REDDITO DI CITTADINANZA SPIEGATO DAI SENATORI DEL MOVIMENTO 5 STELLE

ECCO TUTTO QUELLO CHE C’E’ DA SAPERE. LE DOMANDE VANNO PRESENTATE A PARTIRE DAL 6 MARZO.

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Ieri sera, venerdì 22 febbraio, nella sala consiliare del Palazzo Municipale, la senatrice Patty Labbate e il senatore Vincenzo Garruti, parlamentari del Movimento 5 stelle, hanno illustrato ai cittadini presenti le ragioni e le modalità di erogazione del reddito di cittadinanza.

Ha introdotto i lavori il consigliere comunale del M5S Michele Daniele.

Una misura fortemente voluta dagli esponenti nazionali pentastellati e varata di recente dal governo Conte.

Dopo un inquadramento storico-legislativo sul dettato costituzionale che prescrive misure a difesa dei lavoratori privi di reddito o con reddito insufficiente, il sen. Garruti ha evidenziato i numeri di bilancio: per il 2019 sono stati stanziati 7,1 miliardi di euro per 5 milioni di persone in povertà (nel 2010 erano 2,1 milioni). Il 47% dei beneficiari sarà al Centro-nord, il 53% al Sud e isole.
1 miliardo è stato previsto per il potenziamento dei Centri per l’impiego. L’investimento complessivo crescerà a 8 miliardi nel 2020 e a 8,3 miliardi nel 2021.

Servendosi di slides e di filmati, il senatore Garruti e la senatrice Labbate hanno spiegato i punti chiave del reddito di cittadinanza e della pensione di cittadinanza. Vediamoli:

Il reddito di cittadinanza (RdC) rappresenta un sostegno per le famiglie in difficoltà che nel contempo mira al reinserimento nel mondo del lavoro e all’inclusione sociale dei componenti del nucleo familiare che ne hanno bisogno.

Il beneficio economico – che consiste in un’integrazione mensile del reddito familiare – è accreditato mensilmente su una nuova carta prepagata realizzata da Poste Italiane (appartenente al circuito MasterCard) diversa da quelle rilasciate per altre misure di sostegno: la cosiddetta “CartaRdc”.

Spetta sia agli italiani che agli stranieri, purché residenti in Italia da almeno 10 anni (di cui gli ultimi due in maniera continuativa); ci sono poi delle norme ad hoc per i disabili, mentre per gli Over 67 questo acquista il nome di pensione di cittadinanza, ad integrazione della pensione sociale.

Per mantenere il diritto al reddito di cittadinanza bisogna rispettare alcune precise norme con la sottoscrizione, a seconda dei casi, di un Patto per il lavoro, di un Patto per la formazione o di un Patto per l’inclusione sociale con il Centro per l’impiego. Per chi non lo fa le sanzioni possono essere molto severe, mentre in caso di falsa dichiarazione si può andare persino in carcere (fino a 6 anni nei casi più gravi).

Ma vediamo più nello specifico come si articola il provvedimento legislativo che, tuttavia, ancora in questi giorni sta subendo alcune variazioni nei decreti attuativi, aiutandoci anche con le linee guida tracciate dall’INPS.

COS’È IL REDDITO DI CITTADINANZA

Il reddito di cittadinanza non è altro che uno strumento di sostegno economico rivolto alle famiglie con un reddito inferiore alla soglia di povertà.

A queste famiglie il reddito percepito verrà integrato di una certa somma fino ad arrivare ad una determinata soglia, variabile a seconda della composizione del nucleo familiare.

Lo stesso vale per gli over 67: questi infatti dovrebbero avere un reddito familiare non inferiore ai 7.560€ (moltiplicato per il parametro di equivalenza) per condurre una vita dignitosa: di conseguenza il reddito verrà integrato fino a quando l’assegno non raggiungerà la soglia suddetta.

Il reddito di cittadinanza però non è una sola misura assistenziale; oltre al contributo mensile, infatti, il beneficiario deve sottoscrivere un accordo con il centro per l’impiego accettando di frequentare dei corsi di formazione, di partecipare a dei lavori socialmente utili e di accettare almeno una delle tre offerte di lavoro che gli verranno presentate; in caso di mancato rispetto di questi obblighi si perde il diritto al reddito di cittadinanza.

REQUISITI E BENEFICIARI

È l’articolo 2 del decreto del Rdc ad indicare i requisiti necessari per beneficiare di questa misura di contrasto alla povertà.

Nel dettaglio, i beneficiari devono:

• essere in possesso della cittadinanza italiana, oppure cittadini di uno Stato membro UE. È riconosciuto anche agli stranieri in possesso di regolare permesso di soggiorno;
• essere residenti in Italia per almeno 10 anni, di cui gli ultimi 2 in maniera continuativa;
• avere un ISEE inferiore a 9.360 €;
• avere un patrimonio immobiliare (nel quale non è compresa la casa d’abitazione) inferiore a 30.000 €;
• avere un patrimonio mobiliare inferiore a 6.000 €.

Questo limite è innalzato di 2.000€ per ogni componente familiare successivo al primo (fino ad un massimo di 10.000€). Vi è poi un incremento di 1.000€ per ogni figlio successivo al secondo, e di 5.000€ in caso di presenza di una persona con disabilità nel nucleo familiare;

• avere un reddito familiare non superiore a 6.000 €. Questa soglia è aumentata a 9.360€ qualora il nucleo familiare sia in affitto.

Non hanno diritto al reddito di cittadinanza, invece:

• i nuclei familiari dove un componente sia in possesso di auto o moto immatricolati nei 6 mesi precedenti alla richiesta del RdC, nonché di auto di cilindrata superiore ai 1.600 cc e moto di cilindrata superiore ai 250 cc immatricolati negli ultimi 2 anni;

• i nuclei familiari dove un componente sia in possesso di navi e imbarcazioni da diporto;
• i soggetti che si trovano in stato detentivo per tutta la durata della pena;
• nuclei familiari dove uno dei componenti risulti essersi dimesso dal lavoro nei 12 mesi antecedenti al momento della domanda (ad eccezione delle dimissioni per giusta causa).

Non ci sono invece limitazioni per la Naspi; come si legge nell’ultimo comma dell’articolo 2 del decreto, infatti, il RdC è compatibile con l’indennità di disoccupazione.

C’è da fare un’ulteriore precisazione: il nucleo familiare se soddisfa i suddetti requisiti economici ha diritto al reddito di cittadinanza anche nel caso in cui tutti i componenti siano lavoratori.

GLI IMPORTI DEL REDDITO DI CITTADINANZA

Il reddito di cittadinanza non ha un importo fisso; varia, infatti, in base alla situazione economica della famiglia che lo richiede. Nel dettaglio, come specificato nell’articolo 3 del decreto, il beneficio economico si compone di due differenti elementi:

• integrazione fino a 6.000 € (annui) del reddito familiare;
• integrazione pari all’ammontare del canone annuo di locazione (fino ad un massimo di 3.360 € annui) per le famiglie che sono in affitto. È prevista poi un’integrazione (ma fino ad un massimo di 1.800€ annui) per i nuclei familiari che risiedono in un’abitazione di proprietà ma per la quale è stato contratto un mutuo.

Per quanto riguarda l’integrazione del reddito familiare in presenza di più componenti questo viene moltiplicato per il corrispondente parametro della scala di equivalenza, ovvero:
• +0,4 per ogni componente familiare maggiorenne successivo al primo;
• +0,2 per ogni componente minorenne.
Questo può essere incrementato fino ad un massimo del 2,1.

Il beneficio economico complessivamente non può superare i 9.360 € annui, ossia i famosi 780 € mensili (anche questa soglia va moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza). Questo, invece, non può essere inferiore ai 480€ annui.

DURATA DEL REDDITO DI CITTADINANZA

Questo spetta all’interessato per tutto il periodo in cui ne soddisfa i requisiti. La misura, però, non può avere una durata superiore ai 18 mesi.

Vi è però la possibilità di rinnovarla; in tal caso, però, il beneficio viene comunque sospeso per un mese.

È bene sottolineare che qualsiasi variazione della condizione occupazionale da parte di uno o di più componenti del nucleo familiare (quindi sia in caso di assunzione che qualora si intraprenda una nuova attività come autonomi) va comunicata all’Inps entro 30 giorni, pena la decadenza del beneficio.

RICHIESTA DEL REDDITO DI CITTADINANZA

Ci sono tre diverse modalità per presentare la domanda per il reddito di cittadinanza:

• modalità cartacea: presso gli uffici postali utilizzando il modello di domanda predisposto dall’Inps;
• online: direttamente dal sito ufficiale del reddito di cittadinanza, al quale si accede tramite le credenziali SPID;
• Centri di Assistenza Fiscale (CAF).

Oltre al modello necessario ai fini della domanda non occorre ulteriore documentazione; al momento della richiesta, infatti, è sufficiente aver presentato la DSU, dal momento che sarà l’Inps ad associare l’ISEE alla domanda.

Una volta ricevuta la domanda l’Inps ha tempo 5 giorni per valutare il possesso dei requisiti richiesti utilizzando le banche dati a disposizione; in caso di accettazione della richiesta, il beneficio economico sarà erogato attraverso la carta RdC.

Si tratta di una carta acquisti realizzata da Poste italiane con un limite di prelievi in contanti di 100€ al mese e con l’obbligo di spendere tutto il contributo entro il mese di erogazione; sono vietate, inoltre, le spese per beni e servizi riferiti al gioco d’azzardo o che portano alla ludopatia.

Dopo aver presentato la domanda e ricevuta la comunicazione di accoglimento bisognerà attendere la comunicazione di Poste Italiane così da prendere un appuntamento per il ritiro della Carta Rdc e del relativo PIN. Ci sarà una sola Carta per famiglia, intestata al richiedente del beneficio.

Inoltre, entro 30 giorni dalla comunicazione di accoglimento della domanda, tutti i componenti del nucleo familiare – tranne quelli esonerati – devono rendere la Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro, la cosiddetta DID. Questa può essere presentata ai centri per l’impiego, oppure presso i patronati convenzionati con l’Anpal.

PATTO PER IL LAVORO E PER L’INCLUSIONE SOCIALE

Così come per il REI 2018, anche per beneficiare del reddito di cittadinanza bisogna partecipare ad un piano di reinserimento nel mondo del lavoro. Nel dettaglio, questi devono:

• dichiarare immediata disponibilità al lavoro;
• aderire ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale che prevede: attività al servizio della comunità, riqualificazione professionale, completamento degli studi.

Questi obblighi valgono per tutti i componenti del nucleo familiare che al momento della domanda non risultano occupati o che non frequentano un regolare corso di studi.

Nel dettaglio entro 30 giorni dalla data di accesso al reddito di cittadinanza bisognerà sottoscrivere il Patto per il lavoro presso il centro per l’impiego. Questo patto consiste nel:

• registrarsi al Sistema informativo unitario delle politiche del lavoro e consultare giornalmente l’apposita piattaforma per ricercare una nuova occupazione;
• svolgere ricerca attiva di un nuovo lavoro;
• accettare di prendere parte a corsi di formazione e di riqualificazione professionale;
• sostenere colloqui psico-attitudinali ed eventuali prove di selezione finalizzate all’assunzione;
• accettare almeno una delle tre offerte di lavoro “congrue”. I beneficiari del RdC oltre 12 mesi devono accettare la prima offerta utile di lavoro congrua;
• rendersi disponibili per progetti a titolarità del Comune utili alla collettività, in ambito culturale, sociale, artistico, formativo, ambientale e di tutela dei beni.

A seconda della situazione, quindi, bisognerà sottoscrivere un differente patto con il centro per l’impiego. Nel dettaglio, chi è già adeguatamente formato deve sottoscrivere il Patto per il lavoro, con l’impegno quindi di impegnarsi attivamente nella ricerca di un impiego e di accettare una delle prime tre offerte di lavoro “congrue” che verranno presentate.

Chi invece ha bisogno di formarsi ancora, dovrà sottoscrivere il Patto per la formazione con Enti di formazione bilaterale, Enti interprofessionali o aziende.

Ci sono soggetti però che potrebbero non essere in condizione di lavorare: in tal caso il Patto da sottoscrivere è quello per l’inclusione sociale. Sia nel caso di Patto per il lavoro, che per quello di inclusione sociale, i soggetti interessati avranno l’obbligo di prendere parte a progetti utili alla collettività, se predisposti dai comuni, fino ad un massimo di 8 ore a settimana.

SANZIONI

Il reddito di cittadinanza non è per sempre; come abbiamo visto, infatti, questo si perde dopo 18 mesi, salvo la possibilità per il beneficiario di rinnovarlo.

Ma ci sono altri casi in cui il diritto al reddito di cittadinanza si perde. Questo, ad esempio, vale per coloro che non accettano una delle tre offerte di lavoro congrue ricevute. Nel caso di rinnovo del RdC, invece, questo si perde già quando non si accetta la prima offerta di lavoro congrua.

Ci sono poi altre sanzioni disciplinari: ad esempio, si perde il RdC quando non si partecipa ad un corso di formazione, oppure ci si rifiuta di prendere parte ad un colloquio o ad una selezione finalizzata all’assunzione.

Ma le sanzioni possono essere ben più severe: infatti, per chi mente su reddito o occupazione lavorativa (ad esempio nascondendo di lavorare in nero) scatta non solo la perdita del RdC e la restituzione delle somme indebitamente percepite, ma anche la reclusione da 1 a 6 anni. Stessa sanzione si applica nei confronti di coloro che durante la percezione del reddito di cittadinanza hanno trovato un lavoro, omettendo di comunicare la variazione del reddito entro i termini previsti.

Fin qui la lunga e complessa descrizione del reddito di cittadinanza: ci siamo aiutati oltre che con le slides e i filmati proiettati in sala, anche con la le linee Guida emanate di recente dall’INPS.

LE DOMANDE DEL PUBBLICO PRESENTE

Sono state molte ed interessanti le domande pervenute ai due parlamentari dai cittadini presenti.

In particolare, la richiesta di chiarimenti sulle soglie di reddito e di risparmi posseduti; sulla congruità delle offerte da ricevere dal Centro per l’impiego; sulla penalizzazione per le madri in caso di offerta di lavoro ad una distanza notevole dalla propria residenza (i parlamentari hanno risposto che nel caso di trasferimento del nucleo familiare si avrà diritto ad un’indennità aggiuntiva del reddito di cittadinanza per compensare le spese sostenute); sull’obbligo di spendibilità del corrispettivo ricevuto mensilmente; sulle modalità di prestazione di lavori socialmente utili verso il Comune di residenza (che, in base ad un prossimo accordo Stato-Regioni, dovrà presentare un piano per l’inserimento in attività utili per la collettività in campo ambientale, culturale, sociale, ecc.); sulle probabili difficoltà nel far incontrare una domanda di lavoro molto alta con un’offerta di lavoro scarsa (la senatrice Labbate ha risposto che è stato eseguito uno studio, preliminare al varo del provvedimento, che ha dimostrato l’esistenza di posti di lavoro finora inespressi e non agganciati alla domanda di lavoro e che molto importante sarà la formazione); sulle professionalità richieste nel previsto potenziamento dei Centri per l’impiego (i cosiddetti “Navigator” dovranno essere laureati in discipline politico-giuridico-economiche e avere almeno 4 anni di esperienza nel ruolo), ecc..

Dalle risposte e dal dialogo che ne è seguito con i presenti, si è comunque capito che si tratta di una misura legislativa molto complessa, con precisi paletti per evitare aggiramenti, furbizie e frodi. Ad esempio, è stato chiarito che per evitare le separazioni e divorzi di comodo, saranno considerati far parte dello stesso nucleo familiare coloro che, pur separandosi o divorziando, continueranno a risiedere nella stessa abitazione.

Quindi, non di certo una norma che agevolerà i cosiddetti “sdraiati sul divano”. Per ottenere il reddito di cittadinanza bisognerà invece schiodarsi dal divano e muoversi tra molta burocrazia e molte “tagliole”, mettendosi in gioco: al rifiuto della prima offerta di lavoro, scattano infatti limiti territoriali sempre più ampi (fino a comprendere l’intero territorio nazionale), proprio per incentivare gli aventi diritto a non prendersela troppo comoda, pena l’offerta di un lavoro anche a migliaia di chilometri di distanza.

I BENEFICI PER LE IMPRESE CHE ASSUMONO

Molto interessante è stata poi la spiegazione dei benefici per le imprese che assumono.

L’impresa che comunica alla piattaforma digitale dedicata al Reddito di cittadinanza le disponibilità dei posti vacanti, e che su questa base assuma a tempo pieno e indeterminato soggetti beneficiari del reddito, potrà godere di un beneficio che fruirà sotto forma di esonero dal versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali da versare (esclusi i premi e contributi dovuti all’INAIL). L’importo del beneficio è pari alla differenza tra le 18 mensilità massime del Reddito di cittadinanza che il lavoratore avrebbe percepito e quelle già godute.

Se quindi si assume un soggetto che ha percepito il reddito per sei mesi, si ha diritto a una cifra pari a 12 mesi moltiplicato per la cifra percepita dal lavoratore (massimo 780 euro).

L’importo minimo è comunque pari a cinque mensilità (quindi c’è convenienza ad assumere anche chi è alla diciottesima mensilità percepita). L’importo massimo invece non può eccedere l’ammontare totale dei contributi previdenziali ed assistenziali dovuti per le mensilità incentivate.

In caso di licenziamento, il datore di lavoro è tenuto alla restituzione dell’incentivo fruito maggiorato di sanzioni, a meno che il licenziamento non avvenga per giusta causa o per giustificato motivo.

Il caso del lavoratore in formazione

Se il lavoratore è stato inserito in un percorso di formazione e ottiene un lavoro coerente con il profilo formativo sulla base di un contratto di lavoro a tempo pieno e indeterminato, al datore di lavoro che assume, ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni previdenziali, è riconosciuto l’esonero dal versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali (sempre con esclusione dei premi e contributi dovuti all’INAIL) nel limite della metà dell’importo mensile del Reddito di cittadinanza percepito dal lavoratore all’atto dell’assunzione, per un periodo pari alla differenza tra 18 mensilità e quello già goduto dal beneficiario stesso e, comunque, non superiore a 390 euro mensili e non inferiore a sei mensilità per metà dell’importo del Reddito di cittadinanza.

L’altra metà dell’importo mensile del Reddito di cittadinanza percepito dal lavoratore all’atto dell’assunzione, per un massimo di 390 euro mensili e non inferiore a sei mensilità per metà dell’importo del Reddito di cittadinanza, è riconosciuta all’ente formazione accreditato che ha garantito al lavoratore assunto il percorso formativo o di riqualificazione professionale, sempre sotto forma di sgravio contributivo applicato ai contributi previdenziali e assistenziali dovuti per i propri dipendenti.

Agevolazioni solo in caso di aumento dell’occupazione

La norma specifica che “le agevolazioni previste si applicano a condizione che il datore di lavoro realizzi un incremento occupazionale netto del numero di dipendenti […], riferiti esclusivamente ai lavoratori a tempo indeterminato”.

INCENTIVI PER CHI SI METTE IN PROPRIO

Ai beneficiari del Reddito di cittadinanza che avviano un’attività lavorativa autonoma o di impresa individuale o una società cooperativa entro i primi 12 mesi di fruizione del Reddito di cittadinanza è riconosciuto in un’unica soluzione un beneficio addizionale pari a sei mensilità di Reddito di cittadinanza, nei limiti di 780 euro mensili (4.680 euro massimo quindi).

L’intento di questa misura è fare in modo che il soggetto beneficiario non sia tentato di fruire di tutto il reddito di cittadinanza prima di avviare un’attività autonoma.

RIVOLGETEVI AI PATRONATI PER ACCERTARE SE NE AVETE DIRITTO

In ogni caso, per ogni dubbio e per verificare il diritto ad ottenere il reddito e la pensione di cittadinanza è bene rivolgersi ai Patronati o direttamente all’INPS. E’ un diritto che spetta in casi precisi, ma che va accertato con cognizione di causa da persone in grado di farlo. Le domande vanno presentate a partire dal 6 marzo e il beneficio scatterà dal 1° aprile per tutti gli aventi diritto.

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