50 ANNI FA A MOLA, “UNA BOMBA IN MARE”: LO SCIOPERO DEI MARINAI E LA RIBELLIONE GIOVANILE

0
201

Un evento che cinquant’anni fa coinvolse l’intera popolazione di Mola, a cominciare dagli studenti, in un ricordo di Nicola Fanizza, uno dei giovani protagonisti, e con i documenti dell’epoca proposti da “Mola Libera”.

Nel settembre 1969, a Mola, il paese in cui sono nato e in cui ho vissuto la mia giovinezza, scoppiò improvvisamente la rivoluzione.

Il «Comitato Marinai Studenti» si fece promotore di un’azione di lotta contro gli armatori che coinvolse l’intera marineria del mio paese. Ciò che mi resta dell’atmosfera di quel crepuscolo dell’estate del ‘69 è il sapore del tempo. Si trattava di un tempo qualitativamente diverso, insolito, dilatato e, insieme, sospeso.

A noi studenti e ai giovani marinai venne offerta la possibilità di vivere una seconda infanzia: proprio perché non avevamo niente da fare o da progettare, ci abbandonavamo all’istinto e all’effervescenza magmatica del momento; vivevamo una dimensione di tempo senza tempo.

Le nuove forme di sociabilità come le assemblee, il fumare assieme la stessa sigaretta e, in modo coestensivo, l’antico rituale dei giochi di birra, contribuivano ad addomesticare la distanza fra noi studenti e i marinai.

Molti allora presero la parola per la prima volta, altri, invece, ascoltavano. Nondimeno eravamo comunque tutti convinti di poter cambiare il mondo!

L’esito di quella lotta fu positivo. I pescatori ottennero un nuovo contratto che prevedeva: una nuova e più equa ripartizione del pescato fra armatori e marinai; il salario minimo garantito; e, infine, il diritto di fruire delle ferie.

In quell’inedito spazio sociale il filo dei rapporti amicali consentì la produzione di un tessuto di relazioni che continuò per alcuni anni. Di fatto a quella lotta avevano partecipato – accanto ai pescatori che erano imbarcati sui pescherecci che operavano nel Canale di Sicilia e ai pescatori dediti alla pesca locale – un cospicuo numero di giovani marittimi che in seguito si tennero in contatto con i membri più anziani del comitato.

I leader del «Comitato Marinai Studenti», Carlo Moccia e Rodolfo Vaccarelli, avevano rapporti epistolari con molti marinai imbarcati sulle navi nonché con i pescatori presenti sui pescherecci che operavano a Siracusa, Mazara del Vallo, Ancona, ecc. Tuttavia col passare del tempo quel filo si spezzò soprattutto per la difficoltà di individuare l’identità del nemico da combattere, poiché il mondo dei pescatori è un mondo composito e variegato: accanto agli armatori possessori di molte barche, vi sono piccoli proprietari di natanti a gestione familiare.

Il «Comitato Marinai Studenti» coagulò una quantità di esperienze diverse, di ansie di ribellione, di velleità rivoluzionarie; fu come un lungo e febbrile carnevale all’insegna della festa. La stessa nostra vita ci apparve come una festa, una vita fatta di giochi, di utopie e trasgressioni.

Lo sciopero dei marinai del settembre 1969, pur essendo stato un capitolo significativo della cultura della rivolta che ha caratterizzato il Novecento, fu soprattutto una festa, una festa-rivoluzione che, tuttavia, non diede luogo ad alcun atto di violenza. Tutto ciò non deve stupire. Come vi sono state nel Novecento rivoluzioni senza violenza – la rivoluzione dei garofani in Portogallo, l’avvento della democrazia in Spagna, nella Repubblica del Sud Africa, ecc. – così nel mondo premoderno vi erano feste che non si trasformavano necessariamente in sommosse con bagni di sangue!

Di fatto il carnevale si trasformava in sommossa solo quando il potere si rifiutava di riconoscere e valorizzare le istanze liberatrici che venivano veicolate nel corso della festa.

Nel concludere queste brevi note, ripenso a quella breve e, insieme, intensa esperienza dell’estate del 1969. Ebbene, rispetto a quell’esperienza, uno può sempre dire che in fondo è durata poco. Certo è durata poco, eppure dura ancora!

**************

Ecco i documenti  – a cura di “Mola Libera” – che testimoniano lo sciopero dei marinai del 1969, tratti da “La Sveglia” – Giornale dei Giovani dell’Associazione Cattolica “San Pancrazio” di Mola, numero di Luglio 1969.

Trascriviamo alcuni brani significativi dalla prima pagina dell’articolo curato nel numero di Luglio 1969 da Stefano Gaudiuso e Onofrio Affatati:

“E’ stato da quando alcuni di noi – dice un giovane marinaio – hanno cominciato ad uscire dal paese e si sono imbarcati su motopescherecci nelle città di Ancona, San Remo, Savono, ecc., che ci siamo resi conto della frode perpetrata ai nostri danni nel vecchio contratto” (…)

E’ vero – afferma un altro marinaio (intorno a noi si è formato un animato gruppo ) – in tutti questi anni gli armatori ci hanno frodati nel senso che ci accontentavano con poco. La fetta più grossa (infinitamente più grossa) l’hanno sempre presa loro. (…)

Queste sono le voci della “base”: sono per lo più giovani come noi che hanno sentito il bisogno di porre fine ad una ingiustizia cui gli anziani si erano ormai abituati.

Sono voci indignate ma decise e fiere (…). In Piazza XX Settembre (divenuto il “centro” della lotta pacifica) si percepisce comunque il segno impalpabile di qualcosa che può accadere, di una bomba che sta per scoppiare…”

[Nota di “Mola Libera” al documento allegato: Ci scusiamo con i lettori per l’impossibilità di leggere la prima pagina e per la difficoltà di lettura della seconda. Appena possibile provvederemo a sostituire le pagine inserite con una versione adeguatamente leggibile.]

Un documento eccezionale: la prima pagina de “La Sveglia”, luglio 1969, che riporta la cronaca dello sciopero dei marinai molesi
La pagina successiva
La conclusione dell’articolo

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here