“MOLA DI BARI. DAGLI INIZI DEL NOVECENTO AL SECONDO DOPOGUERRA”

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In esclusiva per i lettori di “Mola Libera” il libro di Giovanni Ricciardelli e di Andrea G. Laterza che racconta la storia politica, sociale ed economica dei primi 50 anni del ‘900 molese.

Ai lettori di “Mola Libera” e a tutti i molesi ovunque nel mondo, il nostro giornale mette a disposizione la versione integrale di Mola di Bari. Dagli inizi del Novecento al Secondo dopoguerra”.

Un contributo che viene fornito in primo luogo ai giovani studenti, al fine di contribuire alla diffusione della cultura storiografica.

Un libro fondamentale per capire la storia molese della prima metà del XX secolo e le radici dei profondi mutamenti avvenuti nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale.

Il libro è liberamente consultabile. Non è tuttavia consentita la riproduzione totale o parziale, nè la stampa, con qualsiasi mezzo.

E’ possibile riportare brani limitati purchè con la precisa dicitura: tratto dal libro “Mola di Bari. Dagli inizi del Novecento al Secondo dopoguerra” di Giovanni Ricciardelli e Andrea G. Laterza, edizione on line aprile 2019.

Per le norme sul copyright, tutti i diritti letterari sono riservati agli Autori o loro eredi. La divulgazione via web viene effettuata da “Mola Libera” previo consenso della prof.ssa Palmina Parente Ricciardelli, che pubblicamente ringraziamo.

 

La storia di Mola dei primi cinquant’anni del XX secolo è un grande affresco politico, sociale ed economico del nostro “secolo breve”.

Un lungo racconto, fondato su precisi documenti e ampie cronache, che spazia dalla supremazia dei notabili alle prime lotte sociali; dalla Grande Guerra all’avvento del fascismo; dall’affermazione del regime totalitario alla stagione delle opere pubbliche; dal consenso di massa al secondo conflitto mondiale; dal ritorno della democrazia ai difficili problemi del dopoguerra.

Tra eventi e fatti epocali, si muovono i protagonisti principali: gli esponenti delle famiglie dei “galantuomini”; il grande intellettuale Piero Delfino Pesce; il sindacalista Antonio Cicorella; l’ultimo sindaco prefascista Tommaso Laudadio; Araldo Di Crollalanza, ministro dei lavori pubblici del governo Mussolini; il commissario prefettizio Edgardo Monetti; il segretario del fascio molese Pietro Valentini; Nicola Alberotanza, autore di un clamoroso dissesto finanziario; Gianvito Pesce e Domenico Massimeo, primi sindaci della nuova Mola democratica.

Un periodo cruciale popolato di personaggi interessanti, spesso discutibili e talvolta affascinanti: in una trama complessa di avvenimenti, essi hanno costruito la storia di una parte fondamentale del Novecento molese.

GLI AUTORI

Giovanni Ricciardelli (Mola di Bari, 1938 – 2002), dopo aver conseguito la laurea in Scienze politiche e un master in pianificazione economica del territorio della Svimez, ha lavorato per alcuni anni nella segreteria tecnica del Comitato regionale per la programmazione economica pugliese e, successivamente, all’ENI dove ha retto, per circa un quarto di secolo, la responsabilità dell’ufficio regionale di Bari.

È stato tra i principali dirigenti del Partito socialista di Mola, ricoprendo a lungo la carica di consigliere comunale (1964-1975; 1985-1990).

Fin da giovanissimo ha svolto un’intensa e articolata attività giornalistica, con articoli e saggi di economia, politica e storia, dando vita prima a “Il Pungolo”, giornale antesignano della stampa locale, collaborando con “La Sveglia” negli anni Novanta e poi contribuendo alla fondazione del mensile “Città Nostra”.

Nel 1998 ha pubblicato “Molesi d’America – storie di emigrazione” (Schena Editore), opera vincitrice dei premi “Maria Marangelli” e “Valle d’Itria”. Nel maggio 2016 è stato pubblicato postumo “Mola di Bari. Dagli inizi del Novecento al Secondo dopoguerra“, lavoro che aveva iniziato sul finire degli Anni ’90 del secolo scorso.

Andrea Giorgio Laterza è nato nel 1955 a Buenos Aires da genitori molesi. È laureato in Scienze politiche e in Giurisprudenza, si è specializzato con un Master in Gestione aziendale ed è abilitato alla professione di Avvocato.

È stato ufficiale della Marina mercantile e ha lavorato per il Gruppo Olivetti nelle sedi di Ivrea, Pozzuoli, Roma e Bari.

Dai primi Anni Settanta si è occupato di stampa locale, prima con “La Sveglia”, poi con “Realtà Nuove” e, quindi, come co-fondatore di “Città Nostra” nel 2002. Nel gennaio 2019 ha fondato “Mola Libera – Giornale indipendente”. E’ stato consigliere comunale dal 1996 al 2005.

Oltre a “Mola di Bari. Dagli inizi del Novecento al secondo dopoguerra” (2016), ha scritto i libri: “Il vento che arriva dal mare” (Schena Editore, 2008), “Ursa Major” (Il Grillo Editore, 2012); “La collina dei veleni” (Il Grillo Editore, 2016), premiato nel 2016 per l’impegno sociale al “XXII Premio Internazionale Rosario Livatino – Antonino Saetta – Gaetano Costa” in memoria dei Giudici Eroi caduti nella lotta alle mafie; “Il Senatore” (Radici Future, 2018).

Sinossi:

Il panorama storiografico molese si arricchisce di un’opera fondamentale per comprendere, in maniera analitica e critica, i primi cinquant’anni del nostro Novecento: un arco temporale, con il quale ancora oggi, per larghi versi, ci misuriamo.

Una trattazione basata su rigorose fonti storiche, documentali e giornalistiche d’epoca che consente ai lettori di entrare nel vivo di un’età ricca di eventi e sconvolgimenti politici, sociali, culturali ed economici.

Si inizia il secolo con la perdurante supremazia del “vecchio mondo” ottocentesco, rappresentato dai partiti locali delle famiglie dei “galantuomini”, mentre spicca la figura politica e intellettuale di un protagonista di grande rilievo: Piero Delfino Pesce.

Arriva quindi la Grande Guerra che segnerà la rottura degli equilibri sociali ed economici prevalenti e, con il dopoguerra, porterà all’emergere delle lotte sindacali dei contadini molesi capeggiati da Antonio Cicorella, mentre Mola viene scossa dall’assassinio del deputato socialista conversanese Giuseppe Di Vagno.

Le famiglie del notabilato locale, con il cambio dello scenario sociale che pervade l’intera Italia, devono cedere il passo all’emergere della piccola e media borghesia, rappresentata dal nascente movimento dei fasci di combattimento.

Il fascismo, che si afferma a Mola soltanto dopo la “Marcia su Roma”, prende possesso delle leve del potere cittadino con gradualità ma, alla fine, assorbendo i “galantuomini” e mettendoli in second’ordine rispetto alla nuova ideologia totalitaria.

Mola aderisce in massa al fascismo: il gruppo dirigente locale, con alla testa il commissario prefettizio Edgardo Monetti, grazie alla presenza nel governo nazionale di Araldo Di Crollalanza, ministro dei lavori pubblici, inaugura una lunga stagione di opere pubbliche che produce largo consenso sociale, pur nella soppressione delle libertà democratiche.

Il decennio degli Anni Trenta – iniziato con il dissesto finanziario del possidente Alberotanza, che avrà serie ripercussioni sociali -, è contraddistinto dall’attivismo e dalla pervasività delle organizzazioni sociali del fascismo, mentre l’economia molese si caratterizza per la vivacità della sua marineria e la presenza della piccola industria locale, sia pure in un contesto di crisi generale provocata dalle ripercussioni internazionali del crollo globale del 1929.

In un clima di retorica esasperata, anche Mola si avvierà al nuovo conflitto mondiale che, infine, porterà alla caduta del regime e al secondo dopoguerra, in un quadro di malcontento popolare per la disoccupazione e la miseria diffusa, con la ripresa dell’emigrazione di massa verso l’estero.

Il ritorno alla democrazia vedrà le travagliate vicissitudini del “Blocco del Popolo”, al governo cittadino tra il 1946 e il 1950, con le notevoli difficoltà della ripartenza post-bellica, mentre, a seguito della svolta nazionale del 1948, si prepara l’avvio del quarantennale predominio democristiano.

IL TESTO COMPLETO

(per sfogliare il libro avanti e indietro: cliccare sulle icone con le frecce, situate in basso a sinistra nel documento)

Libro 900 molese - con restrizioni ma senza password apertura_30-04-19

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