PIANO URBANISTICO AL POLITECNICO. ECCO COSA DICE L’AUTORITA’ NAZIONALE ANTICORRUZIONE

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Il Consiglio comunale ha stabilito che la convenzione di affidamento dell’incarico all’ente universitario sarebbe stata sottoposta al parere dell’ANAC, l’Autorità Nazionale Anticorruzione. Ma così finora non è stato. “Mola Libera” offre ai lettori e agli amministratori comunali la lettura di una pronuncia dell’ANAC, a firma di Raffaele Cantone, per un caso analogo.

Con alcuni articoli, “Mola Libera” ha informato i lettori in merito ai dubbi di legittimità connessi all’affidamento di un incarico di direzione scientifica al Politecnico di Bari nella redazione del nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG).

In particolare, abbiamo evidenziato sia quanto emerso in alcune sedute di Consiglio comunale, in merito alla discussione su tale incarico, che le importanti e ineludibili sentenze di merito della Magistratura europea (Corte di Giustizia, all’esito del procedimento C-159/11) e nazionale (Consiglio di Stato, sez. V, 15.7.2013, n. 3849).

Nello specifico, con riferimento alle sentenze predette, i dubbi di legittimità aumentano fortemente esaminando la delibera di Giunta comunale n. 126/2019 del 09-08-19, che abbiamo riprodotto nel nostro articolo del 19 agosto scorso:

LA GIUNTA VARA L’UFFICIO PER IL NUOVO PIANO URBANISTICO. INCARICO AL POLITECNICO: DUBBI DI LEGITTIMITA’

In proposito, è opportuno sottolineare ancora che nella predetta delibera di Giunta non soltanto si conferma la convenzione con il Politecnico di Bari e il successivo atto aggiuntivo, ma si destinano n. 3 risorse professionali del Politecnico alla redazione di atti e documenti concreti nella stesura del PUG a supporto degli uffici comunali – affidata all’ing. Vito Berardi, capo settore Urbanistica -, confermando così l’attribuzione di un vero e proprio incarico professionale al Politecnico di Bari, oneroso per il Comune di Mola in ragione di € 45.000,00, di cui € 25.000,00 a carico del bilancio comunale e € 20.000,00 stanziati dalla Regione Puglia.

Il Sindaco Giuseppe Colonna

Pertanto, il perimetro di una consulenza di direzione scientifica al Politecnico di Bari, e nello specifico alla prof.ssa Angela Barbanente – che, in ogni caso, come stabiliscono le sentenze, richiede precise caratteristiche per poter essere affidata direttamente, senza il previo ricorso alla gara pubblica -, si allarga a compiti meramente operativi che, nell’insieme, sembrano assolutamente configurare la violazione delle norme in materia di appalto pubblico nella redazione dei piani urbanistici, sia per le disposizioni di legge vigenti che per la giurisprudenza consolidata.

La prof.ssa Angela Barbanente

In sostanza, la delibera di Giunta comunale e le disposizioni amministrative sottostanti e conseguenti, potrebbero essere vanificate dal ricorso in sede giudiziaria di associazioni di categoria degli architetti e degli ingegneri o anche soltanto di studi di architettura, ingegneria, pianificazione urbanistica o di singoli professionisti che, con le decisioni dell’Amministrazione Colonna, si vedono scavalcati, senza gara pubblica.

Ma vi è di più.

La decisiva richiesta di parere all’ANAC non è stata presentata.

Nella seduta consiliare del 27 agosto scorso, il consigliere Michele Daniele ha domandato all’Assessore all’Urbanistica e Lavori pubblici Nico Berlen se, in merito alla legittimità degli atti finora approvati dal Comune di Mola per l’affidamento dell’incarico al Politecnico, la Giunta comunale avesse richiesto e ottenuto il parere di regolarità all’ANAC (Autorità Nazionale Anti Corruzione), come deciso nella seduta di Consiglio comunale che stabilì di riavviare la convenzione con il Politecnico stipulata nel lontano 2009.

L’Assessore Berlen, nonostante i recenti e ulteriori atti amministrativi, ha risposto che la richiesta non è ancora stata effettuata ma che lo sarà a partire dai successivi provvedimenti in materia.

Una risposta che getta una preoccupante incertezza sull’intera procedura di avvio della stesura del nuovo strumento urbanistico.

Ecco un parere dell’ANAC, a firma di Raffaele Cantone, per una vicenda analoga a quella molese

Il Magistrato Raffaele Cantone, già presidente ANAC fino al 23 luglio 2019

Nel temporeggiare del nostro Comune, “Mola Libera” ha cercato se vi siano già state analoghe trattazioni da parte dell’ANAC.

Il nostro giornale ha scoperto che, in base ad una pronuncia dell’ANAC in materia, ben assimilabile al caso molese in questione, vi è la quasi certezza che tutta la procedura fin qui condotta dal Comune di Mola sia sostanzialmente illegittima.

Si tratta del parere ANAC – AG/07/15/AP 18/02/2015:

(per scorrere il documento, cliccare sulle icone con le frecce in basso a sinistra):

ANAC_Parere.Arexpo.18.02.2015

Nel leggere con attenzione il dispositivo finale della pronuncia ANAC, firmata da Raffaele Cantone, si apprende molto chiaramente che:

“Si evidenzia che dall’esame dello schema di convenzione trasmesso dalla richiedente, emerge che le parti non intendono svolgere un’attività che risponde ad un interesse comune, ripartendo i relativi compiti, ma la convenzione prevede esclusivamente a carico degli Atenei interessati lo svolgimento dell’incarico di ricerca e studio.
Emerge, quindi, che attraverso tale accordo – come pure sottolineato nella richiesta di parere – la società Arexpo s.p.a (si tratta  di una società pubblica con azionisti alcuni enti locali e pubblici lombardi, ndr) intende avvalersi dell’ausilio e delle competenze dell’Università per l’acquisizione di un servizio di proprio esclusivo interesse.
L’incarico di ricerca e studio consiste, infatti, nell’elaborazione di «metodologie di ricerca e analisi dei potenziali di riuso nei processi di riqualificazione dell’area Expo 2015 dopo l’Esposizione Universale», con finalità di individuare, in favore della società richiedente, (anche) «le più efficaci linee di riuso dell’area transitoria (fast-post) oltre che per la fase finale (post-Expo) nei molteplici profili integrati: urbanistico, economico-tecnologico, ambientale e processuale».
E’ dunque evidente che l’incarico è svolto nell’interesse della società, escludendo quindi, in tale caso, una posizione di equiordinazione tra le parti, al fine di coordinare i rispettivi ambiti di intervento e quindi, la “sinergica convergenza” su attività di interesse comune, richiesta dal giudice comunitario in simili circostanze.

A ciò si aggiunga che la previsione di un corrispettivo, ancorché in termini di rimborso dei costi sostenuti dagli Atenei per lo svolgimento dell’attività di ricerca, previa rendicontazione, esclude in radice la configurabilità dell’accordo ex art. 15 l. 241/1990.
Come chiarito dalla giurisprudenza più recente sopra richiamata, infatti, la presenza di un corrispettivo è da considerarsi quale elemento sintomatico della qualificazione dell’accordo alla stregua di appalto pubblico, da assoggettare alla relativa disciplina secondo le prescrizioni del codice degli appalti.

Infine, occorre sottolineare che l’oggetto dell’incarico di ricerca e studio da affidare agli Atenei, costituisce un servizio che – pur riconducibile in astratto alla funzione istituzionale di ricerca e consulenza delle Università ex art. 66 d.p.r. n. 382/1980 – è annoverabile tra i servizi di cui all’allegato II-A del d.lgs. 163/2006, ed in particolare: “servizi di ricerca e sviluppo” (cat. 8) o “servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria, anche integrata; servizi attinenti all’urbanistica e alla paesaggistica; servizi affini di consulenza scientifica e tecnica; servizi di sperimentazione tecnica e analisi” (cat. 12).
Tali servizi devono essere affidati con le procedure ad evidenza pubblica contemplate nel d.lgs. 163/2006, in quanto destinati ad essere fatti propri dalla società affidante, con acquisizione di una utilitas in via diretta della stessa e, dunque, a formare oggetto di un rapporto contrattuale con un operatore economico.
* * *
Alla luce di tutto quanto sopra, si ritiene che non siano configurabili nel caso di specie i presupposti legittimanti il ricorso all’accordo tra pubbliche amministrazioni ai sensi dell’art. 15 della l. 241/1990, come individuati dall’Autorità nella determinazione n. 7/2010 e dalla giurisprudenza amministrativa e comunitaria sopra richiamata.

Raffaele Cantone”

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E’ indispensabile rivolgersi, anche se tardivamente, all’ANAC

L’Assessore all’Urbanistica e Lavori pubblici Nico Berlen

Offriamo all’attenzione del Sindaco, dell’Assessore all’Urbanistica e dell’intero Consiglio comunale questo nuovo contributo alla riflessione.

Tutto al fine di evitare l’approvazione di ulteriori provvedimenti e l’avvio delle concrete attività di redazione del PUG, con un danno erariale a carico dell’Ente nel caso,  molto probabile, della pronuncia di illegittimità da parte della giustizia amministrativa degli atti fin qui approvati, a fronte di uno o più ricorsi presentati da ordini professionali e/o di professionisti singoli o associati.

Il Comune di Mola, se nel frattempo non l’ha ancora fatto, dovrebbe senza indugio rimettere tutti gli atti fin qui approvati all’ANAC con la richiesta di parere, sia pure tardivo.

Nel caso di (probabile) parere sfavorevole emesso dall’ANAC, il Comune di Mola, per il tramite della Giunta comunale e dei suoi funzionari preposti alla questione, dovrà quindi adottare i provvedimenti in autotutela per evitare di continuare ad accumulare ulteriori illegittimità amministrative e procedurali e, quindi, procedere ad emanare un bando per una procedura di gara aperta, al fine dell’aggiudicazione dello studio e della redazione del nuovo Piano Urbanistico Generale.

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