TRISTE PRIMATO PER MOLA: IN TESTA ALLA CLASSIFICA PER IL CODICE ONCOLOGICO 048

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In esclusiva, siamo in grado di documentare un gravissimo record negativo della nostra città: subito dopo il capoluogo nella classifica per percentuale di assistiti con esenzioni da codice 048 nell’Area Metropolitana di Bari.

Quello che era più che un timore, è purtroppo una triste verità.

In esclusiva, siamo in grado di documentare un gravissimo primato per la nostra città: Mola è in testa alla classifica per percentuale di assistiti con esenzioni da codice 048 nell’Area Metropolitana di Bari (ex Provincia di Bari).

Su 41 Comuni, Mola è al secondo posto, appena al di sotto del capoluogo.

La tabella che pubblichiamo contiene i numeri delle esenzioni forniti dal Dipartimento Salute della Regione Puglia: noi abbiamo semplicemente rapportato i dati 2018 (ultimi disponibili) alla popolazione residente nei vari comuni al 31-12-2018.

Infatti, ha poco senso mostrare soltanto i valori assoluti: quello che conta è la percentuale, cioè l’incidenza del fenomeno sulla popolazione.

Come si può facilmente notare, il dato molese è estremamente preoccupante: la percentuale di esenzioni sulla popolazione complessiva residente nell’Area metropolitana è del 4,65%, mentre la percentuale molese è del 5,51% (quasi un punto in più), di poco al di sotto della percentuale del capoluogo (5,70%), dove sono molto forti i fattori di rischio ambientali connaturati ad una grande città.

Sono invece molto più bassi i valori percentuali di Conversano, Rutigliano e Noicattaro, a significare che, se il fattore di rischio maggiore per la popolazione molese è l’inquinamento ambientale proveniente dalla discarica Martucci, l’onere ricade sui territori a valle, per lo scorrimento della falda verso la linea di costa. E infatti il dato di Polignano è anch’esso superiore alla media provinciale. Peraltro, anche l’elevata percentuale registrata a Giovinazzo potrebbe anch’essa essere legata alla presenza di una discarica che, negli ultimi anni, ha visto proteste popolari per la produzione di percolato non smaltito, come testimoniano le cronache giornalistiche.

Peraltro, va detto che il numero dei codici 048 è in costante aumento rispetto agli anni scorsi, pur in presenza di una diminuzione della popolazione molese.

(Fonte: Dipartimento Salute della Regione Puglia. Elaborazione “Mola Libera”). In caso di riproduzione citare la fonte e l’elaborazione.

Ricordiamo che il codice 048 è quella specifica codificazione, indicata nelle impegnative mediche per prescrizione di farmaci, esami diagnostici e cure, nel caso di malattie tumorali.

In sostanza, le persone con diagnosi di tumore hanno diritto all’esenzione per patologia oncologica, codice 048, indipendentemente dal reddito. L’esenzione 048 dà diritto a ricevere gratuitamente, presso le strutture pubbliche o private convenzionate accreditate, tutte le prestazioni sanitarie legate alla malattia oncologica.

Pertanto, quanto era sulla bocca di tutti ormai da anni, trova un’amara conferma.

Quindi, non possiamo considerare solo un caso i tanti manifesti di decessi in giovane o comunque non avanzata età: quarantenni, cinquantenni, sessantenni colpiti dalle neoplasie sono una realtà sconvolgente per una cittadina di poco più di 25.000 abitanti.

E ancora di più lo sono i casi di giovanissimi e bambini.

Siamo in possesso di un audio angosciante: una volontaria molese presso una struttura ospedaliera oncologica pediatrica di Bari che parla al telefono con un’amica, anche lei molese, denunciando con una forte carica emotiva una situazione terribile. Bambini molesi ricoverati in numero abnorme, perfino un bimbo di tre anni è stato di recente colpito.

Ripetiamo: non vogliamo fare allarmismo, ma il problema non può essere minimizzato, come hanno sempre fatto una parte dei politici molesi e quasi tutti quelli provinciali e regionali nel corso degli anni.

Ora è più che mai indispensabile un serio e approfondito studio epidemiologico sulle patologie tumorali che colpiscono la nostra popolazione e sui fattori ambientali di rischio.

Mola non possiede acciaierie, fabbriche chimiche, industrie inquinanti, ma sul suo territorio grava una bomba ecologica immane.

Una discarica che nel giro di sei anni e mezzo (dall’aprile 2003 ad oggi), secondo i calcoli dell’ARPA (Agenzia Regionale per l’Ambiente), ha prodotto 20.000 metri cubi di percolato, cioè 20 MILIONI di LITRI, che, da quella data, non sono mai stati estratti e che, quindi, sono finiti nelle viscere del sottosuolo di Martucci e, con ogni probabilità, nella falda acquifera.

Si tratta dell’equivalente di 800 autocisterne gigantesche da 25.000 litri ciascuna, quelle, per intenderci, usate per il trasporto sulle autostrade dei combustibili liquidi.

Tutto questo percolato prodotto nel tempo è stato inghiottito dal sottosuolo perchè la recente ispezione dell’ARPA non ne ha trovato traccia visibile.

Ma il dato potrebbe essere anche troppo ottimistico, i milioni di litri potrebbero essere molti, molti di più.

Infatti, come abbiamo già riportato più volte, il testimone di giustizia Domenico Lestingi, che scoperchiò il grave attentato all’ambiente in contrada Martucci, ha parlato di estrazioni di percolato saltuarie e parziali, nel corso dei tanti anni di esercizio della discarica che precedettero la chiusura.

E ha riferito anche della costruzione di un pozzo per l’apparente raccolta del percolato. In realtà, per la probabile presenza di fessurazioni, Lestingi ha spiegato più volte che il liquido altamente tossico e nocivo si disperdeva nel sottosuolo senza, quindi, neppure l’incombenza di estrarlo.

La presenza di un pozzo a dispersione fu denunciata con un esposto alla Procura della Repubblica di Bari, da parte dell’Associazione “Chiudiamo la discarica Martucci”, ma nessun riscontro ne ha avuto nel tempo il presidente firmatario, nè la verifica dell’esistenza o meno di quel pozzo fu oggetto di prove e riscontri concreti nel corso del processo penale per presunto disastro ambientale che, come è noto, ha mandato assolti tutti gli imputati.

Il disastro ambientale invece è conclamato e lo testimonia la relazione dell’ARPA che è stata oggetto della conferenza stampa tenuta stasera dall’Associazione “Chiudiamo la discarica Martucci”, e della quale domani daremo un resoconto, con i documenti del caso.

Non c’è più tempo da perdere: basta con le chiacchiere dei politici, con le carte dei burocrati, con le piroette dei tecnici.

Servono immediatamente alcune attività fondamentali: 1) la ricerca e, se presente, il tombamento del pozzo a dispersione; 2) l’estrazione costante del percolato che tuttora viene generato, per impedire che continui a finire nel sottosuolo; 3) la cessazione immediata di ogni attività, comprese quelle in corso per biostabilizzazione e altro; 4) la messa in sicurezza di tutta la discarica; 5) lo stralcio definitivo dal Piano Regionale di ogni attuale e futura attività di trattamento rifiuti (di qualsiasi tipo) a Martucci.

E su ogni cosa serve uno studio epidemiologico che accerti con esattezza i fattori di rischio della popolazione molese nelle diverse patologie oncologiche, con uno screening delle fasce a rischio e con una politica di seria e accurata prevenzione.

Il tempo sta finendo, la bomba ecologica sta esplodendo e le future generazioni erediteranno questa maledizione se non faremo, tutti e subito, qualcosa di concreto.

 

 

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