ALLARME TUMORI A MOLA. QUANTI SONO I CASI DI CODICE 048? QUALI SONO I FATTORI DI RISCHIO AMBIENTALE?

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Mola non è Taranto. Non ha alle spalle una gigantesca acciaieria che, purtroppo, dispensa cancro ai propri figli. Eppure, nell’evidenza della vita quotidiana, il numero di ammalati e di morti da neoplasie nella nostra comunità sembra aver raggiunto livelli eccessivamente elevati. E’ ora che si dica la verità sui fattori di rischio ambientali. E’ ora che si disponga una seria indagine epidemiologica.

Nessuno ci accusi di fare allarmismo.

“Mola Libera” non è un giornale scandalistico, nè cavalca gli annunci di dolorose morti giovanili improvvise o da “brutte malattie” (come purtoppo altri organi d’informazione stanno facendo in quest’ultimo periodo).

Tuttavia, il giornalismo senza padroni (quello che informa sulla reale e concreta situazione sociale del paese, non omettendo nè edulcorando notizie scomode, come, ad esempio, l’ultima che riguarda i 24 alloggi di Via De Nicola) ha il dovere di interrogarsi e di invitare a riflettere su fatti e situazioni che impongono un attento approfondimento.

Nello specifico, l’allarme sociale per le malattie e le morti provocate da neoplasie è molto forte. Sembra che, ad ondate, la terribile falce nera si porti via un crescente numero di vite di giovani molesi.

Quarantenni, cinquantenni e sessantenni appaiono da anni molto colpiti, nè sembrano esserne esenti anche i più giovani, gli adolescenti e i bambini, come purtroppo le associazioni che si occupano di assistenza agli ammalati di neoplasie, e alle loro famiglie, riferiscono.

Più volte e a più riprese è stata chiesta da molte parti la conoscenza dettagliata del fenomeno neoplasie sul nostro territorio comunale.

Non sono mai arrivati dati univoci e attendibili, solo generiche informazioni. Peraltro, al momento sembra non esistere un Registro tumori che copra l’intera area della città metropolitana, ma soltanto un registro ristretto ai comuni di Bari, Bitetto, Bitritto e Modugno.

Troppo poco.

La popolazione molese ha il diritto di sapere se a Mola ci si ammala di più rispetto alle medie provinciali, regionali e nazionali e, in ogni caso, quali sono le tipologie di cancro che colpiscono maggiormente la nostra cittadinanza.

Un dato però rimbalza da anni sulla bocca di tutti, a cominciare dai medici di base: a Mola esisterebbe un numero abnorme di codici 048, cioè di quella specifica codificazione, indicata nelle impegnative mediche per prescrizione di farmaci, esami diagnostici e cure, nel caso di malattie tumorali.

In sostanza, le persone con diagnosi di tumore hanno diritto all’esenzione per patologia oncologica, codice 048. L’esenzione 048 dà diritto a ricevere gratuitamente, presso le strutture pubbliche o private convenzionate accreditate, tutte le prestazioni sanitarie legate alla malattia oncologica

I cittadini molesi hanno diritto di sapere se, a seguito  dell’inevitabile ondata di dolore e di incredulità per la perdita di giovani vite, si sta sopravvalutando la presenza di codici 048 oppure se vi è effettivamente una forte incidenza di queste esenzioni nel numero di impegnative rilasciate dai medici di base e, quindi, se siamo in presenza di un elevato numero di patologie oncologiche.

Ieri sera, nella trasmissione “Piazza pulita”, condotta da Riccardo Formigli, su “La 7”, un oncologo campano ha lanciato, con forte pathos, un alto grido d’allarme: è l’inquinamento la colpa principale della crescita delle malattie tumorali, soprattutto in giovane età.

Peraltro, “l’Italia è maglia nera in Europa per l’incidenza dei tumori in età pediatrica e a pesare è sempre più il fattore dell’inquinamento ambientale tanto che, secondo i dati 2018 del Ministero della Salute, nelle aree più contaminate del Paese si è registrato globalmente un incremento anche del 90% di patologie tumorali in soli 10 anni” (convegno alla Camera dei deputati ‘Emergenza cancro – Fattori ambientali modificabili e stili di vita non corretti’, organizzato dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA)).

Un inquinamento, ha detto l’oncologo, provocato dalla presenza nelle campagne, nelle periferie, nelle discariche abusive, di rifiuti tossici e nocivi: amianto, vernici, scarti di lavorazioni industriali e artigianali, residui dei lavori edilizi, plastica, metalli pesanti. E ancor più se questi rifiuti vengono dati alle fiamme, con i roghi tossici. E, purtroppo, anche Mola conosce questo triste fenomeno.

L’oncologo ha spiegato, con visibile tono drammatico, che la “terra dei fuochi” è non solo dove si bruciano i rifiuti, ma ovunque la percolazione di questi rifiuti penetra nel terreno e raggiunge le falde, con danni certi all’ambiente e alla salute, in tutta Italia.

Rifiuti in contrada Pozzovivo, con tracce di roghi di materiale plastico (foto Mola Libera)

Come si spiega allora che, da recenti dati dell’ARPA Puglia anche da noi resi noti, ben 20.000 metri cubi di percolato siano finiti nelle viscere del sottosuolo di Martucci, senza che nessuno sia intervenuto?

Come si spiega che almeno dal sequestro della discarica (e sono trascorsi più di otto anni) il percolato non viene più estratto dalla “collina dei veleni”?

Come si spiega che nessuna Autorità abbia mosso un dito nel corso di questi lunghi anni, se non per prassi burocratiche senza costrutto?

Come si spiega che la Procura della Repubblica pur avendo ricevuto un esposto dell’Associazione “Chiudiamo la discarica Martucci”, molti anni addietro, che denunciava la presenza, nel perimetro della discarica, di un pozzo a dispersione nel sottosuolo non abbia disposto indagini per la sua individuazione e, se realmente presente, per impedire che portasse silenziosamente il percolato a raggiungere la falda?

Mentre sto scrivendo questo articolo, il percolato continua inesorabilmente e invisibilmente a fluire nel sottosuolo con il suo nefasto carico di danni: lontano dagli occhi dei politici, delle forze dell’ordine, dei magistrati… lontano dal cuore?

Un documento di alcuni anni fa di Legambiente che mostra la presenza di inghiottitoi nel perimetro della discarica Martucci

Sono tutti interrogativi che non hanno mai ricevuto risposta. E che invece richiedono una risposta precisa.

Noi tutti, molesi giovani e meno giovani, abbiamo il dovere di indignarci, di pretendere verità, di sapere se le neoplasie che colpiscono la nostra popolazione sono frutto della genetica oppure hanno prevalente origine da un inquinamento ambientale, non sottovalutando nemmeno il problematico fenomeno della diffusione delle onde elettromagnetiche nel nucleo urbano.

Mola non è Taranto. Non ha alle spalle una gigantesca acciaieria dove il nesso di causalità tra la fabbrica e le neoplasie è più che accertato.

Eppure, qualcuno deve spiegarci se è vero che a Mola ci si ammala di più rispetto alle medie provinciali e regionali. E se ciò dovesse risultare vero, abbiamo il diritto di sapere in che misura, con che frequenza questo avviene; quali classi di età vengono maggiormente colpite; quali sono le neoplasie più diffuse e quali sono gli agenti cancerogeni che probabilmente le provocano.

E’ indispensabile che il Sindaco, la Giunta comunale, il Consiglio comunale chiedano una seria e approfondita indagine epidemiologica, cioè, per dirla con linguaggio scientifico, un accurato “studio della distribuzione e dei determinanti delle situazioni o degli eventi collegati alla salute in una specifica popolazione, e l’applicazione di questo studio al controllo dei problemi di salute”.

Cerchiamo tutti di dedicare più tempo alla riflessione di queste tematiche per aiutare la prevenzione, per eliminare e impedire la diffusione dei fattori ambientali di rischio, per pretendere verità e atti concreti e tempestivi.

Le Autorità comunali si interroghino e cerchino risposte dalle Autorità sanitarie regionali e ministeriali.

I consiglieri comunali facciano interrogazioni e interpellanze anche di questo tipo, non soltanto domande sul futuro edilizio di lottizzazioni e suoli da costruire o ripetitive osservazioni da maestrini con la penna rossa e blu.

Il futuro appartiene alle giovani generazioni, e abbiamo il dovere di consegnare loro un ambiente salubre e privo di rischi.

Ma il futuro è già oggi: non possiamo assistere inerti, o con il solo dolore del momento, alla falcidia di vite ancora giovani.

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