mi sento di scrivere tutto ciò.

Aiutiamo Foggia a salvarsi: non solo dal fragore delle bombe ma anche dalla paura di non potercela fare.

La marcia organizzata di recente dall’Associazione “Libera”, a Foggia

1 commento

  1. “Amarsi e maledirsi”: Sig. Pagano, la ammiro per questa espressione.
    Per entrambe le azioni si richiedono responsabilità e coraggio, qualità che, purtroppo, non vengono valorizzate da un cultura del ‘guardare dall’altra parte’ e del vivi e lascia vivere.

    Grazie per il suo articolo: c’è ancora un cuore pulsante in un giornalismo contemporaneo spesso dettagliato di dati e cifre ma sterile di emozioni.

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