PALAZZO SAN DOMENICO: UN DISASTRO! … E DISABILI SEMPRE IN ATTESA DI ACCESSO

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Lo storico edificio, già sede municipale, è in uno stato disastroso: piano terra inagibile, assenza di impianto termico e di climatizzazione, chiusa e adibita a deposito la pregevole ex sala consiliare, ascensore a singhiozzo. E per i disabili permane la barriera architettonica: la collocazione di una pedana non ha risolto i problemi di accesso. Ecco tutte le criticità del Palazzo delle Culture.

Come i lettori ben sanno, Palazzo San Domenico, già sede municipale e oggi Palazzo delle Culture, presenta una forte barriera architettonica all’ingresso dei disabili.

Infatti, i primi gradini esterni del portone principale affacciato su Piazza degli Eroi non consentono ai portatori di disabilità di entrare autonomamente nell’edificio e, quindi, di frequentare innanzitutto la Biblioteca comunale, che al primo piano trova ubicazione, nè i laboratori teatrali e le pubbliche riunioni che si svolgono nell’apposita sala e neppure le mostre d’arte che saltuariamente si tengono nell’ampio corridoio centrale.

L’impraticabilità della struttura ai nostri concittadini con serie difficoltà motorie, è stata nel tempo oggetto anche di proteste e di richieste di eliminazione di quella barriera architettonica in sede politica, con l’intervento più volte del locale Movimento 5 stelle.

Ora, da qualche giorno, come anticipato più volte dal Sindaco Giuseppe Colonna, è ben visibile una pedana per l’accesso dei disabili posizionata in Via Manzoni, all’altezza di uno degli ingressi laterali del piano terra.

Ecco la pedana posizionata per l’accesso dei disabili al piano terra del Palazzo delle Culture, lato Via Manzoni (Foto Giuseppe Castellana)

Tuttavia, al momento, l’ingresso non è praticabile. Infatti, vi sono alcuni motivi tecnici che lo impediscono: con i lavori di parziale ristrutturazione dell’immobile eseguiti con i fondi Urban furono installate robuste cancellate in ferro ma, inspiegabilmente, con l’apertura rivolta verso l’interno e non, come dovrebbe essere per le norme antincendio, verso l’esterno.

La pedana per disabili e l’accesso laterale da Via Manzoni. Tuttavia la cancellata si apre verso l’interno (mentre per le norme antincendio dovrebbe aprirsi verso l’esterno) e inoltre le porte interne si aprono, al contrario verso l’esterno… Un pasticcio… Chi ne fu responsabile? (foto Giuseppe Castellana)

Peraltro, le porte interne, al di là delle cancellate, si aprono verso l’esterno e, quindi, con un inevitabile contrasto tra le due aperture. Chi autorizzò la messa in opera  di un tale congegno irrazionale e contro le norme antincendio? Eppure, non è molto difficile capire che le uscite di sicurezza devono essere dotate di ogni accorgimento a norma di legge, peraltro con maniglioni antipanico.

Sembra che, invece, le uscite di sicurezza esistenti portino nel cortile della Chiesa di San Domenico, un luogo chiuso e, invece, è noto che la via di fuga in caso di emergenza debba essere assolutamente libera e aperta.

Pertanto, la collocazione della rampa per disabili su uno degli ingressi (o uscite) di Via Manzoni confligge con la presenza di quella cancellata: le norme di sicurezza dicono che non può aprirsi verso l’interno, ma se si cambiasse il senso di apertura, andrebbe a ostacolare l’ingresso delle carrozzine per disabili…

Insomma, un gran pasticcio: aggravato, quale possibile ostacolo, dalla presenza di un pluviale che interseca la pedana metallica, peraltro realizzata a spigoli non sufficientemente arrotondati, al fine di evitare tagli o abrasioni in caso di contatto.

Ma vi è di più. L’ingresso dei disabili nella struttura avverrebbe attraverso una delle tante stanze del piano terra, assolutamente abbandonato: tutti i locali sono rimasti allo stato di cantiere, chiusi e impraticabili.

Infatti, oggi, dopo i lavori parzialmente conclusi nel corso dell’amministrazione Diperna, con l’inaugurazione del 29 novembre 2014, il palazzo vive a metà, anzi per un terzo.

Il piano terra, come si è detto, è inagibile. Il piano superiore è stato in parte recuperato: vi ha infatti sede la Biblioteca comunale ed è disponibile una saletta per laboratorio teatrale e conferenze.

La Biblioteca comunale (foto Sabino Guardavaccaro)

E notevoli sono le carenze dell’edificio irrisolte dai lavori, anzi se ne sono aggiunte di nuove.

Ad esempio, il Palazzo Municipale disponeva di un impianto termico che ora non ha più: in inverno, i frequentatori (e gli impiegati) della biblioteca comunale devono indossare i cappotti per l’assenza del riscaldamento. Inutile dire che non esiste neppure l’impianto di aria condizionata per far fronte alla calura estiva. Gli impianti furono iniziati, ma mai finiti.

L’installazione di un ascensore (che avrebbe consentito l’accesso ai disabili, oltrechè agli anziani, al piano superiore) è rimasto un’incompiuta dal primo giorno di riapertura del palazzo: solo di recente pare che abbia cominciato a funzionare, ma a fasi alterne.

Peraltro, la sua installazione non sarebbe a norma: da informazioni ricevute qualche tempo fa, sembra che al di sotto dell’impianto sia previsto il passaggio di acque meteoriche provenienti dal confinante cortile della parrocchia SS. Rosario. Una situazione che non garantirebbe assolutamente i fruitori del servizio dal pericolo di un contatto tra le acque in scorrimento o stagnanti e le parti metalliche ed elettriche dell’ascensore. A tal proposito, accoglieremo volentieri una smentita o una precisazione del Sindaco o dell’Assessore ai Lavori pubblici.

Un’altra grave pecca dei lavori di ristrutturazione è legata all’assenza di un impianto di dissuasione volatili: chi scrive, nel corso dell’esecuzione dei lavori d’appalto, chiese più volte, dalle colonne di altro giornale locale, l’installazione di un sistema che tenesse lontani i colombi. Purtroppo, invano.

Il mancato stanziamento di poche decine di migliaia di euro, ha comportato il vergognoso risultato che tutti hanno sotto gli occhi: una nuova e completa colonizzazione dei volatili, con sporcizia e degrado inarrestabili, oltre alla crescita di vegetazione spontanea sui balconi e i cornicioni dell’edificio, mai rimossa o forse solo episodicamente.

(foto di Giuseppe Castellana)

 

(foto di Giuseppe Castellana)

Al piano superiore, peraltro, rimane un’altra grande incompiuta: la sala del Consiglio comunale.

Su quegli scranni hanno seduto importanti personaggi della storia molese, tra cui il prestigioso intellettuale e antifascista Piero Delfino Pesce.

La sala era stata mirabilmente restaurata nella seconda metà degli Anni ’80, riportandola all’antico splendore. Vi campeggiava il grande ritratto di Niccolò Van Westerhout eseguito mirabilmente dal nostro più grande pittore: Onofrio Martinelli.

Ora quella sala è chiusa e abbandonata: da tempo è inaccessibile ad occhi indiscreti per evitare che se ne pubblichino le foto.

Gli ultimi ad averla vista aperta, ci hanno parlato di un deposito di scatoloni e di masserizie varie coperte dalla polvere. Il ritratto di Van Westerhout fu, per fortuna, portato nella stanza del Primo cittadino all’inizio degli infiniti lavori avviati dal Sindaco Enzo Cristino e durati oltre 10 anni senza però, come si è detto, ridare piena funzionalità all’intero edificio.

Ecco un particolare di uno dei pregevoli dipinti della sala consiliare di Palazzo San Domenico: lo stato di abbandono della sala potrebbe pregiudicarne l’integrità.

Tuttavia, una foto parziale siamo riusciti ad averla qualche tempo fa e mostra la parte alta di una delle sue pareti.

E quello che si vede in foto è sconcertante: una serie di bocchette per l’aerazione (dell’impianto mai portato a termine), ricavate tra soffitto e pareti, deturpa irrimediabilmente la pregevole affrescatura.

Una foto scattata all’interno della ex sala consiliare, con il posizionamento di bocchette di aerazione che hanno rovinato i pregevoli fregi affrescati sotto la volta

Chi ha consentito questo autentico sfregio al valore storico e artistico della ex sala del Consiglio comunale? Chi a livello politico e burocratico ne fu il responsabile di una  simile soluzione tecnico-installativa, peraltro neppure arrivata mai ad una conclusione?

Sono interrogativi che attendono risposta: il Sindaco Colonna farebbe cosa buona e giusta nell’aprire il piano terra, la ex sala consiliare e gli altri ambienti inagibili ad un sopralluogo dei consiglieri comunali e della stampa.

Tutto al fine di dare piena visibilità pubblica alla situazione di incompiuta dello storico edificio e con il proposito di tenere una pubblica discussione sulle responsabilità politiche e tecniche dell’evidente inconcludenza, nonchè dei rimedi da adottare attraverso nuovi ed inevitabili lavori da fare, con ulteriore dispendio di denaro pubblico.

(foto Giuseppe Castellana)

 

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