SPIAGGIA URBANA. DOVE REALIZZARLA

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La collocazione prevista dal progetto Bohigas, e poi ripresa dall’accordo con la Città Metropolitana, presenta molte controindicazioni: vediamo perchè. Ecco una proposta alternativa.

Le mareggiate di questi giorni non infondono pensieri di spiagge assolate e di bagnanti alla ricerca di relax, eppure tra qualche mese l’estate busserà alle porte e, come sempre, coglierà Mola impreparata.

Le foto che abbiamo pubblicato nelle settimane scorse mostrano una situazione disastrosa  delle nostre coste: 11 chilometri per gran parte in stato di grave degrado.

La cementificazione della costa molese ha vecchie radici

E non è la sola rimozione della posidonia spiaggiata all'”Acqua di Cristo” (terminata nei giorni scorsi) che, pur lodevole, può risolvere problemi vecchi di decenni.

L’abusivismo sul nostro litorale risale agli Anni ’60-70 del secolo scorso: una lunga colata di cemento ha vanificato uno sviluppo ordinato delle attività turistiche e distrutto gran parte dell’habitat costiero.

Molte costruzioni, in specie lungo la fascia che da Mola porta alla complanare verso Bari, sono a stretto ridosso della battigia. Vi è un punto, in particolare, prima del cosiddetto “tiro al piattello”, in cui, per alcune decine di metri, il mare giunge a toccare il muro di cinta di un gruppo di abitazioni, sbattendovi contro quando è agitato. Soltanto nelle giornate di bassa marea è possibile attraversare quel tratto a piedi.

Le responsabilità risalgono alle Giunte comunali della Prima Repubblica che, in assenza del Piano Regolatore, concessero licenze edilizie “a  pioggia” sul litorale (tipizzato dal preesistente Piano di Fabbricazione per gran parte a suolo agricolo), senza curarsi dello scempio che andava compiendosi a danno dell’ambiente.

La legge Galasso e il caso delle ville a mare confiscate

Poi, arrivò la legge 8 agosto 1985, n. 431, la cosiddetta “Galasso”, e la massiccia edificazione, all’interno dei 300 metri dalla battigia, ebbe uno stop. Salvo ripresentarsi nei primi Anni ’90 quando furono approvate alcune lottizzazioni, con il successivo rilascio di licenze edilizie, per le ormai famigerate “ville a mare”, nella zona oltre Porto Colombo.

Tutti sanno come sono andate le cose: il sequestro giudiziario della Procura di Bari; un lungo processo (tra primo e secondo grado sono intercorsi oltre dieci anni); infine la sentenza della Cassazione dell’aprile 2013 che, in ogni caso, ha sancito la confisca dei manufatti e dei suoli, passandoli nel patrimonio comunale, e dichiarato l’illegittimità, e quindi l’abusivismo, delle lottizzazioni.

Ora, anche questo si sa, un ricorso alla CEDU (Corte Europea dei Diritti dell’Uomo) pende a Strasburgo dall’ottobre 2013, da parte di alcuni proprietari dei suoli che chiedono di dichiararne nulla la confisca. “Mola Libera” ha mostrato nei giorni scorsi, con una visura dello stato del procedimento, come tale ricorso sia praticamente fermo, dopo quasi sei anni dalla sua presentazione.

Il progetto Bohigas e l’ubicazione della spiaggia urbana

Fatta questa lunga premessa, ma come si vedrà del tutto pertinente, veniamo al tema di questo articolo: la realizzazione di una spiaggia urbana per il nostro paese.

Una necessità non solo per dare slancio al turismo balneare, ma anche per fornire una reale praticabilità del lido del mare ai cittadini molesi, costretti da sempre ad accontentarsi di spuntoni di roccia sui quali accomodarsi in maniera impropria per un salutare bagno di sole, oltre che a pericolosi percorsi accidentati per entrare in acqua.

L’idea di fornire una spiaggia urbana ai molesi e ai turisti (al di là del piccolo lido sabbioso di Calarena e di un altro stabilimento privato esistente a Cozze), approdò al dibattito cittadino con il Programma comunitario “Urban II”.

Secondo la progettazione di massima dell’arch. Oriol Bohigas, che ebbe l’incarico di ripensare il fronte mare legandolo alla città, la spiaggia urbana avrebbe dovuto estendersi nel tratto di mare antistante Portecchia, la Rotonda e il Castello Angioino.

Non fu realizzata per incapienza finale di fondi nel Programma Urban II, nonostante il fronte mare costituisse uno degli obiettivi strategici del piano finanziato dalla Comunità Europea con ingenti risorse.

Terminato il programma Urban, anche sulla spiaggia urbana scese la cappa dell’oblio, assieme alle altre incompiute di quello strumento finanziario: la ristrutturazione di Piazza XX Settembre (realizzata successivamente con altri e nuovi fondi); la realizzazione del lungomare sud (di cui si è ripreso a parlare nelle scorse settimane); il porto turistico, rimasto nel “libro dei sogni” cittadino fin dagli Anni ’70, mentre a Polignano lo si pensava, progettava e realizzava nell’arco di cinque anni.

Il finanziamento del 2016, della Città Metropolitana, per la spiaggia urbana: tutti i limiti della sua prevista ubicazione

Successivamente, passata l’Amministrazione Diperna, il 25 novembre 2016, sotto l’Amministrazione Di Rutigliano, venne firmato, presso la sede della Città Metropolitana di Bari, il verbale ufficiale per la definizione ed attuazione della spiaggia urbana, finanziato con 2 milioni di euro.

Secondo la scarna planimetria che fu resa pubblica in quell’occasione, in allegato all’accordo,  la spiaggia urbana avrebbe trovato posto nel tratto antistante la Rotonda, con l’appendice di un isolotto in legno, secondo la previsione iniziale dell’arch. Oriol Bohigas.

Tuttavia, va tenuto conto che lo schema progettuale di Bohigas prevedeva sul fronte mare un parcheggio interrato con diverse centinaia di posti macchina che, senz’altro, avrebbero consentito ai bagnanti di disporre di evidenti facilitazioni per recarsi sul posto.

Come è invece noto, quel parcheggio interrato non è stato realizzato per carenza di fondi: infatti, lo sperpero in mille rivoli dei pur cospicui fondi Urban portò l’infrastrutturazione del fronte mare nord al minimo indispensabile.

Ora, realizzare la spiaggia urbana in quel tratto di costa così centrale avrebbe un unico risultato: rendere impossibile il parcheggio per centinaia di bagnanti, spesso provenienti da fuori Mola e, comunque, congestionare all’inverosimile il centro urbano già asfissiato dalle auto.

Peraltro, l’assenza di spazi adeguati retrostanti alla preventivata spiaggia urbana impedirebbe la realizzazione di servizi a supporto della balneazione: docce, servizi igienici, spazi per custodia di ombrelloni e sdraio, punti di ristoro, ecc.. Insomma, tutto quello che rende davvero praticabile e fruibile un vero lido in riva al mare.

Inoltre, vi è un altro motivo, e non da poco, che osta alla spiaggia urbana di trovare collocazione nell’ubicazione pensata dall’arch. Bohigas. Ed è l’esistenza del canalone di Sant’Antonio: apparentemente innocuo, in realtà spesso portatore di liquami che provengono da rotture e malfunzionamenti della rete fognaria a monte, oltre che “recapito finale” delle acqua piovane che provengono dal quartiere “Cozzetto”. Tutto finisce in mare, naturalmente.

Gravi sversamenti di liquami si verificano periodicamente lungo la lama di Sant’Antonio. I liquami scendono e finiscono a mare nel canalone, a Portecchia

Ecco perchè esiste un cartello con divieto di balneazione sulla Rotonda del lungomare, che ben difficilmente potrà essere rimosso in presenza di queste cause ostative.

Un mare che, peraltro, nelle giornate invernali di tramontana, maestrale e grecale si fa davvero cattivo in quel tratto: un isolotto in legno verrebbe probabilmente spazzato via dalle mareggiate, se non a costo di molto onerose opere di difesa da collocare a sua protezione.

Il nuovo annuncio del Sindaco Colonna

Il Sindaco Giuseppe Colonna ha di recente annunciato l’avvio delle attività per la realizzazione della spiaggia urbana, sempre sulla base del finanziamento del 2016. Tuttavia, non ne ha chiarito l’ubicazione, lasciando nel vago la sua comunicazione alla cittadinanza.

Quindi, evidentemente, è ancora possibile discutere della sua collocazione, anche se il Sindaco non ha, almeno al momento, evidenziato alcun percorso di condivisione con i cittadini di una scelta così importante e strategica.

Spiaggia urbana: un’ubicazione alternativa

Pertanto, in base ai limiti già illustrati di un’ubicazione nel tratto di costa previsto sia dal progetto Bohigas che dall’accordo di programma del 2016 con la Città Metropolitana, è utile esaminare collocazioni alternative.

Infatti, la spiaggia urbana può trovare spazio adeguato altrove, dispiegandosi fin dal tratto che va da Portecchia (il porticciolo però, per disposizioni di sicurezza del Compartimento marittimo di Bari, non può essere adibito alla balneazione) fino a Porto Colombo e oltre, spingendosi fino all’area delle ville a mare confiscate.

Nel primo tratto, risolto il problema dell’ex ristorante “Gabbiano” dichiarato dal Comune pericolante (con un suo auspicabile recupero, ovvero con un’acquisizione definitiva al Demanio comunale delle parti demaniali), la spiaggia urbana potrebbe giovarsi di una piccola “enclave” – ancora vuota, situata prima della “Conchiglia”, nel punto chiamato “L’isola” -, per allocarvi servizi balneari dedicati al tratto costiero fino a Porto Colombo.

Ecco il degrado nel tratto Portecchia – ex ristorante “Gabbiano”, che si estende fino a Porto Colombo

Da Porto Colombo in poi, la spiaggia urbana può ancora dispiegarsi, poichè il Comune dispone di un’area molto grande, da adibire a servizi balneari e parcheggi, direttamente affacciata sul mare. Si tratta della vasta superficie, passata al Comune di Mola a seguito di confisca giudiziaria, sulla quale insistono, come si è detto, le ville costruite in violazione delle norme urbanistiche con piani di lottizzazione dichiarati abusivi, in via definitiva, dalla sentenza della Cassazione del febbraio 2013.

Fare spazio alla spiaggia urbana e ad un parco urbano con la demolizione delle ville a mare confiscate

Esistono alcune norme di legge, con relativi fondi, per l’abbattimento delle opere abusive.

Innanzitutto, con il Fondo Demolizioni Opere Abusive, della Cassa Depositi e prestiti, istituito a seguito del D.L. n.269/2003, vengono concessi ai Comuni anticipazioni, senza interessi sui costi (comprese le spese giudiziarie, tecniche e amministrative) relativi agli interventi di demolizioni delle opere abusive, anche disposti dall’autorità giudiziaria. Si tratta di un fondo di rotazione con una dotazione di 50 milioni di euro.

Inoltre, esiste il Fondo per la demolizione delle opere abusive da 10 milioni di euro e una banca dati per il monitoraggio dell’abusivismo, istituti con la legge di Bilancio 2018. 5 milioni di euro sono ancora disponibili per il 2019 e  l’ANCI (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani) ha chiesto di recente al Governo di dotare di ulteriori risorse strutturali il Fondo.

Peraltro, dal 1° gennaio 2018 i Comuni potranno destinare i proventi dei titoli abilitativi edilizi e delle sanzioni in materia edilizia ad una serie di interventi, tra cui le demolizioni degli immobili abusivi. 

La volontà politica

Quindi, si tratta di volontà politica.

Innanzitutto, il Comune di Mola ha l’obbligo di iscrivere i manufatti delle ville confiscate all’interno della banca dati nazionale dell’abusivismo, a pena di omissione di atti d’ufficio: l’ha fatto? Inoltre, ha presentato domanda per ricevere finanziamenti dai Fondi pubblici in vigore? Non si sono mai avute notizie in tal senso. 

Pertanto, il Comune di Mola, grazie ai fondi pubblici, potrebbe abbattere le costruzioni abusive e bonificare l’area.

E, quindi, con parte dei 2 milioni di euro destinati alla realizzazione della spiaggia urbana, istituirvi un parco urbano per il tempo libero (aree pic-nic, percorsi di jogging, area lettura, giochi per bambini, ecc.), piantumandovi vegetazione mediterranea, approntando annessi e ampi parcheggi facilmente raggiungibili e, ovviamente, dotandolo, sulla costa prospiciente, di una spiaggia urbana ben attrezzata con idonei servizi, che si leghi al tratto di spiaggia urbana da realizzare tra Portecchia e Porto Colombo.

La gestione del parco, dei parcheggi, della spiaggia e dei servizi potrebbe essere concessa in gestione ad una cooperativa o impresa specializzata, privilegiando l’occupazione dei giovani molesi.

Come superare l’apparente scoglio del ricorso alla Corte Europea

Si potrà obiettare che, al momento, come già anticipato, pende un ricorso presso la Corte Europea di Strasburgo di alcuni ex proprietari dei lotti confiscati che chiedono di ritornare in possesso dei terreni. A tal proposito, va chiarito: anche se la Corte di Strasburgo dovesse pronunciarsi in tal senso, la lottizzazione abusiva permane comunque.

Pertanto, le condizioni verificabili sono due: 1) la Corte Europea respinge il ricorso degli ex proprietari: in tal caso, la proprietà rimane del Comune che può tranquillamente abbattere le costruzioni abusive; 2) la Corte Europea accoglie il ricorso: in questo secondo caso, il Comune può espropriare per pubblica utilità i lotti comunque abusivi (pagando l’indennità di esproprio dovuta per legge) e, in ogni caso, abbattendo i manufatti. Soccorrono sempre i fondi pubblici di cui si è già scritto.

Come si è detto, si tratta soltanto di volontà politica. Al momento, questa latita: tant’è vero che, finora, tutte le forze politiche (di maggioranza come di opposizione) hanno trovato ben comodo il ricorso alla Corte di Strasburgo per non prendere una decisione finalizzata, quanto meno, all’abbattimento e alla bonifica dell’area.

Ma la foglia di fico non può rimanere all’infinito. La Corte Europea prima o poi dovrà pronunciarsi, in un senso o nell’altro.

Rimane comunque chiaro che “Mola Libera” sostiene le ragioni degli acquirenti di “buona fede”, cioè di quei cittadini che hanno acquistato le villette “sulla pianta”, senza avere alcuna responsabilità dell’abuso edilizio. Ad essi va la nostra solidarietà, con l’augurio che possano ricevere il giusto indennizzo per il danno patito.

Una lunga spiaggia urbana realizzabile gradualmente, ma con solide prospettive

In ogni caso, riassumendo:

  1. Un primo tratto di spiaggia urbana può già essere realizzato tra Portecchia e Porto Colombo: come si è detto, esiste uno spazio sia pur limitato – tra l’ex ristorante “Gabbiano” e la sala “Conchiglia” –  per collocarvi i servizi balneari. Peraltro, il grande parcheggio previsto dall’Amministrazione Colonna, in Corso Italia, potrà senz’altro ospitare le auto dei bagnanti.
  2. A seguire, un secondo tratto di spiaggia potrà trovare spazio nel tratto di costa antistante le ville a mare confiscate, con contestuale abbattimento, bonifica e realizzazione di un parco urbano, dotato di idonei servizi e ulteriori parcheggi, al loro posto.

Si tratta quindi:

a) Da un lato, di rinunciare all’effetto scenografico di una spiaggia urbana realizzata secondo l’idea progettuale di Bohigas, ma carente di servizi, parcheggi e insistente in zona di mare, di fatto, inquinata.

b) Dall’altro, di realizzare una soluzione decisamente più razionale e praticabile; anche con la prospettiva, da perseguire attivamente, di sanare definitivamente il bubbone dei manufatti cadenti confiscati, per dispiegarvi finalmente un segno tangibile di recupero della costa a fini ambientali, oltre che turistici.

Al Sindaco, all’Assessore all’Urbanistica e al Consiglio comunale spetta fare le giuste scelte per il  futuro ordinato e lungimirante dei nostri servizi balneari.

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