LE PERSECUZIONI CONTRO I CRISTIANI, IERI E OGGI

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L’Impero Romano perseguitò a lungo i primi cristiani. Oggi, lontani dalle notizie dei media, molti cristiani vengono colpiti per la loro fede in diverse nazioni.

di Dino Simone

-Tractatus Mysteriorum?  E di chi è? – domandai, sorpreso, al prof. Antonio Quacquarelli, docente di Letteratura cristiana antica all’Università di Bari, quando mi propose il testo di Hilarius Pictaviensis (Sant’Ilario di Poitier, IV secolo  d.C. ) come argomento per la mia tesi di laurea.

S. Hilarius

Il Tractatus Mysteriorum o De Mysteriis (Spiegazione dei misteri o Sui misteri) è un breve saggio di esegesi biblica, scritto in latino, in cui l’Autore considera l’Antico Testamento  una prefigurazione del Nuovo e i suoi personaggi pienamente comprensibili solo alla luce degli avvenimenti del Vangelo,  seguendo in questo l’interpretazione allegorica di Origene (II-III secolo d.C), che si  basava su motivi apologetici e culturali. Per entrambi la Scrittura ha lo scopo di annunciare dei “misteri” e quindi il suo senso principale è quello spirituale.

Nacque allora in me l’interesse per il cristianesimo dei primi secoli e per scrittori come Tertulliano, su cui quell’anno verteva il corso monografico del professore, un apologista, difensore dei cristiani accusati di gravi colpe, come lesa maestà e sacrilegio, e quindi oggetto di persecuzioni.

La prima persecuzione dei cristiani fu dovuta a Nerone, che, ritenuto dalla voce popolare il responsabile dell’incendio che distrusse in gran parte Roma nel 64, rigettò la colpa su di loro.

Drammatico è il racconto che ne fa Tacito negli Annali (XV, 44).

Incendio di Roma

Per far cessare le voci [che l’incendio fosse stato comandato da lui], Nerone inventò dei colpevoli e punì con i più raffinati tormenti coloro che, odiati per le loro nefande azioni, il volgo chiamava Cristiani … Quella rovinosa superstizione (exitiabilis superstitio) dilagava non solamente attraverso la Giudea, dove quel male era nato, ma anche a Roma, dove tutto ciò che c’è al mondo di atroce e di vergognoso da ogni parte confluisce e trova seguito.

Dunque, prima furono arrestati quelli che confessavano la loro fede; poi, dietro indicazione di questi, una grande moltitudine di gente fu ritenuta colpevole non tanto del delitto di incendio, quanto di odio contro l’umanità. E non bastò farli morire, fu aggiunto anche lo scherno, sicché, coperti da pelli di fiera, morivano straziati dal morso di cani o venivano crocifissi o dovevano essere dati alle fiamme perché, quando la luce del giorno veniva meno, illuminassero la notte come torce. Per questo spettacolo Nerone aveva offerto i suoi giardini. […] Perciò, sebbene essi fossero colpevoli e meritassero le punizioni più gravi, sorgeva verso di loro un moto di compassione, sembrando che venissero immolati non già per il pubblico bene, ma perché avesse sfogo la crudeltà di uno solo. (Da Il Grande Libro della Storia Antica, di D. Manacorda e G. Pucci, Zanichelli, pag. 603).

Nerone e l’incendio di Roma

Per secoli il cristianesimo rimase formalmente una religione illicita (non autorizzata), punibile con le massime pene e i suoi fedeli  venivano accusati, in particolare, di empietà in quanto si rifiutavano di compiere i sacrifici, obbligatori per legge, agli dèi della religione romana ufficiale. Rispetto a questa il cristianesimo appariva una forma di “ateismo”, in quanto rinnegava ogni divinità tradizionale; si trattava quindi di una minaccia alla pax deorum ed alla stessa autorità dell’imperatore che doveva garantirla. Altri vi vedevano una  superstitio, cioè una devozione irrazionale venata di magia.

Fino al 250 i cristiani non furono ricercati attivamente, secondo l’indicazione di Traiano: questo consentì la diffusione del cristianesimo, ma in comunità semiclandestine che, anche per le particolari norme morali e familiari, erano oggetto di una accesa intolleranza popolare.

Traiano

Salito al trono in un periodo di grave crisi per l’impero, Decio nel 250 volle costringere ogni cittadino dell’impero, pena la morte, a professare devozione agli dèi pagani ed implicitamente all’imperatore, in primis i cristiani che erano ormai molto numerosi, soprattutto nelle regioni orientali dell’impero. Molti furono i martiri, ma molti di più furono i lapsi (letteralmente “scivolati”), i cristiani che, sotto la minaccia delle persecuzioni, compirono atti di adorazione verso gli dèi pagani.

Partita nel 303 sulla stessa linea, la “grande persecuzione” voluta da Diocleziano diventò violenta nel 304, ma non in tutto l’impero.

La grande persecuzione di Diocleziano

Le persecuzioni non cessarono mai del tutto, anche quando l’imperatore Costantino, con l’editto di Milano del 313, concesse ai cristiani la libertà di culto e Teodosio, con l’editto di Tessalonica del 380, proclamò il cristianesimo l’unica religione di Stato.

Neppure Traiano, definito “Optimus princeps” da Plinio il Giovane nel Panegirico a lui dedicato, si è astenuto dal condannare i cristiani  e il mite Plinio, nel suo ruolo di governatore della Bitinia, ha mandato a morte i cristiani che si ostinavano a professare la loro fede.

Importantissime,  per la storia del cristianesimo dei primi secoli, sono due lettere del  libro X del suo Epistolario, la 96 e la 97.

Nella prima, inviata da Plinio a Traiano, il governatore informa l’imperatore sui processi ai cristiani e gli rivolge alcuni quesiti sul comportamento da tenere nei loro confronti; la seconda contiene la risposta dell’imperatore .

Ecco uno stralcio della lettera 96.

“Sono rimasto alquanto incerto […] se si debba punire il nome di cristiano in sé e per sé (an nomen ipsum puniatur), pur in assenza  delle loro colpe infamanti, o soltanto le infamie che a quel nome sono associate. Nel frattempo, questa è stata la via da me seguita nei riguardi di coloro che mi venivano denunciati come cristiani: [ …] al supplizio ho fatto condurre gli ostinati nella loro professione (perseverantes), ritenendo senza alcuna esitazione che, qualunque cosa fosse questo cristianesimo di cui si confessavano seguaci, quell’ostinazione e caparbietà inflessibile  andasse senz’altro punita (pertinaciam certe et inflexibilem obstinationem debere puniri). (Ep.  X,  96, 2-3, passim, trad di G. Bellardi, Zanichelli).

Nel caso di una denuncia anonima (libellus sine auctore), Plinio ha ritenuto opportuno mandare assolti quelli che negavano di essere o di essere stati cristiani quando invocavano gli dei e facevano atto di adorazione alla statua dell’imperatore e inoltre bestemmiavano Cristo (cum deos appellarent et imagini tuae … supplicarent… praeterea maledicerent Christo).

Nel corso di vari interrogatori, anche mediante la tortura, Plinio ammette di non aver trovato sul conto dei cristiani nient’altro che una perversa e sfrenata superstizione (superstitionem pravam, immodica).

 Questa lettera è un documento eccezionale dei gravi problemi che la diffusione del cristianesimo procurava allo Stato romano. Abbiamo qui  registrati gli scrupoli morali e politici di un onesto funzionario e sono esaltate le doti di equilibrio e la riflessiva moderazione di un grande imperatore.

Traiano approva la condotta di Plinio e, poichè nei confronti dei cristiani non si può stabilire una norma fissa, ritiene che non devono essere perseguiti d’ufficio (conquirendi non sunt, “non devono esser ricercati”);  solo se sono denunciati e confessano vanno puniti, tuttavia, in caso di apostasia (qui negaverit se Christianum esse), va perdonato chi si dichiari pentito.

I primi cristiani

 Da quanto scrive Plinio, i cristiani venivano condannati per il solo fatto di aderire a questa religione, considerata  una “superstizione”,  in linea con il pensiero degli storici romani del periodo: infatti, Tacito parla di  superstitio  exitiabilis (funesta, rovinosa), mentre Svetonio nella Vita di Nerone (46) la definisce nova et malefica.

Apprendiamo dalla lettera che i cristiani, che si rifiutavano di venerare l’immagine dell’imperatore e non riconoscevano gli dei romani, venivano condannati, anche se non avevano commesso i reati che il popolo attribuiva loro: azioni abominevoli, contrari al costume, quali incesto, infanticidio, stregoneria, probabilmente a causa dell’ignoranza dei riti e delle celebrazioni cristiane: è la testimonianza che si trattava di processi soprattutto politici e che i cristiani erano considerati rei di delitti contro lo stato, La richiesta principale che Plinio inoltra a Traiano è “se vada punito il nome di per se stesso”:  è ciò di cui si dolevano gli apologisti e soprattutto Tertulliano. Nei cristiani si colpiva il semplice nome, anche se non si riusciva a provare l’esistenza di un reato vero e proprio…

Persecuzione dei cristiani

Nella sua lettera Traiano fissa due principi importantissimi, che non potevano non rivelarsi alla lunga sostanzialmente favorevoli ai cristiani: la necessità della denuncia da parte di un privato perchè si metta in moto il procedimento giudiziario contro i cristiani, e la possibilità di ottenere il perdono mediante l’apostasia, che offre ai cristiani un mezzo concreto per evitare la condanna.

***

All’esigenza di controbattere le accuse pagane sul comportamento dei cristiani risposero tra il II e III secolo gli apologisti, come Tertulliano, che, usando gli strumenti retorici della cultura pagana, presentò i cristiani come perfetti cittadini, prendendo posizione su molte questioni come la castità, il comportamento morale e civile in genere  e il servizio militare (anche se, a questo proposito, nel  De corona  Tertulliano non ritiene lecito, per i cristiani, portare sul capo la corona d’alloro, un gesto ritenuto idolatrico, perché è consacrata agli dei e agli eroi della mitologia.

Tertulliano, ritenuto spesso aggressivo e intransigente nella sua difesa del cristianesimo, è celebre per una frase che non ha mai scritto: credo quia absurdum  (“credo proprio perché è contro la ragione”). Il suo grande merito è anche quello di aver creato il vocabolario del cristianesimo occidentale,  come nel caso di martyr,  greco (“martire”) rispetto al latino testis (“testimone”). Tertulliano, che dimostra sul piano giuridico l’inconsistenza delle accuse contro i cristiani, nell’opera Ad Martiras  esorta  chi professa la fede cristiana ad affrontare senza paura il martirio in nome di Cristo, perché, come dirà nell’Apologeticum,  “semen est sanguis”, il sangue (dei martiri) è seme di  nuovi cristiani.

L’Apologetico ( o Apologia del Cristianesimo),che  può essere considerato il capolavoro di Tertulliano, è una violenta requisitoria contro i Romani  imperii antistites, i magistrati romani di Cartagine, che  presiedono all’amministrazione della giustizia.

Sin dalle battute d’esordio, l’autore denuncia agli stessi magistrati romani le contraddizioni giuridiche dell’atteggiamento persecutorio verso i cristiani, determinato da cieca ignoranza; di fatto, si perseguita il solo nomen christianum, senza esaminare se ciò comporti o meno una qualche attività delittuosa: un modo di procedere che risulta in contraddizione con i principi stessi del diritto.

Nel corso dell’opera Tertulliano si propone di combattere innanzitutto le accuse di natura popolare, che attribuivano ai cristiani delitti quali l’infanticidio, culti di sangue, banchetti orgiastici.  

Come dice Claudio Moreschini, Tertulliano, ritorcendo contro i pagani le infamanti accuse che la loro depravata fantasia si compiaceva di immaginare sul conto dei cristiani, e deridendo le loro assurde e indegne credenze, invocava a dimostrazione della fede cristiana la testimonianza stessa dell’anima , che ha in sé, innati, i principi fondamentali della  vera religione: o testimonium animae naturaliter (per sua natura)  Christianae! (Apol. XVII, 6). Poi viene affrontato e dibattuto con ampiezza  il rifiuto dei cristiani di partecipare alle cerimonie che celebrano gli dèi dello Stato; un comportamento che pone il problema del loro atteggiamento verso l’imperatore e verso la società romana.

Tertulliano polemizza poi a distanza con Plinio il Giovane, che, nelle sue funzioni di governatore di provincia, condannò alcuni cristiani e altri costrinse a rinnegare la loro fede, e ricorda che, alle sue richieste di disposizioni, Traiano rispose che gente di tal natura non doveva esser ricercata, ma si doveva punire, qualora fosse deferita al tribunale.

“Oh sentenza volutamente ambigua! (o sententiam necessitate confusam!) –  commenta amaramente Tertulliano.  Vieta che siano ricercati in quanto innocenti, e ordina di punirli in quanto colpevoli. Risparmia  e in pari tempo infierisce: finge di ignorarli e li punisce. Perchè mai, o giustizia, inganni te stessa? Se condanni, perché non inquisisci? Se non inquisisci, perché allora non assolvi?” (Apol. I, 7, trad. di A. Resta Barrile).

Pur difendendo i cristiani dall’accusa di lesa maestà, perché non offrono sacrifici per gli imperatori (noi non sacrifichiamo per gli altri per la stessa ragione per cui non sacrifichiamo per noi stessi), ci tiene a precisare: “Noi invochiamo per la salvezza degli imperatori  (pro salute imperatorum ) il Dio eterno, il Dio vero,il Dio vivo.

Così conclude la sua opera, irridendo i boni presides, i valorosi governatori:

“Fate pure, valorosi governatori: sarete molto più stimati presso il popolo se gli sacrificherete dei cristiani. Tormentate, torturate, condannate , calpestate: la vostra iniquità è la prova della nostra innocenza! […] A nulla serve la vostra crudeltà… A ogni vostro colpo di falce diveniamo più numerosi: è seme il sangue dei cristiani! […] Quella stessa ostinazione che voi ci rimproverate deve aprirvi gli occhi. Chi mai, al solo vederla, non ne è turbato e indotto a cercare che cosa in essa si nasconda?   […] Non c’è colpa che non sia riscattata dal martirio. Ecco perché  davanti ai vostri tribunali noi rendiamo grazie alle vostre sentenze: per il contrasto che vi è tra le cose divine ed umane, quando voi ci condannate, Dio ci assolve (Ut est aemulatio divinae rei et humanae, cum damnamur a vobis,  a Deo absolvimur ). (Op.cit.  L, 12-16, passim).

***

Le persecuzioni contro i cristiani oggi sono in atto in diversi paesi del mondo, sia ad opera di fondamentalisti islamici, sia di regimi comunisti, con attacchi a singoli fedeli, attentati in luoghi di culto o restrizioni governative che impediscono la pratica religiosa.

I due continenti nei quali le persecuzioni contro i cristiani sono maggiormente presenti sono l’Africa e l’Asia. In particolare la persecuzione dei cristiani in Siria e Iraq, ad opera dei miliziani dell’Isis e dei gruppi terroristici affini, è stata definita un “genocidio”.

Ricorderò solo alcuni  episodi  di cui hanno parlato di recente i media.

Nel dicembre dello scorso anno sono stati beatificati i diciannove martiri di Algeria, diciannove religiosi e religiose, di otto diverse congregazioni, accomunati dall’aver perso la vita nei cosiddetti “anni neri” per l’Algeria, cioè da quando i gruppi islamisti armati cominciarono a prendere il potere nel Paese.

I monaci martiri d’Algeria

 Una storia di fede, di umanità, di coraggio: i martiri sono rimasti in Algeria negli anni bui del terrorismo e, integrati fra i musulmani, hanno testimoniato l’amore universale di Cristo fino al martirio, tra il 1994 e il 1996. Tra loro il vescovo Pierre Claverie e i monaci trappisti del monastero di Tibhirine. In una notte del marzo del 1996 un commando di uomini armati irruppe nel monastero, sequestrando i monaci che ne formavano la comunità. Il sequestro fu rivendicato da un gruppo islamico che, dopo inutili trattative con la Stato francese, annunciò l’uccisione dei monaci, di cui furono ritrovate le teste, non i corpi.

Nella Nigeria da anni è in atto una vera “pulizia etnica”, mediante una serie di sanguinosi attentati, rivendicati da sette musulmane, contro le chiese specialmente durante lo svolgimento delle funzioni religiose di Natale e di Pasqua, con l’obiettivo dichiarato di provocare l’esodo dei cristiani da nord del paese, a cui si aggiungono le violenze perpetrate dai miliziani di Boko Haram, tra stupri, incendi di chiese, massacri  e rapimenti per islamizzare completamente il paese.

In Egitto i cristiani copti, stretti tra Fratelli Musulmani e Isis, subiscono attentati e violenze. Si tratta di un odio antico contro una comunità accusata di intese con il nemico occidentale.

Nel recente attentato del dicembre 2016 contro la chiesa dei santi Pietro e Paolo al Cairo morirono molte persone, tra cui anche bambini; numerosi furono i feriti.

Minoranza cristiana nell’Egitto islamizzato, i copti hanno conosciuto problemi nel corso dei secoli, ma le persecuzioni su base ideologica con attentati veri e propri sono cominciate negli ultimi decenni del Novecento, per mano di terroristi provenienti dalle file dei Fratelli Musulmani. A questo punto anche le faide locali hanno assunto un peso politico e connotati di guerra di religione.

 

 

 

 

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