C’ERA UNA VOLTA CORSO UMBERTO…

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La crisi del commercio molese è ben visibile in una delle arterie commerciali più importanti di Mola. Un tempo cuore pulsante delle attività mercantili cittadine, ora spoglia realtà di saracinesche abbassate.

Si viene colti da un moto di stupore e di rassegnazione nel percorrere il mitico Corso Umberto.

Sono le 12:00 o poco più di martedì 3 dicembre, un orario che vede tutte le attività commerciali in pieno esercizio. A poche settimane dal Natale non si coglie neppure un segno delle festività imminenti: niente addobbi, scarso movimento di persone. Solo auto parcheggiate in gran numero: forse non si muoveranno dai loro stalli per l’intera giornata.

Eppure, la strada, un tempo scintillante di vetrine e di attività commerciali di ogni tipo, oggi vede una decadenza pronunciata e annunciata da troppi anni di crisi economica.

Certo, la nascita e la crescita dei centri commerciali (oggi, anch’essi con gravi problemi di tenuta, come il caso Auchan dimostra) non ha affatto giovato al commercio al dettaglio delle piccole e medie città. Ma nel caso molese, e di Corso Umberto in particolare, vi sono ulteriori fattori che hanno aggravato la chiusura della attività.

Saracinesche che si abbassano per non riaprire più o per dare vita per breve tempo e saltuariamente a negozi che vivono vita grama e che, a loro volta, chiudono.

Ma vi è di più. Il vasto centro storico di Mola, nato intorno al 1600 e sviluppatosi fino alla fine del 1800 in un quadrilatero compreso tra Piazza XX Settembre – Via Van Westerhout – Corso Regina Margherita, Piazza degli Eroi, Via Battisti, Via Oberdan e Via Bovio, conosce uno spopolamento progressivo, con centinaia di cartelli di vendita per case malandate, vuote, e con una popolazione residente sempre più anziana.

Quindi, non è certo l’habitat ideale per una vivacità commerciale ormai perduta da tempo, nè per nuove attività dinamiche e innovative.

Corso Umberto che si trova al centro di questo quadrilatero, e che fino a qualche decennio fa ne era il cuore pulsante, oggi sconta tutti questi fattori di forte decadimento sociale ed economico.

La sua sembianza attuale è lo specchio fedele di quel mancato sviluppo imprenditoriale che ha caratterizzato Mola dagli Anni ’80 del secolo scorso ad oggi. Quarant’anni vissuti in sempre più crescente affanno, mentre le cittadine contermini crescevano spesso al galoppo per redditi, occupazione, zone industriali e artigianali ampie e dinamiche, agricoltura innovativa, commercio e turismo arrembanti.

Mola è andata sempre più rattrappendosi nella sua ridotta: persi i buoni redditi provenienti dal circuito economico esterno (rimesse degli emigrati e dei marittimi) non ha saputo trovare una sua vocazione, non ha saputo ritagliarsi un suo spazio sociale ed economico nell’area metropolitana e nel sud-est barese, non ha saputo investire in attività produttive ad alto valore aggiunto, ad eccezione di poche iniziative.

Solo il cemento e il mattone hanno tirato nel tempo, drogando l’economia cittadina con valori immobiliari incoerenti con la realtà economica concreta.

E oggi, sebbene i prezzi siano crollati, l’invenduto deborda da tutte le immobiliari presenti in gran numero nel nucleo urbano.

Al contempo, anzichè progettare un serio piano di recupero del centro storico e della “Mola Bianca”, la classe politica, condizionata fortemente dai tecnici e costruttori locali o sodale di essi, mentre la popolazione diminuisce, pompa artificiosamente la nascita di nuovi quartieri periferici, con forte aggravio per le casse comunali nel dover sostenere costi notevoli per il loro mantenimento (illuminazione pubblica, verde, mantenimento delle strade, raccolta e smaltimento rifiuti, servizi fognari, idrici, energetici, ecc.).

Corso Umberto è il riflesso di questa Mola, senza identità sociale ed economica: una saracinesca abbassata in faccia al futuro.

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