INTERVISTA A PASQUALE MARTINELLI: “PENSIAMO AL PROSSIMO, AL TERRITORIO. TUTTO CI RITORNA”

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Il cuore del brillante chef molese a favore delle associazioni no-profit: con le sue cene, finanziate molte attività benefiche nella lotta al cancro e per l’aiuto ai bambini svantaggiati. La sua fiducia nello sviluppo di Mola.

Pasquale Martinelli non è soltanto il brillante chef molese che ha fatto innamorare i big newyorkesi – da Kissinger a Bloomberg, da Paul Mc Cartney a Chelsea Clinton – della cucina pugliese: ha una concezione etica della sua professione e vuole metterla a servizio degli altri.

E’ quanto mi dice nel corso di un’intervista realizzata in occasione della sua recente presenza a Mola: prima con lo show cooking, in occasione di “Gustiamola”, sulla banchina del porto peschereccio; poi, con la “Angus night”, una cena svoltasi a “Tenuta Pinto” per esaltare il valore e il sapore della carne allevata in Puglia con criteri naturistici dai Martella, due fratelli salentini, uno agronomo e l’altro veterinario.

Lo “show cooking” di Pasquale Martinelli sulla banchina portuale, in occasione di “Gustiamola” (foto “Mola Libera”)

Pasquale fa parte, da cinque anni, di alcune organizzazioni no-profit di New York che raccolgono fondi per le proprie attività benefiche, tra cui “CancerCare” (per la lotta contro il cancrohttps://www.cancercare.org/ e “Alexandrasplayground” (per l’aiuto ai bambini svantaggiati) http://alexandrasplayground.org/

Pasquale Martinelli nel corso dell’asta a favore di un’associazione benefica nella lotta al cancro: qui ha donato due cene per un valore di 36mila dollari.

Il suo ruolo, Pasquale Martinelli lo mette a disposizione di queste organizzazioni attraverso la donazione di cene private messe all’asta e “battute” nel corso di sessioni che si svolgono nella prestigiosa sala ricevimenti “Cipriani 42”, in Manhattan, e che vedono anche la donazione-acquisto di beni di grande valore (gioielli, quadri, ecc.).

In questo modo, nel corso degli ultimi cinque anni, le società no-profit, alle quali lo chef molese fornisce il suo contributo, hanno raccolto oltre 5 milioni di dollari, di cui oltre 250mila dollari frutto esclusivo della sua attività, prestata in una quindicina di cene “no-profit”, tenute ciascuna con un numero di commensali da 8 fino ad un massimo di 15, per un valore ad evento che va da 6mila fino a 36mila euro.

Per le sue cene a vantaggio delle organizzazioni benefiche, tutte in rigoroso italian-style, Pasquale importa gli ingredienti dall’Italia, integrandoli con prodotti organici provenienti dalle campagne e dagli allevamenti sostenibili dello stato di New York, con il massimo rispetto per il territorio e per il lavoro dei “farmers”, gli agricoltori.

Grazie all’attività volontaristica di Pasquale Martinelli, è stato possibile realizzare baby-park nella martoriata Baghdad e nella devastata Haiti del dopo-terremoto, e, altresì, pagare le rette di bambini di famiglie povere, ma molto dotati, in alcune scuole private di New Yersey e Connecticut.

Lo chef molese si è anche reso promotore del “Papriulo in New York city”, una kermesse gastronomica che riunisce i molesi della “Grande Mela” e che si svolge in primavera in un parco urbano, giunta alla quarta edizione. Un successo di partecipazione e raccolta fondi: il ricavato, dedotte le spese, viene devoluto ad alcune associazioni di volontariato operanti a Mola. Finora ne hanno beneficiato: Comitato Festa Patronale, AVIS, CAV, Retake Mola e le attività di cura degli animali di Valentina Palanca.

Il “Papriulo” a New York city, tra i molesi della “Grande Mela”

La massima di Pasquale è molto semplice ma, allo stesso tempo, molto impegnativa e denota non solo un grande cuore ma anche una capacità lungimirante: “Pensiamo al prossimo, pensiamo al territorio, perché tutto ci ritorna”.

Una visione che senz’altro gli fa onore: il successo che Martinelli ha conseguito negli States avrebbe potuto appagarlo e tenerlo all’interno del suo perimetro professionale. Invece, Pasquale guarda alla sua attività come mezzo per contribuire a rendere migliore la società, dalla parte dei più deboli, e, contemporaneamente, per promuovere e valorizzare le sue radici.

Sì, lo chef molese ci crede: Mola può tornare ad essere grande. “Il turismo enogastronomico è una notevole risorsa per il nostro paese”, mi dice. Per Martinelli, Mola ha una marcia in più: la grande comunità di molesi negli USA, che potrà investire nello sviluppo cittadino se la prospettiva di sviluppo sarà credibile.

E Pasquale non fa mistero delle sue speranze. “Le risorse locali e le potenzialità ci sono e, quindi, ho fiducia che Mola potrà raggiungere grandi traguardi sotto una buona guida politica.”

Non ci resta che salutare Pasquale e augurargli un buon rientro nella sua New York, alla sua famiglia, al suo lavoro: la sua società, che fornisce e gestisce gastronomia italiana e, in particolare, pugliese, negli States ha da poco assunto una nuova denominazione. Si chiama “Alloro”: e in quel nome non è difficile sentire il profumo della nostra terra.

Un buon auspicio perché insieme a quel profumo arrivi finalmente anche per la nostra Mola uno sviluppo vero, stabile e duraturo che, dalle profonde radici della nostra storia e della nostra tradizione, tragga linfa vitale per un futuro degno di essere vissuto qui, dove l’Adriatico ci bagna e il sole sorge e tramonta nelle sue acque.

Ad maiora, Pasquale!

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